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Loris Campetti
Uniti contro la crisi. Ora sciopero generale
Sciopero generale e generalizzato. Nei cortei dei giovani e dei precari, nelle scuole e nelle facoltà occupate, sui tetti, è questa la parola d'ordine che rimbomba da Roma a Torino a Palermo. Non è un'interferenza impropria negli affari interni di un sindacato - la Cgil - ma la richiesta di continuare insieme ai lavoratori un cammino avviato il 16 ottobre alla manifestazione nazionale della Fiom.
È con i metalmeccanici che gli studenti hanno una maggiore familiarità, dopo le irruzioni di giovani davanti ai cancelli delle fabbriche e grazie alla presenza di delegati e dirigenti Fiom nei dibattiti nelle università e nelle proteste contro la Gelmini in tutt'Italia. «Uniti contro la crisi» c'è, e c'è anche la minoranza del sindacato guidato da Susanna Camusso, «La Cgil che vogliamo», con la richiesta pressante ma finora inascoltata alla confederazione di promuovere lo sciopero generale. Ma gli studenti sono arrivati anche alla manifestazione nazionale della Cgil del 27 novembre, e in molte categorie il confronto è aperto. Naturalmente nell'Flc, il sindacato della conoscenza il cui segretario generale, Mimmo Pantaleo, ieri ha ribadito la partecipazione alla manifestazione di oggi: «La Flc è ancora una volta a fianco degli studenti per rivendicare un'altra università e fermare il ddl Gelmini. Chiediamo a tutti coloro che saranno in piazza di manifestare pacificamente, respingendo ogni forma di violenza».
Il tentativo di contrapporre le generazioni mettendo i giovani precari contro i garantiti, che con la pensione si mangerebbero il futuro di figli e nipoti, non va giù a Carla Cantone, segretaria generale dello Spi-Cgil, il potente sindacato dei pensionati. Si arrabbia ancora adesso se pensa all'ultima puntata di «Anno zero», con gli insulti di La Russa e le insinuazioni di un giornalista berlusconiano: «Gli anziani di oggi - dice Cantone - sono le persone che si sono battute nella seconda metà del Novecento per strappare quelle conquiste che oggi vengono negate ai figli e ai nipoti. La generazione a cui viene sottratto il futuro che scende nelle strade è più sfortunata e perciò più arrabbiata delle precedenti, ma sa che gli anziani sono ormai l'ultimo ammortizzatore sociale disponibile. Sa che il nemico va cercato altrove. Dobbiamo tenere unite le generazioni perché il futuro non ha età: la Cgil si batte per cambiare il paese, per questo ci incontriamo con i giovani». Sullo sciopero generale, invece, Cantone ha un'idea diversa dalla Fiom e dalla minoranza della Cgil. «Non è la panacea, lo sciopero generale non risolve tutti i problemi. Si potrà anche fare, ma quel che conta è dare continuità alle iniziative e alle battaglie unitarie perché la lotta degli studenti non è solo contro la riforma universitaria, i giovani vogliono un futuro diverso, un futuro non precario».
Andare oltre la solidarietà generica, per l'area congressuale «La Cgil che vogliamo» come per la Fiom, presuppone scelte impegnative, coraggiose. La richiesta dello sciopero generale non nasce da un rituale stanco ma dalla convinzione che la Cgil debba farsi carico di indicare una strada per uscire dalla crisi, alternativa alle ricette del governo e della Confindustria, ricette che acuiscono le disuguaglianze colpendo i più deboli, giovani e anziani, studenti e operai, migranti. La Cgil può essere un punto di riferimento contro un modello sociale fondato sullo sperpero delle risorse anche intellettuali e dei beni comuni e sulla precarietà di massa. In questo contesto nasce l'unità con gli studenti in lotta. Ieri al direttivo della Cgil sia Gianni Rinaldini che Carlo Podda della minoranza hanno denunciato le dichiarazioni «di stampo autoritario e fascista» di membri del governo contro le manifestazioni studentesche, fino a prefigurare un «clima da strategia della tensione». «La Cgil - dice Podda - difenda il diritto di manifestare di giovani e studenti».
Nella Cgil la discussione è accesa, e questo è un segno di salute. Giorgio Cremaschi, storico dirigente della Fiom, tra i promotori del gruppo «Uniti contro la crisi», non risparmia critiche alla segretaria generale Susanna Camusso, colpevole a suo avviso di sottovalutare «la portata e il valore della lotta degli studenti». E colpevole, aggiunge Cremaschi, di aver «cancellato» nella relazione introduttiva al Direttivo confederale «lo sciopero generale». Ma forse, più che alle posizioni interne ai gruppi dirigenti bisognerebbe guardare alle iniziative dal basso che crescono nei territori e vedono sempre più mescolati i lavoratori, gli studenti, gli attivisti dei movimenti per i beni comuni e ambientalisti: dal porto di Ancona a Palermo, dalle università torinesi a Mirafiori, dalla Calabria all'Emilia. In genere a promuovere questa inedita promiscuità sociale e generazionale è proprio «Uniti contro la crisi», una parola d'ordine condivisa prima ancora che una sigla.
- io credo che la richiesta di sciopero gnerale alla CGIL è strumentale per l'ampliamento quantitativo e qualitativo della lotta contro la crisi e della sua gestione da parte delle forze padronali ma che "uniti contro la crisi" cheieda alla cgil di farsi punto di riferimento di questa lotta è falso - i movimenti che hanno dato vita a questa sigla sanno che con quel sindacato può esservi un pezzo di percorso che un percorso intero può esservi con un pezzo di quel sindacato ma che addirittura debba essere detto sindacato a farsi carico di proposte e di gestire politiche è falso - i movimenti non soffrono di complessi di inferiorità nei confronti di nessuno e hanno sufficienti risposte per affrontare la crisi e la cgil nel suo insieme dovrà decidere da che parte stare se nel movimento o con la cisl 22-12-2010 18:11 - jangaderop
- Magari uno sciopero generale che veramente facesse sentire la propria voce. Così non può andare avanti, sono anni che gli stipendi,le pensioni, prospettive di lavoro per i giovani, non ce ne sono. Lavori precari mal pagati con orari capestro e tutti zitti. 22-12-2010 17:28 - vivagino
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