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FUORIPAGINA
22/12/2010
  •   |   Maurizio Galvani
    Diritto all'acqua, diritto alla vita

    Diritto all’acqua potabile per combattere la diarrea infantile e avere diritto alla vita. Giovedì 23 dicembre, l’Inmp (Isituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto alla malattia della Povertà) - che ha sede presso l’istituto San Gallicano - promuove una giornata internazionale di mobilitazione per combattere questo terribile flagello che colpisce e porta alla morte nel mondo più di 1 milione e mezzo di bambini al di sotto dei 5 anni di età.
    La diarrea miete vittime ogni anno e peggio di questa malattia fanno solo le malattie polmonari che provocano circa 1,8 milioni di piccole vittime. E’ una causa di morte più dell’Aids e, in alcuni paesi quali ad esempio l’India e la Cina, colpisce un buona fetta della popolazione adulta.
    In realtà, quello che sconcerta moltissimo sono due cose.

    La prima è che la diarrea è un tipo di patologia tipica delle situazioni di povertà: per questo motivo è più diffusa nelle zone dove è meno possibile l’accesso all’acqua potabile. In primo luogo molti paesi africani, dove meno del 50% dei popoli possono accedere alle fonti potabili. Colpisce anche alcune zone povere dell’America Latina e dell'Asia;  è inoltre diffusa - oltre che nella più conosciuta area subsahariana - in altre zone "carenti" di acqua potabile e nelle quali è alta la presenza di popolazione indigena.
    La seconda considerazione invece riguarda l’interesse a contrastare la diarrea, da parte dell’industria farmaceutica multinazionale. Nessuna per intenderci. La diarrea (come tante altre malattie neglette ovvero dimenticate) - quali la malaria o la tubercolosi o altre patologie infettive - si potrebbero curare molto tempestivamente, ma il ricavo che si otterrebbe dalla vendita dei medicamenti specifici è molto basso: i brevetti di diversi farmaci sono disponibili da molto tempo ma non conviene commercializzarli.

    Nel caso della diarrea poi la questione è ancora più ridicola. Tempo fa il settimanale Time sollevò la questione che - per salvare la vita di un bambino dalla morte per diarrea - sarebbe stato sufficiente curarlo con una soluzione di acqua salina (una bella foto in prima pagina illustrava la «soluzione miracolosa»). L’Inmp lancia la proposta: soprattutto nei luoghi dove non c’è l’acqua potabile, per il trattamento della diarrea basterebbero semplici rimedi quali lavarsi le mani prima di mangiare, bere acqua filtrata (anche con un panno pulito) o bollita per salvare una consistente fetta del 39% di bambini che non accedono alle cure. Per constrastare, invece, la disidratazione provocata dalle infezioni intestinali è sufficiente un litro d’acqua, 8 cucchiaini di zuchero, 1 di sale e il succo di limone. Per rendere più efficace questa «bevanda» basterebbe aggiungerci una tavoletta di vitamina A e tavolette di zinco. Un’istituto svizzero di scienze acquatiche inoltre sostiene, dopo averlo già sperimentato, che si possono usare le fonti di energia solare per sterilizzare l’acqua.

    In sintesi, lo slogan lanciato dall’Inmp è “Una limonata e tanto sole”.

    In Italia si discute di difesa dell’acqua come bene comune e si ha in programma il referendum per difenderne il valore di bene pubblico. La prima giornata di lotta contro la diarrea promossa dall’Inmp si inserisce benissimo in questo contesto ed è un momento di riflessione (una finestra) su una brutta realtà internazionale.


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