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FUORIPAGINA
23/12/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    Le forbici del diavolo

    Guai se fosse vero ma forse ci risiamo. La guerra diabolica di Tremonti contro i giornali si arricchisce di una nuova battaglia. Secondo le voci fuggite ieri dal consiglio dei ministri, nel milleproroghe ci sarebbe l'ennesimo taglio al fondo dell'editoria per giornali e radio-tv locali. Meno 95 milioni di euro che, se confermati, cancellano tutto quanto previsto nella finanziaria pubblicata in gazzetta ufficiale appena due giorni fa. Un colpo mortale proprio mentre ci sono i bilanci da chiudere e i crediti bancari da discutere. Una vergogna che va evitata.

    La partita non è ancora chiusa. Perché come accade troppo spesso, il consiglio dei ministri ha approvato il milleproroghe che però allo stato è un decreto «fantasma». Nel senso che una versione definita ancora non c'è e sarà limata soltanto nelle prossime ore dai tecnici dei vari dicasteri in una trattativa dai contorni davvero politici, visto il «tutti contro tutti» di una maggioranza allo sfascio.
    Secondo le voci fatte filtrare ad arte da palazzo Chigi, Tremonti vorrebbe azzerare il faticosissimo compromesso sui contributi all'editoria raggiunto pochi giorni fa in finanziaria dimezzando i fondi per i giornali di idee, di partito e no profit (tra cui il manifesto, meno 50 milioni) e cancellando totalmente quelli per le radio e tv locali (meno 45 milioni) che già sono schiacciate dalla transizione al digitale dominata dalle tv nazionali e dalla prossima asta delle frequenze tutta a favore delle grandi telecom.
    Se confermata, è una decisione illogica e beffarda. La finanziaria è stata pubblicata in gazzetta ufficiale soltanto due giorni fa e viene cambiata ancora prima che entri in vigore (il 1 gennaio). Un decreto cancellerebbe una legge prima ancora che produca effetti. Un blitz giocato politicamente contro il sottosegretario all'editoria Paolo Bonaiuti, che proprio ieri mattina stava discutendo con le associazioni editrici l'ormai imminente decreto sui costi ammissibili per i rimborsi pubblici. L'ultimo passo prima dell'accesso al credito bancario da parte di aziende quasi tutte in crisi.
    E' un braccio di ferro politico che somiglia a un incubo. Tremonti ha abolito il diritto ai fondi pubblici per decreto ormai due anni fa. La camera l'ha ristabilito nel 2009 ma Tremonti l'ha ritolto in extremis a fine anno con l'impegno suo, di Fini e di Gianni Letta a risolvere la questione nel milleproroghe del febbraio scorso. Lì l'ha rimesso - ma solo per un anno - perché costretto dalle divisioni nel Pdl e dal pronunciamento di 360 deputati di tutti i partiti (più della maggioranza assoluta). Poi nella bozza della finanziaria 2011 l'ha ritolto. Poi ce l'ha dovuto rimettere - sempre solo per un anno - per lo scontro con i finiani sostenuti dal Pd. Ora pare lo ritolga nel prossimo milleproroghe. Ma è una politica seria? Dà certezze a un settore così delicato come il diritto a un'informazione plurale e di idee notoriamente penalizzata dal mercato? Consente di lavorare e programmare liberamente o è invece un ricatto continuo, asfissiante, diabolico? Non a caso l'ultima trovata pre-natalizia fa infuriare tutti. Protestano Fnsi e Cgil ma anche il Prc e i «grandi editori» della Fieg. Se fosse vero, il taglio impedisce di chiudere i bilanci a pochi giorni dalla fine dell'anno e getta una nube nera sul futuro di molti.
    Una scelta tanto più grave perché si basa su un falso plateale. Secondo Tremonti i fondi per l'editoria sarebbero soldi sottratti al 5x1000 e lì devono tornare. Il ministro lo aveva promesso - attaccando esplicitamente il parlamento - in una lettera pubblicata dal Fatto quotidiano il 24 novembre. Dispiace che il nuovo giornale di Padellaro e Travaglio si sia prestato a diffondere e ad avallare perfino in prima pagina questo gigantesco diversivo populista.
    Tremonti li conosce bene, ma basta leggere gli atti parlamentari per sapere che i 100 milioni in più per l'editoria appostati nella finanziaria non vengono affatto da presunti tagli al 5x1000 ma da un taglio lineare alla famigerata «tabella C» della legge di stabilità. E che i 45 milioni in più dati alle radio-tv locali provengono dalla futura asta delle frequenze. Volontariato, malattie gravi e ricerca non c'entrano nulla con l'informazione. Del resto, il discorso di Tremonti non è credibile perché il 5x1000 - se fosse veramente attuato - sarebbe deciso ed «erogato» autonomamente da ogni singolo contribuente proprio come l'8x1000 per le chiese o lo stato. Tremonti quindi prima lo usa a sua discrezione come un bancomat, poi ci si fa bello con settori di opinione pubblica da coltivare o (giustamente) da tutelare. E infine lo agita come una clava sugli avversari dentro e fuori il governo. Peggio ancora sarebbe se nella versione definitiva del milleproroghe spuntassero i «saldi» per la campagna acquisti dei deputati giocata da Berlusconi alla camera.
    Chiunque ha a cuore un'informazione libera e l'aiuto reale al terzo settore eviti questo semplice scempio.


I COMMENTI:
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  • Un giornale non è un'azienda, così come non lo è un'università. Capisco che si stia facendo di tutto per far passare questo messaggio, ma è profondamente sbagliato.
    Sono d'accordo col riformare il finanziamento all'editoria; non a pioggia, ma a chi davvero va in edicola. Pero' un messaggio culturale, come quello di un quotidiano, deve poter contare sul supporto pubblico per far sentire il pluralismo di ogni voce, flebile che sia. Io sono, ad esempio, molto favorevole a che La Padania riceva finanziamenti, lo stesso per Il Manifesto, Il Secolo d'Italia e altri giornali che vanno in edicola ed esprimono dei pensieri, che si condividano o no. Ma tutti i fruitori dei fondi devono impegnarsi a fare una distribuzione nazionale nelle edicole, come minimo, altrimenti stanno solo truffando. 24-12-2010 18:25 - Stefano
  • Per Alessandro:

    Prima di tutto, ricambio gli auguri di buon Natale.

    Alcune delle cose che dici sono giuste e le potrei persino anche sottoscrivere.

    Però riguardo al tema FONDAMENTALE, ovvero alla tua presunta equazione: "diritto soggettivo" dell' editoria = applicazione di ipotetici "principi costituzionali", qui mi sembra che ti stia inventando delle cose inesistenti, ma alla grandissima!

    Di grazia: di quali Articoli della Costituzione staresti parlando? NON STA SCRITTO DA NESSUNA PARTE CHE LO STATO SUSSIDI L' INFORMAZIONE. Forse ti riferisci, più in senso lato, a "favorire" il ventaglio di opinioni e la relativa pluralità. Da qui, però, a far discendere addirittura un (inesistente) principio "COSTITUZIONALE", secondo cui ci sarebbe una sorta di presunto DIRITTO a ricevere finanziamenti pubblici, c' è un vero e proprio ABISSO in mezzo, sia logico che legale.

    Sottoscrivo in pieno quando scrivi "...I problemi di cui parliamo sono complessi e andrebbero approfonditi..". Sicuramente non può essere questa la sede; oltre tutto, io non sono neppure un esperto in materia, tuttavia ti pongo una obiezione secondo me a dir poco cruciale: Sarà poi un caso se i paesi dove la stampa è maggiormente libera e si comporta realmente da "quarto potete" o, se preferisci, da "cane da guardia del potere", pronta ad azzannare il malfattore politico e/o economico di turno, sono proprio quelli, UK ed USA, più lontani culturalmente dal DIRITTO SOGGETTIVO, che non esiste minimamente, ne è mai esistito e tanto meno esisterà in futuro da QUELLE parti?

    Sai qual è secondo me la prima cosa da fare se si vuole difendere l' editoria? Scrivere ottimi giornali con contenuti interessanti, credibili, equilibrati, quanto più possibile oggettivi, con punti di vista seri ed originali, facendo reportage sul campo, ecc.: Allora vedrai che i lettori arriveranno subito come d' incanto.!

    ... ALTRO CHE PIANGERE MISERIA sperando che il solito PANTALONE PAGHI x TUTTI !!! 24-12-2010 18:10 - Fabio Vivian
  • Per Dina B.:

    Comprendo ed in minima parte posso anche condividere lo spirito di quello che scrivi, ma secondo me ci sono molte altre cose su cui non la pensiamo allo stesso modo. Provo ad elencarne alcune:

    1) La professionalità va pagata bene e trovo giusto e logico che il Direttore di un grande giornale nazionale prenda 7,000 o anche 10,000 Euro al mese. Secondo me, anzi, dovrebbero prendere molto di più, visto il ruolo e l’ importanza di quello che fanno e della diffusione dei loro quotidiani. Faccio un esempio: nella mia ditta ci sono alcuni dirigenti, per altro dei perfetti sconosciuti, che prendono cifre simili se non superiori e ti posso assicurare che, paragonati a certe figure giornalistiche, sono degli autentici “asini”, per di più abbastanza incompetenti ed incapaci. Il punto però è un altro: mica glielo pago lo Stato lo stipendio, sotto forma di finanziamenti, bensì la proprietà (privata) dell’ azienda: se ritiene di buttare i propri soldi pagando degli incompetenti, dopo tutto è un problema loro, mica della collettività;

    2) Se poi qualche partito decide di foraggiare un giornale di pura propaganda, magari scritto con i piedi, anche questo è un problema del partito stesso. Infatti, sicuramente quel giornale venderà poche copie e sarà in passivo, ovvero finanziandolo il partito finirà per dover rinunciare ad altre iniziative, magari potenzialmente molto più utile alle proprie sorti. Anche in questo caso, siamo di fronte ad una libera scelta, pur se opinabile;

    3) Se poi qualcuno dovesse giustamente farci notare che i partiti sono finanziati in prevalenza dalla stato, allora io sarei il primo a dire di CANCELLARE in TOTO tale finanziamento. Figuriamoci se non sarei ben felice di fare un bel repulisti GLOBALE contro il finanziamento pubblico di queste associazioni che talvolta sembrano persino “a delinquere” e che comunque, anche quando non lo siano del tutto, costano una vera ed autentica fortuna sotto forma di stipendi, rimborsi vari, gettoni di presenza, ecc., ovvero in buona sostanza sotto forma di prebende per quei personaggi di tutto quel sotto-bosco “para-politico” in cerca d’ autore che non servono in buona sostanza a NULLA. A suo tempo, poi, avevo persino votato in un referendum CONTRO il finanziamento pubblico dei partiti, che se non erro era stato abolito: si vede proprio però che TUTTA la classe politica, sinistra COMPRESA, se n’ è bellamente fregata dell’ “opinione popolare”;

    4) Aggiungo una cosa: se ci fosse un bel referendum con una scelta secca tra finanziare i partiti o l’ editoria, non avrei il minimo dubbio: pollice verso TOTALE ai partiti ed avanti con l’ editoria! Questa scelta per me infatti sarebbe il male minore; tra togliere soldi al 5 per 1000 o all’ editoria, invece, sono d’ accordo a tagliare l’ editoria x i motivi già esposti;

    5) Ho sempre detto di rispettare la SCELTA del Manifesto di fare informazione un libera ed indipendente (anche se chiaramente ed inequivocabilmente orientata da una sola parte: non sarà anche un ottimo, anzi il fondamentale / principale motivo, se ha poi così pochi lettori?), infatti abbastanza spesso mi capita di comprarlo in edicola, tuttavia non capisco proprio perché dovrebbe mai lo Stato essere tenuto a finanziarlo. Dopo tutto, mica è “servizio pubblico”, imparziale ed equidistante, anzi è esattamente il contrario, visto che è palesemente SCHIERATO da una sola parte. Anche questo posizionamento è una libera SCELTA: però se non sa stare in piedi con le proprie gambe, ciò non va bene e non può travestirsi da “servizio pubblico” in senso lato, NON ESSENDOLO!!!. Occorrerebbe interrogarsi invece sulle cause dei propri problemi e trovare i rimedi, non rimanere in attesa di una qualche mancia da “Pantalone”, più o meno meritata ed interessata, che metta a posto le cose: troppo comodo;

    6) Rispetto molto chi da Direttore del Manifesto accetti di prendere 1,400 Euro di stipendio al mese, ma non condivido minimamente questo punto di vista; infatti, per me il Direttore dovrebbe guadagnare di più degli altri dipendenti: dopo tutto siete VOI a favore dell’ egualitarismo, mica IO. A me poi non piace neppure per niente la scelta di formare un collettivo sotto forma di cooperativa: non credo in queste forme associative ibride che fanno attività economica sotto le mentite spoglie di una libera associazione di soci/dipendenti; tuttavia. questa è solo la mia opinione personale ed il Manifesto è ovviamente libero di scegliere la forma societaria che più gli aggrada. Detto ciò, non capisco però neppure cosa c’ entri questo argomento con l’ finanziamento pubblico: sembra che tu voglia dire che siccome tutti prendono 1,400 euro al mese, questo giornale meriterebbe più di altri dove c’ è gente che guadagna molto di più, ovvero una sorta di titolo di merito (?). Ma quando mai? Per me, questo è un argomento TOTALMENTE IRRILEVANTE, per almeno un paio di ottime ragioni: a) Se guardiamo gli stipendi miserabili che girano in tante aziende, allora lo stato dovrebbe finanziare anche tantissimi altri soggetti, ben più poveri, ma ti ricordo che la pecunia scarseggia, causa crisi economica. Se poi lo Stato dovesse aprire un po’ i cordoni della borsa, ci sarebbe subito la fila dei questuanti di professione!!!; b) Che ci crediate o meno, che vi piaccia o meno, siamo in una società capitalista che ha le sue semplici regole: si vieni pagati x quello che il mercato ritiene giusto, ovvero secondo la “famigerata” (per voi! A me invece sta BENISSIMO!) legge di mercato. Siccome però il Manifesto non condivide questo punto di vista, è LIBERO di scegliere qualcosa di diverso. ma ciò non può essere MAI portato IN NESSUN MODO ad eventuale titolo di merito x avere il contributo pubblico: vuoi fare a modo tuo? Benissimo, fallo!, dato che siamo in una società LIBERA, ma è una TUA scelta, di cui poi devi evidentemente anche essere disposto a pagarne le eventuali conseguenze negative, per così dire;

    7) Voi rimarcate che Tremonti ha tagliato i fondi, magari perché vi ritiene scomodi come “pseudo-oppositori” politici naturali al Governo, come tanti altri soggetti. Fosse al governo la sinistra, magari invece li ripristinerebbe o persino incrementerebbe. Non lo farebbe però proprio perchè vi ritiene “comodi” per la propria parte politica, ovvero funzionali al proprio disegno politico??? Anche questo, allora, sarebbe un implicito “conflitto d’ interessi.


    Per Buzzi la Parolaccia:

    Non ci siamo proprio, sei TU che NON HAI la MINIMA IDEA di quello che dici e te lo dimostro, in maniera inequivocabile e definiva:

    1) Porti come principale esempio di contro-informazione utile e meritoria del Manifesto la vicenda “israelo-palestinese”. Detto francamente: non potevi scegliere esempio peggiore!!! Infatti, nessun giornale italiano, almeno tra i principali (e ti assicuro che saltuariamente li leggo TUTTI, proprio x NON sposare NESSUNA tesi particolare) è così supinamente ed ossessivamente schierato da una sola parte (quella palestinese!) come il Manifesto. In una guerra decennale a bassa intensità come quella in specie, credere o pensare che le colpe stiano TUTTE da una sola parte è semplicemente ridicolo ed è anche sicuro indice di scarsa intelligenza e/o di essere vittime di una solo propaganda. Insomma, siamo di fronte a due GIGANTESCHI TORTI (pochissime le ragioni, da entrambe le parti!) e da leadership fallimentari che sposano rivendicazioni del tutto irrealistiche, specie da parte palestinese. Costoro hanno scelto storicamente in prevalenza la via della guerriglia e del terrorismo (il nome HAMAS ti dice nulla ???) e sono stati sconfitti sul campo da chi è più forte militarmente di loro. Come minimo si potrebbe obbiettare che potevano scegliere altri metodi di lotta più lungimiranti e meno violenti: magari ad oggi avrebbero ottenuto molto di più. Israele è ovviamente altrettanto COLPEVOLE ed impone un’ occupazione durissima e forse criminale, almeno a Gaza. Tuttavia io NON ho NESSUNA simpatia per NESSUNA delle due parti in causa. Tu, da bravo e (magari, inconsapevole!) TIFOSO ti schieri da una sola parte? E’ SOLO una TUA SCELTA, ma è solo il TUO punto di vista, valido come tanti altri, mica una visione equilibrata ed oggettiva delle cose;

    2) Riguardo poi all’ altra tua obiezione, circa il proliferare di iniziative editoriali, culturali, ecc. di basso livello: ancora una volta SBAGLI BERSAGLIO! Infatti, io certi giornali scandalistici e/o programmi in stile “Grande Fratello” non li ho MAI comprati in edicola e/o visti in TV. Stai tranquillo perciò che se fosse x me o se tutti facessero come me certe “iniziative” editoriali sarebbere da tempo immemore FALLITE anzi, per meglio dire, neppure MAI nate. Non posso farci nulla se il lettore-medio è un po’ “troglodita” (su questo la pensiamo allo stesso modo!), d’ altra parte però se i media solleticano certe propensioni “de panza” della gggggente (con 5 g), sarà anche perché il livello culturale medio è quello lì ed io (come anche te!) tutto sommato non ci possiamo fare granchè tranne, forse, scegliere iniziative culturali ed editoriali meno “basse”;

    3) Guarda caso come esempi di buone onlus, associazioni ed organizzazioni meritorie di sostegno pubblico mi vai a scegliere proprio quelle che a mio modo di vedere sono le più controverse e (molto!) discutibili: centri sociali, collettivi e comitati, ovvero tutta roba(ccia!) para-politica ed in prevalenza di sinistra (Ma guarda un po’ che “casualità”???). Io avrei citato associazioni ben più meritorie: Croce Rossa, MSF, Emergency, Caritas, ovvero chi aiuta le persone in maggiore difficoltà. Invece, ancora una volta di più, sembra proprio che tu confonda una solo parte politica (casualmente: la TUA!) col tutto, ovvero lo STATO (di TUTTI!).

    INSOMMA, CARO BUZZI LA PAROLACCIA, NON CI SIAMO PROPRIO: TU IN TUTTA EVIDENZA CONFONDI GLI INTERESSI DELLA TUA PARTE POLTICA CON QUELLI GENERALI. PER ME, MOLTO SEMPLICEMENTE, TI STAI SBAGLIANDO.

    In ogni caso: BUON NATALE A TUTTI. 24-12-2010 13:47 - Fabio Vivian
  • Fine delle sovvenzioni aggrattis, tornate a lavorare 24-12-2010 11:41 - Andrea
  • Risposta per Fabio Vivian,

    solo perché da alcune cose che hai già scritto non pari completamente scemo, mi permetto di farti notare alcune cose:

    - il 5X1000 non c'entra niente con il diritto soggettivo all'editoria, così come eventuali sovvenzionamenti a panettieri, calzolai, ecc. Queste ultime categorie, tra l'altro, forse ricevono già sovvenzioni statali per altre ragioni, che siano il sostegno all'imprenditoria privata o quello a settori strategici, quali quello alimentare (vedi agricoltura e allevamento).

    - il diritto soggettivo all'editoria rientra dentro precisi articoli della Costituzione Italiana e origina da un principio fondamentale: l'esercizio democratico della rappresentanza e la crescita civile della collettività procedono tanto meglio quanto più la popolazione è esposta a un ventaglio di opinioni politiche, sociali, ecc. Lo Stato si fa carico di promuovere l'apertura di questo ventaglio.

    - è chiaro che occorre tener conto del mercato, ma che questo sia arbitro unico dell'esistenza o meno di un giornale è molto pericoloso, perché restringe la sua possibilità di espressione, sottoponendole ad un sistema di mercificazione da cui l'informazione e la conoscenza dovrebbero essere tutelate.

    - quello che chiami "selezione naturale" non ha niente a che vedere con il mondo naturale e ciò basterebbe a chiudere la questione. L'applicazione di quel principio ai contesti sociali o politici è già stato operato circa un secolo fa, facendo da giustificazione ai peggiori crimini di massa che l'umanità abbia mai visto. Attenzione dunque!!!!

    - infine (ma potrei continuare), che i finanziamenti dello Stato funzionino male e coprano abusi e rendite di posizione è noto, ma prprio a quel livello andrebbero affrontati, non abolendo i principi del diritto.

    I problemi di cui parliamo sono complessi e andrebbero approfonditi.
    Nessuno ha verità in tasca, nè facili soluzioni.

    Ma continuare a usare il cervello è il miglior antidoto a farselo riempire di merda da chi ha solo interesse a comporre un sistema autoritario.

    Ti auguro un Buon Natale 24-12-2010 10:01 - Alessandro
  • Alemanno fa entrare i suoi ex fascistoni ai servizi del comune di Roma e Tremonti che stà un pò più in alto, aiuta i suoi amici, anche lui.
    Ma per fermare questo schifo,non basta lottare contro il malgoverno,bisogna spazzare via questo sistema, basato tutto sulle loby e sulle politiche di parte.
    Una società che fa solo per chi comanda è una società ingiusta alla radice.
    Una pianta malefica e infestante.
    Questa pianta è come il Marabù a Cuba o come le nostre erbacce infestanti.Bisogna lottare, per estirpare e cancelare dalle terra, queste piaghe.
    Non basta dire a Tremonti di non generare.
    Ci vuole una sana opera di bonifica per tutti!
    Sono queste società imperfette che generano lo schifo.
    I corrotti,non sono altro che le mosche sulla merda.
    Togliamo la merda e domani andranno via anche le mosche! 24-12-2010 08:22 - maurizio mariani
  • La selezione naturale va avanti da se senza precondizionamenti. Quella storica mi sembra che sia orientata a dirvi che se siete poveri la colpa è vostra e dovete sparire ( o sparare?) 24-12-2010 08:21 - Zamptotta Ferdinando
  • Sono veramente stanco di post alla Grillo o alla Fatto Quotidiano quando si parla dei tagli vergognosi all'editoria e quindi alla cultura. Quoto Buzzi. 23-12-2010 21:41 - Fierabràs
  • E' evidente che tu Fabio Vivian non sappia quello stai dicendo. Se non ci fossero testate giornalistiche come il Manifesto, il quale - oltre a trattare di politica interna ed estera - denuncia anche molti soprusi come l'occupazione e l'apartheid israeliana contro il popolo palestinese, spingendo molti a sostenere onlus, associazioni ed organizzazioni, o a lottare con centri sociali, collettivi e comitati. D'altronde si sa che senza una sana informazione è spesso difficile fare in modo che le popolazioni si mobilitino; inoltre ti invito a riflettere su ciò che significa (in Italia) <necessaria "selezione naturale" della specie>: ossia i giornaletti populisti, riformisti e scandalistici con i quali quotidianamente ottenebriamo le nostre menti, rimarranno a galla nonostante l'infima qualità degli articoli da essi riportati. 23-12-2010 20:10 - Buzzi la Parolaccia
  • Un paese che funziona dovrebbe pensare anche alle crisi del settore della gomma o del cuoio, ma non vorrei cambiare discorso.
    Ho visto un servizio di report in cui i direttori dei maggiori quotidiani nazionali dichiaravano, con limpidezza, l'ammontare della propria busta paga: essa andava dai 7mila a 10mila euro al mese; la professionalità si paga, come è giusto che sia, ma con quali soldi? molti dei giornali in questione vengono foraggiati dai partiti, e pure in abbondanza. Ci credo che sono sul mercato, che non hanno problemi a restare in vita, altro che "SELEZIONE NATURALE".
    Il manifesto è invece una cooperativa che va avanti con le proprie forze senza affiliarsi a nessun partito, motivo per cui il direttore ha lo stipendio di ogni altro dipendente, 1.400 euro al mese: mi pare quindi che al manifesto, cogli incentivi dello Stato, si stia soltanto portando avanti un progetto di informazione libera ed indipendente, cosa che forse non le aggrada neanche un po' -come a buona parte dei nostri politici, d'altronde.

    Io invece sto col manifesto, e ammiro talmente il lavoro di certe onlus che i soldi, pure se pochi, li verso da me, senza passare neanche dal cinque per mille.
    Cordialmente. 23-12-2010 19:05 - Dina B.
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