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Rocco Di Michele
Newco Mirafiori, incontro ultimativo
Dirittura d'arrivo per l'«accordo» sullo stabilimento di Mirafiori. Virgolette d'obbligo, per una trattativa che non esiste, rinchiusa com'è nello spazio disegnato da Sergio Marchionne («o mi dite sì su tutto o non faccio l'investimento») e cementificato dalla resa preventiva dei sindacati «complici», che già ieri si dichiaravano «pronti a firmare». Ancor prima di aver fatto l'incontro decisivo, stamattina alle 11, nella sede dell'Unione industriali di Torino. L'argomento ripetuto a ogni passo è sempre lo stesso: «non possiamo permetterci di far sfumare un investimento da un miliardo di euro». Le condizioni di lavoro (salute, contratto, diritti, possibilità di avere un punto di vista diverso dall'azienda), se ne deduce, sono un dettaglio.
Altrettanto decisa sembra la questione del «referendum», che dovrà essere «vincolante». Ai dipendenti dello stabilimento torinese - che, come tutti i metalmeccanici italiani, non hanno potuto nemmeno dire se erano d'accordo o no con il contratto nazionale «separato firmato solo da Fim, Uilm e Fismic - verrà chiesto di votare un testo praticamente identico a quello imposto a Pomigliano. Ma con alcuni dettagli persino peggiorativi (turni, straordinari, ecc).
Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom Cgil con delega per l'auto, mette in evidenza che - esempio - votando, i dipendenti accetteranno anche la newco, che a Pomigliano venne ipotizzata solo dopo il «referendum». E solo perché i numeri desiderati dalla Fiat (il 90% di «sì») erano impalliditi davanti al 36% di «no». Con la newco, insomma, il Lingotto ha voluto mettersi al riparo dalla possibile conflittualità dei dipendenti «riottosi», ipotizzando un'altra società fuori dal contratto nazionale e perciò anche da Confindustria.
«È singolare - aggiunge Airaudo - che gli unici referendum che si possono fare in Italia siano quelli chiesti da Marchionne». Anche se nota subito come l'a.d. della Fiat abbia «ridimensionato il quorum: stavolta dice che gli basta il 51%». Di certo hanno pesato le quasi 3.000 firme raccolte a Mirafiori contro l'ipotesi di accordo (oltre il 50% degli attuali addetti), ben sapendo che «un cosa è sottoscrivere una protesta, altra cosa è votare con la pistola puntata alla tempia». Non c'è infatti alcun dubbio sulle modalità con cui «il voto» verrà espletato: la Fiat non ha alcuna intenzione di discutere alcun punto del suo «contratto». Chiederà un sì o un no, e in caso negativo sposterà la sua produzione altrove, chiudendo con la storia secolare della famiglia Agnelli e la «torinesità» dell'azienda.
«Il punto che più mi ha colpito dell'ultima intervista di Marchionne è: 'i lavoratori possono cambiare sindacato quando voglio, mentre l'appartenenza all'azienda è immutabile'». Non è difficile riscontrare in questo discorso una «visione neoaziendalista d'importazione», secondo cui il sindacato è «considerato un fornitore di servizi al pari di tanti altri e che, se non rispetta i termini di consegna, deve essere sanzionato». Ma «il servizio» che un qualsiasi sindacato dovrebbe fornire alle aziende - è questa la critica della Fiom - «per Marchionne è il consenso dei lavoratori». Se questi non ci stanno, se per qualche motivo protestano «allora debbono essere sanzionati, come il sindacato che pretende di rappresentarli». E se «non sei d'accordo con questa impostazione, e magari ritieni che il lavoro abbia una sua soggettività, allora non esisti». Questo e non altro vuol dire la «defiommizzazione» degli stabilimenti Fiat, ormai un obiettivo quasi dichiarato.
Stamattina, comunque, la Fiom era al tavolo di trattativa. Anche se sembra nullo lo spazio per discutere. Il segretario generale, Maurizio Landini, ha lanciato l'ennesimo appello: «invitiamo Marchionne ad aprire finalmente una trattativa vera, che finora non è stata possibile». La Fiom, si rivendica, «è un sindacato, vorremmo poter fare accordi che siano una mediazione tra i diversi interessi e rispettino i contratti e le leggi del paese ». E quindi: «se la Fiat intende riproporre il testo presentato il 3 dicembre, che nei fatti è una ripetizione di Pomigliano, con alcuni peggioramenti, non ci sono le condizioni per fare un accordo. Se, invece, è per riaprire la trattativa, abbiamo avanzato delle proposte: non c'è bisogno né di deroghe al contratto nazionale né di pseudo-contratti per l'auto. Se si vuole fare l'investimento, aumentare l'utilizzo degli impianti e prevenire forme di conflitto è possibile farlo attraverso un accordo che veda il consenso di tutte le organizzazioni sindacali e le Rsu».
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Dato questo quadro generale molto in movimento però di crisi, da un lato e di globalizzazione, dall’ altro, veniamo al caso in specie. C’ è una società italiana che è anche una multi-nazionale e che deve decidere dove investire parecchi soldi. Se volesse farlo fuori dall’ Italia, avrebbe probabilmente numerosi altri paesi e governi pronti a fare carte false, senza dimenticare che già adesso ha fabbriche sparse per il mondo MOLTO più produttive di quelle italiane.
Date queste condizioni al contorno, il capo operativo della FIAT, che per altro ci mette la grana, vuole cambiare i termini contrattuali attualmente in vigore per i dipendenti del settore metalmeccanico ed imporne di nuovi meno favorevoli ai lavoratori. In cambio, promette un miliardo di euro d’ investimenti a Mirafiori. Chi si oppone al nuovo diktat di Marchionne? La solita vecchia e cara FIOM, granitica nelle sue posizioni e tetragona da decenni ad ogni cambiamento.
In sintesi, la questione posta da Marchionne è: lavorare alle nuove condizioni o perdere il lavoro???
“Tertium non datur”, ovvero se si lasciano le cose così come sono adesso, Mirafiori chiude. Su questo Marchionne è stato ed irrevocabile ed ha anche il potere per mantenere quanto afferma.
Tutti gli altri sindacati, chiamiamoli “complici, hanno più o meno (meno, ovviamente!) accettato questo diktat, considerando che il passato oramai è per l’ appunto passato ed è il caso di prendere atto che i bei tempi dove forse si viveva al di sopra delle possibilità del paese sono finiti, andati, sepolti!
Come se ne esce? Con un bel referendum tra i lavoratori di Mirafiori, del tipo “… mangia la minestra o … salta dalla finestra…”.
Io sono anche disposto a scommettere che alla fine i lavoratori sceglieranno in maggioranza il male minore, ovvero accettare i nuovi parametri lavorativi, nonostante gli strali e le proteste della FIOM. Dovessi sbagliarmi ed invece finisse con una vittoria FIOM, chi perderebbe??? Sicuramente gli stessi lavoratori, visto che Marchionne è stato chiarissimo al riguardo: o fate a modo mio e senza neppure discutere, del tipo prendere o lasciare, o si sposta tutto in Serbia o Polonia o Brasile, ecc. A quel punto, poi, grazie alla FIOM gli ex-lavoratori di Mirafiori avrebbero molto tempo libero da dedicare alle passeggiate ed a portare il cane ai giardinetti pubblici.
PS: La FIAT costruirà a Mirafiori i modelli che PENSA di poter VENDERE sul MERCATO, al di là degli slogan “politically-correct” e delle mode “ecologiche”. Se il mercato chiede i SUV anziché auto ibride, glieli darà; se, invece, preferirà davvero le auto sobrie e “risparmiose”, tranquilli che alla fine anche la FIAT andrà esattamente in quella direzione… 24-12-2010 20:25 - Fabio Vivian
Di innovazione e ricerca: auto ibride, elettriche e altro neanche una flebile traccia...è questa la modernità del capitale! Miope, straccione e furbetto e infine anche senza futuro vero sul mercato.
Che brutta fine ha fatto la più grande industria manifatturiera italiana, in mano a un magliaro che si è ritirato sù fregando la General motors qualche anno fà! 24-12-2010 14:06 - ALDO ROTOLO
1) La Fiat ha i soldi per fare l'investimento?
2) Un SUV ultra-lussuoso nei prossimi anni avrà un mercato consistente come ipotizzato da Marpionne?
3) Dato che la cifra dell'accordo assomiglia ad un ricatto è possibile rivolgersi anche come liberi cittadini alla magistratura?
4) I sindacati europei cosa pensano di ricatti e minacce come queste, dato che questi peggioramenti fanno scuola le accetteranno anche nei loro paesi?
5) E' possibile rivalersi legalmente su CISL e UIL.
6) Nel caso vengano fatte pressioni indebite da parte delle solite c. aziendali in che modo si possono difendere dall'esterno i lavoratori FIAT. 24-12-2010 09:19 - Entwistle
Ovviamente non è una questione di buoni e cattivi ma di concepire la democrazia od annullarla mascherandola con i sindacati di comodo! 23-12-2010 19:00 - Franz