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Matteo Bartocci
Il tagliatore di testate
Quello che era un semplice timore ora sembra realtà. Più di 90 testate rischiano di chiudere entro poche settimane: 4mila lavoratori per strada e casse previdenziali di giornalisti e non sul lastrico.
Le versioni del decreto milleproroghe si susseguono tra parlamento e governo ma le carte vere ce l'ha solo Tremonti. E Tremonti ha deciso che la finanziaria appena approvata non va più bene e che bisogna tagliare almeno 95 milioni di euro a giornali (50) e radio-tv (45) sui 178 previsti in totale. Un taglio alla stampa, tra l'altro, maggiore ai soldi in più reperiti in finanziaria grazie a finiani e Pd («solo» 40 milioni). Immediate le proteste per il colpo alla nuca e a tradimento da parte di Fnsi, Fieg, Ordine dei giornalisti, Mediacoop, Pd, Prc, Arci, Cgil, Fiom, etc.
Berlusconi, nella conferenza stampa di fine anno, sollecitato dal presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, si è detto consapevole dei «riflessi dei tagli sulle piccole testate e sull'occupazione nonché sull'istituto di previdenza». Il premier ha poi assicurato che «Bonaiuti terrà i contatti con Odg e Fnsi subito dopo Natale per esaminare la legge e impegnarci in soluzioni nella direzione che anche voi indicherete».
La trattativa sarà durissima. In parlamento perfino lo stesso Pdl è stato colto di sorpresa. Da Gasparri e Cicchitto in giù nessuno era a conoscenza dell'ultima mossa «tremontiana». Anche perché il clima pessimo e la quasi crisi di governo porterebbero tutti a concentrarsi su ben altri temi, invece di riaprire quelli chiusi - seppure in via provvisoria - soltanto due settimane fa con la finanziaria.Chi nelle commissioni Bilancio conosce bene le tecniche del nuovo Quintino Sella spiega che «Tremonti fa sempre così». Prima dice di no a tutti per principio dicendo che non ci sono soldi per nessuno. Poi piano piano comincia a dare le carte dicendo sì a mezza bocca. «Nel frattempo - raccontano - accumula crediti con tutti, da Berlusconi in giù che poi si gioca su altri tavoli». Spesso scrive un decreto snello con toni ultimativi. Lascia che in parlamento scoppi la bagarre e poi - misteriosamente - concede le modifiche a suo piacimento, spesso con maxiemendamento e voto di fiducia. E' una modalità che gli consente un controllo isterico e ondivago («sadico», accusa Vendola da tempo) ma alla fine assoluto sul processo di spesa e sul consenso politico che ne deriva. «Tira la corda al massimo, poi dice un sì pieno di disprezzo che fa pesare immensamente e alla fine chiede una contropartita su quello che davvero gli interessa», dettaglia chi deve fare i conti alle camere con l'«uomo dei conti».
Inutile dire che si fa molti nemici, dentro e fuori il governo. Non si contano gli scontri all'arma bianca perfino con la prima cerchia berlusconiana per antonomasia: Letta, Bondi e Bonaiuti. Non a caso, i due punti critici sollevati subito da Berlusconi in conferenza stampa sono stati l'Abruzzo (Letta) e l'editoria (Bonaiuti).
Non è per amore dell'Europa e dei conti dunque che il «superministro» fa quello che fa. I finiani scommettono che con la retorica sul 5x1000 «Tremonti gioca una partita tutta personale, vuole farsi il garante politico di quel tipo di volontariato». Quasi sempre con radicamento nordista.
Il milleproroghe dovrebbe essere reso noto nella sua interezza il 28 dicembre in modo da finire in Gazzetta ufficiale, come sempre, a fine anno. Di sicuro inizierà il suo iter dal senato, che così avrà l'ultima parola su eventuali agguati dell'opposizione alla camera.
Già adesso il braccio di ferro dietro le quinte è furibondo. Bonaiuti lo ha detto ieri a tutti i suoi interlocutori: dopo il compromesso raggiunto per un anno in finanziaria, la «tosatura» ai giornali non deve passare. Contro la furia tremontiana si ipotizza un taglio «limitato» a 30 milioni, quelli relativi al credito di imposta del 10% per gli acquisti di carta per giornali, settimanali e libri. Un rimborso che si spalma su tutte le testate e che avvantaggia quelle a grande diffusione. Gli editori della Fieg hanno già i fucili puntati. Non è un mistero che Tremonti preferisca agevolare Sole 24 Ore e compagnia senza incentivare alcuni sprechi che - oggettivamente - la legge per l'editoria ancora contiene nonostante una prima sommaria «pulizia» fatta nel regolamento Bonaiuti.
E' un mistero però perché maggioranza e governo non abbiano ancora messo mano a una legge organica del settore. O meglio, il conflitto di interessi del premier è un segreto di Pulcinella. Meglio lasciare i giornali alla loro crisi (senza farli esplodere però) e proteggere il core business di famiglia, cioè lo squilibrio tutto e solo italiano tra pubblicità sulle tv (54%) e quella sulla stampa in generale (35%).
Ad aggravare i danni ci si mettono anche le Poste, che pur offrendo un servizio pessimo per gli abbonati hanno annunciato un aumento per le consegne dei giornali al sabato. L'Italia è l'unico paese occidentale in cui la diffusione a domicilio è inferiore al 10% dell'edicola. In quasi tutta Europa è superiore al 70% ed è oltre il 90% in Germania e Giappone.
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Certo, farlo sull'editoria è quantomai meschino. Ma non stanno facendo la stessa cosa nelle Politiche Sociali? e l'Università? C'è un quadro che ormai conosciamo da anni. Eliminare le piccole testate, soprattutto quelle palesemente schierate contro B., sfornare dei laureati non-pensanti oltre che pecoroni, cancellare il welfare. Tutto ciò dovrebbe coalizzare la sinistra verso una proposta politica diametralmente opposta alla visione di B. Invece ci stiamo focalizzando sui nomi da candidare come sfidante. In fin dei conti, dei tre esempi citati si potrebbe fare un programma elettorale. Libertà di stampa, università e welfare. Non ci vuole poi così tanto... 26-12-2010 02:39 - alessandro
1) La Costituzione Italiana non parla di “diritto soggettivo per l'editoria”, ne' di finanziamenti. Non lo fa in ogni caso, per nessun settore.
Questo perché essa non entra nel merito dei DISPOSITIVI OPERATIVI (almeno non nel caso di cui parliamo), ma stabilisce dei PRINCIPI GENERALI a cui i dispositivi devono adeguarsi.
Dunque avrei dovuto scrivere:”il diritto soggettivo all'editoria RISPONDE A (invece che rientra in) precisi articoli della Costituzione Italiana”.
Quali?
L'Art.21 innanzitutto.
Oppure, nel caso in questione, l'Art. 45, sulla “cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. Ma questo, ti concedo, è un altro discorso, pure se collegato.
Questa è la logica, che, mi concederai tu, non genera dunque nessun abisso.
Il punto secondo me è il seguente.
Negli ultimi decenni le leggi italiane hanno definito una serie di MISURE COERENTI CON PRECISI ARTICOLI COSTITUZIONALI (ce ne sono anche altri che non cito per brevità).
Ora, con interventi grossolani, decreti, correzioni, emendamenti, ecc., si sta cercando di modificare quelle misure. Il risultato è un MOSTRO GIURIDICO che passa come un carro armato sopra principi che potremmo anche discutere, ma il cui rispetto, fino a loro eventuali modifiche, è, per definizione, garanzia per tutti.
Non solo.
Se si decide di abolire tali dispositivi (il diritto soggettivo, appunto), cosa viene proposto in alternativa per assecondare i dettati della Costituzione?
Tremonti e Berlusconi dicono: nessun diritto, ma delle CONCESSIONI che ciascun governo decide di effettuare a seconda di non meglio precisati criteri di disponibilità finanziaria.
Ti faccio notare che in questo modo non viene abolito il finanziamento pubblico; bensì viene disciplinato fuori dal diritto, in base a determinazioni contingenti e (chissà...) puramente strumentali.
Se, invece, come mi pare sostieni tu, l'alternativa al finanziamento pubblico è il LIBERO MERCATO, beh..., qui sei tu che devi dimostrare in che modo la legge della domanda e dell'offerta apre il ventaglio di posizioni (non dico il pensiero critico). Perché, fino a prova contraria, la crisi sistemica che stiamo vivendo è notoriamente una crisi del sistema capitalistico, che, lasciato libero di autoregolarsi, NON DISTRIBUISCE affatto, ma AUMENTA LA CONCENTRAZIONE DI CAPITALI.
2)Non so dire se il fatto che in UK e in USA i giornali siano "quarto potere" o "cani da guardia" è legato all'assenza di finanziamenti pubblici. Faccio solo alcune osservazioni.
La prima: i grandi GRUPPI EDITORIALI inglesi e americani sono prevalentemente tali, si occupano cioè di informazione. In Italia, come noto, i gruppi editoriali sono controllati da società e banche che lavorano su altri settori. Dunque, anche se fosse, CANI DA GUARDI DI CHI?
La seconda: in USA esistono 2 partiti, in UK 3. L'articolazione di posizioni politiche è ristretta già negli ambiti istituzionali. Non mi risulta esistano quotidiani che criticano, ad esempio, il funzionamento del sistema capitalistico (correggimi se sbaglio), ma solo la legittimità di determinati comportamenti dentro di esso. Anche in questo caso: CANI DA GUARDIA DI CHI?
La terza: se c'è una cosa su cui possiamo essere tranquilli in Italia è che i giornali già parlano male della politica e dei politici...
Allora, forse, non si tratta di fare i cani da guardia, ne' costituire quarti o quinti poteri.
Ma di SOSTENERE IN MODO TRASPARENTE i giornali nel loro mestiere, evitando che soggetti terzi, che niente hanno a che vedere con loro, approfittino della spartizione della torta fino a che qualcuno, per risolvere il problema, faccia chiudere la pasticceria, o, come Tremonti, decida lui a chi dare una fettina e a chi un ricco calcio nel culo. 25-12-2010 20:40 - Alessandro
Come un generale,Tremonti taglia dove i soldati nemici si abeverano!
La cultura è un'oasi della sinistra.Le destre non hanno mai attinto a questa fonte, ecco perche si è trattatto di tagliare là.
Siamo in guerra e solo a sinistra,non si è ancora capito.
O le teste dei nostri generali sono ottuse, o stanno pensando di tradire.
Quando si è attaccati,bisogna per prima cosa ridefinire le forze.
Bisogna trovare una strategia adeguata alla fase.
Una canzone nostra diceva:
Risponderemo,piombo al piombo!
Noi volevamo vivere tranquilli e non volevamo tornare in guerra.
Volevamo persone che potessero capire, anche i nostri interessi.
Ma con Berlusconi,abbiamo trovato solo un pazzo,che vuole la guerra.
Allora,che guerra sia!
Ci avete preso di sorpresa.
Avete fatto come i giapponesi con la flotta americana,ma sappiate che di flotte,ne disponiamo .
E se non ne avessimo,con le nostre braccia le ricostruiremo subito.
Siamo la parte produttiva della nazione.
Siamo artisti,meccanici e poeti.Siamo quelli che tutto possono distruggere,perche siamo quelli che tutto possiamo rifare.
Guardate i nostri centri sociali.Senza soldi e senza nulla,siamo in grado di creare meglio di voi, che spendete milioni per le vostre porcate.
Noi siamo indispensabili,in una società.Voi siete solo dei parassiti,che presto ci toglieremo da dosso.
I vostri generali conoscono l'arte della guerra,ma non conoscono affatto quella della guerriglia di popolo!
Viva l'Italia libera dal tiranno! 25-12-2010 09:40 - maurizio mariani
Ma è possibile che le ricette di chi ci hanno portato alla crisi economico-finanziaria abbiano ancora corso? E che quelli che sono all'origine della malattia son chiamati a curarla?
Ciò che le statistiche dicono (e i fatti hanno la testa dura) è che i ricchi hanno sempre di più, mentre tutti gli altri affogano.
La cosa vale evidentemente anche per l'editoria.
Tremonti è un Robin Hood al contrario: ruba ai poveri per dare ai ricchi. 24-12-2010 19:42 - Spartacus