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FUORIPAGINA
26/12/2010
  •   |   Francesca Pilla
    Natale in casa Gelmini

    Al secondo circolo didattico Oberdan di Napoli insegnanti, genitori e alunni si sono dati da fare come potevano, recite di Natale, due presepi viventi, un coro alla cappella Don Orione per i bambini di quinta. Tutto sostenuto dalla buona volontà e dai portafogli di famiglie e corpo docente, visto che soldi non ce ne sono e se si vuole provare a coinvolgere i ragazzi in attività complementari bisogna usare l'ingegno e le proprie tasche. Sì, perché mentre al senato si vota la riforma Gelmini sull'università, quella che riguarda i tagli alle scuole d'infanzia e d'obbligo, che tra l'altro ha inserito il maestro unico e ridotto drasticamente l'organico, da due anni ha messo in un angolo i dirigenti scolastici. 
    Napoli e la Campania non fanno eccezione, anzi. E proprio la Oberdan con i suoi 820 alunni fa i conti con le ristrettezze imposte dal governo e dagli enti locali. «Il primo problema - spiega il dirigente Marco Ugliano - sono le strutture. Noi ci appoggiamo a vecchi conventi, palazzi storici con vincoli architettonici che non si conformano alle norme di sicurezza. Non abbiamo i finanziamenti per rimettere a posto gli edifici e nemmeno le certificazioni di agibilità, in realtà non potremmo nemmeno rimanere aperti».

     

    Secondo un monitoraggio di cittadinanza attiva, la Oberdan su 100 scuole è arrivata penultima quanto a funzionalità delle strutture, il comune non interviene ma si tratta di uno degli istituti più importanti del centro storico, che lavora anche in ambienti difficili. Come se non bastasse, in seguito alla riforma Gelmini la scuola viene progressivamente privata di 4-5 insegnanti ogni anno, dal 2009 a oggi i bidelli sono passati da 18 a 14 , il tempo prolungato è garantito solo per le 3°, 4° e 5°, e di tempo pieno nemmeno a parlarne. L'unica speranza sono i Pon europei che portano un po' di linfa, e l'autotassazione dei genitori. «Non posso permettermi di spendere 45 euro al mese per i laboratori di teatro e pittura extra - ci dice una mamma che ha due bimbi in prima e terza - la verità è che si danno soldi alle scuole private penalizzando il pubblico già in difficoltà, lo stato sta allevando bambini di serie A e serie B». 


    Ci sono però anche scuole dove le cose vanno meglio, ma riguardano perlopiù istituti della materna. Per esempio all'Ovidio Decroly, la terza municipalità di centrosinistra, con Alfonzo Principe, quest'anno hanno ristrutturato il giardino esterno, ci sono 87 bambini, le aule sono quattro, colorate e ben tenute, e a breve dovrebbe aprire una quinta sezione. Nel refettorio hanno appena messo in scena il presepe vivente. Anche qui però il lavoro è frutto dello sforzo volontario di due ex collaboratori scolastici, Sabatino Musella e Eugenio Battisti, che da anni e nonostante la pensione colorano i carretti, costruiscono i forni dei pizzaioli, le barche dei pescatori, dipingono gli sfondi e creano un piccolo micromondo per i bimbi. I genitori preparano i vestiti, la scuola fornisce i materiali. «Con quello che abbiamo cerchiamo di fare il nostro meglio per gli alunni», spiega la maestra Rosa Vettiver. All'inaugurazione è arrivata anche l'assessore del comune Gioia Rispoli. «Questo è un esempio di scuola che funziona - spiega la responsabile Maria Cuomo - ma perché c'è sinergia tra l'impegno dei lavoratori, e le risposte delle istituzioni».
    Anche ad Ercolano sono stati gli enti locali a finanziare il presepe dei diritti dei diversi istituti che poi hanno esposto i lavori al museo Mav. Il secondo circolo didattico ha ricevuto 2.700 euro per questo laboratorio, ma si tratta di una goccia nel mare, anche qui infatti l'istituto con 900 alunni negli ultimi due anni deve fare i conti con il ridimensionamento dell'organico: solo dall'anno scorso sono 7 gli insegnanti buttati fuori in base alle nuove direttive Gelmini. Per non parlare della riduzione nell'offerta formativa, i bambini di prima e seconda non hanno il tempo prolungato, mentre per quelli dell'infanzia poiché non esiste un servizio mensa, sono stati i genitori ad autotassarsi per lasciare i figli otto ore a scuola.

     

    C'è poi la questione degli lsu che dopo il 31 dicembre, quando scadrà il contratto a tempo determinato, ancora non sanno se verranno riconfermati. «Non si possono chiudere i rubinetti indiscriminatamente - denuncia la dirigente scolastica Giovanna Tavali - ci sono infatti zone in cui i ragazzini finita la scuola possono fare sport, musica, danza e altre aree di esclusione sociale e culturale, come la nostra, dove vengono lasciati a loro stessi. Eliminare il tempo pieno per esempio significa andare nella direzione di una scuola razzista che non produce pari opportunità, anzi lede i diritti di chi ha meno». Il secondo circolo però si impegna come può, laboratori, gite, c'è anche un sito internet e progetti extra scolastici, ma esclusivamente grazie ai fondi europei, quest'anno tutte le scuole hanno partecipato a un bando per progetti sulla legalità al Sud e a gennaio dovrebbero arrivare almeno 220mila euro.
    All'Europa si aggrappano anche al 61esimo circolo del quartiere Bisignano a Barra dove alla scuola materna manca qualsiasi tipo di materiale e spesso addirittura gli insegnanti si devono autotassare per comprare una risma di carta. «Anche se non si dovrebbe - sottolinea la dirigente Marisa Esposito - sono costretta a impiegare i soldi dell'Ue per l'acquisto di materiale didattico. Voglio solo dire che far mancare i fondi e le risorse alle scuole di frontiera, tagliare l'offerta formativa nei rioni popolari dove le opportunità per la maggioranza degli alunni sono poche è mettere un'ipoteca sul futuro del paese».


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  • ....forze il manifesto non dice la verità......o forze ha paura di picconare...... 27-12-2010 07:40 - SERGEJ
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