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FUORIPAGINA
27/12/2010
  •   |   Daria Lucca
    TURISTA PER ARCI Nel cuore del Pigneto

    Forse qualcuno si è accorto che, in queste nostre esplorazioni dentro e intorno all’Arci, abbiamo girato una bella fetta d’Italia senza mai toccare Roma. Un po’ è stato voluto, considerando quanta parte dei media è già occupata stabilmente dalla capitale e dai palazzi della politica; un po’ è stato casuale, come sempre succede nei viaggi lunghi.
    Bando alle ciance, e veniamo alla tappa odierna. Ci siamo andati martedì scorso, e cioè la sera prima che gli studenti della Sapienza lo portassero agli onori delle cronache. Stiamo parlando del Pigneto, il quartiere romano incastrato tra la ferrovia, la via Prenestina e la via Casilina (www.pigneto.it). Né lustrini, né glamour, né vip. E nemmeno quel fascino antico e misterioso della Roma verace che ultimamente i giornalisti gli hanno cucito addosso. Gli abitanti non ce ne vogliano, ma l’altra sera il Pigneto era davvero un posto che più pieno di contraddizioni non si può. E, a quanto pare, anche pieno di amianto (ma questo lo vediamo un po’ più in là).
    Insomma, sarà pure che le vecchie casette che hanno fatto impazzire Pierpaolo Pasolini (L’accattone, 1961) mantengono il loro sapore di vita vissuta - a volte ancora cadendo a pezzi - ma non è poi così fantastico girare l’angolo e sbattere contro un building della più brutta edilizia palazzinara, oppure farsi rapire dall’atmosfera tanto berlinese di un ristorante di sushi o da uno dei tanti localini spuntati come funghi e, un attimo più tardi, essere accecati dall’insegna a luminosi caratteri cubitali di un centro fitness.
    Il Pigneto, ci raccontava il presidente del comitato regionale Lazio dell’Arci, Alberto Giustini, è l’unico quartiere romano “a contare oltre 50.000 residenti e soltanto 20.000 votanti”.
    Bene, cominciamo da qui, da un dato squisitamente socio-politico. “Gli abitanti del Pigneto vengono da fuori Roma o da fuori Italia, sono studenti fuorisede o migranti”, spiega Rosario Lanucara. Lui è vicepresidente del circolo Fanfulla 101. E ci dice che la loro prossima mossa sarà proprio una campagna sull’argomento, dal titolo esemplificativo “vivo al Pigneto, voto al Pigneto”. Studenti e stranieri scelgono il Pigneto perché, sulla carta (o meglio, fino a qualche anno fa), costava di meno. Nei fatti, non è più così. Non appena si è sentito profumo di affari, sul quartiere sono calati immobiliaristi di tutti i colori e oggi i prezzi sono lievitati.
    Il Fanfulla 101, al momento attuale, non è certo un locale patinato. Bancone bar (e barista doc) con tutti i crismi, questo sì, pianoforte accordato, schermo sempre pronto e bevute proletarie assicurate, se è vero che un concerto live + un chinotto costa soltanto 1 euro (esclusivamente soci Arci, ovvio). “Fruibilità, è la nostra prima parola d’ordine”, continua Rosario, studente fuoricorso di scienze della comunicazione. Quando il circolo risiedeva praticamente a casa sua, tanti anni fa, lui era anche il fornitore ufficiale di pastasciutte domenicali, perché la “socialità”, la loro seconda parola d’ordine, è connaturata al suo Dna. Il rimanente arredamento è composto da divani che paiono vinti alla pesca di beneficienza e tavolini da rigattiere. E' anche questa totalmente disinvolta lontananza da tutto ciò che i messaggi dominanti vogliono imporre a rendere appetibile la proposta Fanfulla, che ha staccato, nel 2011, ben 13.000 tessere. Chi ci viene non cerca idee design, ma un ambiente dove stare bene con gli altri.
    Ovviamente, il circolo è in via Fanfulla da Lodi numero 101. Per ora. Ma la notizia che vi diamo è che presto, prestissimo (a gennaio, nella volontà degli organizzatori) tutti si trasferiscono qualche decina di numeri più in là. In una nuova sede che abbiamo visitato in anticipo per voi e vi diciamo, in tutta sincerità, che è bellissima. Sempre piano terra, ma spazi infiniti e infinite potenzialità d’utilizzo, tanto che qui può prendere domicilio l'ultima parola d’ordine della trilogia fanfulliana, la “professionalità”.
    Qui saranno ricavati i saloni per i “workshop” ma anche la cucina per avere finalmente cibo sin dalle prime ore del mattino, l’angolo della birra ma anche la sala insonorizzata per i doppiaggi, l’archivio fotografico e il cortile aperto, la biblioteca etc. etc.
    Sarà sempre un posto dove non chiedere la Coca Cola (per gli addicted, al massimo la Pepsi) ma riuscire a mangiare un primo con 2-3 euro, e allo stesso tempo un luogo dove le professionalità che hanno finora collaborato potranno esprimersi al meglio. “Una sorta di Casa del Popolo 2.0”, continua Rosario.
    Intorno al Fanfulla si ritrovano infatti scrittori, architetti, webdesigner, grafici, fotografi, attori, registi e insegnanti di qualsiasi lingua. I loro corsi sono piuttosto noti. Compresi quelli di fotografia che per 250 euro ti offrono 10 lezioni in laboratorio e 3 uscite. Alcune compagnie teatrali hanno sin qui usato il circolo per l’ultima prova con il pubblico. Cinematografo Poverania (www.poverania.com), rassegna di lungometraggi low budget del cinema italiano, si è sempre data appuntamento qui.
    Soprattutto qui le persone vengono da sole, per sentire qualcosa di più di un giro di do, per scolarsi il famoso chinotto chiacchierando con altri solitari o con chiunque si incontra. Di nuovo, come abbiamo già detto per altri circoli in altre buie notti italiane, un circolo Arci contribuisce a presidiare il territorio.
    Quanto all’amianto, gli abitanti hanno già protestato in vari modi contro la decisione della regione Lazio di stornare il finanziamento di oltre 600.000 euro promesso per il risanamento della biblioteca pubblica costruita decenni fa in eternit, destinandolo altrove. Pertanto, il quartiere è senza biblioteca e le tre scuole che si alzano intorno al prefabbricato pericoloso si son dovute accontentare di promesse. Non mantenute.


I COMMENTI:
  • Ciao,
    questo messaggio è per Alessandro: ma come ucciso? Ivano? Io al Pigneto ci abito dal 1998 e ci vengo dai primi '90 e ad Ivano ero molto affezionato. Se dovessi avere altre notizie ti pregherei di diffonderle. Grazie, ciao. 29-12-2010 00:23 - Luciano
  • comunque la 'romanità' del Pigneto si trova più a est di via Fanfulla da Lodi, in direzione via Giussano, mentre verso il centro, dal bar Necci in su, c'è il glamour di freaks di varia estrazione. Bella la foto sopra, scena di Accattone dove epicureamente si vitupera il lavoro. Un residente nato, cresciuto, traslocato, ritornato, trasferito nel neoborbonico e catastrofico hinterland di Napoli nord (per lavoro) in attesa di risistemazione definitiva al Pigneto da cui ora scrivo (sono in ferie) e che nel cuor mi sta. 28-12-2010 14:05 - lpz
  • Ivano è stato prima arrestato e poi ucciso dalle guardie, ma nessuno ne parla perchè non avreva nessuno e nessuno ti dà informazioni visto che non sei di certo un parente, aspettiamoà ancora un interessamento da parte dlele varie associazioni che combattono contro gli assassini da aprte dello stato..... 28-12-2010 13:06 - Alessandro
  • Ho il calendario del Pigneto.
    Un calendario che testimonia le barracche e i stenti dei nuovi romani.
    Mentre Pasolini girava con la sua Alfa mettallizzata,il Pigneto era una zona di baresi e calabresi,che si trovavano un affitto a basso costo,tra le baracche dei romani, che se ne andavano ad abitare in case più "buone".
    La miseria, della miseria romana.
    Quando la gente del Pigneto doveva trovare lavoro,non diceva mai, dove abitava.
    Diceva sempre che era del Prenestino.
    In quel bar,come in tanti altri,ci siamo raccontati tante stupidaggini per arrivare a sera.
    Senza una lira in tasca e con le guardie che ci controllavano a debita distanza.
    Che famo?
    Dove annamo?
    Tanto la Roma dei papi si allargava e faceva alberghi a 5 stelle.
    I politici "romani"si prendevano tutte le case del centro,per farne succursali e sesedi politiche.
    Noi borgatari della "cinta rossa" di Roma, eravamo al bar.
    Guardavamo la Roma che cresceva e prosperava.

    Sempre più ristretti.
    Un giorno ci hanno cacciato anche da là e ci hanno messo nelle case popolari fatte con heternit e ammucchiati come in un alveare.Non avevamo più,neanche il baretto per aspettare domani.
    Ora abbiamo solo una grande rabbia.
    Tanto, la Roma dei preti e quella dei politici ha prosperato! 28-12-2010 09:26 - mariani maurizio
  • Io abito al Pigneto da quando avevo 11 anni, dal 1984.
    Allora cominciavo ad andare a scuola da solo (Scuola Media Sacro Cuore, ambiente protetto, ma non chiuso, dove ho imparato le prime parole di latino, tirare i primi calci al pallone, suonare i primi accordi sulla chitarra).
    Allora non sapevo nemmeno che era esistito un tale di nome Pasolini, ne' che avesse girato un film sulle strade dove camminavo tutti i giorni.
    Abitavo proprio di fronte la Biblioteca Comunale (non voglio dire ex, perché mi aspetto che riapra al più presto) e ancora alla fine degli anni '80 mia madre si raccomandava che non passassi di sera nelle strade dell'odierna isola pedonale, oltre il ponticello, nella stessa zona dove lei era cresciuta 30 anni prima. Allora non c'erano locali, wine bar, eno-gastro-cine-protomo-teche, ne' il movimento ciarliero e impegnato/disimpegnato che ogni sera anima via del Pigneto. Non c'era nessuno per strada, se non qualche tossico che potevi incontrare barcollante e che, nella peggiore delle ipotesi, si rivolgeva a te in modo sgraziato e poco cortese per chiederti “cinque sacchi” da comporre nel denaro necessario per una dose di eroina.
    Ora abito dalla stessa parte dell'isola pedonale. Ma non sono abituato a uscire la sera e conosco un sacco di gente solo di vista, di pochi so anche il nome, con pochissimi ho rapporti significativi. Spesso faccio un giro a piedi dopo cena, da solo e per digerire.
    Mi piace passeggiare per il Pigneto.
    Malgrado tutto, quell'aspetto da villaggio autosufficiente e approssimativamente organizzato, dove c'è spazio per tutti e dove tutti vivono pacificamente (vecchi abitanti e commercianti, immigrati asiatici, africani, sudamericani, studenti fuori sede, transessuali, ecc...) e dove la presenza delle automobili non soffoca la possibilità di spostarsi a piedi, tutto questo ancora resiste ai colpi di uno sviluppo troppo veloce, a un voler sfruttare al massimo l'occasione, a un decennio in cui si produce tutto insieme l'apertura di locali molto fashion a ogni 10 metri di marciapiede, una fermata di metropolitana e un gigantesco e incomprensibile albergo a quattro stelle al posto dell'ex stabilimento Serono. Malgrado tutto, il quartiere mi fa sentire che sto a casa mia e che, come me, ci sta ogni suo altro abitante.
    Solo una cosa mi rattrista più delle altre. Non vedere più da qualche mese Ivano girare per le strade del Pigneto. Ivano, l'ultimo reduce della generazione dei disgraziati di fine anni '80. Ivano, che non era un tossico, ma che si impasticcava lo stesso perché malato di mente, che continuava a chiamarmi Antonio pure se mi chiamo solo Alessandro e che quando mi incontrava si limitava a chiedermi: “Che c'hai quarche spicciolo?”, per le sigarette o un caffè al bar. Ivano, che viveva per strada, dormendo dentro auto rimediate, o prestate da qualche persona pietosa. Ivano, che giustamente s'incazzò quando 3 anni fa, proprio sotto Natale, gli offersi 50 € per pagarsi una cena a un ristorante, per mangiare almeno una volta da re. Mica gli mancavano i soldi a lui!
    Ivano non dava fastidio a nessuno. Non faceva male a nessuno. Cantava per strada. Quando restava senza farmaci si metteva a strillare, per farsi venire a prendere dall'ambulanza.
    Non so perché se n'è andato. Non so se ritornerà. Magari non c'ha fatto caso nessuno.
    Ma se lo vedete da qualche parte, ditegli che lo saluta Alessandro, detto Antonio. E che la prossima volta che lo incontro, non gli do un centesimo. Lo invito a mangiare a casa mia... 28-12-2010 00:10 - Alessandro
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