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FUORIPAGINA
29/12/2010
  •   |   Filippo Fiorini
    Conflitto d'interesse a Buenos Aires

    Il sindaco Macri e i lavori del tunnel

    E' una delle opere più ambiziose mai progettate in Argentina: due enormi tunnel sotterranei che dovrebbero evitare a Buenos Aires le periodiche inondazioni di alcuni dei suoi quartieri più chic. Ora però la società di costruzioni italiana Ghella, che si è aggiudicata il contratto da 97 milioni di euro, è nella bufera. La prima accusa mossa alla ditta italiana è di aver vinto l'appalto grazie a una strizzata d'occhio del sindaco della città, Mauricio Macri, che è il cugino del proprietario dell'azienda socia nel progetto, nonché il candidato di destra con più probabilità di diventare presidente. Poi, sebbene Ghella abbia offerto di realizzare l'opera a un costo sensibilmente inferiore alla concorrenza, è accusata di aver aumentato il budget di oltre 12 milioni appena dopo essersi messa in tasca la licitazione. Si dice inoltre che non stia rispettando i criteri ambientali richiesti, contaminando una grande falda d'acqua dolce che abbevera 4 province argentine.

     

    Tutte queste ragioni hanno portato un tribunale della capitale argentina a ordinare il fermo dei lavori: Ghella però ha fatto ricorso e sta continuando a scavare. Nel frattempo è morto un operaio - a quanto pare stava lavorando senza le adeguate misure di sicurezza.
    La necessità di quei tunnel sembra dettata dai fatti. Basta un acquazzone di mezza stagione, e in meno di mezz'ora Buenos Aires diventa una Venezia controvoglia: le strade si inondano e l'acqua supera il metro d'altezza, i taxi galleggiano, la polizia va in gommone e le anziane signore si aggrappano a quel che trovano. Per risolvere l'imbarazzante fenomeno il precedente sindaco, Jorge Telerman, decise di intraprendere il progetto di due tunnel sotterranei che dovrebbero alleggerire il canale Maldonado, il fiume carsico che passa sotto la capitale argentina, di parte dell'acqua che porta al mare, o meglio in quel golfo bastardo tra mare e fiume che è il Rio de la Plata.

    Vinse quel succulento appalto, quando già alla guida del municipio era salito Mauricio Macri, l'uomo nuovo della vecchia destra, l'azienda italiana Ghella, compagnia che partecipò alla costruzione della mitica ferrovia Transiberiana e che oggi, secondo il suo stesso bilancio 2009, pesca dall'estero 589 dei 626 milioni di euro che ricava in un anno.

     

    Oggi il primo obiettivo dell'opera è raggiunto: il più corto dei due tunnel di alleggerimento, lungo 5 km, è terminato e prosegue lo scavo del maggiore, lungo esattamente il doppio, sperando di poterlo far sfociare presto nel grande cratere di scolo assieme all'altro.
    Macri ha celebrato in pompa magna la fine della prima parte dei lavori, con le tv a filmare la grande talpa meccanica che fa capolino nel pozzo mentre le bandiere argentina e italiana sventolano tra gli applausi. Dissipato il polverone però sono riemersi tutti gli scheletri.
    In primo luogo, la società che ha vinto l'appalto: secondo le carte si tratta di una transitoria alleanza di imprese tra Ghella e l'argentina Iecsa, che in realtà è una sua controllata (ed è il più grande costrutture del mercato locale). La compagnia era di proprietà di Franco Macri, padre del sindaco Mauricio; quando questi fu eletto al municipio, fu venduta al cugino di quest'ultimo, Angelo Calcaterra, il quale ora detiene una quota di minoranza che giustifica tutti i sopracitati sospetti di conflitto d'interessi. Davanti a queste accuse, l'amministrazione si giustifica dicendo che l'offerta Ghella-Iecsa era la più conveniente: 96 milioni di euro contro 121 di Seli-Dycasae e 167 di Odebrecht-Supercemento. La concorrenza ha protestato: di solito le differenze in appalti del genere non superano il 10%. Vanno però aggiunti i 12 milioni e 166 mila euro che Ghella ha chiesto in più, modificando il progetto quando il governo ha dato il via libera per iniziare.


    Questi fatti hanno portato diversi consiglieri comunali di un'ampio spettro di opposizione a sporgere denuncia, ottenendo dal tribunale una sentenza di primo grado che ordina la sospensione dei lavori. Uno di questi politici - l'ormai ex consigliere Facundo De Filippo, che appartiene al partito di destra Ari ma non ha tolto dal suo ufficio la foto di Fidel con il sigaro - spiega che siamo davanti all'ennesimo caso di aziende occidentali che «vengono nei paesi in via di sviluppo a riprodurre pratiche che in casa loro non gli sarebbero permesse», complici ovviamente dei poteri locali.
    Oltre alle questioni finanziarie, è sotto accusa la modifica al progetto, che avrebbe dovuto essere tassativamente approvata dal Consiglio Comunale e dalla Banca Mondiale (la quale finanzia i 2/3 dell'opera) ma invece è stata accolta dal governo senza emettere neppure un atto amministrativo: secondo la denuncia implica il rischio, giudicato reale dalla magistratura, che lo scavo vada a perforare l'Acuifero Puelche, un'immensa falda sotterreanea che rifornisce d'acqua dolce parte delle provincie di Buenos Aires, Santa Fe, Cordoba ed Entre Rios. Un potenziale disastro ambientale del quale Ghella non sembra preoccuparsi più di tanto, visto che ha accettato di stipulare un'assicurazione contro i danni ecologici solo dopo che gliel'ha ordinato un giudice e, una volta scaduto il primo anno di contratto, lo scorso 21 agosto si è rifiutata di rinnovarlo finché non è intervenuto il municipio pagando di tasca propria, o meglio, con le tasche dei contribuenti.


    «E' un'altra dimostrazione della connivenza tra l'azienda e i Macri», dice De Filippo, secondo cui la famiglia italoargentina ha stretti e storici contatti con la proprietà nostrana di Ghella (l'azienda ribatte invece che l'assicurazione era «un costo addizionale eccessivo»). Una vocazione al risparmio che a volte può avere conseguenze drammatiche. Infatti, l'8 aprile scorso il sommozzatore trentaduenne Rodrigo Ojeda ha perso la vita a causa di un embolia che l'ha assalito mentre lavorava nell'opera del Maldonado e dalla quale si sarebbe potuto salvare se l'azienda avesse disposto una camera iperbarica sul luogo dei lavori, come prevede la legge.
    Secondo la ricostruzione di alcuni media locali, Ojeda si era già sentito male il giorno prima, così come altri tre colleghi, e aveva fatto presente alla dirigenza le condizioni insopportabili in cui erano costretti a lavorare. Poi, il giorno seguente, dopo aver cercato per ore di riparare la testata della talpa meccanica, la stessa filmata con le bandiere tra gli applausi, ha avvertito di nuovo il malessere, ma la camera iperbarica non c'era e il suo tentativo di risalire i 30 metri di profondità che lo separavano dalla superficie gli sono stati fatali. Come stranamente succede a volte quando la povertà è più forte della dignità e del dolore, la famiglia non ha sporto denuncia e la sera lo scavo del Maldonado era di nuovo in marcia.


I COMMENTI:
  • Speriamo che in Argentina non torni questa brutta destra dalla faccia pulita ma rozza e sporca come quella passata. Macri' e' pericoloso anche perche' e' il presidente del Boca Junior la squadra di calcio piu' famosa dell'Argentina, quella di Maradona e dei ceti popolari, speriamo che non si avvantaggi di questa popolarita' per fare la scalata che ha fatto Berlusconi. 29-12-2010 14:41 - fabio
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