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Ugo Mattei
Bocciamo la Gelmini con un referendum
Ad un affronto politico quale quello di un Parlamento sordo alle motivazioni di un'intera generazione occorre dare una risposta politica alta ed intransigente. Ad un Parlamento delegittimato, composto da nominati e non da eletti, si risponde con l'azione democratica diretta che non è solo la piazza. Ad una riforma universitaria velleitaria, provinciale, truffaldina ed indegna di un paese che vanta una grande tradizione culturale, si risponde con un grande rilancio: la visione dell'Università come bene comune, luogo di sapere libero critico e gratuito, svincolato dalla miserabile logica aziendalistica che cerca di resistere con il fiato e lo sguardo corto ai venti di crisi del capitalismo globale.
Un anno fa, un gruppuscolo di compagni (in gran parte giuristi che avevano condiviso quel tentativo alto di riscatto dei beni pubblici rispetto allo strapotere della logica proprietaria privata che fu la cd. Commissione Rodotà) si è recato dal notaio per costituire il primo comitato referendario deciso a difendere il bene comune acqua contro la folle corsa alla privatizzazione del Decreto Ronchi.
Era passato poco più di un mese dalla sua approvazione, senza dibattito e con un voto di fiducia. Ci eravamo indignati. Oggi, grazie all'impegno profuso dal Forum italiano dei movimenti dell'acqua, che ha dato spessore politico ai tre quesiti, non solo presentiamo le nostre memorie davanti alla Corte Costituzionale forti di oltre 1.400.000 firme, ma il seme dell'inversione di rotta rispetto alla privatizzazione si è diffuso nel paese.
Il movimento per i beni comuni, di cui quello dell'acqua è avanguardia, fa tremare il potere costituito che risponde oscurando la campagna referendaria e cercando di tappare la bocca al manifesto che della campagna per i beni comuni è da sempre paladino.
La riforma universitaria presenta forti analogie politiche rispetto alla svendita del servizio idrico integrato.
Non solo anche l'Università è un bene comune. Non solo esiste già un movimento forte e diffuso per il paese disposto a lottare per difenderla. Soprattutto, tanto il Decreto Ronchi quanto la riforma Gelmini costituiscono un nuovo episodio dell'ignobile saccheggio dei nostri beni e del nostro futuro, a mezzo di norme giuridiche rese illegittime dai gravi abusi del processo legislativo.
Ad analoga onta politico-costituzionale si risponda nuovamente con quel mezzo eccezionale che i nostri Costituenti avevano previsto proprio per ovviare a possibili distorsioni della rappresentanza indiretta. Uno strumento costituzionale, quello referendario, difficile da portare al successo perché richiede strenuo e quotidiano impegno politico ed un paese consapevole di quanto sta avvenendo. Ma l'unico mezzo costituzionale, ora come allora, a disposizione per cercare di scongiurare l'irreparabile.
Cari studenti, uniamo ancora di più le nostre forze! Prepariamo subito un referendum contro la legge Gelmini.
Raccogliendo le necessarie firme nei prossimi mesi continueremo così a tenere in piazza la causa dei beni comuni e dell'acqua.
Sarà un grande aiuto per raggiungere il quorum e, se andrà bene il referendum per l'acqua, l'anno dopo vinceremo anche quello sull'Università (fra l'altro tecnicamente molto più facile).
In questo modo il movimento studentesco si trasformerà, per la prima volta, in un potere costituzionale, quello di promotore referendario, e la sua voce dovrà essere ascoltata non per sensibilità o comprensione (come ha cercato di fare Napolitano) ma per vincolo giuridico-costituzionale. Insieme potremo finalmente invertire la rotta. Forse la piazza ed il diritto possono andare a braccetto.
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sarebbe sicuramente un buon "palco" da cui diffondere una serie di iniziative a brevegiro.. si potrebbe lanciare il referendum per la scuola pubblica con il lancio di un coordinamento unico nazionale dei vari movimenti , non solo studenteschi.
il paragone con il movimento dell'acqua mi sembra piuttosto calzante, si potrebbe anche pensare ad una sorta di autotassazione per rendere visibile il movimento con una campagna stampa, e qui strizzo l'occhio al manifesto, ma non solo. 30-12-2010 12:36 - lorenzo
Alberto, sarà proprio perchè hai studiato a testa bassa, niente socialità, niente vacanze, orientato ai bisogni del mondo del lavoro (e i tuoi?), insomma, hai studiato PER TE STESSO, come suggeriasci di fare... Sarà per questo che la tua analisi della "riforma" è così gretta e miope? Cosa vuol dire, a lato di molte voci del tuo elenco tetro, "non riguarda gli studenti"???
E' proprio questo qualunquismo, questo disinteresse, questi paraocchi che si appiccicano bene in volto sin dalla giovane età (tipo... sulla scrivania a cui si rimane incollati per sei anni, senza mai guardare fuori?) ad essere la rovina di un Paese che delega e si lamenta, vota, ma non elegge, tanto il suo orticello consiste in pochi interessi ristretti e restringenti.
Anch'io studio, medicina, e non è proprio una passeggiata, se tutto va bene sto per laurearmi, in corso, e in questi sei anni ho fatto molto altro: ho viaggiato, ho conosciuto, ho partecipato alla politica di Facoltà, ho fatto parte di un'associazione studentesca unica nel suo genere, ho discusso, mi sono informata e infuocata. Poco tempo fa ho anche occupato la A 14, pacificamente, insieme a migliaia di altri studenti, e in sei anni non avevo mai visto nioente di così bello e forte e ben fatto, riguardo alle manifestazioni. E tra un esame e l'altro (l'ultimo) ho avuto il tempo di indignarmi e incavolarmi per l'approvazione di un DDL cieco e contorto, disastroso. Non ho avuto il tempo per arrendermi, però. Non so se il referendum sia una buona cosa o un suicidio poltico, ma credo che sia l'ultima carta da giocare.
Caro Alberto, alza gli occhi dalla tua scrivania. Il succo della libertà, lo diceva Don Milani, è questo : I Care. 30-12-2010 11:06 - clara
Quanto all'efficacia dello studio solipsichico, fatto solo sui testi universitari elaborati in proprio senza alcun bisogno di confronto con il mondo della docenza universitaria, mi rimetto alle più efficaci parole di un noto filosofo dell'antica Grecia, nello specifico rivolte al sapere medico: "E’ chiaro che non si diventa medici sui libri, sebbene gli autori si sforzino di dire non solo quali sono le cure, ma anche come si deve guarire e come si devono medicare i singoli seguendo le diverse disposizioni: tali cose sono utili agli esperti, ma inutili per gli inesperti" (Aristotele, Etica Nicomachea)
Buon giorno, Alberto! 30-12-2010 09:39 - losciacallo