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FUORIPAGINA
30/12/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    Giornali chiusi per decreto

    Firma con giallo. Giorgio Napolitano ha promulgato ieri il «milleproroghe» che cancella i fondi all'editoria stanziati in finanziaria. Un taglio preventivo e mortale, con cui Tremonti dimezza gli stanziamenti per l'informazione ancora prima che entri in vigore la legge di stabilità (il 1 gennaio). Il decreto inizia oggi in senato il suo lungo iter di conversione.
    Il testo sarà pubblicato solo oggi ma tra camere, governo e Quirinale è stata una giornata di tensione. Per tutto il giorno Napolitano è stato chiuso con i più stretti collaboratori. Sul tavolo del presidente le limature all'atteso discorso di fine anno e provvedimenti «controversi» come la legge Gelmini sulle università e appunto il milleproroghe.


    Tremonti si rimangia gli impegni presi personalmente alla camera e cancella in un colpo solo 50 milioni di euro all'editoria e 45 milioni all'emittenza locale. Un taglio letale per due settori già in profonda crisi. E non senza conseguenze per gli equilibri interni alla maggioranza. Perfino il Pdl ha chiesto fino all'ultimo più fondi per le forze dell'ordine - che nei giorni scorsi hanno protestato davanti la villa del premier - cultura ed editoria. Segno che il malessere è assai più diffuso di quanto appaia nella caserma berlusconiana. Le tasse agli aquilani, per esempio, sono state prorogate solo di 6 mesi, come quelle delle zone alluvionate del Veneto. E non solo i «finiani» ma anche pezzi da novanta del Pdl come Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e i capigruppo Gasparri e Cicchitto hanno provato a spuntare le forbici del superministro. Lo stesso Berlusconi si è impegnato pubblicamente a trovare una «soluzione condivisa» per un'informazione gettata nel caos da un governo che con una mano mette, con l'altra toglie. Al suo fianco aveva Paolo Bonaiuti, sottosegretario per caso con delega all'editoria e anche suo portavoce. Quanto conti quella voce l'ha messo nero su bianco il superministro nel suo decreto di fine anno. Tremonti «gode del sostegno convinto del Pdl», specifica Gasparri, confermando indirettamente però che la questione per più d'uno sia in dubbio.

     

    Tremonti non si ferma qui. Bisogna tagliare di più. Ieri via XX settembre ha diramato una circolare a tutti i ministeri imponendo ulteriori risparmi su tutte le spese «non differibili». Se era un no all'allargamento della maggioranza all'Udc è arrivato forte e chiaro.
    I tagli dell'Economia mettono in grave difficoltà - vista la fine dell'anno - la chiusura dei bilanci dei giornali e l'accesso al credito bancario. E' una telenovela che va avanti da due anni e che per l'ostinazione del governo non finisce qui. Ieri mattina a Roma una lunga e affollata riunione del «comitato per la libertà e il diritto all'informazione e alla cultura» presso la sede della Fnsi ha messo in chiaro che la lotta contro le scelte suicide di questo governo si radicalizzerà ancora di più.
    Giornalisti, sindacalisti, Mediacoop, associazioni come Articolo21, «Popolo viola», emittenza locale, i tanti comitati e gruppi da mesi in movimento a sostegno del cinema hanno accettato ciò che è evidente anche ai sassi: cultura, cinema, teatro, informazione, scuola, ricerca e università, se non fanno «rete» tra di loro rischiano di finire come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie.


    Oggi alle 15 una conferenza stampa alla camera denuncerà con documenti e cifre tutta la gravità della situazione in settori così importanti per l'Italia e annuncerà le prime mobilitazioni pubbliche contro il governo. E' un cerchio che inizia a chiudersi, protagonisti distanti per storia e per formazione cominciano a riconoscersi «politicamente». La fase «difensiva» - fatta di emendamenti e faticosi compromessi sempre disattesi dal governo - mostra la corda. Di fronte a un esecutivo truffaldino e inaffidabile non resta che provare ad allargare il campo coinvolgendo di più l'opinione pubblica, spesso male informata da giornali «grandi» e «piccoli» più interessati a miseri calcoli di bottega che a temi scomodi e complessi come la concentrazione pubblicitaria, le strozzature della distribuzione, la crisi delle edicole, il precariato dilagante a ogni livello nella presunta «casta dei giornali».


I COMMENTI:
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  • Facile togliere i soldi ai giornali piccoli. Stupido è sostenere che sia giusto. Si può mai immaginare che ci sia qualcuno così fesso che creda al libero mercato? e che pensi che i giornali e le idee si possano pagare con un euro a lettore? E la pubblicità e i loro potenti distributori non sono questi che mantengono in vita i "grandi giornali"? Il fatto quotidiano è un'eccezione ed esiste da poco per poter esprimere giudizi sul suo futuro. 01-01-2011 03:27 - paolo
  • Prima cosa fate questo, poi per le soluzioni apriamo un altro capitolo. Ci sono. Paolo Barnard
    C A N E L I B E R O N L I N E: Aggiornamento Il Più Grande Crimine. 6 (201
    caneliberonline.blogspot.com 31-12-2010 18:41 - Caneliberonline
  • Un giornale senza finanziamenti pubblici può esistere e vendere come ad esempio "Il fatto quotidiano" che si mantiene senza finanziamenti pubblici. 31-12-2010 11:42 - rodolfo
  • La cultura è un bene in costante perdita, per cui è necessario un intervento esterno, sia pubblico sia privato. Se c'è partecipazione pubblica, e lo stato di diritto vive in democrazia, si intende che il bene culturale è della collettività. La domanda è: siamo in democrazia? 31-12-2010 11:00 - Margherita B
  • La propaganda si propone di sviare il pensiero, portandolo dai binari del vero a quelli del verosimile; e propaganda è soprattutto ripetere e riproporre per mille volte e da più parti la stessa idea finchè non sia più o meno unanimemente accettata. Nella fattispecie l'assurdo proposito di trattare l'informazione (quando è tale, e non anch'essa propaganda) come una merce, invece che come un bene pubblico che va quindi finanziato con soldi pubblici (peraltro una somme annuale che corrisponde alla metà di una vincita al superenalotto). Le battaglie di un liberale come Grillo non dovrebbero essere le nostre, ed anche quando coincidono ciò avverrà sempre per accidente.
    Un altro esempio di propaganda è quanto si è detto sulla riforma dell'università, che il governo ha sostenuto come meritocratica. Al di là di ogni altra considerazione, viene surrettizziamente introdotta l'idea che la meritocrazia sia cosa buona e giusta. Non è così, e questo da un punto di vista puramente quantitativo: la meritocrazia non è il contrario del clientelismo, ma della democrazia: i pochi e non i più ottengono privilegi. Se poi si aggiunge che il criterio del merito è stabilito sulla base della rispondenza al mercato, si è con ciò (anche con ciò) trovata la via che ha condotto alle timocrazie odierne.
    Cari compagni della redazione, quelli che facendo il vostro lavoro prendono il vostro stipendio avranno sempre la mia soliderietà e la mia stima,
    vi abbraccio,
    Mattia 31-12-2010 10:02 - mattia
  • Ci dovrebbero essere controlli sensati e ragionati per evitare finanziamenti a giornali di "comodo" perchè quando chiude una testata che fa seriamente il proprio lavoro, si rischia di perdere un patrimonio.
    Penso al vecchio "Il nuovo corriere" diretto allora da Romano Bilenchi! 31-12-2010 08:49 - franco
  • E' impressionante leggere alcuni Commenti. Sembra proprio non ci sfiori nemmeno il dubbio su quali possano essere i Giornali capaci di mantenersi vendendo solo le copie stampate.
    E la pubblicità dove va....? Speriamo di poter recuperare un po' di tempo per pensare.... E di riuscire a farlo. 31-12-2010 08:37 - robertoli@revisori.it
  • Rimangono in vita i finanziamenti ai grandi giornali,il grosso della torta,che useranno i finanziamenti da noi pagati,per spartirseli tra gli azionisti!Possibile non capire che si vogliono chiudere le voci che pensano colla propria testa?possibile non capire che le notizie sono guidate dal mercato pubblicitario?possibile non capire che basterebbe finanziare solo i giornali che raccolgono poco pubblicità o quelli culturali?mi sembra di sì,se vi sta bene che l'informazione sia guidata dalle banche,con tanti saluti a chi fa il giornalista solo per amore della verità! 30-12-2010 22:56 - giovanni scarazzini
  • Basta con il finanziamento pubblico ai giornali. In edicola ci si va solo se si vende. Cari compagni del manifesto non potete nascondere la bassa qualità del vostro (nostro) glorioso giornale degli ultimi anni dietro la mannaia di Tremonti. Ritornate a fare i giornalisti veri. A fare un giornale vero. E vedrete che le copie aumenteranno e faremo tutti un bel marameo a Tremonti & co. 30-12-2010 22:40 - Gianni
  • Forse i lettori che parlano di parassitismo dei giornali e invocano il santo e libero mercato nel settore dell'editoria non capiscono che si sta parlando di cultura, che è la colonna vertebrale della democrazia. E poi cosa credono, che Il Coriere, Libero, Il Sole 24 ore, La Repubblica etc vivono perchè vendono tante copie? Ma credono ancora alla Befana? L'ultraliberista Grillo poi non è certo un buon testimone per quanto riguarda l'abrogazione dei fondi per l'editoria, costui sostiene questa e tante altre cose demenziali, tra cui l'abolizione del valore legale dei titoli di studio (cioè la giungla della formazione sul modello americano). Insomma, le sue idee vanno bene in teatro.... 30-12-2010 22:39 - Franco
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