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Giuliana Sgrena, inviata a Tunisi
Golpe militare. Ben Ali fugge
E' una giornata storica per la Tunisia. Il presidente Ben Ali ha lasciato il potere e il paese, dopo 23 anni di governo dittatoriale. Dopo la fuga a Parigi del presidente è stato il primo ministro Mohamed Ghannouchi ad annunciare alla tv di stato di aver preso il suo posto: “La costituzione prevede la possibilità che il premier assuma il ruolo di presidente della repubblica in via temporanea, nel momento in cui quest’ultimo sia impossibilitato”. E ha detto di voler realizzare quelle innovazioni a lungo promesse. Sebbene Ghannouchi abbia detto di voler rispettare la costituzione occorre notare che Ben Ali prima di andarsene l’aveva dimesso. A rovesciare Ben Ali sono stati i militari che avevano preso il potere circondando il palazzo presidenziale a Cartagine e l’aeroporto; lo spazio aereo è chiuso, imposto lo stato di emergenza, il coprifuoco è in vigore dalle 6 alle 6. Ogni assembramento di più di tre persone è vietato.
A darci l’annuncio che la situazione stava precipitando è stato il portavoce del Partito comunista Hamma Hammami che abbiamo sentito al telefono, in serata, subito dopo la sua liberazione. Era stato arrestato mercoledì, anzi Hammami definisce la sua detenzione un sequestro, tuttavia ci spiega di non essere stato torturato, anzi nemmeno interrogato. Nei giorni scorsi si era temuto per la sua vita, invece la sua liberazione era il segno che stava succedendo qualcosa di grosso.
Che cosa ne penseranno i manifestanti? Il coprifuoco è scattato ed è difficile raggiungere qualcuno per telefono. Una voce alla fine arriva: “Ghannouchi è anche lui uno della stessa famiglia (era stato nominato da Ben Ali ed era stato anche ministro dal 1992, ndr), ma forse così si è evitato che il paese cadesse nel caos, e poi il suo potere dovrebbe essere temporaneo, almeno così ha detto”.
L’illusione che la Tunisia potesse voltare pagina senza ulteriori spargimenti di sangue è durata lo spazio di un mattino. Il siluramento di tutto il governo e l’indizione di elezioni entro sei mesi era stata l’ultima carta giocata dal presidente per cercare di placare la protesta. Evidentemente messo alle strette dai militari e dai manifestanti Bel Ali aveva cercato di sfruttare un’ultima chance. Che però non ha funzionato: troppo poco e troppo tardi.
A giudicare dagli umori della enorme folla che in mattinata aveva invaso e occupato la centrale via Bourghiba fino al pomeriggio, ogni compromesso sembrava scartato. Molti gli slogan e una sola bandiera, quella tunisina che è stata issata in cima agli alberi e fin sui tetti degli edifici che si affacciano sulla via dove si sono ammassati molti manifestanti. Ho un sogno, recitava un cartello, “Una Tunisia libera”, ma il grido “Ben Ali degage” (vattene) non lasciava dubbi sul fatto che i tunisini non erano più disposti a tollerare questo regime anche se mimetizzato.Molti degli slogan erano contro la famiglia della “parrucchiera”, la moglie del presidente, che deteneva il potere economico del paese retto su un sistema mafioso, come è stato giudicato anche dalle fonti di Wikileaks. E la gente in piazza non erano più solo i giovani che un mese fa hanno iniziato la ribellione, c’erano ragazzi e anziani, maschi e femmine, lavoratori e disoccupati, studenti e avvocati, che si sono uniti con la toga alla protesta, artisti e intellettuali. Una manifestazione di popolo. Una prova di forza avvenuta il giorno dopo a quella del partito al potere che la sera prima, dopo il discorso del presidente, aveva fatto invadere la via Bourghiba da macchine che con i loro clacson hanno interrotto e violato il coprifuoco teoricamente ancora in vigore. I militanti pro-regime inneggiavano al presidente per aver ridotto i prezzi dei beni di prima necessità, ma la folla ieri urlava pane e olio sì, ma Ben Ali no. E soprattutto chiedeva libertà e giustizia.
Quelle aspirazioni che sono anche le rivendicazioni di partiti di opposizione e del sindacato, realtà che tuttavia non hanno nessuna capacità o possibilità di rappresentare un movimento spontaneo e per ora senza nessun leader politico riconoscibile. Parlando con i giovani, l’unico riferimento che avevano era Bourghiba che certo non è stato tenero ma almeno aveva dato dei valori a questo paese. Forse un leader non è ancora emerso perché finora non c’è stata possibilità di avere visibilità, ma ora non sarà più possibile cancellare questa protesta, o eliminare fisicamente gli esponenti più in vista.
Nel pomeriggio, dopo che per ore i manifestanti avevano insultato oltre che Ben Ali anche la polizia schierata a protezione del ministero degli interni, simbolo della repressione, la repressione è scattata quando sono arrivati i manifestanti dalla periferia di Tunisi con un furgone sul quale portavano il corpo di Helmi un ragazzo di 24 anni ucciso, pare da un cecchino, giovedì sera a Rue de Lyon. Sul tetto del furgone un suo amico con un mazzo di fiori. Arrivati davanti al ministero degli interni, il corpo di Helmi è stato deposto per terra ed è cominciata la cerimonia del funerale con la preghiera. A quel punto è scattata la repressione dei poliziotti che si è poi estesa velocemente nelle vie adiacenti alla Bourghiba dove si erano raccolti gruppi di ragazzi. Le scaramucce sono durate a lungo e mentre l’aria diventava irrespirabile, la polizia ha nuovamente blindato il centro.
In questo clima è arrivata la notizia del nuovo siluro di Ben Ali e dell’apertura alle elezioni.
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Estremismo malattia infantile del Socialismo. 15-01-2011 06:18 - Ahmed
Al presidio erano presenti la FIOM CGIL di Padova, la Federazione della Sinistra e il Partito Comunista dei Lavoratori.
Intanto arrivava la notizia del Colpo di Stato in Tunisia che destituiva il Presidente Zine El Abidine Ben Ali, mentre i militari assumevano il controllo del Paese, il potere veniva assunto dal premier Mohamed Ghannouchi fino a nuove elezioni.
A questa notizia alcuni immigrati arabi e tunisini incontrati nel corso del volantinaggio esprimevano la necessita che se ne vadano tutti! "Que se vayan todos!", il grido di lotta argentino del 19 dicembre 2001 poi diffusosi in tutto il mondo!
In Tunisia bisogna mantenere l'indipendenza del movimento operaio dalla borghesia. Per questo oltre alle necessarie rivendicazioni democratiche (assemblea costituente, libertà sindacali e politiche, liberazione dei detenuti politici) e parziali (lavoro ai disoccupati, richieste salariali) è necessario avanzare la necessità di un governo operaio e popolare, nella prospettiva di una Federazione socialista araba.
Per questo è necessario mantenere l'opposizione al nuovo regime e all'eventuale governo di unità nazionale (proposto dal Partito democratico progressista), ma anche dal Partito Comunista Operaio, un partito non a caso stalinista. 15-01-2011 00:15 - francesco
ONORE AL CORAGGIOSO ED EROICO POPOLO TUNISINO
LA MARIONETTA BEN ALI E'FUGGITO DAI SUOI PROTETTORI DELL'IMPERO ITALO-FRANCESI!!!!!
sembra di vivere gli eroici momenti delle insurrezioni popolari in Iran o Venezuela dove le masse unite in piazza hanno liquidato presidenti-padroni MARIONETTE DELL'IMPERO!!!!
che Ben Ali sia giudicato da un tribunale tunisino e condannato secondo la legge islamica alla massima pena!!!
SCACCO MATTO alla putrida oligarchia tunisina che ha affamato milioni di persone saccheggiando il paese con i loro PADRONI DELL'IMPERO!!!!
molti in Italia dormiranno sonni assai agitati specialmente i clan della putrida oligarchia berlusconiana che avevano in Tunisia assieme alla francia enormi interessi!!!!
AVETE VISTO COME SI SPAZZANO VIA LE OLIGARCHIE,TIPO QUELLA ITALIANA CHE STA PORTANDO IL PAESE SULLA STRADA DELLA TUNISIA
e rendendolo ridicolo con i festini del ducetto P2 che gli inglesi chiamano "BINGE"!!!!
purtroppo gli italiani non sono guerriglieri nati ma l'unico modo anche qui di sbarazzarsi definitivamente di questi corrotti E' LA MOBILITAZIONE GENERALE... E LE MASSE PER LE STRADE FINO ALLA VITTORIA FINALE
I TUNISINI SI SONO RISCATTATI COME LEONI!!!!
VIVE LA TUNISIE LIBRE
CONTRE L'IMPERIALISME !!!
INSHALLAH 14-01-2011 21:46 - carlos
Quando entri a Tunisi con la nave,devi fare un lungo percorso,che cammina sul mare, per arrivare alla città.
Guardando quà e la ti accorgi subito come vivono i tunisini.Raccolgono la monnezza con le mani.
Costruiscono le loro case con foratoni e calce.
Case fatte di foratoni che al primo soffio di vento volano via.
Invece se vai a vedere le case degli italiani,francesi e stanieri vari,vedi cose faraoniche.La villa di Graxi è un monumento in mezzo a un mondo di case di foratoni.Al campo di golf,non ci vanno i tunisini poveri!
Come in Italia.
Anche da noi ci sono le casette del Tufello,fatte da Mussolini in tempo di guerra,che fanno pena e ci sono case che costano come la barca di D'Alema.
Tutto il mondo è paese.
Speriamo che anche le risoluzioni,siano identiche! 14-01-2011 19:54 - mariani maurizio