mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
15/01/2011
  •   |   Rocco Di Michele
    Un "NO" sbalorditivo

    Foto Aleandro Biagianti

    Il risultato che il “fronte del no”, prima del voto, avrebbe sottoscritto senza problemi come una vittoria. Ma che dopo i quattro seggi del reparto montaggio –  i “no” avevano prevalso in modo decisamente inatteso col 53% – suona come una beffa. Alla fine i “sì” hanno prevalso solo grazie al voto degli impiegati (421  favore, 20 contro), i meno toccati dall”accordo” nelle condizioni di lavoro.
    La conclusione è giunta verso le sette di mattina, dopo una lunga notte in cui le operazioni sono andate decisamente a rilento anche a causa del “giallo” della sparizione di 58 schede al seggio numero 8, uno dei quattro del reparto montaggio. Poi si è visto che in realtà la commissione elettorale aveva sbagliato al momento della vidimazione delle schede, timbrandone appunto 58 in più. Questo dato cambia anche quello sull'affluenza: invece del 96,07% registrato inizialmente, in totale ha votato il 94,89 degli aventi diritto (5,154 lavoratori).

     

    video 1 - Immagini prese all'esterno dell'entrata 2 dello stabilimento Mirafiori a Torino la notte tra il 14 e il 15 gennaio 2011, e all'interno della sede FIOM durante la conferenza stampa del 15 gennaio.
    Commento e prima analisi del risultato del voto del referendum FIAT del segretario della FIOM di Torino F. Bellono
    Di O. Casagrande e B. Bozzato

     

    video 2 - Dichiarazione e commento a caldo di Edi Lazzi, responsabile V lega FIOM - Mirafiori sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
    Di O. Casagrande e B. Bozzato

     

    video 3 - Commento di F. Bellono, segretario della FIOM di Torino sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
    Di O. Casagrande e B. Bozzato

     

    video 4 - Dichiarazione di G. Airaudo, responsabile Auto della FIOM sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
    Di O. Casagrande e B. Bozzato


    Dunque, come ha detto a caldo il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, «bisogna apprezzare il grande coraggio e l'onestà di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto di no all'accordo. Gli operai delle linee di montaggio hanno detto di no. Di fatto sono stati decisivi gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica».
    Come e meglio di Pomigliano (dove i “no” avevano raggiunto un 36% impensabile all'inizio), il risultato non permette a Marchionne di prendere cappello e chiudere la fabbrica, ma gli consegna un corpo sociale che nella sua maggioranza “vera” (gli operai di linea, quelli che “fanno” la macchina) non è affatto piegato al suo volere e lo ha detto con forza.
    Per poter dare una valutazione seria di questo risultato occore ricordare che il fronte dei sindacati pro-accordo (Fim Cisl, Uilm, Ugl, Fismic) aveva prima di ieri il 71% dei voti nelle Rsu, mentre il “fronte del no” (Fiom, in primo luogo, più Cobas e Usb) soltanto il 29. Si è quindi verificato un “quasi” perfetto rovesciamento degli equilibri interni a questa fabbrica, da molti anni dipinta come “rassegnata” e ormai estranea al conflitto sociale.
    Se riguardiamo il film dei giorni scorsi, fino al voto, dobbiamo ricordare le centinaia di persone, uomini e donne spesso in lacrime, che spiegavano alle telecamere che avrebbero detto “sì” solo perché messi di fronte a un ricatto in piena regola, un autentico “o la borsa o la vita”. Dobbiamo quindi sapere tutti – Marchionne, i “sindacati complici”, l'inguardabile classe politica di questo paese – che persino in questo microcosmo di 5.400 persone messe con le spalle al muro non trova “consenso” autentico un imbarbarimento delle vite e un annullamento dei diritti che vuol riportare il lavoro nelle condizioni degli inizi dell'800.
    Di fatto dunque, e non per paradosso, si tratta del risultato peggiore possibile per i sostenitori di questa “modernizzazione” a rovescio: dovete fare quel che avete detto, ma sapendo di avere la maggioranza contro. Qui, nel paese del bunga-bunga e dell'affidarsi a qualche santo.
    Da questo dato prende una spinta decisiva anche tutto il movimento che va preparando lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio: “Vincere è possibile”, come aveva spiegato Maurizio Landini prima del voto. Bisogna smetterla di farsi inchiodare dalla paura e dal pessimismo sistematico. In fondo, ci sono già riusciti a Tunisi...


    Il testo dell'accordo


I COMMENTI:
  pagina:  1/9  | successiva  | ultima
  • No IDV di Di Pietro non si è schierata per il NO al referendum, perchè buona parte del partito (l'ala Donadi) era pro Marchionne. E non potrebbe essere altrimenti con un partito composto dagli scarti dell'Udeur.
    Per quanto riguarda Vendola, ora cosa vuole fare? Col PD si è dimostrato che non si può governare, dato il loro sostegno in buona parte al SI.
    Vincerà la smania di potere del RAS del tavoliere o gli ideali (che non so se ha già abiurato)?
    Altrimenta rischia o di essere buttato lui fuori dal PD oppure di svendere (in caso di vittoria) l'Italia come sta svendendo la Puglia. 16-01-2011 11:52 - Mirko 84
  • Non sono un'operaia, ma da parte mia tutto l'appoggio 16-01-2011 11:27 - ida
  • Questo è un altra prova che da quando non cè più un partito comunista unito e forte, il capitalismo si trova in una strada larga e fà quello che vuole. 16-01-2011 11:16 - carpette
  • Per amore di verità bisogna dire che alcune forze politiche si sono schierate a favore della FIOM da Rif.Comunista a SeL a IDV solo con meno forza mediatica dei poli di regime per ovvi motivi. Dovremmo tutti rileggerci la splendida poesia di Pasolini che appare in un commento precedente e farla nostra per portarla nel cuore.
    Beniamino 16-01-2011 10:29 - Rossi Beniamino
  • La cosa più impressionante è aver misurato la distanza di un partito che si chiama democratico da una questione "democratica" per eccellenza: i diritti di chi lavora. Dal diritto di sciopero, al diritto di rappresentanza a quello di contrattazione di condizioni di lavoro dignitose. Una distanza resa plasticamente evidente dalle tronfie espressioni dei vari Fassino, Chiamparino, Renzi. Mai un cenno di dubbio, mai un'espressione in grado di interpretare il senso di quel ricatto padronale. Il Pd ha dimostrato ancora una volta di essere parte dell'establisment. 16-01-2011 09:45 - william
  • Anche se non si conteggiassero i voti degli impiegati (401 sì) avrebbe comunque vinto il si per 9 voti. 16-01-2011 09:14 - luca
  • A me quello che pare fuori dal mondo è tutto sto casino, sta levata di scudi, per quello che è un buon accordo. Ma lo avete letto? Cari operai, bancari, impiegati pubblici, che esultate per una vittoria (quando il no ha perso) avete letto questo accordo? Operai che avete votato no, quali erano gli articoli che, di grazia, non vi piacevano? Perchè io sulle malattie vedo che ci sono delle normali misure di monitoraggio per bloccare l'assenteismo in prossimità di festività e malattie (persone che si mettono in malattia e fanno il ponte, insomma). Per i turni vedo poi che sono previsti dei turni che coprono i sei giorni lavorativi solo in caso di necessità produttiva. Gli altri sono turni normali.
    Ma cavolo c'è da sperarci che siano necessari 18 turni invece che 15. Speriamo ci sia bisogno così vuol dire che il mercato si riprende.
    E la pausa? Innanzitutto partiamo dal presupposto che non si parla della pausa pranzo che non viene toccata. Si parla della pausa che si può prendere durante l'orario di lavoro. E che viene regolamentata mantenuta (anche se limitata di 10 minuti, ma la limitazione è retribuita). Questo, non avendo lavorato in fabbrica è l'unico punto che non mi sento di commentare, ma ad occhio non mi pare così terribile. Se qualcuno volesse spiegarmi sul come si svolgono queste pause (specie se la linea produttiva è in movimento) gliene sarei grato.
    O su cosa stiamo discutendo? Dell'obbligatorietà di seguire i corsi di formazione (in CIG o no, non importa) in modo da rendere la produzione più efficiente? Non va bene questo? Perchè? A me pare positivo che si faccia formazione.
    Insomma davvero state facendo sto casino per proteggere assenteisti o gente che non vuole fare formazione?
    Quale di questi punti vi pare che violi lo Statuto o addirittura la Costituzione? 16-01-2011 06:49 - Francesco
  • un grazie a tutti gli operai di mirafiori che hanno detto no!
    solo la classe operaia responsabile ci puo' salvare da quest'italia marchionnizzata e putrida.il 28 io ci saro'insieme
    ai lavoratori,agli studenti,ai tanti precari che quotidianamente combattono per una vita dignitosa.io non voglio lavorare per vivere ma vivere per lavorare! 16-01-2011 02:01 - vincenzo
  • Grazie grazie grazie
    a tutti i lavoratori che hanno votato no al ricatto di Marchionne,grazie per il coraggio e la dignità mostrata da chi si è trovato suo malgrado a dover decidere per le sorti future di tutti i lavoratori dipendenti italiani. 15-01-2011 23:56 - Giovanni
  • Da quindici anni in un ente pubblico di soli precari, ho già visto negli occhi dei miei colleghi quelle stesse lacrime di rabbia e umiliazione che scatena la minaccia di perdere il lavoro, il deglutire per anni l'indigeribile per non andar per strada. Ma ho anche esperito, dopo una dura lotta che tutti davano per persa, cosa significhi rialzare la testa, dire: "Basta!" e affrontare la paura con lo sguardo finalmente di donne/uomini dalla schiena dritta. E' come rinascere.
    Grazie alle donne e agli uomini di Mirafiori, la cui straordinaria dignità ridà speranza a tutti noi. una delegata CGIL 15-01-2011 23:28 - anita
I COMMENTI:
  pagina:  1/9  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI