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Rocco Di Michele
Un "NO" sbalorditivo
Il risultato che il “fronte del no”, prima del voto, avrebbe sottoscritto senza problemi come una vittoria. Ma che dopo i quattro seggi del reparto montaggio – i “no” avevano prevalso in modo decisamente inatteso col 53% – suona come una beffa. Alla fine i “sì” hanno prevalso solo grazie al voto degli impiegati (421 favore, 20 contro), i meno toccati dall”accordo” nelle condizioni di lavoro.
La conclusione è giunta verso le sette di mattina, dopo una lunga notte in cui le operazioni sono andate decisamente a rilento anche a causa del “giallo” della sparizione di 58 schede al seggio numero 8, uno dei quattro del reparto montaggio. Poi si è visto che in realtà la commissione elettorale aveva sbagliato al momento della vidimazione delle schede, timbrandone appunto 58 in più. Questo dato cambia anche quello sull'affluenza: invece del 96,07% registrato inizialmente, in totale ha votato il 94,89 degli aventi diritto (5,154 lavoratori).video 1 - Immagini prese all'esterno dell'entrata 2 dello stabilimento Mirafiori a Torino la notte tra il 14 e il 15 gennaio 2011, e all'interno della sede FIOM durante la conferenza stampa del 15 gennaio.
Commento e prima analisi del risultato del voto del referendum FIAT del segretario della FIOM di Torino F. Bellono
Di O. Casagrande e B. Bozzatovideo 2 - Dichiarazione e commento a caldo di Edi Lazzi, responsabile V lega FIOM - Mirafiori sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
Di O. Casagrande e B. Bozzatovideo 3 - Commento di F. Bellono, segretario della FIOM di Torino sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
Di O. Casagrande e B. Bozzatovideo 4 - Dichiarazione di G. Airaudo, responsabile Auto della FIOM sul risultato del referendum sull'accordo con le organizzazioni sindacali.
Di O. Casagrande e B. Bozzato
Dunque, come ha detto a caldo il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, «bisogna apprezzare il grande coraggio e l'onestà di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto di no all'accordo. Gli operai delle linee di montaggio hanno detto di no. Di fatto sono stati decisivi gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica».
Come e meglio di Pomigliano (dove i “no” avevano raggiunto un 36% impensabile all'inizio), il risultato non permette a Marchionne di prendere cappello e chiudere la fabbrica, ma gli consegna un corpo sociale che nella sua maggioranza “vera” (gli operai di linea, quelli che “fanno” la macchina) non è affatto piegato al suo volere e lo ha detto con forza.
Per poter dare una valutazione seria di questo risultato occore ricordare che il fronte dei sindacati pro-accordo (Fim Cisl, Uilm, Ugl, Fismic) aveva prima di ieri il 71% dei voti nelle Rsu, mentre il “fronte del no” (Fiom, in primo luogo, più Cobas e Usb) soltanto il 29. Si è quindi verificato un “quasi” perfetto rovesciamento degli equilibri interni a questa fabbrica, da molti anni dipinta come “rassegnata” e ormai estranea al conflitto sociale.
Se riguardiamo il film dei giorni scorsi, fino al voto, dobbiamo ricordare le centinaia di persone, uomini e donne spesso in lacrime, che spiegavano alle telecamere che avrebbero detto “sì” solo perché messi di fronte a un ricatto in piena regola, un autentico “o la borsa o la vita”. Dobbiamo quindi sapere tutti – Marchionne, i “sindacati complici”, l'inguardabile classe politica di questo paese – che persino in questo microcosmo di 5.400 persone messe con le spalle al muro non trova “consenso” autentico un imbarbarimento delle vite e un annullamento dei diritti che vuol riportare il lavoro nelle condizioni degli inizi dell'800.
Di fatto dunque, e non per paradosso, si tratta del risultato peggiore possibile per i sostenitori di questa “modernizzazione” a rovescio: dovete fare quel che avete detto, ma sapendo di avere la maggioranza contro. Qui, nel paese del bunga-bunga e dell'affidarsi a qualche santo.
Da questo dato prende una spinta decisiva anche tutto il movimento che va preparando lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio: “Vincere è possibile”, come aveva spiegato Maurizio Landini prima del voto. Bisogna smetterla di farsi inchiodare dalla paura e dal pessimismo sistematico. In fondo, ci sono già riusciti a Tunisi...
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Quando ti manca anche il minimo indispensabile,in un paese dove i calciatori prendono milioni e Marchionne ha tanti soldi, da fare schifo,essere preoccupati di arrivare con l'olio per cucinare fino alla fine del mese,perche non ci sono più soldi è penoso e anche un pò ridicolo.
Essere affamati ed entrare al supermercato,con le merci che ti offendono,per quante ce ne sono.Non avere i soldi per pagare la luce,mentre una "zoccola" che frequenta le ville del presidente,si spende decine di migliaia di euro per farsi un petto come un davanzale.
Avere paura di essere sfrattato,quando il nostro capo del governo,ha tante case da non ricordarsele tutte.
Essere poveri in un paese del terzo mondo è meno penoso,perche siamo guasi tutti poveri.
Invece quà la situazione,comincia a fare schifo.
E' chiaro, che presto quegli operai lasceranno volontariamente il lavoro e andranno a rubare.
E' chiaro, che faranno come Cavallero o Sante Notarnicola,che dopo averci provato a lavorare,hanno lasciato per andare a rubbà e lo hanno anche rivendicato,come azione politica.
Quando non ti fanno mangiare,con il lavoro, è giusto mangiare in qualsiasi altro modo!
Noi proletari siamo più realisti del RE.
Forse alcuni intellettuali,penseranno che quello che dico è frutto di un pò di immaturità mentale,ma sappiate,che la strada futura che ci tracceranno i padroni, è proprio quella!
Noi viviamo con aria e cibo!
Alla sera,qualche cosa ci dobbiamo mettere nella "panza". 14-01-2011 19:41 - mariani maurizio