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FUORIPAGINA
15/01/2011
  •   |   Matteo Bartocci
    Il dies irae del premier sputtanato

    La giornata di Berlusconi è un lungo dies irae. Si apre e si chiude con due telefonate pubbliche (una su Canale5 prima della «bomba» milanese e l'altra sul sito dei promotori della libertà della ministra Brambilla) contro «la sinistra e i giudici sovversivi della sinistra». In mezzo un lungo interludio fatto di consultazioni nella sua casa romana con gli avvocati Longo e Ghedini, il ministro della Giustizia Alfano, Gianni Letta e i fedelissimi di sempre.
    Il premier non cambia la sua rotta politica: la settimana prossima nasceranno alla camera e al senato i gruppi «di responsabilità nazionale» che consentiranno al governo di completare la legislatura. «Di questo sono assolutamente convinto», dice il premier ai suoi pasdaran brambillati. Per ogni evenienza però li avvisa che l'ora della fine è vicina. Il 2011 sarà «un anno di grandi impegni». Un preallarme generale che suona come una vera mobilitazione generale.
    Per lunghe ore però il clima attorno al premier è rimasto come sospeso. Appena arrivata la notizia da Milano, niente corsa alle dichiarazioni. Arriveranno in corso d'opera. Anche con stonature evidenti. Gli avvocati Ghedini e Longo fanno tre comunicati diversi che piano piano mettono a fuoco la strategia pubblico-privata del premier. Il primo è molto difensivo: non nega nulla e denuncia solo «la gravissima intromissione nella vita privata del premier». Il secondo esclude «qualsiasi relazione sessuale» e il terzo, finalmente, individua la presunta competenza errata della procura milanese.
    Berlusconi in serata dettaglia le grandi cifre della sua persecuzione giudiziaria con tanto di 300 milioni spesi in parcelle ai suoi avvocati. Insiste su una manovra «per farlo fuori». Ribadisce la «necessità di intervenire con urgenza per evitare che certi magistrati possano impunemente violare la privacy dei cittadini comprimendo la loro libertà». Ma come?
    Berlusconi deve guardarsi da due manovre, una è quella che chiama la «congiura di palazzo», certamente indebolita ma non disinnescata il 14 dicembre. L'altra è quella giudiziaria.
    Basterà la «terza gamba» della maggioranza, quella dei responsabili, a proteggerlo da entrambe? Allo stato sembra utile più per compensare con poltroncine e posti di sottogoverno peones e sbandati che hanno passato il campo. Carne da cannone utile a riequilibrare i pesi nelle commissioni parlamentari (e alcuni sul territorio) più che a spostare i voti in aula. Non è che alla camera ci siano margini così ampi di manovra.
    Ma la sorte, forse, ha offerto al governo un palcoscenico più che adeguato per svelare eventuali paracadute a favore del premier sputtanato. La settimana prossima, martedì al senato e il giorno dopo alla camera, è prevista la relazione annuale sulla giustizia del ministro Alfano. Un appuntamento istituzionale e burocratico che giocoforza si trasformerà in un'arena pubblica dove processare pm sovversivi e futuristi traditori.
    Berlusconi per ora recita la parte del buono: «Non vedo l'ora di difendermi in tribunale da accuse tanto assurde. Ma non credo che serva al paese una continua guerra fra la politica e una parte della magistratura. Credo che occorra invece un lavoro serio, un lavoro in un clima più sereno, per far ripartire l'Italia, e per portare a termine le riforme e credo anche che io, quale presidente del consiglio, non dovrei perdere tanto tempo per vicende così assurde».
    A puntellare un premier azzoppato come non mai ci si mette però l'opposizione. Idv a parte, il Pd preme ancora sul tasto delle cose «serie» e non scommette un euro sul conflitto giudiziario. Si rammarica, certo, del prestigio dell'Italia all'estero ma non è che ci si sbracci più di tanto in nome di minorenni adescate e ricompensate da un uomo di 74 anni. Da Bersani e altri parole grosse. Ma di circostanza. Non fanno leva su nulla né spostano nulla. Da bravi cattolici, i centristi dell'Udc preferiscono direttamente la strada del silenzio. E così fanno i finiani. Visti i risultati, meglio far lavorare gli altri.


I COMMENTI:
  • Non mi pare che il "premier" abbia bisogno di consigli... lo stuolo di avvocati, contabili, esperti in affari di cui si circonda e che lui furbescamente ha portato in Parlamento (così almeno sono lautamente pagati dai contribuenti, cioè da tutti noi) per occuparsi degli affari più o meno loschi che lo riguardano, avranno sicuramente pensato a questa soluzione per il caso della minorenne marocchina della quale lui si è preoccupato solo per farle del bene, alla faccia delle malelingue. La soluzione è semplice: una leggina, con effetto retroattivo di un paio d'anni, che abbassi il limite della minore età a 16 anni come del resto si propone nei moderni Paesi Liberali a Democrazia Avanzata. Come si fa a negare un fatto così evidente, quotidianamente sotto gli occhi di tutti! Gli adolescenti, in particolare le ragazze, (anzi la leggina andrebbe riferita solo "alle" adolescenti) a 16 anni sono assolutamente da considerarsi donne adulte e adatte a godere di tutti i diritti, in primis quello di poter essere adescate dal "potente" di turno, sceicco, industriale, politico, magnate della finanza... perchè perseverare nel mantenere una norma così illiberale e anacronistica come quella attuale. Basta!! Parlane a Calderoli e nel giro di una settimana una porcata se la inventa di sicuro!! 17-01-2011 16:36 - aldo federico petrella
  • Ormai, l’eminente Psicopompo è da sostituire. Il capitalismo italiano è sbarcato sulla sponda del nuovo modo di fare marketing della globalizzazione. Ora serve un capo che sia in grado di fare davvero una politica economica capace di rafforzare le posizioni. I militari, nelle cosiddette missioni di pace, non bastano più. Ora serve saperci fare diplomaticamente e avere politiche di sviluppo reali. Da questo punto di vista, manca il prestigio internazionale. Lo psicopompo risulta essere un omuncolo ridicolo per il potere che conta, eccezione fatta per i compagni di merenda. Quello che doveva fare l’ha fatto: ha dato legittimità alle prevaricazioni del potere nei confronti dei più deboli togliendo di mezzo l’indignazione. Nessun politico prima di lui ha dato esempi di trasgressioni rendendole pubbliche e impunite. Ha diviso i piani del lecito rendendoli possibili in maniera differenziata ai diversi strati sociali come in un organigramma aziendale: il capo si può fottere la segretari in ufficio e va bene così anche se tutti i dipendenti lo sanno. È lecito anche che un’azienda come la Fiat possa far vivere le persone sotto il ricatto del salario. Mi ricordo che un tempo si diceva che la tecnologia avrebbe liberato la vita delle persone dal giogo del lavoro. Ma è solo un ricordo. 15-01-2011 19:26 - fiodam
  • Gli italiani dovrebbero citarlo con una class action per averli sputtanati nel mondo 15-01-2011 18:38 - Nunzio
  • In una nazione allo sfascio, dove i giovani non hanno futuro, la cultura è minata dalle fondamenta e i “comuni mortali” non arrivano a fine mese, è profondamente offensivo che il Presidente del Consiglio impieghi il suo tempo in festini di dubbio gusto, che diventano ideali e modelli deleteri per giovani svuotati sistematicamente di valori e capacità di pensiero, ed è offensivo e vergognoso che dilapidi denaro per contribuire alla creazione di vite illusorie e degradate. 15-01-2011 14:59 - Caterina
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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