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FUORIPAGINA
16/01/2011
  •   |   Gabriele Polo
    Ora è tutto più chiaro

    Ci sono luoghi e fatti che diventano rivelatori. A volte inspiegabilmente, raccolgono in sé un tasso di verità estrema. Cruda, persino crudele. In questo senso l'unico pregio del diktat imposto da Sergio Marchionne ai lavoratori Fiat, consiste nella rivelazione di Mirafiori. Costringendo, loro malgrado, i 5.300 delle carozzerie a squarciare il velo di mille finzioni e ipocrisie. E tutto è apparso più chiaro: dall'inesistenza del progetto industriale evocato alla strumentalità finanziaria del suo enunciatore, dalle complicità dei sindacati di mercato alla pesante responsabilità di chi vuole rappresentare la centralità del lavoro, dalla solitudine politica degli operai al loro dover scegliere tra diritti e occupazione.
    Tutto squadernato in maniera «pura», cruda, realista, fino all'esito di un voto che, pur estorto e non libero, ha definito la mappa della fabbrica: la divisione del lavoro e della fatica (il no vincente dove più pesanti sono le condizione e più radicali i peggioramenti della «cura Marchionne», il sì decisivo dei più tutelati, gli impiegati e i lavoratori notturni); la soggettività della scelta che spacca, tra chi è costretto a piegare la testa e chi comunque non lo fa.
    Con queste crude realtà da domani si misurerà il futuro, non solo quello di Torino e dei suoi lavoratori. Per Marchionne, il management e la proprietà sarà più complicato continuare a nascondere le vere intenzioni di trasformare Fiat in una sottomarca di Chrysler e fugare il sospetto - per molti una certezza - di voler sbarazzarsi sia di Mirafiori che di Pomigliano.

    Inoltre il voto di venerdì frena l'operazione autoritaria che riduce il lavoro a merce e i lavoratori in servitù. E, forse, più di un'impresa italiana già pronta a disdire il contratto nazionale e costruirsene uno a proprio uso e consumo, ci ripenserà sperando di evitare i conflitti più che annunciati dalle settimane di Mirafiori. Dove si è consumata una frattura sindacale anch'essa emblematica: con i sindacati «complici» che hanno sposato e rappresentato presso i lavoratori gli interessi dell'azienda (concepita come unica comunità possibile, magari combattente con altre), mentre la Fiom rimasta da sola con la propria indipendenza è ora chiamata a reggere tutto il peso della rappresentanza nel pieno di una crisi che è ormai l'habitat consueto della globalizzazione. E con la Cgil a dover scegliere tra i due modelli dispiegati a Mirafiori, in primis sulla questione democratica, decidendo se «una testa un voto» (sul lavoro e nell'organizzazione) sia o meno la pratica fondante del sindacato. Quanto alla politica e alla sinistra... beh, per affrontare la propria irrilevanza dovrà ripensarsi e scegliere da che campo ripartire: il patto tra produttori non funziona più nemmeno nell'«Emilia rossa e democratica».
    Ma a fare i conti con la verità cruda di questi giorni saranno soprattutto le donne e gli uomini che hanno detto «no». Di quel coraggio loro porteranno il peso, insieme a chi li ha sostenuti. Sapendo però di essere ancora in piedi. Non hanno nulla di cui esultare, ma basta guardarli per capire quanto siano felici di aver difeso un futuro da condividere. Con i loro simili. Amici. Persino compagni.


I COMMENTI:
  • Non ne posso più! Basta ! E' mai possibile che la nostra vita debba ancora essere scandita e definita rigidamente da regolamenti, contratti, normative, imposti da un'autorità assoluta ? Torniamo al libero artigianato !!! Ognuno con la sua propria bottega, sì, o nelle cooperative vere: quel che spenderemo in più a causa di attrezzature e impianti meno tecnologici, lo riguadagneremo in salute e in virtù di minori intrallazzi finanziari . 18-01-2011 09:41 - Guido
  • Tutto giusto, ma la FIOM non era da sola, bensì accompagnata dai sindacati di base, dei quali ci si dimentica sempre, soprattutto al manifesto, tanto da alimentare i sospetti di un rapporto preferenziale, non solo idealmente, con la CGIL. E dico questo pur sentendomi lontano anche dai sindacati di base 17-01-2011 15:46 - Tullio
  • La paura. Questa e' l'emozione che e' stata sfruttata dai terroristi della FIAT. Paura di perdere il posto, paura di fare brutta figura, paura di ritrovarsi isolati, paura delle conseguenze. Si sa, la paura e' sempre stata sfruttata dalle classi dominanti (così come dai terroristi religiosi del Vaticano o meno) per ingabbiare e assoggettare l'umanità'. Il PD la usa nella sua deriva ideologica per giustificare il continuo scivolare a destra. Nulla di nuovo certamente, le socialdemocrazie nacquero anche in tempi lontani come costole, prezzolate dai padroni, dei movimenti rivoluzionari. Quando le circostanze esterne portano a condizioni di vita tali da rendere ininfluente la paura si hanno le ribellioni acefale. Quando c'e' una leadership degna di questo nome, quando il popolo vede luce al di la del tunnel, allora si hanno le rivoluzioni.
    La paura e' sempre associata al senso di sconfitta, i vincitori infatti non hanno paura al contrario degli sconfitti.
    Le falsi analisi che danno i lavoratori del nord come elettori acefali della Lega sono state usate per inculcare negli uomini di sinistra il senso della irreversibile sconfitta. Il voto degli elettori della FIAT di Torino hanno dimostrato il contrario. Al nord c'e' ancora chi sa da che parte stare. Al sud, beh, lasciamo stare, Pomigiano insegna che c'e' ancora molto da fare.
    Il costo del lavoro incide per il 7% del costo finale di un'auto. Questa percentuale e' destinata a diminuire ulteriormente e rapidamente dati i continui aumenti del costo delle macchine che fanno macchine e delle materie prime. E allora? Se Marchionne vuole competere giocando sul 7% dei costi, che molti competitori in Germania, USA e anche Giappne affrontano in percentuali piu alte, allora veramente siamo alla frutta e il tempo e' maturo per mettere tutti i marchinne di questa Terra a lavorare in fabbrica. 17-01-2011 14:06 - Murmillus
  • Forse ora la Fiom dovrebbe sganciarsi dalla CGIL la cui classe dirigente è formata da tesserati PD. Senza gli operai i sostenitori fi fassino, chiamparino e renzi, sarebbero un sindacato degno di cisl e uil. Parole dure, certamente meno dure del trattamento subito dai lavoratori che ci si arroga il diritto di rappresentare. Con un po' di dignità la camusso avrebbe dovuto dichiarare lo sciopero generale con la fiom e dopo, soltanto dopo, chiedere di sedersi al tavolo di mediazione al ribasso. Probabilmente non crede neanche lei nella dignità dei lavoratori così come i suoi pari del PD. Il vento è cambiato. 17-01-2011 09:08 - antonio
  • La sinistra, compreso il PD, può promuovere tutti gli scioperi che vuole, ma non risolverà il problema. Si tratta di ragionare in maniera realistica: come fare ad essere competitivi senza che gli operai debbano perdere i diritti? Questa è la sfida. Scioperare? Servirà a qualcosa? Sarebbe solo un pretesto per far chiudere la Fiat in Italia, un'occasione servita su un piatto d'argento. E il vero colpevole di questa situazione non è Marchionne, ma il governo. 17-01-2011 02:24 - Federico
  • Bravo Polo sono d'accordo.La Cgil e la Fiom Hanno giustamente chiesto,alla Fiat di riaprire la trattativa,ma non credo che cio' avverra'.In tal caso sarebbe bene che la Cgil, anziche' far pressioni sulla Fiom sulla "firma tecnica" cominciare a paventare uno sciopero generale.Ma non sara' cosi'.Perche' la Cgil,lo dico da sempre,e' succube del PD,lasciando sulle spalle tutto il peso alla Fiom.Cari compagni del Manifesto,con questo PD mi spiegate quando riusciremo,come sinistra,quella vera,non questo PD,a risollevarci?Aurelio 16-01-2011 18:27 - PAlazzoni Aurelio
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