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Giuliana Sgrena, inviata a Tunisi
Ben Ali non abita più qui
La Tunisia ieri si è risvegliata, lentamente, con un'unica certezza: Ben Ali se n'è andato e non tornerà più. Le sue innumerevoli gigantografie sono state spazzate via (opera dell'esercito) dalla capitale, quasi tutte. Sul resto, tutte le incognite sono aperte. Nel centro di Tunisi le strade sono blindate e lo saranno sempre più con il passare delle ore: carri armati e blindati, soldati e poliziotti, soprattutto in borghese, ai quali si aggiungono quelli con i manganelli. La maggiore concentrazione è intorno al ministero dell'interno, il simbolo della repressione del regime, dove sono stati detenuti molti oppositori e alcuni lo sarebbero ancora. Le strade adiacenti sono chiuse, ma superando i cordoni di poliziotti poco tranquillizzanti, ci si ritrova tra i resti delle battaglie del giorno prima, insieme ai rifiuti abbandonati e puzzolenti. Improvvisamente sento una ragazzo che dietro di me canta Bella ciao, mi giro e gli chiedo se crede veramente sia arrivato il momento della liberazione in Tunisia. In effetti non è molto ottimista, per ora il posto di Ben Ali è occupato da personaggi che hanno fatto parte del regime, ma comunque nulla sarà più come prima. Sono in molti a crederlo: «Ora siamo pronti a reagire, a scendere in piazza». Più ottimista è un altro ragazzo che ci parla di Mirafiori, dove deve andare fra poco per un corso di formazione, forse il suo ottimismo è doppiamente ingiustificato, ma non voglio deluderlo.
Se a qualcuno si obietta che comunque chi ha realmente le redini della situazione è l'esercito, rispondono che sono stati i militari a garantire la costituzione. Tra l'altro dovrebbe essere rientrato nelle sue funzioni il capo di stato maggiore che era stato estromesso nei giorni scorsi da Ben Ali. L'esercito non ha sparato sui manifestanti come la polizia e questo è alla base del diverso atteggiamento della popolazione: mentre venerdì i manifestanti inveivano contro i poliziotti ieri famiglie intere, ragazzi, donne si facevano fotografare davanti ai carri armati che comunque non promettono nulla di buono.
Passando dal centro ai quartieri periferici il clima è completamente diverso, anche perché i bar sono aperti e affollati mentre in centro sono chiusi. Il clima è disteso e non si nota la presenza dell'esercito se non in qualche punto strategico, anche se un movimento di truppe è in corso. Nella periferia troviamo i grandi magazzini che sono stati bruciati e saccheggiati, più per vendicarsi della famiglia di Layla Trabelsi - la moglie del presidente - che per necessità. Anche la residenza di Ben Ali è stata devastata. Alcuni negozi invece sono stati dati alle fiamme da uomini arrivati su macchine noleggiate, ci racconta un testimone. Sono in molti a sostenere che parecchi incendi e saccheggi sono opera di poliziotti in borghese o delle «milizie» dei Trabelsi. E infatti ieri è stato arrestato Ali Seriati, consigliere per la sicurezza di Ben Ali, proprio con l'accusa di aver organizzato le bande criminali del vecchio regime. Nel quartiere Ariana ci imbattiamo anche in un funerale, un ragazzo è stato ucciso la sera prima da un cecchino, dicono quelli che accompagnano il feretro. Scontri, sebbene sporadici, continuano. Due persone sono state uccise a Tozeur, nel sud del paese, durante il coprifuoco. È morto ieri in ospedale a Tunisi Imed Trabelsi, cognato di Ben Ali e ricco uomo d'affari, accoltellato nei giorni scorsi.
La lista nera si allunga di altre decine con i morti di Monastir nel sud-est della Tunisia. La polizia è intervenuta per impedire la fuga dei detenuti del carcere uccidendone 42, mentre settanta sarebbero riusciti a fuggire. Un detenuto sarebbe stato ucciso anche nel carcere di Biserta. Ma la fuga dalle carceri ha riguardato diverse città: Sfax, Kairouan, Kesserine e Tunisi. Centinaia di detenuti sarebbero fuggiti con la complicità delle guadie carcerarie fedeli all'ex presidente.
Comunque non c'è dubbio che la vita politica in Tunisia ha subìto un'accelerazione impensabile: in ventiquattr'ore è partito Ben Ali e il suo successore, Mohamed Ghannouchi, è già stato sostituito dal presidente del parlamento Fouad Mabzaa, come previsto dalla costituzione. Tuttavia anche il «nuovo» presidente ad interim è un vecchio esponente del regime di cui ha fatto parte per 37 anni a partire dai tempi di Bourghiba. Mbazaa ha confermato la costituzione di un governo di coalizione ed elezioni entro 60 giorni. Il premier Gannouchi ha già avviato le consultazioni per la formazione del governo, proponendo la partecipazione anche a Najib Chebbi, fondatore del Partito democratico progressista, non rappresentato in parlamento. A favore di un governo di unità nazionale si è dichiarato anche il leader islamista Rachid Ghannouchi che ha annunciato il suo rientro a Tunisi, dopo vent'anni passati in esilio a Londra. Rachid Ghannouchi è il leader del partito islamista En-nahda, fuorilegge. Contro il governo di coalizione si è invece dichiarato decisamente il leader del Partito comunista dei lavoratori tunisini Hamma Hammami, liberato mercoledì dal carcere. Perché? gli abbiamo chiesto al telefono.
«Perché le consultazioni in corso riguardano solo i partiti riconosciuti, quindi sostanzialmente quelli che hanno integrato il regime di Ben Ali più qualche partito democratico, mentre vengono escluse quelle forze e associazioni protagoniste della rivoluzione popolare. Mohamed Ghannouchi vuole riproporre il regime di Ben Ali senza Ben Ali. Non risponde alle aspirazioni del popolo, per questo noi lo respingiamo». E cosa proponete? «La formazione di un governo provvisorio che organizzi delle elezioni libere per eleggere un'assemblea costituente che porti alla elaborazione di una nuova costituzione e nuove istituzioni della Repubblica democratica. Inoltre lanciamo un appello a tutte le forze vive del paese per costituire un comitato o una assemblea popolare a tutti i livelli per rafforzare la lotta condotta finora», ci ha risposto Hammi Hammami.
Il presidente ad interim ha aperto le porte al ritorno di tutti gli esuli, ma sarà disposto a riconoscere la legittimità delle forze che si battono nel paese per cambiare radicalmente le istituzioni e avviare un processo di democratizzazione?
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Ma la democrazia dov'è in questo progetto?E le libere elezioni?E se il popolo tunisino non volesse i comunisti al governo? 17-01-2011 09:32 - claudiouno
Tremate uomini di potere.Guardate,come il popolo si sveglia.La nuova crisi economica,che avete scaricato sulle spalle delle classi proletarie,non sarà accettata in nessun posto.Quello che hanno fatto i nostri fratelli tunisini è solo l'inizio di una ribellione totale.Siamo stanchi di tutti i borghesi, compresi quelli di sinistra che dicono che è giusto fare i sacrifici.Loro però continuano a andare in barca e vanno a fare le vacanze in posti da 10000 euro al giorno.
Noi invece dobbiamo razionare l'olio e comperare sempre meno spachetti.
Un parlamento pieno di borghesi,non è un parlamento del popolo!
Anche l'Italia proletaria guarda a Tunisi!
Non fermerete la marea montante.
Questa crisi sta facendo capire, chi sono i veri amici del popolo.
Questa crisi sta creando uno spartiacque tra borghesia e proletariato, che solo una rivoluzione è il suo epilogo.
Certo non è detto che sarà vincente,ma una cosa è certa o vinciamo noi o sarà il caos e tornerà la barbarie!
La civiltà è a un bivio,o avanti verso il socialismo o indietro verso le Orde Berbariche! 17-01-2011 08:25 - maurizio mariani
Una Tunisia realmente libera può essere solo una Tunisia rossa in cui il potere sia nelle mani dei consigli (o comitati)di lavoratori, contadini e masse povere delle città e delle campagne e di un governo espressione di essi. 16-01-2011 21:19 - francesco