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FUORIPAGINA
17/01/2011
  •   |   Giampaolo Calchi Novati
    Ben Ali: la "moderazione" non è bastata

    A giudicare da ciò che è successo in questi giorni verrebbe da dire che di «moderazione» si può anche morire. Nelle rappresentazioni d'uso corrente la Tunisia è il paese moderato per eccellenza fra un'Algeria radicale e una Libia volatile a causa di un leader poco ortodosso. Il Maghreb finisce lì. Niente storia. Nessuna capacità di comprendere e valutare la complessità delle dinamiche che scuotono società alle prese con una trasformazione in termini d'età e di occupazione difficile da governare e persino da prevedere stante la dipendenza da fattori che chiamano in gioco agenti esterni.
    In Italia quasi tutti credevano che una volta assicurata alla strategia italiana ed europea di contrasto dell'emigrazione clandestina la collaborazione di Ben Ali - il poliziotto diventato ministro e presidente, prima all'ombra di Bourguiba e poi deponendo in forme nemmeno troppo violente il "combattente supremo" vecchio e malato - i problemi della Tunisia fossero sotto controllo. Controllo di chi? Certo non del suo governo, come si è visto alla fine, o di una politica che è stata volutamente svuotata di tutte le sue risorse per non correre rischi. Quante volte si sente ripetere anche ai piani alti che è meglio votare per finta perché altrimenti vincono gli estremisti? Ma nemmeno sotto il controllo degli alleati della Tunisia, garanti solo finché conviene, o di un ordine mondiale che perdona tutte le trasgressioni purché non si metta in discussione la «sicurezza» dei traffici e delle reti strategiche.
    Se è vero che la Francia ha rifiutato all'ultimo di dare asilo a Ben Ali, sarebbe l'ennesima prova del «coraggio» dei poteri forti nelle cui mani si presume risiedano le responsabilità maggiori a livello di Europa e Mediterraneo. Sarkozy si è speso in tanti modi per rilanciare l'idea di una collaborazione fra le due sponde del Mare Nostrum dopo il fallimento del Patto di Barcellona. La Germania ha accennato a una smorfia di scontento, l'Italia si è trincerata nella pavidità che la coglie allorché sente di doversi confrontare direttamente con i francesi e l'intero dossier è stato rimesso nel cassetto. L'Unione euro-mediterranea non è andata oltre la figura del mostriciattolo diplomatico. L'impotenza davanti alla crisi della Tunisia (ma sarebbe lo stesso se dovesse precipitare quella pur latente dell'Algeria) è il sigillo d'infamia sul ruolo dell'Europa per lo sviluppo e la pace che anche i nostri ministri ripetono con compunzione e faccia di gesso nelle dichiarazioni alla tv. Naturalmente nessuno sente il bisogno dei famosi «interventi» con bombe e soldati e persino con i sacchi di riso: più semplicemente si vorrebbe che invece di riempire le bocche di retorica la globalizzazione venisse tenuta presente nelle decisioni quotidiane sulle monete, i prezzi, la libertà di circolazione, la cittadinanza, che hanno oggettivamente effetti a largo raggio.
    La Tunisia - la sua economia, la società, la politica - è in piena transizione. Non era difficile rendersi conto che Ben Ali non era all'altezza del compito. Il compromesso al ribasso di uno stato che detiene tutto il potere e offre in cambio alla gente il contentino del prezzo politico di qualche bene di prima necessità, confidando per il resto nel turismo, nei servizi, nell'economia informale e in una polizia presente ovunque con o senza divisa, non poteva durare. Paradossalmente, è proprio la politica monetaria a livello internazionale che costringe i paesi del Nord Africa a ridurre il bilancio per le spese sociali. Per il loro bene, si ripete; per smontare il dirigismo e l'improduttività dell'economia sovvenzionata. Magari è anche vero. Ma con quali prospettive in cambio? La stessa valvola di sfogo dell'emigrazione verso l'Europa non è una soluzione sana, perché le società del Sud che così forniscono manodopera a basso costo le economie del Nord si privano di personale qualificato o quanto meno con più iniziativa, ma il suo repentino esaurimento ha aggravato i problemi interni sia della Tunisia che dell'Algeria. La Tunisia ha il vantaggio o lo svantaggio (ma dovrebbe essere un vantaggio) di uno sistema scolastico che sforna personale qualificato di fatto bilingue (arabo e francese) in cerca, spesso vana, di un'occupazione pari alle aspettative, alla formazione raggiunta e alle spese dello stato.
    Il risultato di una mezza sommossa popolare, di cui non si conosce il grado effettivo di organizzazione o di strumentalizzazione, si ferma per il momento a un rimpasto al vertice dello stato. Non è nelle possibilità della «piazza» sostituire le arti sottili della politica. Può solo dare una scossa. È nella logica delle cose che siano altri ad approfittarne. È questo l'ultimo scotto che si deve pagare all'autocrazia come sistema. I tunisini hanno ragione di sperare che sia l'ultimo.


I COMMENTI:
  • Stamane le manifestazioni riprendono a Tunisi e nelle altre province, con migliaia di tunisini scesi nelle strade per protestare contro la presenza degli esponenti Rcd nel governo di unità nazionale, malgrado esso sia solo di transizione prima delle elezioni presidenziali e legislative. Il sindacato si ritira dal governo. Nei quartieri i cittadini formano comitati di difesa, dichiarando di non aver paura, e di continuare la mobilitazione, nonostante le decine di morti,gli attacchi delle milizie, nonostante l'approvigionameno alimentare diventi più difficile, per avere una vera democrazia. E voi chiamate questo "mezza rivolta popolare" e "rimpasto di governo"?
    Solidarietà al magnifico popolo tunisino, alla società civile che si auto-organizza (dopo oltre 23 anni di dittatura)! 18-01-2011 17:35 - Lara
  • E'chiaro che sarà l'esercito il vero arbitro della situazione;si può solo sperare che sarà imparziale,e l'unica via da seguire-appena possibile-sarà quella delle libere elezioni per iniziare una vita sociale democratica e pacificata.Non c'è spazio per avventure pseudo rivoluzionarie nè tantomeno per regimi fondamentalisti. 18-01-2011 10:14 - claudiouno
  • CHE QUADRO INFAME QUESTO" MONDO LIBERO" DELL'IMPERO...
    speriamo che anche i piu dubbiosi si convincano di quello
    che sta di fronte ai nostri occhi:
    IL BOIA BEN ALI aiutato con molta probabilita dai servizi italiani e francesi gia se ne sta su una calda spiaggia in un Hotel a 5 stelle nel Dubai con l'oro della patria!!!
    NARCO URIBE ex presidente di Colombia e capo dei cartelli narcos e DELLA CUPOLA DEI DODICI APOSTOLI gira per il mondo tranquillo a far conferenze nelle universita americane ed europee sul rispetto dei diritti umani!!!
    Questo assassino che in otto anni e'stato autore dei genocidi piu atroci del Sud America....la magistratura colombiana sta ancora scoprendo fosse comuni con centinaia di cadaveri massacrati da paracos ed esercito!!!
    PAPA'"DOC" DUVALIER ex dittatore di haiti e capo delle bestie "Ton Ton Macute"...squadroni della morte feroci che hanno sterminato decine e decine di migliaia di haitiani, ha vissuto 25 anni a Parigi facendo una bella vita protetto dai servizi francesi.. ora sta ritornando con l'aiuto dell'impero ad haiti tranquillo "como Don Pedro en su casa"..vecchio proverbio colombiano..
    IN HONDURAS la resistenza popolare ed il fronte patriottico DENUNCIANO L'UNIONE EUROPEA COME MAGGIOR PROTETTORE DELLA OLIGARCHIA MAFIOSA E GOLPISTA AL POTERE...
    POSADA CARRILES boia terrorista della mafia cubana di Miami ..autore di decine di orrendi attentati a Cuba ed in Venezuela....e' ANCORA IN SERVIZIO ATTIVO PER CIA ED IMPERO!!!.
    Il governo venezuelano ha denunciato da poco un altro tentativo di assasinare il comandante Chavez orchestrato da Miami dalla banda Carriles e i circoli mafiosi della opposizione di Piazza Altamira a Caracas....
    QUESTI ALCUNI DEGLI ESEMPI PER DIMOSTARE AI GENTILI LETTORI COSA E' IN QUESTO MOMENTO L'IMPERO!!!
    LE MASSE ARABE HANNO DIMOSTRATO CHE L'UNICA VIA PER SPAZZARE VIA QUESTI DELINQUENTI INTERNAZIONALI (ora tocca a Mubarak) ED I LORO PROTETTORI DELL'IMPERO................... E' L'INSURREZIONE DI MASSA PER UN NUOVO MONDO POSSIBILE E PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE 18-01-2011 10:12 - carlos
  • Bravo, buon articolo: informato dei fatti, realista... moderato, direi. 18-01-2011 04:20 - Ahmed
  • Ben Ali,ha fatto il poliziotto per Berlusconi.
    Come il signor Gheddafi ha preso soldi per fermare gli africani come lui,dalla fuga alla sua miseria.Ha fatto tanto bene questo lavoro che oggi,tutti quelli che non sono riusciti a scappare,gli si sono rivoltati contro.
    Questo succederà anche a quel rifardito di Gheddafi che ha buttato il suo libro verde, per diventare un capitalista come chi ha sfruttato per tanti anni il suo popolo.
    I nodi vengono tutti al pettine.Fra non molto arriverà il conto anche per il signorino Berlusconi.Ma non per il Bunga Bunga.Mi rifiuto di giudicare un personaggio come Berlusconi,per il suo Bunga Bunga.No lui deve rispondere per tutti i soldi che ci ha estorto con le sue pubblicità.
    Lui deve rispondere delle sue televisioni fatte in sfreggio alle leggi e con la complicità della famiglia Craxi,che si sono bevuti Milano.Ci hanno impoverito.Ci hanno ridotti a fare i pagliacci nei loro supermercati e diventare consumatori di merda.
    Ci hanno talmente bombardato,da farci il lavaggio del cervello.Altro che Bunga Bunga.Ben Ali,sta pagando e presto verrà cancellato dal mondo,ma quello che dovranno pagare questi nostri dittatori è cento volte peggiore.
    La gente si sta svegliando e questo 2011,sarà un grande anno! 17-01-2011 20:20 - mariani maurizio
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