-
|
Giuliana Sgrena, inviata a Tunisi
Un governo a palazzo, rese dei conti in strada
Basta una voce che il panico si diffonde, poco importa se è vera o meno. La città si svuota molto prima dell'inizio del coprifuoco, i taxisti non caricano più nessuno per paura di fare tardi. La paura riprende corpo con la notte, anche in chi la mattina era convinto che ora andrà tutto bene. La resa dei conti è in corso: milizie della famiglia Trabelsi, moglie di Ben Ali, più poliziotti e guardie della presidenza che non accettano il cambiamento contro i nuovi controllori dell'ordine, i militari. A controllare i quartieri e spesso a dare la caccia ai ladri vecchi e nuovi (saccheggiatori) sono anche i Comitati di difesa civile creati in ogni quartiere con il sostegno dell'Unione generale dei lavoratori tunisini. Molte guardie presidenziali ed ex poliziotti sarebbero stati arrestati, si parla di migliaia ma non ci sono cifre certe. Il fatto più inquietante è l'entrata in scena dei cecchini, sembra ormai che non ci siano scenari di conflitto senza di loro. Si piazzano negli edifici e tengono in scacco alberghi, ministeri e abitazioni. Per sicurezza in albergo ci chiedono di chiudere tutte le tende e hanno spostato i tavolini del ristorante al riparo delle pallottole. Siamo al centro di un quadrilatero presidiato da carri armati e blindati che proteggono il ministero degli interni ma non impediscono continui scontri armati.
Ieri pomeriggio l'atteso annuncio del nuovo governo di unità nazionale da parte dal premier Muhammed Ghannouchi. In uno splendido palazzo moresco si è raccolta tutta la stampa presente a Tunisi, numerosa come sempre quando c'è da testimoniare un avvenimento storico. Il nuovo governo non sembra tuttavia all'altezza di quella «rivoluzione dei garofani» che ha attraversato il paese nell'ultimo mese e ha provocato la fuga di Ben Ali. Nel governo entrano sì tre leader dell'opposizione legale ma i posti chiave restano nelle mani della vecchia guardia: interni, esteri, difesa e finanza. Tra gli oppositori di Ben Ali, Najib Chebbi del Partito democratico popolare diventa ministro dello sviluppo regionale, mentre il comunista Ahmed Ibrahimi viene nominato al ministero dell'istruzione superiore e la salute va a Mustafa Ben Jafaar del Forum per il lavoro e la libertà. Questo governo dovrebbe preparare le elezioni entro 6 mesi.
Basteranno? "Sei mesi sono troppo pochi, i costituzionalisti - ci risponde Mustafa Ben Jafaar - stanno esaminando la questione, questo periodo deve essere prolungato di qualche mese, perché noi non abbiamo vissuto un vero pluralismo e la società si deve organizzare. Altrimenti, elezioni con queste leggi o ridanno il posto di presidente della repubblica a un esponente del Rcd perché è l'unico organizzato e si ricomincia da capo, oppure si ritorna al caos. Occorre prendere il tempo necessario senza abusare della pazienza del popolo, abbiamo bisogno di tempo per liberare i prigionieri politici, riorganizzare la vita politica e sociale del paese e quando anche l'informazione sarà libera e tutti gli esponenti politici conosciuti, allora il popolo tunisino potrà scegliere». A chi contesta la decisione di alcuni democratici di aver appoggiato l'operazione di Ghannouchi che non cambierebbe sostanzialmente la situazione, Ben Jafaar risponde: «Noi pensiamo di essere nel giusto perché pensiamo di aver risparmiato al nostro paese dei drammi che si possono evitare, ma nessun democratico è depositario della verità assoluta. Spero che la nostra determinazione e la vigilanza del popolo tunisino permetteranno alle riforme di prendere corpo e al paese di ripartire su basi sane e di raggiungere i paesi avanzati».
Tra le importanti decisioni annunciate dal premier Ghannouchi: l'abolizione del ministero dell'informazione, la liberazione dei prigionieri politici e un'inchiesta sulle persone che posseggono grandi ricchezze e soprattutto sulla corruzione.
Una scelta, quella del governo, che comunque esclude forze che hanno sostenuto la «rivoluzione dei gelsomini», anche se ha nominato sottosegretario il blogger Slim Amamou, e soprattutto mantiene al potere il Raggruppamento costituzionale democratico (Rcd), partito dell'ex presidente Ben Ali, contro il quale si sono svolte ieri manifestazioni in diverse città della Tunisia. A Tunisi centinaia di persone hanno inscenato due manifestazioni sulla via Bourghiba, una parte che voleva raggiungere la sede del Rcd, poco lontana, è stata dispersa con spari in aria e lacrimogeni, e i bar che avevano riaperto i battenti la mattina hanno dovuto richiudere velocemente le saracinesche. Intanto altri manifestanti riuscivano a raggiungere piazza dell'Indipendenza, dove venivano circondati dalle forze dell'ordine. I manifestanti, molti giovani ma anche uomini fatti e madri di famiglia, urlavano slogan contro il Rcd, tradotti su alcuni cartelli anche in inglese (per i giornalisti). «Libertà, la rivoluzione continua», «Non ci lasceremo scippare la rivoluzione da Ghannouchi», «Rcd vattene» e «Processo per i responsabili del regime, cambiare la costituzione». Senza cambiamenti della costituzione solo gli esponenti del vecchio regime potrebbero candidarsi alle prossime elezioni presidenziali: occorre aver fatto una legislatura e avere l'appoggio di 30 deputati. Davanti alla sede del Rcd, le vetrate rotte da lanci di sassi, un ragazzo distribuisce dei volantini: «Rcd stop».
Le armi per ora tacciono, ma non vuol dire che il coprifuoco garantirà la sicurezza. Con il sorgere del giorno si possono verificare le notizie e abbiamo potuto constatare che domenica sera a Cartagine non c'è stata una battaglia per il controllo del palazzo presidenziale. La zona era tranquilla, in ordine, anche le aiuole, guardie presidenziali e soldati ci hanno assicurato che lavorano insieme e non hanno avuto nessun problema. Ci hanno tuttavia confermato di aver risposto a spari che provenivano da un'auto che aveva preso di mira una caserma dove si addestra la guardia nazionale. Meglio così.
Questo non vuol dire che la resa dei conti sia finita, ma quando mai un regime è caduto senza provocare scontri e vendette?
- 31/01/2011 [0 commenti]
- 31/01/2011 [1 commenti]
- 31/01/2011 [14 commenti]
- 30/01/2011 [6 commenti]
- 29/01/2011 [11 commenti]
- 29/01/2011 [11 commenti]
- 29/01/2011 [16 commenti]
- 29/01/2011 [1 commenti]
- 28/01/2011 [6 commenti]
- 28/01/2011 [14 commenti]
- 28/01/2011 [8 commenti]
- 27/01/2011 [4 commenti]
- 27/01/2011 [10 commenti]
- 27/01/2011 [0 commenti]
- 27/01/2011 [5 commenti]
- 27/01/2011 [8 commenti]
- 26/01/2011 [2 commenti]
- 26/01/2011 [8 commenti]
- 26/01/2011 [3 commenti]
- 26/01/2011 [3 commenti]
- 25/01/2011 [8 commenti]
- 25/01/2011 [9 commenti]
- 25/01/2011 [3 commenti]
- 25/01/2011 [0 commenti]
- 24/01/2011 [4 commenti]
- 24/01/2011 [3 commenti]
- 23/01/2011 [7 commenti]
- 23/01/2011 [21 commenti]
- 23/01/2011 [9 commenti]
- 23/01/2011 [1 commenti]
- 22/01/2011 [2 commenti]
- 22/01/2011 [3 commenti]
- 22/01/2011 [4 commenti]
- 21/01/2011 [3 commenti]
- 21/01/2011 [6 commenti]
- 21/01/2011 [6 commenti]
- 20/01/2011 [7 commenti]
- 20/01/2011 [1 commenti]
- 20/01/2011 [17 commenti]
- 20/01/2011 [0 commenti]
- 19/01/2011 [2 commenti]
- 19/01/2011 [9 commenti]
- 19/01/2011 [4 commenti]
- 19/01/2011 [3 commenti]
- 18/01/2011 [3 commenti]
- 18/01/2011 [6 commenti]
- 18/01/2011 [0 commenti]
- 18/01/2011 [2 commenti]
- 17/01/2011 [3 commenti]
- 17/01/2011 [5 commenti]
- 16/01/2011 [15 commenti]
- 16/01/2011 [6 commenti]
- 16/01/2011 [4 commenti]
- 16/01/2011 [1 commenti]
- 15/01/2011 [86 commenti]
- 15/01/2011 [3 commenti]
- 15/01/2011 [4 commenti]
- 15/01/2011 [5 commenti]
- 14/01/2011 [11 commenti]
- 14/01/2011 [3 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08











Le vispe terese di questo forum si chiededranno e chi é quest' altro Ghannouchi?E' il eader di Ḥizb al-Nahḍa partito islamico di orientamento neo-wahhabita.
Habib Bourguiba lo condanno a morte nel 1987 e Ben Ali gli salvò la buccia con l'amnestia successiva al suo primo mandato di presidente della repubblica.
Alle elezioni del 1989 prese il 14,5% dei voti secondo i dati governativi.Dato abbondantemente in difetto rispetto al risultato reale.Lui oggi afferma di essre una specie di Herdogan della Tunsia di riconoscere democrazia e statuto dlla donna tunisina e di non avere niente a che fare con l'integralismo wahhabita.
Il suo partito sicuramente parteciperà alle elezioni.
Non c'è da stare allegri e non venitemi a dire che chiunque governa deve saper ascoltare i bisogni della gente perchè qesta cosa quà Hamas e Hezbollah la sanno fare benissimo a casa loro.
Ps. Quelli che farneticano di rivoluzione tunisina si facciano vedere da un buon dottore. 19-01-2011 19:11 - tiny tove
Craxi,opera per l'Italia e lei è collusa con il vecchio regime.
Come se caduto il muro di Berlino,si andava a chiedere a D'Alema,che in Russia c'è cresciuto e è stato educato,di fare il moderatore.
Oppure di andare da Ferrara (FOGLIO) che pare fosse uno del KGB.
La signora Craxi,dovrebbe essere anche lei sul banco degli imputati,perche con le sue ville fastose e con le sue conoscenze, ha affamato anche lei il popolo tunisino.Che lo abbia assetato è certo,dato che ad Hammamet,zona con poca acqua,lei e suo padre si permettevano una villa con 2 piscinone.
La gente, tutto intorno,moriva di sete.
Oggi,il ministro della Farnesina ha dato a questa donna il compito di fare da paciere.
Ma siamo diventati pazzi?
Questa donna dovrebbe starsene a casa e non messa in un contesto,dove anche come persona bisognerebbe pòi tutelarla.I Tunisini conoscono i Craxi!
li conoscono come amici del governo e come complici di tutto il male che patisce oggi la Tunisia.
Se vogliamo restare fuori da tanto odio,il ministro deve far star a casa la Craxi.
Anzi dovrebbe, se richiesto dal nuovo governo tunisino,l'estradizione della Craxi,se durante i processi di regime si dovessero trovare prove schiaccianti sulla loro collusione con il vecchio regime! 19-01-2011 09:08 - mariani maurizio
La liberazione dei lavoratori e delle masse popolari tunisine dalla fame e dallo sfruttamento è infatti possibile solo con uno sviluppo permanente della rivoluzione: dagli obbiettivi democratici a quelli sociali di liberazione dal capitale imperialistico e dal suo partner minore, la borghesia tunisina, che la dittatura di Ben Alì e il suo partito (Raggruppamento democratico costituzionale) rappresentava e rappresenta.
Una Tunisia realmente libera può essere solo una Tunisia socialista in cui il potere sia nelle mani dei consigli (o comitati) di lavoratori, contadini e masse povere delle città e delle campagne.
Il nuovo governo tunisino di unità nazionale, sostenuto dall’imperialismo, rappresenta la continuazione del sistema di potere capitalistico e di sfruttamento semicoloniale del Paese; contro questo governo borghese, a cui si sono associati i partiti socialdemocratici e riformisti, è necessario mantenere la ferma opposizione e l'indipendenza politica ed organizzativa dei lavoratori, del sindacato e del movimento di lotta popolare.
L'unica reale alternativa per i disoccupati, i lavoratori e le masse oppresse dei paesi del Maghreb è rappresentata da un governo operaio e delle masse popolari a Tunisi ed Algeri, nella prospettiva degli Stati Uniti Socialisti Arabi. Per questo è necessario costruire le sezioni nazionali della Quarta Internazionale rifondata. 18-01-2011 17:42 - francesco
N.B. non andiamo a votare da troppo tempo facciamo in modo che il nostro voto questa volta sia effettivo 18-01-2011 17:33 - Helmi