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Federico Cartelli
In Puglia venti anni di sbarchi
A venti anni dall'avvio degli sbarchi sulle coste pugliesi, il 2011 si è aperto con l'arrivo di nuovi migranti. Che fanno seguito al trend di recrudescenza del fenomeno nel corso dello scorso anno. L'ultimo approdo, nei dintorni della costa di Santa Maria di Leuca, è lo stesso dove a metà dicembre un cittadino afghano nelle fasi concitate dello sbarco era deceduto sbattendo il capo sugli scogli.
Quante le vite umane perse durante i tanti viaggi della salvezza? A marzo prossimo, il ventennale dell'esodo nel porto di Brindisi di 10 mila albanesi. Cui sarebbero seguite, a distanza di pochi mesi, altre ondate nel porto di Bari e via via negli anni un flusso continuo di clandestini che non si è mai interrotto. Sembrava, fra il 2008 e il 2009, che la tendenza stesse scemando, con poche centinaia di arrivi. Ma nel 2010 il picco è tornato a salire, tanto che nella sola provincia di Lecce sono giunti dal mare circa 1500 migranti.
Quella dei profughi torna a essere un'emergenza? «Non sono certo queste le cifre che la farebbero intravedere - dice Veronica Merico, operatrice provinciale nell'ambito del progetto Nirva, relativo al rimpatrio volontario assistito dei migranti e dirigente del Sei (Sindacato emigrati e immigrati) - Gli sbarchi in Salento come quantità non sono assolutamente paragonabili a quelli del '96 o degli anni precedenti». Ciò che più ha lasciato sconcertati, nel 2010, è il nuovo sistema di traffico internazionale di esseri umani. Certo, si continua a solcare le onde con veloci gommoni e non più fradici barconi dal ponte stracarico.Le novelle navi schiaviste del 21° secolo sono eleganti yacht, sottratti a turisti solitari che attraccano lungo le coste greche e turche. Barche a vela pilotate da skipper professionisti (gli scafisti che evolvono in velisti) con la coperta totalmente libera, ma dalla linea di galleggiamento paurosamente abbassata: potrebbero ospitare non più di cinque o sei persone e invece ne stipano a decine sottocoperta. Si intraprendono traversate tentando di navigare inosservati, anche se di rado si violano le maglie di controllo dei guardacoste dotati di sofisticate tecnologie che presidiano le acque intorno al Salento, porta d'ingresso dell'Europa. I porti di Gallipoli e di Otranto hanno accolto barche da diporto ormeggiate ai moli ravvivati dai colori di bandiere di vari paesi occidentali: francese, olandese, statunitense, tedesca, finlandese. Peccato che di andirivieni di velisti sulle banchine non ci sia stata traccia. Tutte barche che, dopo aver scaricato frettolosamente i clandestini tra i flutti, sono state bloccate e poste sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
La tratta non riguarda più gli albanesi in fuga di là dell'Adriatico, ma afghani soprattutto, seguiti da iraniani, iracheni, curdi, armeni, che lasciano paesi in guerra o dove sono calpestati diritti e libertà. Da sottolineare, con gli ultimi sbarchi, la pressoché assenza di donne. Si salpa da sponde greche o turche e a ciascun profugo, per la traversata, vengono spillati quattro-cinquemila euro. Per gli scafisti-velisti catturati si spalancano i cancelli del carcere "San Nicola" di Lecce; per gli immigrati ha riaperto, dallo scorso anno, il centro d'accoglienza "don Tonino Bello" (dal nome di un vescovo salentino scomparso nel 1993 e in odore di beatificazione) di Otranto. In esso, nel volgere di 24 ore, vengono rifocillati e smistati nei Cie (Centri d'identificazione ed espulsione) per stranieri clandestini; oppure nei Cara (Centri per l'accoglienza dei richiedenti asilo).
Al Cie di Restinco, nel brindisino, la vivibilità precaria ha portato nel 2010 a una situazione esplosiva. Si sono susseguite fughe, sommosse, episodi di autolesionismo, a causa delle disumane condizioni in cui versa il centro. Il presidente della provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, ne aveva chiesto la chiusura per prevenire che ci scappasse il morto tra profughi o agenti preposti al controllo. Ma quanti sono gli immigrati residenti censiti nel 2010? «Il Salento si configura da sempre come terra di transito, preliminare per raggiungere il cuore dell'Europa - continua Veronica Merico -. Dal sud, i migranti si spostano per lo più verso la Francia. Ammontano a 3.891.295 i regolari residenti censiti in Italia nello scorso anno. Di questi, 73.848 si sono stabiliti in Puglia, mentre in Salento non arrivano neanche a 14.000. Il loro livello d'integrazione è accettabile: gli stranieri residenti con la propria famiglia mandano i figli a scuola; conoscono gli uffici a cui doversi rivolgere per le varie necessità; non hanno particolari problemi con i vicini di casa, anche se la casa resta uno dei problemi più importanti per gli immigrati che si adattano in case fatiscenti, veri tuguri con affitti proibitivi. Si è così costretti a dividere i costi abitando con altri connazionali producendo, sotto il profilo dell'igiene, gravi situazioni di promiscuità».
Il problema della casa si pone al primo posto: il 90% dei senzatetto è costituito da immigrati irregolari. La chiesa di Lecce ha in progetto di aprire una casa della carità, nel centro storico della città, che possa alleviare le diffuse criticità. Anche il Sei contribuisce ad aiutare i senzatetto trovando loro alloggi o, in altri casi, favorendo il rientro volontario nei paesi d'origine. «La nostra organizzazione - riprende la Merico - fornisce i mezzi del rimpatrio assistito, di cui siamo partner nel progetto: all'immigrato irregolare viene assicurato un rientro indolore e soprattutto senza dover sostenere spese. Gli stranieri regolari, di più datata immigrazione, si sentono stabilizzati e integrati nel tessuto produttivo della società se continuano a svolgere attività specifiche proprie della loro etnia, avvertendo meno il distacco dal paese d'origine. Senegalesi e marocchini praticano il commercio di chincaglierie; i pakistani si dimostrano intenditori di pietre preziose e venditori delle stesse; gli indiani sono dediti ai mestieri legati, come badanti, alla cura della persona; i filippini eccellono come domestici; gli srilankesi si rivelano conoscitori della terra e delle coltivazioni, ritagliandosi una fetta di mercato con l'apertura di botteghe alimentari; gli albanesi sono insuperabili nel settore delle costruzioni, specializzandosi qui in Salento nella tipica tecnica costruttiva dei muretti a secco».
Per i disadattati che commettono reati, anche lievi, il passo è breve verso una condizione detentiva che ingolfa il già affollato sistema carcerario italiano. Veronica Merico snocciola qualche dato: «La percentuale di stranieri presenti nelle patrie galere è del 3,1% in Puglia, pari a 665 persone di cui 128 donne. La percentuale di minori, a cui è ascrivibile un reato, è piuttosto bassa in rapporto al numero di presenze. Bisogna tenere conto che per loro, in quanto minori, si apre un iter apposito legato al tribunale dei minorenni. Nel 2010, su quasi 1500 arrivi, 530 sono di minori stranieri non accompagnati. Se li aiutiamo in tempo questi ragazzi, prima che entrino nel circuito malavitoso, il loro futuro sarà meno disastrato». Venti anni dopo l'ultima diaspora del ventesimo secolo, a partire dalle sponde dell'Adriatico, sindacati e cooperative sociali di solidarietà si attivano coinvolgendo le istituzioni per organizzare in Salento un convegno internazionale in ricordo di tale evento.
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Caro Federico Cartell se fai un giro nell'archivio de Il Manifesto" troverai una decina di articoli di questo "vescovo salentino in odore di santità"; fatti un favore , leggile e alla tristezza della cattiva accoglienza aggiungerai anche quella dellacorta memoria. 15-04-2011 01:46 - massimo