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Antonio Sciotto
Lavoro e libertà. Accanto alla Fiom
Il referendum di Mirafiori, Sergio Marchionne, il capitalismo degli stati e delle imprese che si è fatto improvvisamente più aggressivo, con la crisi. C'è un enorme spazio per chi crede ancora nei diritti, ma questo spazio è tutto da riempire. Ci prova un gruppo di politici e intellettuali, che ha fondato l'associazione «Lavoro e Libertà», già presentata dal nostro giornale e che ieri ha tenuto il suo primo incontro pubblico a Roma: tra i promotori Mario Tronti, Aldo Tortorella, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Paolo Nerozzi, Rossana Rossanda, e le adesioni superano già quota 900 in tutto il Paese.
Formare i circoli in tutte le città, organizzare iniziative legandosi agli altri movimenti, sostenere lo sciopero della Fiom, il 28 gennaio. Anche concretamente, grazie a una sottoscrizione a totale beneficio Fiom, cui si chiamano tutti i cittadini a partecipare. Mirafiori diventa uno spartiacque, e prima ancora il «marchionnismo», con l'inedita sfida lanciata agli operai dal nuovo «manager globale», l'amministratore delegato Fiat.
Secondo Francesco Garibaldo, «l'accordo Fiat è grave perché nega la possibilità ai lavoratori di poter scioperare ed eleggere proprie rappresentanze, e permette all'azienda di scegliersi il sindacato che le fa più comodo». «Inoltre - prosegue - ormai sta diventando senso comune quello che diceva Galli Della Loggia nel suo ultimo editoriale sul Corriere. Che i diritti sono un costo, non si devono avere per forza, e che la globalizzazione ha un'unica via, necessaria: il taglio dello stato sociale e dei diritti nelle fabbriche. Ma noi diciamo esattamente il contrario: i diritti sono nati proprio per limitare l'economia di mercato, e non è vero che c'è una sola necessità storica, quella del capitalismo globale».
«Si è usato lo stesso argomento per la Fiat, la Grecia e l'Irlanda: è necessario tagliare, non si può fare altro - dice Fausto Bertinotti - Le pause, i ritmi del lavoro, sono una grande questione civile, ma non dimentichiamo quello che c'è dietro: il disegno di costruzione di stati e di fabbriche autoritari. Si vuole creare una 'fabbrica totalitaria', dove contano solo le macchine e la produzione, mentre la soggettività, e cioè il diritto di sciopero e il sindacato critico, sono cancellati. Dobbiamo cercare di coinvolgere nel nostro percorso - conclude Bertinotti - anche il mondo del cattolicesimo sociale, Don Ciotti e gli altri».
Gianni Ferrara riprende il tema del totalitarismo citato da Bertinotti, e pone un paragone con il nazismo: «Nella Germania nazista c'era l'assoluta centralità del potere, che imponeva e non dava nulla in cambio per l'obbedienza. Oggi, negli stati come nelle fabbriche, si vuole creare il medesimo corto circuito, con il pretesto della crisi e delle necessità dell'economia di mercato e globale: via i diritti a prestazione, conta solo il comando e chi obbedisce diventa servo. La nostra associazione deve rompere questo schema e rimettere al centro i diritti sociali e civili».
Per Paolo Nerozzi «l'accordo Fiat è peggio dell'attuale legge elettorale, perché almeno con quest'ultima c'è il momento del voto. Ma non è solo un attacco ai diritti dei lavoratori, c'è anche una contrapposizione con le imprese concorrenti e la rappresentanza confindustriale: il nuovo modello Machionne contro quello tedesco, o quello di tante nostre fabbriche dove gli industriali hanno firmato accordi con la Fiom».
«A questo punto, se dovessimo ascoltare il Corriere - dice Aldo Tortorella riferendosi a Galli della Loggia - dovremmo accettare anche la schiavitù. È chiaro che sarebbe ideale per produrre ai minimi costi possibili e la maggior efficienza delle imprese, ma qualcuno allora ci spieghi perché si formarono associazioni, in America, per abbatterla e affermare i diritti. Solo negli stati autoritari, come la Cina, i lavoratori vivono senza diritti».
Secondo Mario Tronti «dobbiamo ringraziare Marchionne: la novità della sua figura di manager globale ha riportato al centro il lavoro, facendo guadagnare alle questioni operaie e al conflitto di classe pagine di giornali e trasmissioni tv». Per Tronti «Marchionne ha avuto la chiarezza di riportare al suo nucleo base il conflitto di classe: ha detto che resta in Italia solo se può far profitto, altrimenti va via. Proprio dal suo discorso, per paradosso, si può desumere che c'è quanto mai bisogno oggi di un sindacato conflittuale e non di uno collaborativo. Alla nostra associazione, adesso il compito di far rimanere il lavoro al centro del discorso politico e mediatico italiano». Tra gli interventi, quello di Angelo D'orsi, che ha spiegato come «si debba dare attenzione non solo al lavoro nelle fabbriche, ma anche a quello degli invisibili di Rosarno e delle campagne, ai precari. E d'altra parte c'è un bisogno forte di mobilitazione: era dagli anni Settanta che non si vedeva Torino così attiva per gli operai, davanti ai cancelli della Fiat».Il testo del documento fondativo dell'associazione
Per aderire si può inviare una mail a fgaribaldo@gmail.com oppure andare sul sito web.me.com/garibaldof/Sito
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Con questa violazione degli accordi,lui ha abbassato il prezzo della manodopera,portandolo a un livello puramente di classe.
Siamo tornati,grazie a Marchionne al metro marxista del lavoro.
Nelle società avanzate,si era scelto,anche per non avere delle gravi lotte sociali si era preferito,fare accordi che andavano oltre a il semplice rapporto,operaio padrone.I sindacati erano parte attiva della fabbrica e spesso erano chiamati a discutere sulla produzione industriale del paese.
Loro furono indispensabili al potere,grazie a Giugni,Biaggi,Tarantelli e tanti altri sindacalisti,hanno potuto,fino a oggi concordare un rapporto economico e politico in concetrazione.
Marchionne ha rotto questi accordi.Oggi,il sindacato è guasi tutto fuori.Rimangono i finti sindacati gialli,inventati,anni fa dai padroni,per rompere o disturbare l'unità della classe operaia italiana.Ma grazie a Marchionne,siamo tutti fuori.
I veri sindacati sono fuori e non rientreranno più.
Bisognerebbe ringraziarlo questo canadese,grazie a lui,domani Ighino e tanti altri,si troveranno a fare i pensionati.
La società italiana diventa come una società rumena o polacca.
Marchionne ha pensato che in Italia gli operai della FIOM e tutti i comunisti che ancora ci sono ,sono destinati a diventare dei somari e pronti ad accontentarsi di un piattino di lenticchie.
Se Marchionne,che i conti li sa fare bene dice così,vuol dire che Maurizio e tutti gli altri domani si appecoroneranno,anche loro.
Marchionne è uomo di calcoli...al fegato! 18-01-2011 20:55 - mariani maurizio