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Tutti in strada
Come lavoratori e precari dello spettacolo, ricercatori e studenti, dopo un'assemblea organizzativa al Teatro Eliseo, abbiamo occupato ieri il Metropolitan, storico cinema di via del Corso, nel cuore di Roma, al grido di «Giù le mani dalla cultura».
Attori e autori dell'audiovisivo e del teatro, tecnici e maestranze, danzatori e musicisti, insieme a ricercatori e studenti ma anche ai rappresentanti della Fiadda (Onlus per i diritti dei non udenti e delle loro famiglie), tutti insieme abbiamo sfilato suonando per le strade della capitale fino a via del Corso, dove siamo entrati nel cinema per proiettando «La grande guerra» in omaggio a Mario Monicelli (vedi foto a lato), invitando i passanti a entrare e restituendo così al pubblico, almeno per una notte, il diritto a fruire liberamente dell'arte nel centro della città.
Il cinema Metropolitan, uno dei pochi a proiettare film in lingua originale sottotitolata e dunque a promuovere multiculturalità e a offrire un servizio essenziale ai cittadini non udenti, avrebbe dovuto chiudere i battenti entro metà Gennaio per passare dalla proprietà di Berlusconi a uno store di Benetton, ma la chiusura, rinunciando addirittura ai ricchi incassi natalizi, è stata anticipata al 29 dicembre, forse per prevenire le proteste dei lavoratori e dei residenti.
Il gesto simbolico dell'occupazione, che ha visto la solidarietà attiva di alcuni parlamentari e consiglieri regionali, pur svolgendosi pacificamente ha subito la minaccia di immediato sgombero e di intervento da parte delle forze di polizia. Dopo una snervante trattativa, la scelta dell'assemblea è stata di rivendicare un'azione temporanea e di lasciare liberamente il cinema solo alla fine della proiezione, rilanciando con una serie di prossimi blitz una protesta che dura ormai da mesi.
Studenti, ricercatori, lavoratori dello spettacolo dal vivo e dell'audiovisivo, sono accomunati da un precariato sempre più diffuso e costituiscono ormai, insieme a molte altre categorie di lavoratori e cittadini, un vasto tessuto di dissenso sociale. Data la debolezza e il sostanziale fallimento delle rivendicazioni settoriali di questi ultimi tempi, si sta strutturando una rete autorganizzata di precari e intermittenti dello spettacolo e della conoscenza.
Ieri mattina, durante la conferenza stampa indetta dal Comitato per la libertà, il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo, il messaggio creativo di protesta inviato ieri col blitz al Metropolitan, è stato ribadito in modo ufficiale, rilanciando una serie di prossimi appuntamenti: dalla sfiducia «dal basso» al Ministro della cultura Sandro Bondi il 25 gennaio da costruire in un'assemblea generale allo sciopero della Fiom e delle troupe cinematografiche il 28 Gennaio. La protesta, dunque, non si ferma, ma anzi allarga la sua rete, invitando a tenere «giù le mani dalla cultura» coloro che stanno attuando questi tagli ciechi e indiscriminati, che mettono in ginocchio centinaia di migliaia di lavoratori e soffocano l'arte, la ricerca e la libertà d'informazione.
*** Lavoratrici e lavoratori autorganizzati dello spettacolo, conoscenza e informazione
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