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Roberto Tesi
Un giovane su cinque senza studio né lavoro
Un'Italia in chiaro-scuro quella fotografata dall'Istat, ma con abbondanza di contrasti e purtroppo con una dominanza dello scuro. La ricerca Istat (si tratta del secondo anno di pubblicazione) presentata ieri si chiama «Noi Italia: 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo» e offre - come dichiara l'Istituto - «un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali».
Il dato più dolente, come al solito, è quello che riguarda il lavoro: in Italia un giovane su cinque nel 2009 non studiava né lavorava: i ragazzi «non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa, sono più di due milioni, cioè il 21,2% della popolazione tra i 15-29 anni». Si tratta - aggiunge l'Istat - «della quota più elevata a livello europeo». Un altro dato decisamente negativo è che quasi una donna su due non ha un'occupazione e neppure la cerca: il tasso di inattività femminile italiano nel 2009 era al 48,9%, il secondo livello più alto dell'Ue a 27, inferiore solo a quello di Malta. Eppure l'Italia avrebbe bisogno del lavoro dei giovani e della donne visto che è seconda (con 100 giovani ogni 144 anziani) solo alla Germania in termini di anzianità, con evidenti ricadute sulla spesa sociale.
Altro dato negativo: la distribuzione dei redditi: nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 10,8% delle famiglie residenti. In totale si tratta di 7,8 milioni di individui poveri, il 13,1% della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 4,7% delle famiglie, coinvolgendo 3,1 milioni di individui. Di più: nel 2008, circa il 61% delle famiglie residenti ha conseguito un reddito netto inferiore a quello medio (29.606 euro, circa 2.467 euro al mese). La distribuzione più diseguale si rileva in Sicilia, Campania, Lazio e Molise. Nel 2009, invece, il 15,3% delle famiglie presentava almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell'indice sintetico di deprivazione. E il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio dell'Italia meridionale e insulare, con valori più che doppi rispetto alla media nazionale.
Nel 2009, il Pil pro capite ai prezzi di mercato è diminuito del 5,7% in termini reali rispetto al 2008, con un permanente e invariato divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord. In particolare, «il livello del Pil pro capite, misurato in parità di potere d'acquisto, è pari a 24.400 euro, valore che colloca l'Italia al dodicesimo posto della graduatoria europea, sopra la Spagna ma sotto Francia, Regno Unito e Germania rispettivamente di 1.000, 2.000 e 3.000 euro». L'Istat sottolinea che l'Italia è tra i Paesi dell'Ue caratterizzati da «un rapporto debito-Pil molto elevato: nel 2009 si è attestato al 116,0%, valore inferiore solamente a quello della Grecia». Quanto alla pressione fiscale, sempre nel 2009 si è attestata al 43,2%, «il valore più elevato dal 1997».
Sul fronte delle strutture produttive c'è un dato che illustra alla perfezione il perché delle difficoltà dell'Italia: si contano quasi 66 imprese ogni mille abitanti, a testimonianza del prevalere delle imprese di ridotte dimensioni. La dimensione media delle imprese italiane (circa 4 addetti) nell'Ue è superiore solo a quella di Portogallo e Grecia. La specializzazione dell'economia italiana è simile a quella della Germania, ma la composizione dimensionale è molto differente: in Germania prevale la grande impresa. E questo garantisce ricerca e innovazione diffuse. E, a proposito di spesa per ricerca e sviluppo, in Italia è pari all'1,23% del Pil, valore distante dai paesi europei più avanzati. La conclusione è che «il livello di redditività/competitività delle imprese italiane è pari a circa 125,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo unitario del lavoro, più basso di quello registrato nel 2001. Il dato colloca l'Italia agli ultimi posti nella graduatoria europea».
Dove, invece, l'Italia primeggia è il tasso di motorizzazione: «è passato da 501 autovetture ogni mille abitanti nel 1991 a 604 nel 2009, con un incremento medio annuo pari all'1,0%». Neanche a dirlo, «uno dei tassi più alti al mondo e il secondo nell'Ue a 27». Non va meglio sul fronte della cultura. La spesa complessiva è agli ultimi posti nella Ue e «poco più di un italiano su due (55%) legge un quotidiano almeno una volta a settimana, poco più di uno su cinque utilizza Internet per leggere on-line o scaricare da Internet giornali, news o riviste. Quanto all'istruzione e alla formazione, l'Italia ha speso nel 2008 il 4,6% del Pil, valore inferiore a quello dell'Ue. E, dato tremendo, il 46% della popolazione ha conseguito come titolo di studio più elevato soltanto la licenza di scuola media inferiore. Un abisso con la media europea che è del 27,9%.
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Per voi non c'è nulla!
Forse qualche ragazza,bella,se la vede Fede o Mora,la potrà inserire in un traffico di cene e festini,ma per tutti gli altri,il nulla!
Voi,anche se andate a scuola e studiate tantissimo,non avrete nessuna riconoscenza.Anche se farete i buoni e accompagnerete le vecchiue nell'attraversare la strada,nessuno vi darà nulla.
Vi siete arampicati sui tetti e oltre alla pioggia e il freddo,non avete ottenuto nulla.Vi siete fatti kilometri e kilometri a piedi e avete gridato, mille slogan,ma nulla avete ottenuto.Ora chè cosa volete fare?
Volete continuare a gridare? Volete salire sulle torri o sulle montagne?
Volete sparire ?
Io credo che non avete scampo.
La situazione che vi hanno creato i nostri politici amministratori e una opposizione inconcludente,non vi lascia altro spazio che una sana e giusta violenza!
O diventate tutti banditi e prostitute o diventate un esercito di guerriglieri che combattono e cercano di migliorare la nostra società! 21-01-2011 09:40 - mariani maurizio
La cosa triste e`che non bastano informazioni, molti sono fuori dai giochi o credono di esserlo. Manca, a mio modesto parere, quella rete di conoscenze e coetanei che esisteva prima (oratorio o ARCI che fosse), e allora si languisce di fronte alla TV o dormendo di giorno, magari sbronzandosi un po`, o passando le notti su facebook. 20-01-2011 22:06 - Enrico Marsili
Sarebbe il caso di approfondire e, affermazione che non avrei mai pensato quando avevo 20 anni, probabilmente è il caso di dare loro informazioni che possano aiutarli ..... 20-01-2011 18:51 - Cane sciolto