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Eleonora Martini
La polizia al Cav: «Non siamo a disposizione»
Dalle «promesse tradite» si è passati alle «offese». E allora il loro «malessere» si è trasformato in rabbia. Gli agenti di polizia non ci stanno e respingono al mittente come «inaccettabili» le accuse lanciate dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel videomessaggio sul caso Ruby. Parole che potrebbero suonare «come intimidazioni», quelle con cui il premier accusa magistratura e forze dell'ordine di aver calpestato durante le indagini la sua privacy e quella delle sue ospiti, e lamenta di non essere stato informato delle intercettazioni a cui sono stati sottoposti alcuni personaggi a lui vicini. «La polizia non è parte del suo staff, a disposizione diretta: il premier rispetti i ruoli e il lavoro difficilissimo di chi ha il dovere di non guardare in faccia nessuno». Claudio Giardullo, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil, è tra i primi a reagire, ma la protesta si è allargata praticamente a tutti i maggiori sindacati di categoria.
Come cartello sindacale unitario, Siulp Sap Siap Silp-Cgil Ugl e Coisp, avete chiesto un incontro al capo della polizia Antonio Manganelli. Perché?
Per discutere di risorse e personale, perché si faccia carico egli stesso dei problemi funzionali importantissimi e di tutela dell'operatività del personale che sorgono di fronte al non rispetto degli impegni presi dal governo e dal ministro degli Interni finanche negli ultimi giorni dell'anno, prima dell'approvazione della finanziaria, così come anche prima della conversione in legge del decreto sicurezza.
Problemi che diventano di sicurezza?
Per fare un esempio su tutti la manovra dell'anno scorso prevede un tetto massimo salariale per il triennio 2011-2013 riguardo gli straordinari e l'indennità operativa per il personale. Ciò vuol dire che per mancanza di fondi non si dovrebbe far fronte all'aumento delle esigenze operative. Ma siccome in materia di sicurezza non si può limitare l'operatività del personale finirà che gli agenti non verranno pagati per il lavoro straordinario. Una cosa che al mio paese si chiama sfruttamento.
Questo «malessere» che cova da tempo nel corpo di polizia oggi però si è arricchito di un nuovo capitolo, col videomessaggio di Berlusconi.
Su questa vicenda, più politica, non ci sono posizioni di cartello ma c'è stata una convergenza oggettiva dei sindacati. Le affermazioni del premier sono inaccettabili: quando dice che le perquisizioni sono state fatte con il disprezzo della dignità e dell'intimità della persona, quando parla di operazione irrituale e violenta, e promette punizioni varie. Ci vuole rispetto nei confronti degli operatori che svolgono un lavoro difficilissimo, con imparzialità, nel rispetto delle leggi e senza guardare in faccia nessuno: penso che i cittadini si aspettino questo dalle forze di polizia. Purtroppo questa vicenda tradisce una concezione, da parte del premier e degli ambienti a lui vicini, già evidente fin dalla telefonata al capo gabinetto della Questura di Milano per intercedere su Ruby. Poi le indagini diranno se c'è stata o no intimidazione, ma già il fatto che il capo del governo chiami direttamente un funzionario di polizia per avanzare una richiesta, questo sì che è veramente irrituale. Perché rivela un'idea di apparato di polizia come staff del capo del governo, a disposizione diretta. In una democrazia matura ovviamente non è così.
Il premier deve essersi immedesimato particolarmente col suo amico tunisino Ben Ali.
Le forze di polizia fanno il loro lavoro, esattamente come i magistrati. E hanno l'obbligo della riservatezza delle attività di indagine. Noi al momento non abbiamo dubbi che siano state rispettate le leggi, durante le perquisizioni e in qualunque altro aspetto di questa indagine. Se il premier ha delle eccezioni da sollevare, lo faccia nel modo e nelle sedi opportune. Ma ha il dovere di rispettare ruoli e istituzioni. Certe dichiarazioni possono suonare, queste sì, come intimidazioni nei confronti delle forze di polizia a qualunque livello. Inaccettabile, in una paese democratico: nessuno è al di fuori della legge.
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Non è possibile che questo dittatore,usi il personale come se fosse di sua proprietà.
Un poliziotto è pagato dai nostri soldi e ha giurato fedeltà a noi e non a Silvio Berlusconi.Questo individuo,si sente come il tunisino o come il russo,che se non dici quello che vuole lui,sei fuori,anzi per il russo sei sottoterra.
Abbiamo un altro albanese al governo.
Un poliziotto gli dovrebbe infilare le manette,invece di proteggerlo e sò che più di uno lo farebbe,ben volentieri!
Il nostro paese non sopporta i dittatori e scommetto che domani,saranno i stessi suoi elettori,traditi dalle sue politiche "libertarie"a insorgere.
Più di Fassino e D'Alema che guasi guasi,sono contenti di essere governati da Berlusconi,che gli ha spianato la strada con i licenziamenti e l'attacco alla classe operaia,e gli sta preparando le basi per il futuro governo di centrosinistra, che sarà la fotocopia di questo.
No sono convinto che questo paese si deve scuotere al di là della politica.Le brave persone di destra si devono unire alle brave persone di sinistra e attaccare tutti questi cialtroni che invece di governare,si spartiscono il bottino!
Non credo che saranno solo i comunisti a stravolgere questo stato sociale.Quì ci vuole una nuova Palingenesi! 22-01-2011 09:18 - mariani maurizio