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FUORIPAGINA
23/01/2011
  •   |   Daniela Preziosi, inviata a Torino
    Un'amichevole al Lingotto 2

    Veltroniana la location del Lingotto, la coreografia, gli oratori: l'operaia di Mirafiori (che ha votato sì al referendum) ma anche la presidente degli industriali piemontesi. Lo scrittore-magistrato Raffaele Cantone, l'ex uomo-simbolo della sfiorita Nuova stagione Renato Soru. Veltronianissimo è il discorso, un'ora di espressioni scelte con cura tipo «la fatica operaia», «gli eroi semplici di Palermo» - c'è Baricco nell'aria -, un viavai di citazioni, da Eduardo a Fellini, da Twain a Luther King, a don Ciotti, a Pio La Torre. Ben dette: l'ex segretario guarda un «gobbo» a due specchi, proprio non sembra che legga. Del resto l'evento si intitola Fuori dal 900, e per uscire dal 900 il televisivo teleprompter è perfetto: molto meno l'elegante ma antico pince-nez e i fogliacci volanti di Beppe Fioroni, che ha cancellato e riscritto senza posa.
    In platea ci sono tutti, o quasi: c'è Franceschini leader di Areadem, Scalfarotto e Rosa Vallecco Calipari dell'area Marino. C'è, ma in disparte, Nicola Zingaretti. C'è Peppe Civati il rottamatore, che si è già separato dal socio Matteo Renzi, che infatti non c'è. Soprattutto c'è, per amore e tanto tanto bisogno di unità, Pier Luigi Bersani, in prima fila. E quando interviene ripete cinque volte «ha ragione Walter». Di fatto proprio lui fa da padrino di battesimo all'area Modem, che in verità lo considera inabile al ruolo di segretario.
    Lo scambio di cortesie consente che la partita finisca win-win: Veltroni incassa un poderoso riconoscimento dalla maggioranza. Bersani disinnesca la polemica della minoranza, per ora. E così può vantare, per la prima volta, uno straccio di unità del partito di fronte ai delicati passaggi futuri: la richiesta delle dimissioni del premier, di un nuovo governo «per le riforme», o di voto anticipato, extrema ratio. Nel Pd tutti contenti, o quasi. Resta da vedere se gli elettori apprezzano il minuetto.
    Veltroni non si risparmia su Berlusconi. Ma il punto è un altro: se il premier finalmente fa un passo indietro (l'idea di batterlo in parlamento non sfiora più nessuno), serve «un nuovo governo con tutte le forze, che faccia alcune riforme, tra cui il federalismo»; se non è possibile, meglio le elezioni. Ma in questo caso è proibito ripetere «il tragico errore del '94, quando le divisioni nel campo democratico spianarono la strada all'avventura berlusconiana». Insomma: «no al ritorno all'Unione, sarebbe un suicidio». Sì all'alleanza con il terzo polo, come del resto dicono da tempo D'Alema e Enrico Letta. Con Vendola solo a certe condizioni. Quando poi finirà l'emergenza («a fisiologia», per usare un'espressione cara al professor Ceccanti) si tornerà avversari. Via libera anche a un eventuale governo Tremonti, come ha già detto Bersani. Però fra i Modem i discorsi non coincidono: quando parla Paolo Gentiloni, uno dei tre leader dell'area, il ministro dell'economia diventa invece uno che «sotto una patina antiglobal» cova teorie «ispirate alle culture socialdemocratiche del 900». Sottinteso da rottamare.
    E questo è niente rispetto al manifesto liberal che lo stesso Gentiloni recita, stavolta in sintonia con Veltroni. Mettendo in guardia dai «conservatori» e dai «difensori dell'esistente». No alla «nostalgia di Ulisse, sì alla speranza di Abramo», dice l'ex segretario. Su questa linea il sindaco di Torino Sergio Chiamparino si spinge fino a dire che «se non era per Marchionne» la sinistra e il sindacato non si sarebbero mai posti il problema di riformare le relazioni industriali. Mirafiori è dietro l'angolo. Ma non potrebbe essere più lontana.
    Né potrebbero essere più lontani non solo gli operai che hanno votato no, che presto dovrebbero tornare a votare per il nuovo sindaco di Torino (Piero Fassino in pole position è stato ultrà del sì); ma anche dirigenti del Pd come Stefano Fassina, che sta in segreteria ed è impegnato in un'analisi ben meno en rose della vicenda Fiat. O Sergio Cofferati, schierato nettamente con il no al contratto nel referendum operaio.
    Bersani a fine giornata dice che «sulla proposta non c'è lontananza» e che «tutto il partito è pronto alla battaglia che il Paese ci chiede». Eppure alla prossima curva c'è la legge sul testamento biologico: alla camera il cattolico Beppe Fioroni, a cui spettano le conclusioni, annuncia che voterà «secondo coscienza», cioè non contro il testo del Pdl. «Garantisco dignità politica ad ogni posizione», tranquillizza Bersani.
    Insomma la pax interna oggi si firma perché, come spiega ancora Ceccanti, «sarebbe da pazzi dividersi in un momento come questo». E però i Modem mettono nero su bianco le loro proposte liberal che forzano il programma del Pd in una direzione che non è quella del 'nuovo partito laburista' di Bersani. E allora o al Lingotto Fiere ieri c'è stata la fiera delle parole, separate dal loro senso. Oppure le parole hanno un senso, e allora il rischio è che a separarsi finisca il Pd, voto o non voto, prima o poi.


I COMMENTI:
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  • Mai il PD è stato così ributtante, attendo con ansia le elezioni qui a Torino per vederlo finalmente sprofondare in un oblio senza rimedio. Vanno in giro gonfi come tacchini pensando di avere la vittoria in tasca per eredità socio-geografica, secondo me non arrivano nemmeno al ballottaggio. 24-01-2011 09:25 - Giuliana Cupi
  • Veltroni facci sognare: porta il PD sotto il 10%. So che puoi farlo! 24-01-2011 08:14 - Andrea
  • Spiego meglio le ragioni di quel che ho scritto: l'elettorato di maggioranza non cambia radicalmente idea dall'oggi al domani. Pertanto, per battere Berlusconi, si può puntare soltanto ai cattolici, che possono vedere immorale la condotta di Berlusconi, e a quelli di destra che odiano l'impunità (ciò che ha dato vita a Fli). Se si aggiunge anche il PD, con idee di centro e senza parvenza di sinistra (altrimenti l'alleanza sarebbe impossibile), ci sono ottime probabilità di formare una coalizione che vinca le elezioni. Quando si trattava di battere la Democrazia Cristiana ci voleva il PCI, oggi che si deve combattere un PDL e una LEGA talmente a destra da risultare massonica, si può puntare solo al centro e a una destra più moralmente valida, perché in una situazione come quella di oggi, occorre fare il passo a seconda della gamba. L'ho detto in parole povere ma credo di aver spiegato come la penso. 24-01-2011 02:04 - marco cerioni
  • Dopo 17 anni di Berlusconi, non si può pensare di vincere le elezioni con l'IDV o la sinistra. Si è visto che non ha funzionato. Veltroni fa bene a spingere verso il centro e a cercare un'alleanza con il terzo polo. Per rendere più forte, credibile soprattutto ai cattolici, ed omogenea questa coalizione, dovrebbe riuscire a scucire i rapporti con le anime più a sinistra, e a ritirare l'offerta a Vendola. 24-01-2011 01:21 - marco cerioni
  • ci sono i rivoluzionari di professione, come diceva lenin; oggi ci sono i rinnegati di professione, e walter alias "ma anche", è il campione dei rinnegati, seguono a ruota fassino, chiamparino e traditori al seguito; certo che si trovano al loro agio in compagnia di marchionne, studieranno come truffare meglio la classe operaia. 23-01-2011 22:12 - roberto grienti
  • La disfatta della sinistra in termini elettorali è una conseguenza della propaganda mediatica delle TV sotto il controllo di Silvio Berlusconi.
    Il solito Silvio che si sa scegliere gli amici e i "nemici".
    Già perchè gli italiani che votavano per un'entità politica dichiaratamente di sinistra nelle parole e nei fatti,,sono gli stessi italiani abituati a prendere quel che dice e che propone la TV come sacrosanto ed imprescindibile,essendo la TV la voce che ha veramente fatto l'Italia e gli italiani.
    Ed è per questo che gli elettori negli anni sono andati a votare gente come Veltroni,Fassino,D'Alema convinti di votare a sinistra convinti che quella fosse un'opposizione. 23-01-2011 21:12 - Josè
  • già viste quelle faccie ,già viste quelle buffonate ,tutti hanno un prezzo compreso le puttane . ulisse 23-01-2011 18:47 - ulisse
  • il delirio di un uomo che ha fatto perdere la sinistra 23-01-2011 18:45 - franco
  • Forse è la volta buona che il PD ridiventa PDS, ossia Partito Del Suicidio! Grazie Veltroni!!! 23-01-2011 17:49 - Simone Lepore
  • Sta' a vedere che ora Tremonti mi diventa simpatico, visto che un esponente del PD con disprezzo lo definisce "socialdemocratico". Vedo che "socialdemocratico" è ridiventato un insulto, come ai tempi di Stalin. A parte gli scherzi, è evidente che questo odio per tutto ciò che sappia anche lontanamente di socialismo e di socialdemocrazia è il timbro che i veltroniani vorrebbero mettere sull'intero partito, e che a questo tentativo non c'è vera resistenza, soprattutto culturale. Veltroni è (politicamente parlando, s'intende) un essere nefasto, che vorrebbe abolire la sinistra con giochi di parole. Nel suo progetto l'Italia dovrebbe essere l'unico paese europeo a rimanere priva di un partito di sinistra, sia pure moderata e socialdemocratica. Ma in politica il vuoto non esiste: se il PD si stabilizza come partito di centro, a sinistra qualcosa nascerà. Io spero che questo qualcosa nasca in forme non estremistiche e "radicali", perché bisogna evitare l'errore opposto a quello dei pasdaran del neocentrismo. Sarebbe un regalo troppo bello per loro, quello di ri-formare un assemblaggio di comunisti nostalgici capaci di far di tutto pur di non governare. Ci sarà mai una sinistra che voglia governare senza svendersi a Marchionne e senza rinchiudersi nell'isoletta dei pochi ma buoni? 23-01-2011 16:33 - Bartolo Anglani
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