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Michele Giorgio
Documenti esplosivi accusano i leader Anp
La caccia ad al Jazeera è cominciata ieri nel pomeriggio quando alcune centinaia di presunti militanti di Fatah, più probabilmente agenti in borghese dei servizi di sicurezza dell'Anp, si sono lanciati all'assalto della sede di Ramallah dell'emittente televisiva qatariota «colpevole» di aver pubblicato domenica sera, assieme al quotidiano britannico Guardian, i «Palestinian Papers», 1.600 documenti segreti che descrivono concessioni senza precedenti su Gerusalemme e i diritti dei profughi palestinesi, che tra il 2008 e il 2009 Abu Mazen e i suoi negoziatori erano pronti a fare a Israele. Si tratta di resoconti di incontri, di proposte e di idee di esponenti dell'Anp e dell'Olp, a cominciare dal caponegoziatore Saeb Erekat, registrati da funzionari e traduttori dell'Ufficio di sostegno tecnico ai negoziati.
Smentisce tutto il presidente dell'Anp Abu Mazen: «Jazeera ha creato confusione, dice di aver diffuso documenti palestinesi, invece sono israeliani». Ma ai vertici dell'Anp sanno che la televisione araba ha reso pubblico un dossier autentico e qualcuno vede dietro le rivelazioni la mano di Mohammed Dahlan, l'ex «uomo forte» di Fatah a Gaza da tempo in rotta di collisione con Abu Mazen.
Per la popolazione palestinese i «Papers» sono la conferma che la leadership dell'Anp ha promesso di tutto e di più a Israele, senza ottenere nulla in cambio. Stando ai documenti, in un incontro trilaterale del 15 giugno 2008 l'ex premier dell'Anp Ahmed Qurei propose - alla presenza di Condoleezza Rice, l'allora segretario di stato Usa, e Tzipi Livni, ministro degli Esteri israeliano dell'epoca - l'annessione da parte di Israele di tutti gli insediamenti ebraici, tranne Har Homa, costruiti nel settore occupato (Est) di Gerusalemme. Il caponegoziatore Saeb Erekat li elencò: French Hill, Ramat Alon, Ramat Shlomo, Gilo, Talpiot, aggiungendo il quartiere ebraico nella Città Vecchia.
Tra il 2008 e il 2009 l'Anp fece altre concessioni e propose di affidare a un comitato israelo-palestinese il controllo della Spianata delle Moschee (Haram Al-Sharif, terzo luogo santo dell'Islam), uno dei nodi che fecero naufragare nel 2000 i colloqui di Camp David. Si offrì anche di scambiare il quartiere palestinese di Sheikh Jarrah (Gerusalemme est) con altri territori. Erekat dichiarò che l'iniziativa dell'Anp «dava a Israele la più grande Yerushalayim (il nome ebraico per Gerusalemme) della storia». Concessioni senza precedenti che i leader israeliani respinsero come «inadeguate». «Le proposte non soddisfano le nostre richieste», disse Tzipi Livni, indicando che Israele vuole molto di più per concedere uno staterello ai palestinesi.
I documenti «esplosivi» sono tanti e riguardano punti irrisolti di eccezionale importanza. Al Jazeera e il Guardian li pubblicheranno al più presto. A cominciare dalla discussione su di un possibile «trasferimento» di migliaia di cittadini arabi israeliani nel futuro stato palestinese, passando per la rinuncia dell'Anp al diritto al ritorno per i profughi fino alla collaborazione di sicurezza tra le due parti in Cisgiordania e al piano britannico per «sradicare» Hamas.
Da parte sua il governo Netanyahu non prende posizione. È intervenuto solo Yanki Galanti, un collaboratore dell'ex premier Olmert, per negare la disponibilità del passato governo al rientro di 100 mila profughi palestinesi alle loro case in territorio israeliano. Per il quotidiano Haaretz il dossier smentisce Netanyahu sull'«inesistenza» di partner di pace palestinesi. Immediata la reazione di Hamas. Per uno dei suoi leader, Mahmud Zahar, i «Palestinian Papers» sono «una prova ulteriore che l'Anp è composta da traditori, pronti a rinunciare ai diritti inalienabili del popolo palestinese».
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