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FUORIPAGINA
27/01/2011
  •   |   Stefano Piazza
    L'ultimo cacciatore

    Alois Brunner, Aribert Heim, Sandor Kepiro, Milivoj Asner, Milivoj Asner, Adolf Storms, Klaas Carl Faber, Karoly Zentai, Soeren Kam, Peter Egner. Sono i nomi dei dieci criminali nazisti ancora oggi più ricercati, i dieci macellai in cima alla lista di Efraim Zuroff, direttore del Simon Wiesenthal Center di Gerusalemme e responsabile della caccia agli ultimi nazisti rimasti in circolazione. Una vera e propria istituzione, per quanto riguarda la memoria di un intero popolo. E Zuroff, ovviamente, considera «fondamentale» questo Giorno della Memoria «perché permette di non abbassare la guardia: la Shoah fu una delle pagine più nere e mostruose della storia dell'umanità e dimenticare sarebbe criminale. Senza memoria dell'orrore che abbiamo già vissuto, saremmo sempre pronti a viverne di simili».
    Eppure, nonostante la Shoah, il mondo sembra incapace di ricordare: penso al genocidio in Cambogia, a quelli più recenti in Ruanda e nell'ex Jugoslavia...
    È vero, ma il mondo è cambiato e anche le guerre sono differenti. Per esempio, a differenza di quanto accadde nel '45, né nella ex-Jugoslavia né in Ruanda abbiamo a che fare con un chiaro vincitore del conflitto. Né, se è per questo, con una parte sconfitta esente da dubbi e da macchie. Molto spesso poi, le atrocità di cui parliamo non sono state commesse da un esercito invasore, ma da concittadini, vicini di casa, vecchi amici. Nella ex-Jugoslavia poi abbiamo assistito a un paradosso, con gli accordi di Dayton, che lasciarono al potere la parte colpevole dei crimini peggiori. Come il massacro di più di 6000 musulmani, nel '95, a Srebrenica. Insomma, non è così semplice purtroppo.
    Torniamo alla Shoah. Rochus Misch, una delle guardie del corpo di Adolf Hitler, ripete la tesi tanto cara al negazionismo che lui incredibilmente non fosse a conoscenza della «soluzione finale». Che ne pensa?
    È semplicemente ridicolo. Ogni tanto, queste storie tornano fuori, in qualche modo, ma sono solo sciocchezze. Che gerarchi potenti come Himmler, Goebbels e Eichman, fautori di una macchina potente e di morte, «tramassero» alle spalle del loro capo è , ripeto, semplicemente ridicolo. E impossibile, non esistono altri aggettivi.
    Perché date ancora la caccia ai criminali della Seconda guerra mondiale? Non sono tutti novantenni arteriosclerotici?
    (Ride) Vede, ci deve essere per tutti loro la certezza della pena, anche se i reati contestatigli risalgono a settant'anni fa.
    Ci sono ancora Paesi, oggi, che ostacolano il vostro lavoro?
    Oh, sì, senza dubbio! Ci sono molti Stati, ancora oggi, che ostacolano il nostro lavoro: l'Austria, la Lituania, la Lettonia, l'Estonia, Ucraina... moltissimi Paesi, davvero.
    E la Chiesa? Crede che «Odessa» (la rete composta da ex ufficiali delle SS e da «amici» di varie organizzazioni, tra cui, appunto, la Chiesa, che aiutò molti nazisti a fuggire in Sudamerica, ndr) sia sempre operativa?
    Certo la Chiesa non ci aiuta (ride), ma nemmeno ci disturba più, non ci «infastidisce». Ormai non è più un attore importante, in questo senso. E, riguardo all'operazione «Odessa», è acqua passata.
    Cosa pensa della situazione italiana, con il fallimento del progetto Binario 21 a Milano, o la lista di «ebrei influenti» pubblicata online?
    L'Italia non è certo un'anomalia: come molti Paesi, si distingue, nel bene, grazie a importanti successi, come i 35 criminali nazisti condannati negli ultimi 5 anni, ma anche nel male, con «scivoloni» come quelli di cui parlava lei.
    È possibile che criminali nazisti di rilievo, come il famoso e ricercatissimo Eribert Heim, siano morti da latitanti e che, quindi, voi stiate perdendo tempo e risorse?
    Certo, è possibile, ma le assicuro che ne vale la pena. Insomma, può essere che, per esempio, proprio Heim sia già morto, da qualche parte e, in questo caso, noi staremmo sprecando risorse dandogli la caccia, ma noi dobbiamo dare la caccia a queste persone. A volte li troviamo, altre volte no e, in quei casi, stiamo buttando tempo e risorse. Ma crede che potremmo davvero smettere di cercarli per paura di un insuccesso?
    Crede che sarà mai possibile una sorta di riconciliazione pacifica con il vostro passato, come accaduto in Sudafrica, per esempio? È ovvio che non è possibile fare paralleli tra l'apartheid e la persecuzione nazista, ma potrebbe essere importante per il popolo ebraico, per andare avanti, ripartire da zero, anche senza dimenticare né perdonare?
    La riconciliazione non è una buona idea, mi creda. La «Truth and Reconciliation Commission» (la Commissione per la verità e la Riconciliazione) non ha mai realmente guarito le ferite dei sudafricani e questo è il motivo per cui oggi la Rainbow Nation è uno dei Paesi con il più alto tasso di criminalità. In Ruanda, dopo il genocidio, si è dibattuto a lungo della possibilità di seguire l'esempio sudafricano, ma io consigliai di non farlo e, grazie a dio, mi hanno dato retta.


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