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FUORIPAGINA
27/01/2011
  •   |   Maria Mello, Vinicius Mansur
    Battisti, il caso politico che travalica i confini

    Come ha vissuto le ripercussioni del suo caso in Italia e in Brasile?
    E' difficile parlarne. Questa è la ragione per cui sono rimasto traumatizzato e ho dovuto ricorrere a uno psichiatra. Quando leggo cose che non hanno molto a che vedere con me, resto... mi scoppia il cuore, non riesco a controllarmi, cado in uno stato di semincoscienza. Ieri, per esempio, sulla tv SBT hanno dato una notizia su Berlusconi e le sue prostitute. Solo con l'annuncio della notizia «Italia», mi sono messo a tremare. Hanno fabbricato un mostro che non ha niente a che vedere con me.
    Per quali motivi?
    Mi perseguitano perché sono uno scrittore, perché ho un'immagine pubblica. Se non fosse per questo, sarei uno dei tanti, come altri italiani che se ne sono andati dal paese per le stesse ragioni. Sono perseguitato dallo stato italiano e dalla magistratura brasiliana. Questa persecuzione non è per caso. Non si metterebbe in discussione una decisione del presidente della repubblica. Non esiste un paese al mondo in cui una estradizione non sia decisa dal capo del potere esecutivo. Vi immaginate se questa decisione presa dalla magistratura brasiliana si verificasse in un altro paese, la Francia per esempio? Sarebbe un assurdo, impensabile. E quando io sono diventato un caso internazionale, sono diventato una moneta di scambio per molte cose. Se Lula avesse preso la sua decisione prima, si sarebbero scatenati contro di lui, perché sconfiggere me sarebbe stato sconfiggere anche Lula. Adesso l'obiettivo principale della destra brasiliana, in questo caso, è colpire il governo di Dilma.
    Come ha accolto la decisione di Lula?
    E' stato un atto di coraggio da parte di un capo di stato del livello di Lula, con le responsabilità che aveva e con i problemi connessi alla geopolitica. E' evidente che la scelta del momento non è stata casuale. Il caso Battisti è stato usato per altre ragioni politiche.
    La sua estradizione quali precedenti porrebbe?
    Cambierebbe la storia, perché fino a oggi gli italiani non sono mai stati estradati. Quindi sarebbe un colpo duro. Non solo per gli italiani.
    Lei crede che se l'estradizione alla fine non sarà concessa, ci sarebbero delle rappresaglie dell'Italia verso il Brasile?
    L'Italia non è mai stata abbastanza forte per collocarsi fra i paesi più ricchi del mondo. Se ci sta è per via della Nato e della mafia, che impingua le casse delle banche del mondo. L'Italia è sempre stata un bluff. E' l'Italia che ha bisogno del Brasile. Quello che i media dicono sono menzogne. In Italia c'è molta gente che mi difende. Se io ci tornassi, ci sarebbero dei casini, e Berlusconi lo sa.
    Quali sono i suoi sentimenti oggi verso l'Italia?
    Ormai non è più il mio paese. Io mi sono formato come cittadino del mondo. Quando abbandonai l'Italia, ero ancora molto giovane. Quindi questa storia della patria non la sento. Non è che ci sia arrivato intellettualmente, per il fatto di essere un anarco-comunista. Ci sono arrivato attraverso la vita stessa, per il modo in cui ho vissuto, per scelta e anche per dovere. Per me, questa storia della patria non ha senso.
    Chi sono i suoi nemici in Italia?
    I miei nemici sono quelli che vogliono nascondere gli anni di piombo. I media fanno di tutto per cancellare il contesto storico. Governo e opposizione sono gli stessi degli anni di piombo: Democrazia cristiana e Partito comunista italiano. Il Pci era il partito più stalinista ma non aveva il controllo del potere. Loro furono i più crudeli con noi. Torturatori. E oggi sarebbero l'opposizione a Berlusconi. In realtà non esiste opposizione, il Pci non ha alcun programma politico. Quando Berlusconi, che sappiamo bene chi è, dice che l'opposizione vuole vincere le elezioni con un golpe giudiziario, dice la verità. Come è già accaduto una volta. Ci sono riusciti, fra i due mandati di Berlusconi, attraverso un golpe. Perché la magistratura era controllata dal Pci, il Pci controllava i magistrati italiani. Negli anni di piombo i magistrati migliori erano del Pci e hanno continuato ad esserlo, alcuni di loro perfino candidandosi. Durante la dittatura loro organizzavano e assistevano alle sessioni di tortura. Torturavano il movimento rivoluzionario, dalle Brigate rosse fino all'Autonomia e ai Pac. Uno di loro era Armando Spataro, che non era iscritto ma era in relazione con il Pci. Lui era il torturatore di Milano. Amnesty international ha una documentazione al proposito. E lui è il procuratore che oggi mi perseguita. Lui è procuratore di Milano ed è ancora il procuratore europeo-italiano sul terrorismo.
    E qual è il suo rapporto con il Brasile?
    Se esiste un angolo di patriottismo, quello sarebbe il Brasile. Può sembrare un po' opportunista, ma sono arrivato qui, non conoscevo nessuno e si è formato un movimento a mio favore. Questo scalda molto il cuore.
    Chi ha cercato quando è arrivato?
    Quando arrivai c'erano già molte mie foto da ogni parte. Sapevo di essere sorvegliato e quindi non ho preso contatto con gli italiani rifugiati qui, né con nessun movimento. Volevo preservare loro e me. Ma io non riesco a star lontano dai problemi, salivo ogni giorno nelle favelas (di Rio de Janeiro). Mi sedevo a un banchetto, mi facevo una birra e la proprietaria del banchetto aveva un figlio in carcere. Lei era analfabeta e mi chiedeva di leggerle le lettere del figlio e di rispondergli. E così io frequentavo tre favelas e avevo eccellenti rapporti con tutti.
    Quali favelas?
    Santa Marta, Tabajara e Cantagalo. A Cantagalo e Pavão, Pavãozinho. Sono diventato lo scrivano delle favelas. Ho sempre fatto lo stesso lavoro. In Francia avevo il permesso del Ministero di polizia e del Ministero degli interni per fare lavori di scrittura. Per me è stato una cosa naturale e tutte le auto della polizia mi conoscevano perché in qualsiasi favela di Rio c'è un'auto della polizia all'entrata. «Ecco il gringo», dicevano. Salivo nella favela per potermi sentire vivo.
    Ma quando lei è arrivato, da chi è stato appoggiato?
    Da molta gente, del Pt e anche del Psdb (Partito socialdemocratico, centro-destra in Brasile). Quando sono stato arrestato, Fernando Gabeira (ex-guerrigliero passato ai verdi) è venuto a incontrarmi con alcuni deputati del Psdb. Chiaro che non sapevano molto bene quel che stava succedendo e dopo si sono allontanati, anche Gabeira. Lui mi accolse in Brasile, mi aiutò. Ma non come un soggetto politico pensante bensì come un prigioniero degli anni '70 che riteneva non rappresentasse alcun pericolo per nessuno, perché già c'erano altri italiani qui nella stessa condizione. Quando si rese conto di chi ero io, o meglio, di quello che i media avevano fatto di me, lui prese le distanze.
    Come si definisce politicamente?
    Sono un anarco-comunista da sempre, che considera finito il leninismo. Ma sono per un anarchismo organizzato, un anarco-marxista, perché esiste un altro nucleo forte dell'anarchismo che è individualista.
    E come vede il socialismo nel mondo di oggi?
    Sono convinto che si stiano creando le condizioni per il socialismo. La socialdemocrazia, nel nord d'Europa, con le sue politiche di welfare, ha conseguito dei risultati. Ma sta cadendo perché il blocco guidato dagli Stati uniti, quello del liberismo selvaggio che non si cura affatto della sicurezza sociale, è un concorrete molto difficile, crudele.
    Il Venezuela sta facendo il meglio che si può. Non è andato molto avanti perché il paese non l'ha permesso. Era quasi allo stato feudale. Non si può pensare che cambiando di presidente un paese cambi dalla sera alla mattina. E Cuba, se non fosse per l'embargo, potrebbe essere la miglior democrazia del mondo.
    Qual è la sua opinione sulla lotta armata?
    Fu lo stato a spingerci alla lotta armata, perché solo così avrebbe potuto sconfiggere il fortissimo movimento culturale che c'era. Il movimento rivoluzionario italiano arrivò a contare più di un milione di persone. Ma cademmo nella trappola e finimmo per fare il gioco del potere. Io non posso dire che la lotta armata non è viabile nel mondo intero, ma posso dire che non lo è più nel mondo che io conosco. Credo che la rivoluzione sia eliminare le classi, però ormai non passa attraverso le armi ma attraverso la cultura e l'istruzione.
    Quando uscirà di prigione che intende fare?
    Non so fare altro se non scrivere e lavorare con la collettività. Voglio fare lavoro sociale a partire dalla scrittura. Forse non ho diritto a fare politica, ma farò cultura.

    Vede dei rischi se la lasceranno andare?
    Ci sono minacce scritte di agenti carcerari contro di me. Se mi dovesse succedere qualcosa, Berlusconi dovrà risponderne.
                                 ©Brasil de fato/il manifesto


I COMMENTI:
  • preciso che non c'è persona che più mi sta sul c....o di Battisti e resta in Brasile o lo portano in Italia non me ne frega nulla....ma credo che sia storia la collaborazione tra PCI e questure varie; il movimento del '77, come quelli successivi li hanno rovinati gente che fingeva di essere di sinistra, non quelli che a torto o ragione hanno scelto la lotta armata.
    Poi chiedo: quale giustizia hanno avuto le vittime dei carabinieri, della polizia, delle guardie carcerarie?
    Chi è stato torturato?
    Se si sceglie di stare da una parte odall'altra le cose le si vede di conseguenza, ma se si vuole vedere la verità allora è quella che ho descritto... 29-01-2011 18:34 - francesco giordano
  • sono d'accordo con marx (quello del precedente post, intendo...)
    però l'intervista a battisti per me è la prova provata che la persona è un mentecatto (a pensar bene) oppure uno che continua imperterrito a guardarsi il proprio ombelico, e a trovarlo incredibilmente bello.
    difendendo certa roba ci facciamo del male da soli.
    ci sono poche cose che mi trovano in contrasto col manifesto, certamente la linea prevalente che avete sul caso battisti è una di queste. 28-01-2011 15:43 - augusto losio
  • La cosa che sorprende di più è che per Battsti ed altri brigatisti si vuole far giustizia con qualunque mezzo, compreso quello mediatico, mentre per i terroristi neri, i quali hanno fatto omicidi di massa con le bombe, non c'è mai stato lo stesso impatto mediatico. Vedere Berlusconi che in televisione accompagna una delle vittime in carrozzina chiedendo l'estradizione di Battisti, e non vederlo fare altrettanto con i terroristi neri rifugiati in Giappone, beh non penso sia una cosa equa. Non voglio entrare nel merito della vicenda Battisti, e non me la sento di assolverlo, ma una cosa è chiara, e cioè che non c'è e non c'è mai stato lo stesso trattamento per tutti sulla giustizia. Alcuni brigatisti hanno preso 20 anni di carcere solo per aver fatto parte di quella organizzazione, e senza mai aver ucciso nessuno. Ditemi, chi è che prende 20 anni di carcere in Italia per collaborazione in omicidio? Nessuno, solo i brigatisti. 27-01-2011 19:04 - Marx
  • E ora che anche il Parlamento Europeo ha preso posizione contro Battisti, ai suoi occhi sarà diventato fascista e bunga bunga tutta l'Europa ? 27-01-2011 18:03 - alvise
  • Ah, e così? Se hai queste idee vaffanculo! e vattene anche te ad Arcore a fare il bunga bunga. Voi autonomi del piffero avete contribuito a mandare a casa un movimento (quello del 77) di milioni di studenti, perché vi siete imbarcati nel delirio della lotta armata, che dati i mezzi in dotazione allo Stato era persa in partenza. Avete spalancato le porte all'orrore politico che è venuto dopo. La vostra sconfitta però non è stata solo vostra e i Craxi e i Berlusconi ce li siamo ciucciati noi che siamo rimasti qui in Italia. 27-01-2011 17:27 - Daniel
  • le affermazioni del sign. Battisti sui rapporti fra PCI e giudici sono un puro delirio berlusconiano, da leggere (e pubblicare sul manifesto) l'intervento di tabucchi su le monde del 16 gennaio 27-01-2011 17:26 - massimo furiga
  • Nessuno ha mai detto tante parole,quanto per Battisti.
    Un governo,(italiano) è stato offeso da quello brasiliano e è stato paragonato a un governo di quelli dittatoriali.
    Battisti,con la sua storia ha sputtanato l'Italia e il suo governo.
    Oggi tutti sanno che in Italia, un prigioniero politico è in serio pericolo.
    Specialmente se è di sinistra.
    L'Italia è oggi come l'Italia di Mussolini.
    Anche perche la nipote di Mussolini è al governo con Berlusconi.
    Questa Italia è ormai un coacervo di destre furenti, che si accapigliano per il potere.Non ci sono garanzie per chi è prigioniero e il Brasile ha fatto bene a non estradare Cesare Battisti!
    Forse è ora che il mio paese si faccia un pò di esame di coscienza e cerchi di ritornare a essere un paese normale.
    Ma fino a che c'è Bunga Bunga è un pò difficile la cosa!
    Pòi Berlusconi si fa consigliare da Gheddafi e da Putin in fatto di democrazia....! 27-01-2011 17:05 - mariani maurizio
  • All'intervista di Battisti manca però una domanda:cosa ne pensa dei familiari delle sue vittime,che dopo più di trent'anni ancora non hanno avuto nessuna giustizia per l'assassinio dei loro congiunti? 27-01-2011 16:56 - claudiouno
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