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FUORIPAGINA
29/01/2011
  •   |   Michele Giorgio, inviato Al Cairo
    Il faraone brucia

    Mentre scriviamo, forze blindate della Guardia presidenziale sono entrate - fra gli applausi della folla - in tre città egiziane: Assuan, Suez e il Cairo. Non si tratta di tutto l'esercito - a cui il presidente Hosni Mubarak ha chiesto di schierarsi contro i manifestanti - ma di un corpo d'élite. Fino alle 11.30 nelle strade del Cairo ieri si vedevano solo gli agenti antisommossa, chiusi nell'uniforme scura e con il volto coperto dal casco. Schierati a migliaia lungo le strade del wast al balad, il centro commerciale, fino a Midan Tahrir. Una lunga striscia nera che rendeva cupa l'atmosfera, nonostante la giornata soleggiata, quasi estiva, che ha illuminato fino al tramonto la capitale. Un'atmosfera di calma surreale, pochissime le automobili in circolazione. L'esatto contrario della metropoli caotica che tutti conoscono. Poi, all'improvviso un urlo, forte, in via Ahli: «Mubarak vattene». E dietro una folla di giovani a battere le mani e a scandire slogan contro il governo, il presidente, in nome della libertà e del lavoro per tutti. La stessa scena in quel preciso istante si è ripetuta davanti alla moschea di al-Azhar, la più importante della città, e a quelle di al-Nur al-Abbasiya, Omar Ben al-Aas, Aisha e ad altri luoghi di culto minori sparsi tra il centro e la periferia.
    Ma anche alcune chiese, per la prima volta, ad indicare che gli egiziani copti si sono uniti alla rivolta dopo essersi tenuti a distanza dalle piazze nei giorni scorsi. Cortei, con migliaia di uomini e donne di ogni età, che non hanno esitato a radunarsi persino davanti al palazzo presidenziale, presidiato da centinaia di agenti di polizia, per far capire che ormai l'Egitto non teme più il pugno di ferro del regime.
    Così ha avuto inizio il «venerdì di collera» che ha segnato un altro punto di svolta per l'insurrezione del popolo egiziano, persino più importante del 25 gennaio. Mubarak credeva di poter tagliare le comunicazioni tra i rivoltosi, riportando il paese indietro di 20 anni con l'ordine di oscurare internet e la telefonia mobile (incluso l'invio degli sms). Niente da fare, la protesta è esplosa ugualmente, inarrestabile, al Cairo, Suez, Alessandria, Ismailiya e in altre città. Il rais non ha ancora capito che non è un remote control nelle mani di qualcuno a manovrare la rabbia popolare e che dietro l'insurrezione non ci sono i Fratelli Musulmani, come vorrebbe far credere ai suoi sponsor occidentali, o la sinistra. E neppure l'opposizione riformista che fa capo all'ex presidente dell'Aiea, Mohammed ElBaradei, al quale la polizia ieri ha impedito di parlare al Cairo (è girata anche la voce del suo arresto, poi in parte smentita). È un'energia spontanea, nuova, che spinge la gente a sfidare il potere, a strappare ovunque i poster di Mubarak e del figlio (ed «erede» alla presidenza) Gamal, forti anche dell'esempio dato dai tunisini, capaci anche a costo di tante vite umane di mettere in fuga un dittatore brutale come Ben Ali.
    Le manifestazioni al Cairo sono andate avanti, specie nella zona di Midan Tahrir, anche dopo l'annuncio dato dai media statali dell'imposizione del coprifuoco dalle 18 alle 6 e dell'invio di reparti dell'esercito - chiamato per la prima volta in causa - in appoggio delle forze di polizia incapaci di domare i rivoltosi dopo aver sparato migliaia di lacrimogeni e proiettili veri e di gomma che hanno fatto nella capitale due morti e decine di feriti. Nulla hanno potuto i blindati che inutilmente, per tutto il giorno, hanno provato a disperdere i dimostranti che occupavano il Ponte 6th Ottobre, il più noto del Cairo. «Hosni (Mubarak), Hosni, prendi l'aereo come Ben Ali», ripeteva ieri senza sosta Ibrahim, un giovane che assieme ad altre centinaia di ragazzi, ha tenuto sotto pressione per ore la polizia lungo il Nilo, a poche decine di metri dall'Hilton Hotel (preso di mira, ad un certo punto, dai lanci di lacrimogeni). «È finita per Mubarak e per suo figlio - spiegava Ibrahim - ma è finita anche per il loro partito (Nazionale-democratico, ndr), non potranno più prenderci in giro». «È la seconda rivoluzione egiziana, come quella del 1952», ci diceva un altro giovane, Amr, nasseriano, facendo riferimento al colpo di mano che portò al potere i Giovani Ufficiali. Una «seconda rivoluzione» che in serata, in pieno coprifuoco, ha visto centinaia di dimostranti dare alle fiamme, nel centro del Cairo, il quartier generale del partito di Mubarak, sotto il fuoco delle forze di polizia. L'atto più simbolico di tutta la giornata di lotta. «Questa non è la rivolta del Cairo» ha avvertito ieri il dissidente Amin Iskandar, «tutto il paese è unito nel chiedere la fine di Mubarak e l'avvio di una nuova era». Le fiamme della sommossa infatti sono divampate anche a Mansura, Alessandria, Ismailyya, el Arish, e, soprattutto, a Suez già protagonista nei giorni scorsi. Suez ieri si è «liberata», cacciando via dai quartieri centrali i 3mila agenti antisommossa schierati dal governo e dando fuoco a tre blindati. Un giovane ha pagato con la vita l'aver affrontato a viso aperto la polizia. In serata al Cairo, a Suez e anche ad Alessandria si è fatto sentire più forte il pugno di ferro della repressione e resta un'incognita l'atteggiamento delle Forze Armate. In Tunisia hanno aiutato la rivolta, in Egitto potrebbero spegnerla nel sangue. Human Rights Watch denuncia che sino ad oggi gli apparati di sicurezza hanno usato la forza in modo «totalmente inaccettabile e sproporzionato» mentre centinaia di arrestati sono stati soggetti a maltrattamenti e percosse nelle stazioni del mukhabarat, il servizio segreto che ieri, con agenti in abiti civili, presidiava molte strade del centro della capitale.
    Mubarak regge ancora, grazie alla repressione, ma nel suo partito e nel governo comincia a diffondersi il panico. Alcuni ministri hanno mostrato al rais i preoccupanti dati economici frutto della rivolta - la borsa egiziana mercoledì ha registrato un tonfo di oltre il 10%, il secondo peggiore della sua storia e il turismo straniero è crollato di fronte all'instabilità del paese - e ora chiedono decisioni importanti, iniziative vere per placare l'insurrezione. Per la prima volta un esponente di spicco del Pnd ha chiesto le dimissioni del governo. Mustafa al-Faqi, presidente della commissione esteri del Senato, durante una trasmissione televisiva, ha «previsto» al più presto le dimissioni del premier Ahmad Nazif. «Abbiamo ricevuto la fiducia degli elettori ma non l'abbiamo meritata», ha detto senza peli sulla lingua puntando l'indice contro il segretario del suo partito Ahmad Ezza, reo di aver voluto in pratica tutti i seggi del Parlamento, con brogli e violenze. «È stato un errore attribuire al nostro partito tutto il Parlamento alle ultime elezioni - ha detto -. Nel momento in cui nelle istituzioni non ci sono alternative è chiaro che l'unico modo per ottenere un cambiamento è quello di fare ricorso alla piazza ed è ciò che stiamo vedendo ora.
    E ora anche Barack Obama, sostenitore della «stabilità» in Egitto, sembra correggere il tiro nei confronti del suo principale alleato in Medioriente. Il capo della Casa Bianca non molla Mubarak ma ha ricordato di averlo sempre esortato «a fare in modo che il suo governo facesse progressi nel campo delle riforme, quelle politiche e quelle economiche», assicurando la libertà di espressione. Anche dall'Ue sono venuti appelli perché venga rispettato il diritto dei cittadini «a manifestare le loro politiche aspirazioni attraverso pacifiche dimostrazioni». Il tiranno perciò è più solo e il giornale Masryoun ha rivelato una riunione, che sarebbe avvenuta due giorni fa a Sharm el Sheikh, al massimo livello per discutere del futuro dell'Egitto. Durante l'incontro sarebbe stata discussa la possibile nomina da parte di Mubarak di un vicepresidente, quindi di un suo successore, scelto tra i comandanti militari più in vista, e la rinuncia definitiva a passare lo scettro al figlio Gamal. Si tratta solo di indiscrezioni ma, in ogni caso, l'Egitto va avanti e non guarda più all'esercito come suo unico riferimento. I leader delle forze di opposizione stanno discutendo della formazione di un governo di transizione di unità nazionale con al suo interno tutte le parti politiche. Un esecutivo che dovrebbe essere guidato da Mohammed el Baradei.


I COMMENTI:
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  • Ai giovanni egiziani. Non mollati, non fati compromessi con il regime di Mubark, non arretrati un millimetro dal terreno della libertà conquistato. La vostra rivoluzione vincerà e la tenebra che avvolgeva il cielo egiziano scomparirà per sempre. Viva l'Egitto viva l'Egitto libera viva l'Egitto dignitosa e superbia. 30-01-2011 19:28 - walid fayez
  • Frattini, sei un pupazzo! 30-01-2011 17:49 - pippo
  • Ma che c'entra il popolo??? che c'entrano i lavoratori?? ma è possibile che voi comunsti confondiate sempre tutto e pensate che tutto sia riconducibile a lotta di classe, al 1917, al potere operaio. QUI si parla di musulmani politicizzati (non atei o laici o democratici) che vogliono fare cadere un regime per instaurarne un'altro più filo-islamico. 30-01-2011 17:09 - Marco
  • SOLIDARIETA INTERNAZIONALISTA ALLE MASSE POPOLARI EGIZIANE!!!!
    eroica l'insurrezione popolare DEI POVERI DEI GIOVANI DEGLI OPERAI DEI DISOCCUPATI E DELLE DONNE!!!..ONORE AI MARTIRI ASSASSINATI DALLA POLIZIA DEL BOIA MUBARAK!!!!fantoccio dell'impero...l'Europa in todo e'stata vomitevole tuttora sta appoggiando il boss marionetta.....gli usa bisogna riconoscere si sono comportati in maniera piu decente!!!
    Sembra di rivivere in questa epica "BATTAGLIA DEL CAIRO"..la rivolta popolare del caracazo a caracas contro un altra marionetta dell'impero il boia perez...OPPURE LA EPICA INSURREZIONE POPOLARE E DELL'ESERCITO CONTRO IL TENTATIVO GOLPISTA CONTRO CHAVEZ.. nel 2002...
    altre immagini ricordano la grande ed inarrestabile rivolta di Teheran in cui l'esercito passo' con l'insurrezione popolare...
    APPOGGIO ALLE MASSE EGIZIANE ED ARABE PER UN EGITTO PROGRESSISTA ED ANTI IMPERIALISTA..fuori mubarak e l'impero.
    INSHA 'HALLAH 30-01-2011 10:09 - carlos
  • E QUANDO TUTTO QUESTO ACCADRA'ANCHE IN CINA E INDIA,ALLORA SI'CHE CI SARA' DA DIVERTIRSI! 30-01-2011 09:32 - claudiouno
  • E' INCREDIBILE ! DOPO QUASI VENT'ANNI DI MELASSA PUTRESCENTE BERLUSCONIANA , CHE CI DOVREBBE INDURRE ALLA RIVOLTA SOCIALE ( VISTI I NOSTRI TRASCORSI RISORGIMENTALI , PARTIGIANI E COME CI HA RIDOTTO IL NANO PELATO E LA SUA CRICCA ) CI FACCIAMO BAGNARE IL NASO DALLE GENTI D'EGITTO CHE IN FATTO DI ABITUDINE ALLA DEMOCRAZIA E DI COSCIENZA SOCIALE NE DOVREBBERO VANTARE MENO DI NOI ITALIANI.... CHE SIAMO COSI' LIBERALI&LIBERTINI , CIVILI , DEMOCRATICI , GARANTISTI , ETC.ETC. ... MENTRE QUESTI ARABI....COSI' POCO INCLINI ALLA VOGLIA DI DEMOCRAZIA , COSI' INTEGRALISTI DA RISULTARE UN PERICOLO PER IL MONDO ... MA COME MAI LORO SI RIBELLANO E NOI NO ? FORSE CHE NOI SIAMO DIVENTATI UN POPOLO DI PIRLA ? PER IL 50% RINCOGLIONITI TOTALI DAI RAGGI CATODICI DEL CAIMANO O SODALI PER INTERESSE E PER IL RESTO SENZA PIU' PALLE TANTO CI SIAMO ASSUEFATTI ALLA PRATICA TAFAZZI ( SALVO I COMPAGNI DELLA FIOM-CGIL E I LAVORATORI A LORO VICINI , SANTORO , LERNER E OVVIAMENTE L'AREA POLITICA CHE SI IDENTIFICA NEL MANIFESTO / RADIOPOPOLARE ).
    FORSE , SENZA FORSE , DAI PAESI ARABI CI STA ARRIVANDO UN SEGNALE CHIARISSIMO DI SETE DI GIUSTIZIA SOCIALE , DI VERA DEMOCRAZIA MA ANCHE CHE SE UN POPOLO REPRESSO E SFRUTTATO HA UN MINIMO DI NERBO ... MAGARI SI INCAZZA E SI RIBELLA !

    ORA , NON DICO CHE IN ITALIA DOBBIAMO METTERE A FERRO E FUOCO LA NAZIONE .... MA ALMENO ... TUTTI QUELLI CHE NON HANNO PIU' NULLA DA PERDERE ( CHE SONO 1 ITALIANO SU TRE ) , PERCHE' NON FACCIAMO UN MEGA SCIOPERO GENERALE A OLTRANZA ALLA FRANCESE E VEDIAMO L'EFFETTO CHE FA' ? PERCHE' SE IL BERLUSCA ORGANIZZA LA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DUOMO A MILANO PER DIFENDERE SE STESSO E IL SUO DIRITTO A FREQUENTARE LE SUE AMICHETTE MENTRE LA NAZIONE STA LETTERALMENTE ANDANDO A PUTTANE , A DIFENDERE I TRIBUNALI E DARE SOLIDARIETA' AI MAGISTRATI NON CI SONO PIU' LE CATENE UMANE DI QUALCHE ANNO FA' ?
    E' VERO CHE NON CI SONO PIU' I SOLDI DI UNA VOLTA , MA NON SAREBBE IL CASO DI RICOMINCIARE AD AVERE IL CORAGGIO DI BUTTARE ADDOSSO A QUALCUNO UNA PIOGGIA DI MONETINE , COME QUALCHE ANNO ADDIETRO ? 29-01-2011 22:00 - Marco
  • noi occidentali non dovevamo esportare la democrazia? forse soltanto in iraq, nelle altre nazioni va tutto bene; appoggiamo sempre tutti i peggiori dittatori del mondo.boicottiamo soltanto cuba ,dimenticandoci delle migliaia di oppositori in carcere in tutti i regimi arabi filo occidentali 29-01-2011 21:22 - angelo
  • Ma cosa credevano questi politici,che i popoli avrebbero accettato questa crisi?
    I popoli sono stanchi delle loro classi politiche.Specialmente di quelle classi politiche che stanno allineate con gli USA.
    Servi di un potere imperiale.Servi delle banche e delle multinazionali.
    Servi di chi non ha altro che un grande esercito.
    I popoli come i tunisini e egiziani,sono identici al popolo italiano.Fratelli anche nei governi che ci comandano.Basta,non se ne può più di questa ingerenza da parte degli USA e di israele.E' Arrivata finalmente,l'era della riscossa!
    Viva i popoli africani e mediterranei.Liberiamo il nostro mare dalle navi amerikane! 29-01-2011 18:58 - maurizio mariani
  • Io ho mia madre in viaggio ad Alessandria, è malata e comunicava con noi via internet. Sto cercando di telefonare alle ambasciate e al ministero degli esteri, ma non c'è nessuno, è perché è sabato?? Ma è impossibile che il ministero degli esteri, recapito telefonico del servizio rintracciabilità connazionali, sia chiuso! e non c'è un numero d'emergenza predisposto dalla farnesina?? 29-01-2011 18:53 - Andrea Scarafoni
  • .. mi chiedevo se si scoprisse che dietro questa rivolta ci fosse la Cia, a me personalmente non cambierebbe la sostanza, peró son curioso se invece cambierebbe i toni di qsto editoriale 29-01-2011 17:56 - steblo
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