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Ida Dominijanni
Il diritto e il rovescio di una mobilitazione
Sciarpe e coccarde bianche a Montecitorio sui banchi dell'opposizione, mentre un'aula senza dignità respinge al mittente, con l'ennesima maggioranza risicata e blindata, la richiesta della procura di Milano. Quel bianco delle coccarde e delle sciarpe, già usato nella manifestazione del 29 a Milano, è un segno di lutto: il lutto per la dignità delle donne offesa e ferita dal Berlusconi-gate. Si potrebbe legittimamente esibire, al contrario, un segno di festa: senza le parole e l'esposizione di alcune donne - da Veronica Lario in poi, inutile rifare l'elenco - e di altre donne che fin da subito le hanno sostenute, il Berlusconi-gate non sarebbe mai scoppiato. Senza il «tradimento» e il racconto di alcune testimoni, l'inchiesta di Ilda Bocassini - che è una donna - e dei magistrati di Milano non starebbe in piedi. E dunque: è proprio la dignità delle donne la vittima numero uno del Berlusconi gate? E' proprio alla vittimizzazione delle donne che il discorso sulle donne deve ineluttabilmente portare?
Sono le due domande principali su cui ruota il dibattito femminista sulla mobilitazione femminile del 13 prossimo, promossa dai media mainstream con gran dispendio di testimonial e spot - siamo pur sempre dentro la cultura dell'immagine, anche quando ci si mobilita contro l'immagine dominante del corpo femminile - ma poco riguardo alle articolazioni del discorso. Che bisogna dunque andare a scovare in rete, nei siti e nelle testate su cui il tanto deprecato «silenzio delle donne» non c'è mai stato: «mai state zitte», ricorda ingenere.it.
Cominciamo dunque dalla questione della dignità violata: è solo, o in primo luogo, quella delle donne? Eppure al centro del teatro di Arcore c'è una messinscena della virilità che prima delle donne offende, o dovrebbe, gli uomini. «Ragazze che si vendono, e fa rabbia - scrive Anna Bravo, storica e femminista storica, su donnealtri.it -; ma soprattutto uomini che solo grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo e le gratificano con regali comprati all'ingrosso. Eppure, mentre noi ci preoccupiamo della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile. Certo, il modello Berlusconi è così povero e violento che per un uomo di buona volontà può essere difficile vederlo come una ferita inferta anche alla propria identità. Ma come mai la vergogna provata da tanti di voi riguarda l'essere italiani, e non l'essere uomini italiani?». Come mai tanti uomini (di sinistra) si precipitano in piazza a difendere la dignità delle donne, senza interrogarsi sulla loro? Tanta premura ha un vago saporedi strumentalità. «Il femminismo aveva insegnato a non strumentalizzare le donne - scrivono sullo stesso sito Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi -. Succede invece che le ragazze di Arcore siano 'usate' per mandare via l'attuale presidente del consiglio. Giusto obiettivo ma che dovrebbe trovare altre gambe da quelle diciottenni per realizzarsi». Analogamente Lea Melandri, su Gli altri: «Finché lo sdegno non si estende a tutti gli aspetti del privilegio e della violenza maschili, dovrebbe venire il sospetto che delle donne ci si preoccupi quasi sempre solo quando servono». Di più: «l'oscillazione ambigua fra sdegno e voyeurismo» che caratterizza la campagna mediatica antiberlusconiana, aggiunge Melandri, mostra che quella stessa dignità rivendicata per le donne non viene accordata alle giovani frequentatrici di Arcore, trattate come merce tanto dal sultano quanto da chi gli si oppone, e ridotte sbrigativamente a «vittime» o «puttane» senza alcuna seria interrogazione sulla loro scelta, più o meno libera o più o meno asservita, di prestarsi a quel gioco.
Ragioni analoghe a quelle che spingono Luisa Muraro, in un breve testo pubblicato su libreriadelledonne.it, a non firmare l'appello «Ora basta»: «Non lo firmo per due ragioni principali. Per cominciare, sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio (nell'articolo di presentazione dell'appello, ora in unita.it, ndr) fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni altra considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione, altrimenti dalla politica si scade nel moralismo. In secondo luogo, l'indignazione contro la miseria sessuale di uomini al potere deve venire in primo luogo da uomini loro vicini, se hanno il senso della decenza, anzi doveva venire al primo scandalo e non è venuta, chissà perché. Ricorrere alle donne è un espediente di vecchio stampo, quando si assegnava alle donne un ruolo convenzionale, ora per la pace, ora per l'infanzia», e oggi «di truppe ausiliarie di una politica inefficace».
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Condivido il fastidio di pelle per chi ha sopportato l'imbarbarimento dei costumi, della morale, della vita pubblica e politica e ha messo solo raramente l'accento sull'onestà, la rettitudine, la limpidità che dovremmo avere "noi", compagni o cristiani "veri" poco importa, noi che stiamo da sempre dall'altra parte.
Eppure, sono davvero felice che ci sia una manifestazione come questa del 13, con la larga partecipazione che si preannuncia nei social network e nei media.
Una partecipazione attiva e gioiosa, decisa e allegra che si traduce in sforzi organizzativi, creatività e idee come da lungo tempo non si vedevano più nella protesta e nella politica d'opposizione. Mille sarebbero i distinguo da fare ripsetto alle parole d'ordine della manifestazione, ai suoi intenti e alle sue modalità: le riflessioni potrebbero o dovrebbero essere sul dopo-dimissioni, sui compagni di lotta, sui percorsi da seguire,e non solo quelle fondamentali sul ruolo delle donne in questa vicenda.
Tuttavia, credo che una grande mobilitazione che almeno per un giorno sia capace di regalare all'opposizione quell'unità e quella forza che non riesce a trovare, ora sia preziosa.
E se la dignità delle donne (e degli uomini, e che le loro riflessioni di genere se le facciano da sè, no?) è la leva che può servire a scalzare non tanto il regime quanto lo schifo umiliante che ha saputo far penetrare nella mentalità di molti, ben venga il suo utilizzo.
Tempo verrà, si spera, per rifletterci e discuterne, anche a lungo: ma ora sono l'agire e il condividere e il coinvolgere, le priorità. Forse è vero che non ci siamo mai zittite: ma è anche vero che nella maggior parte dei casi ci siamo ridotte a parlare - in modo dotto, intelligente e colto, certo - fra quattro mura e fra noi quattro. 05-02-2011 16:18 - marina
Poiché invece la presenza di una miriade di contraddizioni nelle nostre società complesse è acclarata ne deriva a mio avviso un intreccio di posizioni, di punti di vista che ci attraversano come individui (uomini o donne che siamo) e come gruppi sociali, e che si cristallizzano o si sciolgono dentro di noi in base al prevalere in un momento dato di questa o di quella contraddizione.
In questo momento storico in Italia, per me (e per molti altri, mi pare) la contraddizione principale è quella che oppone il Raìs ed il suo potente blocco sociale al resto del paese che non ne può più e che vuole mandarlo a casa.
È chiaro che coloro che vogliono mandarlo a casa, come acutamente dice Pina, al momento paiono essere egemonizzati dal “Partito di Repubblica”: “partito” che pare agitare la questione di genere solo strumentalmente.
È chiaro altresì che mille sono i rivoli di una protesta che sale da ogni parte nel paese.
Ma, se è vero che la contraddizione principale oggi in Italia è quella che oppone il blocco sociale del Raìs al resto del paese, o gli altri mille rivoli si buttano dentro questa contraddizione cercando di esserne egemoni, oppure ci si dispone al massimo a svolgere opera di pura testimonianza.
D’altro canto, anche sulle questioni di genere non si può ridurre tutto a un giudizio sulle "papi girl": la legge - Lanzillotta sulle privatizzazioni dei beni comuni (l’acqua!!!) , quella targata Livia Turco sulla privatizzazione e sulla clericalizzazione del sociale (il welfare!!!), etc. etc., stanno lì a dimostrare quanto ridurre tutto alla contraddizione uomo donna – almeno su queste questioni – rischi di essere fuorviante. 05-02-2011 16:07 - Dino Angelini - Reggio Emilia
Inolttre ho visto gesticolare con una sciarpa bianca solo la vergine Bindi. In ogni caso questa è la democrazia della tanto citata costituzione che come si cerca di toccarla c'è subito qualcuno che grida "la mia costituzione non si tocca" e giù referndum, tanto paga pantalone.
Evviva l'Italia spendacciona senza soldi, ed intanto il costo dell'ora lavorata (da chi veramente lavora e non ciancia) continua ad aumentare togliendo competività alle ns. imprese.
Andremo tutti a far la guida turistica a Roma di questo passo, perchè l'ora lavorativa in Italia costa il 30% in più che in Germania. 05-02-2011 15:11 - picchiato