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FUORIPAGINA
04/02/2011
  •   |   Ida Dominijanni
    Il diritto e il rovescio di una mobilitazione

    Sciarpe e coccarde bianche a Montecitorio sui banchi dell'opposizione, mentre un'aula senza dignità respinge al mittente, con l'ennesima maggioranza risicata e blindata, la richiesta della procura di Milano. Quel bianco delle coccarde e delle sciarpe, già usato nella manifestazione del 29 a Milano, è un segno di lutto: il lutto per la dignità delle donne offesa e ferita dal Berlusconi-gate. Si potrebbe legittimamente esibire, al contrario, un segno di festa: senza le parole e l'esposizione di alcune donne - da Veronica Lario in poi, inutile rifare l'elenco - e di altre donne che fin da subito le hanno sostenute, il Berlusconi-gate non sarebbe mai scoppiato. Senza il «tradimento» e il racconto di alcune testimoni, l'inchiesta di Ilda Bocassini - che è una donna - e dei magistrati di Milano non starebbe in piedi. E dunque: è proprio la dignità delle donne la vittima numero uno del Berlusconi gate? E' proprio alla vittimizzazione delle donne che il discorso sulle donne deve ineluttabilmente portare?
    Sono le due domande principali su cui ruota il dibattito femminista sulla mobilitazione femminile del 13 prossimo, promossa dai media mainstream con gran dispendio di testimonial e spot - siamo pur sempre dentro la cultura dell'immagine, anche quando ci si mobilita contro l'immagine dominante del corpo femminile - ma poco riguardo alle articolazioni del discorso. Che bisogna dunque andare a scovare in rete, nei siti e nelle testate su cui il tanto deprecato «silenzio delle donne» non c'è mai stato: «mai state zitte», ricorda ingenere.it.
    Cominciamo dunque dalla questione della dignità violata: è solo, o in primo luogo, quella delle donne? Eppure al centro del teatro di Arcore c'è una messinscena della virilità che prima delle donne offende, o dovrebbe, gli uomini. «Ragazze che si vendono, e fa rabbia - scrive Anna Bravo, storica e femminista storica, su donnealtri.it -; ma soprattutto uomini che solo grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo e le gratificano con regali comprati all'ingrosso. Eppure, mentre noi ci preoccupiamo della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile. Certo, il modello Berlusconi è così povero e violento che per un uomo di buona volontà può essere difficile vederlo come una ferita inferta anche alla propria identità. Ma come mai la vergogna provata da tanti di voi riguarda l'essere italiani, e non l'essere uomini italiani?». Come mai tanti uomini (di sinistra) si precipitano in piazza a difendere la dignità delle donne, senza interrogarsi sulla loro? Tanta premura ha un vago saporedi strumentalità. «Il femminismo aveva insegnato a non strumentalizzare le donne - scrivono sullo stesso sito Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi -. Succede invece che le ragazze di Arcore siano 'usate' per mandare via l'attuale presidente del consiglio. Giusto obiettivo ma che dovrebbe trovare altre gambe da quelle diciottenni per realizzarsi». Analogamente Lea Melandri, su Gli altri: «Finché lo sdegno non si estende a tutti gli aspetti del privilegio e della violenza maschili, dovrebbe venire il sospetto che delle donne ci si preoccupi quasi sempre solo quando servono». Di più: «l'oscillazione ambigua fra sdegno e voyeurismo» che caratterizza la campagna mediatica antiberlusconiana, aggiunge Melandri, mostra che quella stessa dignità rivendicata per le donne non viene accordata alle giovani frequentatrici di Arcore, trattate come merce tanto dal sultano quanto da chi gli si oppone, e ridotte sbrigativamente a «vittime» o «puttane» senza alcuna seria interrogazione sulla loro scelta, più o meno libera o più o meno asservita, di prestarsi a quel gioco.
    Ragioni analoghe a quelle che spingono Luisa Muraro, in un breve testo pubblicato su libreriadelledonne.it, a non firmare l'appello «Ora basta»: «Non lo firmo per due ragioni principali. Per cominciare, sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio (nell'articolo di presentazione dell'appello, ora in unita.it, ndr) fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni altra considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione, altrimenti dalla politica si scade nel moralismo. In secondo luogo, l'indignazione contro la miseria sessuale di uomini al potere deve venire in primo luogo da uomini loro vicini, se hanno il senso della decenza, anzi doveva venire al primo scandalo e non è venuta, chissà perché. Ricorrere alle donne è un espediente di vecchio stampo, quando si assegnava alle donne un ruolo convenzionale, ora per la pace, ora per l'infanzia», e oggi «di truppe ausiliarie di una politica inefficace».


I COMMENTI:
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  • se non manifestiamo è male se lo facciamo è male . A me sembra che molte fanno a gara a chi è più originale. Ma siete delle intellettuali o no ? In senso gramsciano intendo. Il tredici io ho visto donne e uomini camminare insieme senza slogan né partiti. La maggior parte non frequenta salotti televisivi né insegna all'università . Casalinghe mamme ragazze erano felici di sentirsi meno sole . Fate meno chiacchiere e meno libri e sforzatevi di fare il bene delle vostre sorelle meno fortunate . Io non mi vendo né il mio corpo che è sacro ma nemmeno la mia testa . Sarà moralismo o populismo. Ma se non si ritorna ad una sana lotta di classe qui siamo fritte anche grazie alle intellettuali borghesi come voi. 20-02-2011 21:09 - simona
  • Non mi sento "truppa ausiliaria di una politica inefficace".E' parola politica per me l'iniziativa del 13.Non condivido tante delle parole che la propongono ma condivido che si prenda parola publica per dire che provo sdegno per la miseria maschile.Per affermare la libertà femminile affinchè non si affermi un nuovo e antico moralismo.Certo gli uomini devono sentirsi umiliati dalla rappresentazione praticata e simbolica che viene fatta dai comportamenti di Berlusconi.Cosi' non è.Gli uomini non prendono parola publica su loro stessi.Io però non intendo sostituirmi o surrogare gli uomini ma denunciare che in un contesto cosi fatto muore il desiderio,muore la responsabilità verso l'altro da me.Il godimento manifestato dal berlusconismo ammazza il desiderio come motore del cambiamento.Io voglio desiderare e lottare per me e per tutte le donne.Certo le forme di lotta possono essere tante diverse tra loro e va sempre valutato cosa innescano anche involontariamente.Ma penso che anche le piu' straodinarie analisi da me condivise abbiano bisogno di maggiore iiziativa publica e aggregante.Siforse corriamo il rischio di essere truppe ausiliarie,usate dalla misera politica ma le atre forme salvano le singole che si travano tra di loro e non producono messaggi rintracciabili dalle altre,tutte le altre.Non abbiamo arginato con la nostra consapevolezza la mecificazone generale.Grazie a tutte coloro che argomentano il loro dissenzo sulla iniziativa del 13 con ragionamenti che inducono a riflette. 08-02-2011 19:25 - rosanna di mauro
  • il PD capace di strumentalizzare un movimento, e per di più di donne? lo possono temere - e pensare - solo fuori Roma... 08-02-2011 17:04 - Tonina
  • grazie alla Dominjanni per aver citato la Muraro 06-02-2011 12:07 - Morganthal
  • Ringrazio Ida Dominijanni per la lucidità e la compostezza dei suoi articoli.Le domande che con essi rilancia sono una preziosa risorsa per non restare nel rimbambimento mediatico della società dello spettacolo. 05-02-2011 22:14 - scarpa
  • Il bunga-bunga e'la conseguenza delle ragazze cin,cin,delle ragazze coccode'(non a caso erano "vestite" da galline), del velinismo,ecc ecc.Questo fa parte del Berlusconismo,nato negli anni 80.Quelle "ragazze" cosiddette escort non sono altro che mignotte.Come uomo ho sempre allontanato l'idea dello scambio sesso con denaro perche'e' semplicemente umilinte,mettendo a nudo l'incapacita'di non essere capace di conquistare una donna vera.Purtroppo ci sono troppi uomini, in Italia, che si riconoscono,nello psico-nano,che gli perdonano tutto.Altrimenti non si spiegherebbe la drammatica situazione italiana.Aurelio 05-02-2011 18:30 - PAlazzoni Aurelio
  • Vi auguro di conoscere cosa volere. 05-02-2011 17:51 - t.o.
  • Apprezzo sempre molto gli articoli di Dominjanni, con il loro punto di vista originale fuori dal coro.
    Condivido il fastidio di pelle per chi ha sopportato l'imbarbarimento dei costumi, della morale, della vita pubblica e politica e ha messo solo raramente l'accento sull'onestà, la rettitudine, la limpidità che dovremmo avere "noi", compagni o cristiani "veri" poco importa, noi che stiamo da sempre dall'altra parte.
    Eppure, sono davvero felice che ci sia una manifestazione come questa del 13, con la larga partecipazione che si preannuncia nei social network e nei media.
    Una partecipazione attiva e gioiosa, decisa e allegra che si traduce in sforzi organizzativi, creatività e idee come da lungo tempo non si vedevano più nella protesta e nella politica d'opposizione. Mille sarebbero i distinguo da fare ripsetto alle parole d'ordine della manifestazione, ai suoi intenti e alle sue modalità: le riflessioni potrebbero o dovrebbero essere sul dopo-dimissioni, sui compagni di lotta, sui percorsi da seguire,e non solo quelle fondamentali sul ruolo delle donne in questa vicenda.
    Tuttavia, credo che una grande mobilitazione che almeno per un giorno sia capace di regalare all'opposizione quell'unità e quella forza che non riesce a trovare, ora sia preziosa.
    E se la dignità delle donne (e degli uomini, e che le loro riflessioni di genere se le facciano da sè, no?) è la leva che può servire a scalzare non tanto il regime quanto lo schifo umiliante che ha saputo far penetrare nella mentalità di molti, ben venga il suo utilizzo.
    Tempo verrà, si spera, per rifletterci e discuterne, anche a lungo: ma ora sono l'agire e il condividere e il coinvolgere, le priorità. Forse è vero che non ci siamo mai zittite: ma è anche vero che nella maggior parte dei casi ci siamo ridotte a parlare - in modo dotto, intelligente e colto, certo - fra quattro mura e fra noi quattro. 05-02-2011 16:18 - marina
  • È vero: escludere dalla scena politica e sociale le contraddizioni presenti nel rapporto fra uomini e donne è un’operazione chirurgica che favorisce il permanere dello status quo, in un momento, peraltro, in cui il potere maschile è in profonda crisi. Ma è vero anche che ridurre tutto alle questioni di genere mi pare una sottovalutazione delle altre contraddizioni presenti nella società. Sottovalutazioni che in alcune voci – anche maschili – giunge, di fatto, fino alla negazione dell’esistenza stessa delle altre contraddizioni.
    Poiché invece la presenza di una miriade di contraddizioni nelle nostre società complesse è acclarata ne deriva a mio avviso un intreccio di posizioni, di punti di vista che ci attraversano come individui (uomini o donne che siamo) e come gruppi sociali, e che si cristallizzano o si sciolgono dentro di noi in base al prevalere in un momento dato di questa o di quella contraddizione.
    In questo momento storico in Italia, per me (e per molti altri, mi pare) la contraddizione principale è quella che oppone il Raìs ed il suo potente blocco sociale al resto del paese che non ne può più e che vuole mandarlo a casa.
    È chiaro che coloro che vogliono mandarlo a casa, come acutamente dice Pina, al momento paiono essere egemonizzati dal “Partito di Repubblica”: “partito” che pare agitare la questione di genere solo strumentalmente.
    È chiaro altresì che mille sono i rivoli di una protesta che sale da ogni parte nel paese.
    Ma, se è vero che la contraddizione principale oggi in Italia è quella che oppone il blocco sociale del Raìs al resto del paese, o gli altri mille rivoli si buttano dentro questa contraddizione cercando di esserne egemoni, oppure ci si dispone al massimo a svolgere opera di pura testimonianza.
    D’altro canto, anche sulle questioni di genere non si può ridurre tutto a un giudizio sulle "papi girl": la legge - Lanzillotta sulle privatizzazioni dei beni comuni (l’acqua!!!) , quella targata Livia Turco sulla privatizzazione e sulla clericalizzazione del sociale (il welfare!!!), etc. etc., stanno lì a dimostrare quanto ridurre tutto alla contraddizione uomo donna – almeno su queste questioni – rischi di essere fuorviante. 05-02-2011 16:07 - Dino Angelini - Reggio Emilia
  • Faccio notare che inizi l'articolo con una balla gigantesca, perchè parli di maggioranza risicata ed invece è stata ASSOLUTA.
    Inolttre ho visto gesticolare con una sciarpa bianca solo la vergine Bindi. In ogni caso questa è la democrazia della tanto citata costituzione che come si cerca di toccarla c'è subito qualcuno che grida "la mia costituzione non si tocca" e giù referndum, tanto paga pantalone.
    Evviva l'Italia spendacciona senza soldi, ed intanto il costo dell'ora lavorata (da chi veramente lavora e non ciancia) continua ad aumentare togliendo competività alle ns. imprese.
    Andremo tutti a far la guida turistica a Roma di questo passo, perchè l'ora lavorativa in Italia costa il 30% in più che in Germania. 05-02-2011 15:11 - picchiato
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