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FUORIPAGINA
08/02/2011
  •   |   Sandro Bellassai
    Il nocciolo politico del desiderio maschile

    Ogni giorno che comincia mi dico: oggi lo faranno. Poi vedo che ancora non l'hanno fatto e non riesco a farmene una ragione. Che aspetta, mi chiedo, la stampa berlusconiana a diffondere un calendario hot con succose immagini di Ruby, e delle tante altre di cui abbiamo visto i nomi e i volti sui media delle ultime settimane? Pensateci un attimo. Migliaia, forse milioni (o magari miliardi?) di uomini correrebbero in edicola: Lui avrebbe praticamente vinto le elezioni senza neanche indirle.

    Perché ho pochi dubbi che, dalla D'Addario in poi, una buona - anzi buonissima - parte dei maschi italiani abbia trovato interesse per la piccante faccenda anche nel rimirare per quanto è possibile le procacità delle ragazze che Lui si è portato a casa. E che, neanche tanto in fondo, questi uomini abbiano quindi pensato: beato Lui. Del resto, sono decenni che l'audience regge grazie all'esibizione di corpi femminili giovani, attraenti, svestiti e ammiccanti. Non era ancora maggiorenne? Ma, dico, l'avete vista voi com'è fatta? Diciamo la verità: davanti a tutta questa grazia di dio, a chi verrebbe in mente di controllare i documenti?
    Poi rifletto e mi dico: ma certo, eccolo il perché, la stagione dei calendari è passata da tempo. Non si spiega altrimenti: all'appetitoso articolo non mancherebbe certo il target. Il target siamo noi, ovviamente. Noi maschi italiani, devoti consumatori immaginari di anatomie felliniane, concretissimi utilizzatori finali che compongono uno scenario probabile di 9 milioni di clienti di prostitute. Cittadini di uno stato che fino all'altroieri celebrava giuridicamente il bene prezioso dell'onore, e fino a ieri considerava lo stupro un reato non contro la persona ma «contro la moralità pubblica e il buonconstume». Di un paese in cui ogni due giorni uno di noi, uomini italiani, ammazza la compagna, la moglie, la ex. Noi maschi di un ex popolo di latin lover, di santi e navigatori che ormai da tempo assiste impotente - mai termine fu più puntuale - alla catastrofe della virilità personale e collettiva.
    Lui non è altro che l'autobiografia sessuale della nazione maschile. Guardiamoci negli occhi, maschi: quanti di noi sotto sotto lo invidiano? Non avete proprio mai sentito al bar, al lavoro, in palestra, un altro uomo che lo ammettesse? Quanti, siano di destra o di sinistra poco importa, magari non vorrebbero proprio essere al suo posto, ma in fondo lo capiscono, o comunque non vedono tutto questo scandalo? Se scandalo c'è, secondo costoro viene dal fatto che la scabrosità (dettagli, conversazioni, immagini) è stata messa in piazza; e comunque, si sa, da che mondo è mondo le storie boccaccesche scandalizzano i moralisti. Gli illuminati comprensivi, fiorenti questi soprattutto nel centrosinistra, invece non moraleggiano (non adesso, almeno: non stiamo certo parlando di unioni di fatto o fecondazione assistita) e cavallerescamente evitano di affondare il colpo contro l'avversario in oscene ambasce, perché tra ufficiali - maschi - si usa così, o contro le sciagurate di manzoniana memoria, perché non siamo più nel secolo di Gertrude ma in quello modernissimo delle escort.
    A me tuttavia pare che non si tratti di colpire maramaldescamente un uomo per la sua immoralità, né di sorvolare paternalisticamente sulla virtù delle donne. Da sempre, in pratica, il discorso maschile sulla prostituzione è un discorso sulle prostitute: il cliente scompare, l'uomo è come sempre invisibile, della sessualità maschile non si parla. Non ci vuole molto per vedere come l'immaginario maschile sia il grande rimosso di questa storia, e se le cose stanno così parlare di Lui, da uomini, è difficile perché significherebbe forse dover parlare anche di noi stessi. Di noi stessi in quanto esseri umani sessuati, intendo: cosa a cui non siamo molto abituati, e forse anche chi sarebbe disposto a provarci, una buona volta, esita perché non sa da che parte cominciare. Troppo forte, per provare a tenersi in un'orbita di lucida autenticità, è la doppia attrazione gravitazionale del moralismo di chi definisce Lui malato e del virilismo spavaldo di chi lo chiama beato.
    Ma ho l'impressione che molti uomini, o comunque molti più uomini di quanto possa apparire, potrebbero oggi voler cogliere l'occasione di questo squallore maschile per parlarne in forma né moralistica né virilistica. L'occasione, insomma, di avvicinarsi al vero nocciolo della questione (così avvicinandosi, forse, anche un po' più a se stessi): il desiderio maschile. Che è questione politica tout court, naturalmente, e quindi può essere affrontata davvero fino in fondo in un confronto collettivo; la politica non essendo, io penso, una dimensione del cambiamento che si possa più di tanto praticare in solitudine. È anche per questo motivo, peraltro, che alcuni di noi hanno creato uno spazio politico come «Maschile plurale», in cui ormai da vari anni tentiamo di confrontarci fra uomini sulle relazioni, sul potere e sul desiderio.
    Quella del desiderio maschile è una dimensione politica, in quanto dimensione del potere e della libertà, che può anche risultare scomoda quando ci costringe a chiederci in che cosa siamo o ci sentiamo diversi da uomini come Lui. Che può anche apparire difficile quando proviamo a guardare in faccia le nostre contraddizioni, magari senza prendere la scorciatoia di pensarci migliori di altri. Eppure, vale la pena di credere che al di là di queste strettoie talvolta faticose potremo guadagnare all'esperienza spazi insospettati: dove, per esempio, finisca per sembrarti inconcepibile il sesso con una persona che in realtà non ti desidera affatto; dove, sempre per esempio, il proprio desiderio di uomini sia finalmente inscindibile dalla libertà delle donne.
                 Univ. di Bologna-Forlì, autore de "La mascolinità contemporanea";   

                 socio dell'ass.ne «Maschileplurale»


I COMMENTI:
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  • articolo quanto meno penoso...io non colpevolizzo berlusconi per il caso ruby...ha ben altre cose da farsi perdonare il mister b.Si fanno le solite quattro ciance sul patriarcato,sulle donne che non nascono puttane,ma che sono costrette dal patriarcato e bla bla bla....in questo caso si guarda ovviamente a silvio che avrebbe pagato delle fanciulle per servizi particolare, quando queste fanciulle venivano da situazioni buone e che vendevano la loro "ricchezza"per farci un po di quattrini....il femminismo ha fallito propiro nel suo principale motto"il corpo è mio e lo gestisco io"...ruby e quelle come lei, questa cosa l'hanno capita bene 01-03-2011 23:14 - enrico657
  • Riflessione:Se per la prostituzione puniamo principalmente il cliente,facciamo il contrario in materia di droghe:Cola'il cliente e' quasi immune mentre si punisce,ovviamente lo spacciatore:
    Secondo me si esagera in tutti i 2 casi;il cliente dello spacciatore e la prostituta hanno anche loro una,pur piu modesta,parte di colpa. 15-02-2011 18:06 - giorgio
  • lei pensa nel modo che pretende di attribuire a tutti i maschi italiani.Cerca complici,non so quanti ne potra trovare,ma di sicuro un gran parte di questi"maschi",a cominciare da me,non la pensa come Lei,e non ha bisogno di"confrontarsi"per giungere alla ovvieta' che non c'e piacere a possedere qualcuno che non ti desidera.Scommetto che Lei invidia il Premier.Giorgio 14-02-2011 03:04 - giorgio
  • ho inviato un commento ma non lo vedo apparire.Censura? 12-02-2011 18:06 - giorgio

    la redazione: Non risulta arrivato nessun commento con questa firma all'articolo in questione.
  • Se me la volete pubblicare, io sarei d'accordo con chi dice che nessuna donna nasce putana.
    Grazie, ciao. 11-02-2011 22:58 - Bruno
  • Quote:La costruzione del ruolo maschile è basata sulla forza, sul potere, sulla negazione delle emozioni..
    ---
    Vero, sarebbe bello se potesse non essere così: il tutto ha un costo non indifferente in termini di "energie umane". Ma sta di fatto che la donna gradisce quel tipo di uomo. La donna è la carota di fronte al naso dell'asino, in questo senso. Ergo perchè le cose cambino, è necessario che la donna distribuisca meglio "premi e punizioni". Solo cos' si cambia la storia. Invece assistiamo continuamente ad una totale e completa deresponsabilizzazione della donna, su tutti i fronti, nessuno escluso. Così non si va da nessuna parte, proprio nessuna. Si fanno danni e basta. 10-02-2011 22:12 - Bruno
  • Quote:A sinistra, per fortuna, si é un po' più intelligenti.

    Vero, noi si va tutti a far la fila da Niky. Siamo dei geniacci. 10-02-2011 22:05 - Bruno
  • C'è qualcosa che stride in questo articolo e che suona male a me come donna. L'autore parla di Berlusconi come di sè stesso (o perlomeno della maggioranza dei maschi) quando parla di "autobiografia maschile". Pare persino che, a sostegno della sua tesi, porti le donne ammazzate, gli stupri, l'esistenza della prostituzione. Tutto quanto per dire cosa? Davvero non capisco se ci vuol dire che è un discorso di "nascita". Se ci vuol dire che la sessualità maschile e l'esercizio del potere coincidono. Se ci vuol dire questo i conti non mi tornano.
    E non mi tornano proprio per le risposte date dalle molte donne che dicono "nessuna donna nasce puttana"..
    Ok Ok,. va bene, son d'accordo, ma com'è che lo diventano così facilmente a questo punto? Com'è che l'emancipazione e la liberazione della sessualità femminile ha portato ad un'allargamento e ad un'espansione dell'esercizio del "potere femminile" (o forse alla sua emersione, alla luce del sole?.

    No perchè, davvero, a contarle mi pare che le escort di lusso, le donne che per carriera e raggiungere il potere hanno seguito l'esempio della contessa di Castiglione, sono molte di più degli uomini che possono permettersi di esprimere la sessualità in tal modo (il target come lo chiama l'autore dell'articolo), molte di più degli uomini che ammazzano le donne, molte di più degli stupratori.

    Ma queste donne (che non sono nate puttane ma pare non ci abbiano pensato molto a seguire la strada) ce l'avranno una qualche responsabilità? O no? Le loro madri ce l'avranno una responsabilità?

    Un ultimo punto: a me non pare proprio che nel discorso prostituzione, il cliente sia il grande assente, io ho 45 anni e praticamente da sempre ho soltanto sentito dire che la prostituzione esiste perchè esiste la domanda. Ho sempre sentito parlare del cliente uomo quale unico responsabile della situazione. Mi sembra che ne siano prova le leggi locali (in Italia le disposizioni comunali, in Svezia addirittura una legge) che non colpisce tanto la prostituta quanto il cliente. Di conseguenza non capisco proprio dove stia la novità nel concetto che esprime l'autore. 10-02-2011 16:24 - Rita
  • e brave le nostre femminucce "rivoluzionarie" sempre pronte a dare la colpa di tutto agli uomini, e sempre a fare le povere vittime 09-02-2011 17:39 - Claudio
  • Gentile Professore,
    sicuramente ha ragione quando scrive che il calendario hot delle puttanelle di Berlusconi farebbe successo. C'é sicuramente una parte di uomini, in Italia, che lo comprerebbe e che alla fine pensa che Berlusconi non fa che divertirsi un po'. Tuttavia mi sembra che lei generalizzi troppo. La maggior parte degli uomini italiani vive la propria sessualità come seduzione e complicità partecipata e non come reificazione della donna o rapporto mercenario. Insomma, lei parte da alcune considerazioni corrette, ma poi attribuisce a tutti gli uomini comportamenti che invece, per fortuna, non sono di tutti. E ricordiamo che comunaue i comportamenti da macho puttanniere sono sempre stati ideologicamente veicolati dalla destra, un tempo da Mussolini e dai suoi gerarchi e oggi da Berlusconi, La Russa e Brunetta. A sinistra, per fortuna, si é un po' più intelligenti. 09-02-2011 16:07 - Franco
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