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FUORIPAGINA
14/02/2011
  •   |   Nicola Sellitti
    Ciao ciao Ronaldo fenomeno brasiliano

    Sguardo basso. Occhi tristi, incisivi come le sue serpentine. Poi le lacrime. “Questa è la mia prima morte”. Ronaldo si ritira. Il Fenomeno. Quello vero. Oltre quattrocento reti in poco più di seicento gare da professionista. Chiude in anticipo. Muscoli e tendini di seta tormentati in quindici anni di sontuosa e controversa carriera. Ginocchia cucite dai migliori bisturi del mondo. Una straordinaria forza d’animo. Tre gravi infortuni superati nonostante una vita privata dissoluta, tra ronaldinhas, figli con varie compagne, escort, tradimenti, sino alla brutta avventura con tre transessuali a Rio de Janeiro. In bacheca manca solo la Champions League e la Copa Libertadores. Ha vinto due mondiali. Il secondo quasi da solo in Corea-Giappone nel 2002. Otto reti, due in finale alla Germania, facendo passare in secondo piano anche il suo orribile taglio di capelli con mezzaluna in punta e cranio rasato.
    Una scelta obbligata, il ritiro. Come avvenne per Roberto Baggio nel 2005. Con epilogo da grande uomo. Che vuota il sacco dopo esser stato tratteggiato negli ultimi anni come macchietta cui era meglio regalare un vestito piuttosto che offrire una cena. Nella conferenza stampa la verità: soffre da anni di ipotiroidismo. Una scoperta dei medici del Milan. Per curarsi è costretto ad assumere ormoni. Ecco l’aumento di peso. Altro che centravanti da trattoria. La malattia non gli ha impedito di mantenere la media di una rete ogni gara. Olanda, Spagna, Italia, Brasile. Latitudini diverse, palla sempre in fondo al sacco. Con portieri puntati e dribblati. Un cliché.
    Il brasiliano ha segnato l’epoca del dopo Maradona, in cui il sacchismo aveva già importato brani di un nuovo calcio. Tecnica purissima, potenza atletica abbinata a una folle velocità d’esecuzione. Come mettere assieme il talento d’autore di De Andrè e l’armonioso metal dei Black Sabbath. Per due anni – Barcellona ’95-'96 e Inter ’96-’97 - Ronaldo è stato probabilmente uno dei tre calciatori più forti di sempre. Un parere condiviso dai migliori difensori italiani della passata generazione. Maldini, Nesta, Cannavaro. In coro: dopo Diego Armando Maradona, c’è solo il brasiliano. Sensibile al gol, immune a critiche e tifosi irati per i suoi ripetuti tradimenti calcistici. Nel suo primo derby in maglia milanista, 11 marzo 2007, il Fenomeno è irriso dal pubblico interista e anticipato puntualmente da Cordoba nella prima mezz’ora di gioco. Due minuti dopo: dribbling e puntata esterna da fuori area che flirta con il palo. Gol, Julio Cesar fulminato. Come la curva nerazzurra.
    Il migliore di sempre. Anche per Massimo Moratti, invaghitosene follemente ai tempi del Barcellona. A lui il Fenomeno ha regalato cinquanta reti in settanta partite, una Uefa vinta da solo, un tricolore strappato dal petto da Ceccarini di Livorno nell’ormai celebre Juve-Inter 1-0 del 1997. E la fuga - mai digerita - verso Madrid dopo la disfatta-scudetto con Cuper il 5 maggio 2002.   
    Un talento globale e globalizzato. In connessione sentimentale con gli sponsor, che l’hanno seguito – investendo milioni – dagli esordi brasiliani. Il Fenomeno è stato l’arché dell’evoluzione dello show business attorno allo sport. Lui come Michael Jordan, prima di Beckham, Ronaldinho, ora Messi e Cristiano Ronaldo. Guadagnando visibilità e ricchezza. Rischiando sulla propria pelle. La caracollante discesa dell’aereo che lo riportava in Brasile dopo la finale mondiale persa dal suo Brasile a Parigi contro la Francia nel 1998 è una dei frammenti che avvolgono il nastro della sua avventura. Assieme alla sua immagine nello spot Nike con la maglia nerazzurra e gomme Pirelli al posto degli scarpini che rifaceva il verso alla statua del Cristo Redentore. E c’è un’immagine sfuggita agli occhi del mondo. La crisi epilettica ventilata e mai confermata negli spogliatoi del Saint-Denis prima della finale contro i Bleus. In campo vaga il suo fantasma. Deve giocare, c’è tutto il globo davanti alla tv. Lì gira la sua carriera. Aumentano i tormenti fisici, affacciatisi in tenera età. Legamenti crociati del ginocchio destro che saltano nella prima esperienza europea, al Psv Eindhoven. Pare che gli infortuni siano stati determinati dall’eccessivo lavoro in palestra cui fu costretto il diciassettenne Fenomeno in Olanda. Gli si montò un motore troppo pesante per la sua fragile carrozza. Che a Milano, dopo un anno senza stop al Barcellona, finisce in riparazione con la stessa frequenza delle sue doppiette. La coppia con Vieri – potenzialmente devastante – si vede poche volte. Per la fortuna degli avversari. Poi la rottura del tendine d’Achille. Il bis all’Olimpico pare scrivere la sentenza sulle scarpette al chiodo anticipate. Profezie smentite poi nella sosta di tre anni al Real Madrid. Capello lo considera il migliore. Non lo fa giocare perché Ronie si allena poco.  E c’è quella storia del peso che lo perseguita anche al Milan, sino al terzo grave infortunio. Si riprende e chiude con l’Europa per il Brasile. Tradisce pure qui. Dal Flamengo, squadra degli esordi e per cui tifa, al Corinthians.  Con gol e infortuni. Con l’ultimo gol segnato dai dolori.  


I COMMENTI:
  • quale sarebbe la notizia? 15-02-2011 17:52 - dario gasparini
  • Tutto il rispetto per un attacante formidabile! Ma non facciamoci prendere dalla solita mielosa enfasi degli epiloghi. Il Mondiale coreano, l'ha vinto protagonista, ma leggendo il resto della formazione, pare che anche gli altri riuscissero a calciare un pallone, in più rivedetevi la papera di Kahn sul goal che segnò. capitolo scudetto: quella Juve era talmente più forte che anche senza Ceccarini da Livorno, lo scudetto lo vinceva ugualmente: credo basti confrontare le due formazioni e ricordare come giocava la juve di Lippi - una squadra spaziale -, rispetto all'Inter di Simoni: palla lunga a Ronaldo! 15-02-2011 16:45 - Claudio
  • ..il primo anno all'inter è stato qualcosa di straordinario, mai visto un giocatore così,sembrava veramente venuto da altri pianeti. Come uomo meglio non commentare..brucierà sempre quel rigore non dato! 15-02-2011 14:23 - sandro
  • L'ho visto giocare e segnare dal vivo. Non lo vedevi in campo, per 89 minuti poteva bivaccare, poi non lo vedevi perche` come un fulmine metteva la palla in gol e non si capiva come faceva.

    Questa storia che ha vinto un mondiale da solo e` un po' buffa, ma e` un'espressione che piace ai giornalisti. Il Brasile del 2002 aveva Rivaldo, Ronaldinho, Cafu, Lucio, Roberto Carlos e Gilberto Silva, tra gli altri e gioco` la finale contro una squadra molto ma molto debole. Diamo a Cesare quel che e` di Cesare. 15-02-2011 14:09 - Vito
  • So che cosa vuol dire soffrire di disfunzione alla tiroide. Non funziona sia il corpo che la mente, sei 24 ore ore su 24 sballato. Solo dopo un anno di cure a base di iodio e ormoni ricominci a vivere normalmente, anche se la malattia è cronica e quindi si è costretti a vita a ingerire le medicine. Dopo un paio di anni ritorni alla condizione di salute pre malattia. 15-02-2011 13:57 - cietntje
  • Dopo Maradona è il giocatore che ha toccato le vette più alte del calcio. Meglio di Pelè. Ricordo prima di un derby (Ronnie all'inter) un'intervista a Nesta dove gli si chiedeva: "come si ferma Ronaldo?" La risposta fu:"con un fucile". Grazie Ronnie per tutte le emozioni che ci hai dato... 15-02-2011 11:46 - Fabietto
  • Un grande sportivo, una grande persona anche sotto il profilo umano. Non mi intendo di calcio, ma queste persone, con il loro sacrificio, la loro passione e la loro umanità, sono tra le poche ce ci fanno emozionare e che sanno farsi amare praticamente da tutti. Gli auguro ogni bene. 15-02-2011 11:31 - marco cerioni
  • Per alcuni anni è stato di gran lunga il più forte giocatore al mondo! Non al livello di Pelè o Maradona, ma sicuramente molto più forte di Messi oggi, giusto per fare un paragone... Poi la sua struttura fisica troppo possente e pesante, i suoi guai muscolari e le scabrose vicende extra-calcistiche ne hanno accelerato rapidamente e inesorabilmente il declino... Comunque ai tempi d' oro, quando partiva in velocità con quelle sue accelerazioni assassine, non ce n' era proprio per nessuno e sembrava veramente di un altro pianeta!!! 14-02-2011 20:43 - Fabio Vivian
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