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Marina Forti
«Ora tocca a Khamenei», migliaia in piazza a Tehran
Le autorità iraniane avevano tentato in tutti i modi di evitare un «contagio» egiziano a Tehran. Invano: né gli arresti dei giorni scorsi né circa diecimila agenti di polizia dispiegati in città hanno impedito che migliaia di persone riempissero ieri il centro della capitale iraniana, rispondendo a un appello dell'opposizione a manifestare in solidarietà alla rivolta del Cairo. La folla si è scontrata con la polizia, che ha usato gas lacrimogeni e manganelli; decine gli arresti.
Le testimonianze raccolte da agenzie di stampa e tv internazionali, o diffuse attraverso twitter e internet, parlano di migliaia di persone che hanno riempito viale Enghelab, che prosegue in viale Azadi, l'arteria che taglia la città da est a ovest. Andavano verso la piazza Azadi (libertà), che dalla rivoluzione in poi è il tradizionale luogo di ogni manifestazione: ma non ci sono arrivati, la piazza era piena di migliaia di agenti, mentre altri agenti pattugliavano la città in squadre su motocicletta. Scontri sono scoppiati in diversi punti: uno dei più caldi sembra sia stata la centralissima piazza Imam Khomeini, su cui convergono altri viali pure pieni di manifestanti. Scontri sono avvenuti anche a Isfahan, terza città iraniana, e manifestazioni a Shiraz, Mashad e Kermanshah.
Lo slogan ricorrente, riferiscono sia la Bbc che il canale arabo al Jazeera, era «morte ai dittatori». Altri riferiscono lo slogan «Mubarak, Ben Ali, ora tocca a Sayyed Ali», riferimento ai deposti presidenti di Egitto e Tunisia - e alla Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. Nei primi giorni di febbraio proprio Khamenei aveva commentato la rivolta in Egitto come «risveglio islamico». I leader dell'opposizione, gli ex candidati presidenziali Mir Hossein Musavi e Mehdi Karrubi, hanno allora chiesto l'autorizzazione a manifestare lunedì 14 febbraio in solidarietà alla lotta degli egiziani. La risposta è stata non solo il divieto ma un'ondata di arresti preventivi (decine di intellettuali e attivisti, tra cui i più stretti collaboratori di Musavi) e dichiarazioni minacciose contro i tentativi di creare una «crisi di sicurezza».
La lettura degli eventi in Egitto è così diventata parte della battaglia politica a Tehran: il regime paragona la rivolta egiziana a una nuova «rivoluzione islamica» come quella del 1979 in Iran, l'opposizione risponde che assomiglia piuttosto alle proteste seguite alle elezioni presidenziali del giugno 2009.
Il timore del regime iraniano si capisce benissimo: non vuole rischiare che la rivolta di piazza Tahrir al Cairo riaccenda un movimento di opposizione in Iran, da oltre un anno limitato a gesti di resistenza sotterranei ma non spento. E quella di ieri è in effetti la prima dimostrazione di piazza dell'opposizione di opposizione dopo quella del 27 dicembre 2009, quando otto persone furono uccise.
Quanto numerose fossero le manifestazioni di ieri è difficile dire, ma sul web sono anche circolati filmati probabilmente del 2009 - sulla pagine Facebook di Musavi si leggeva proprio ieri un appello a diffidare della «disinformazione». I telefonini erano senza copertura ieri nel centro di Tehran, le trasmissioni delle tv satellitari disturbate e così anche internet.
E' certo che Mir Hossein Musavi ieri era agli arresti domiciliari, come pure la moglie Zahrah Rahnavard: nel pomeriggio hanno cercato invano di uscire e unirsi ai manifestanti. Bloccato nella sua abitazione anche Karrubi. Notizie diffuse via Twitter dicono che le università di Tehran avevano i cancelli chiusi, probabilmente per evitare concentramenti di studenti. Un produttore della Bbc che si trovava per strada parla di «caos totale». L'emittente britannica riferisce dell'insolito gesto di un uomo che ieri mattina ha scalato una gru a Tehran, e ha appeso un grande cartello che invitava a manifestare - è stato poi arrestato.
Chissà cosa potrebbe testimoniare Abdullah Gul, il presidente della Turchia che ieri era in visita a Tehran: nel discorso pronunciato accanto all'ospite iraniano, Mahmoud Ahmadi Nejad, ha detto che i governi del Medio Oriente devono ascoltare le rivendicazioni delle proprie nazioni, o altrimenti «i popoli stessi agiranno per ottenere ciò che vogliono». Parlava dell'Egitto, ovviamente, non dell'Iran.
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Nella fascia nord Africana le rivolte sono dovute a un aumento della vita e a un abbassamento dei diritti del popolo,mentre quello che stà accadendo in Iran è la testimonianza che la nazione iraniana è osservata e contestata dall'estero che a sua volta ingerisce all'interno nel creare una opposizione minoritaria nel paese.
Mentre in Egitto Mubarak non è amato dal popolo,in Iran la classe che comanda e amata e governa con la maggioranza del popolo a favore.Questo non vuole dire che in Iran va tutto bene,mentre in Egitto era giusto ribbellarsi.No io non voglio dire questo.In Italia hanno osannato Berlusconi e oggi ci svegliamo e lo vediamo per quello che veramente è.
Io credo nel popolo e credo nelle rivoluzioni del popolo.
Ieri il mio popolo osannava Berlusconi e oggi lo schifa come un pedofilo vizioso.Questo è il popolo!
Noi sapevamo chi era Berlusconi anche prima dei giudici,ma non potevamo agise sul popolo.
Prima il popolo deve sapere e convincersi e solo dopo di possono fare le rivoluzioni!
Sbagliano gli amerikani a interferire sul popolo.Tutto il mondo dovrebbe lottare per migliorarsi,ma se andiamo oggi negli Usa a fomentare il popolo,quando gli amerikani osannano lo Zio Tom è sbagliatissimo.
Prima dobbiamo far capire ai popoli,chi sono i loro governanti! 16-02-2011 15:18 - maurizio mariani
E affrontano allo stesso modo una repressione violenta.
Ma il regime di Teheran è notoriamente ostile agli USA e ad Israele.
Un bel guaio per antimperialisti, antiamericani e antisionisti vari, eh?
E così, dopo aver straparlato di rivoluzione egiziana (bella rivoluzione davvero, con il potere tuttora in mano a chi in Egitto lo ha sempre avuto: i militari!) ora straparlano di controrivoluzione iraniana! 16-02-2011 06:27 - Galaverna
ALTRA E' UNA INSURREZIONE POPOLARE.....
guarimba si chiamano le pseudo rivolte violente e devastatrici pagate ed organizzate dalla oligarchia mafiosa a Caracas....pochi veri e sinceri oppositori e tantissimi agenti esteri pagati per bruciare e devastare:paramilitari colombiani e delinquenti del barrio Petare pagati 200 mila bolivares al giorno...per mostrare ai media del mondo un inesistente clima di guerra civile in Venezuala...
IN IRAN E' LO STESSO...
1)Ma non sapete che i Mujadjin del popolo sono una organizzazione terrorista che ha compiuto orribili massacri...
2)Non sapete che in Iran e' attiva la quinta colonna di superaddestrati agenti del mossad nel deserto del Negev e che opera in Iran...vere e proprie macchine di guerra che hanno compiuto decine di omicidi anche di scienziati nucleari...
3)Non sapete che sono ancora attivissime le cellule di delinquenti del vecchio regime dello Shah REZA PALEVI...boia e NARCOTRAFFICANTE DI EROINA ....
4) Non sapete che i terroristi del belucistan autori degli enormi massacri nelle moschee sono in mano ad inglesi ed americani????
NON CAMBIAMO LE CARTE IN TAVOLA!!!!
La rivolta in Italia del luglio 60 od il movimento del 68...non hanno nulla a che vedere con la presunta rivolta del boia chi molla a Reggio!!!!
Guardiamo invece All'Algeria ,allo Yemen Al Barhaim.....AI POZZI DI PETROLIO DELL'IMPERO ED ALLA IMMONDA OLIGARCHIA SAUDITA!!!! 15-02-2011 18:48 - carlos