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FUORIPAGINA
15/02/2011
  •   |   Giuliana Sgrena, inviata ad Algeri
    Per strada fra i giovani aspettando l'esplosione

    L'opposizione algerina non abbandonerà la piazza Primo maggio, la sua «piccola Tahrir».
    In attesa di sabato prossimo, quando l'opposizione scenderà nuovamente in piazza, Algeri sta preparando la festa del Mouloud, oggi si celebra la nascita del profeta. Ovunque scoppiano petardi, il governo non ha posto nessuna restrizione alla loro vendita. Sono soprattutto i giovani a fare incursioni per le strade con i loro scoppi, che mi fanno trasalire. Ma non rinuncio a una passeggiata, per vedere le novità di Algeri.
    Davanti al cinema Algeria, sulla Didouche Mourad, trovo un gruppo di ragazzi, 16-17 anni, c'è anche una ragazza con loro. Vorrei fotografarli ma temo reazioni aggressive, allora mi avvicino. «Aspettate l'apertura del cinema?» azzardo. «No, il film non ci interessa, veniamo qui per danzare». Dentro il cinema? «No, qui davanti». Perché? «Ci divertiamo».
    Alcuni di loro ascoltano musica con l'ipod. Ma che musica vi piace? «Rap». Stai ascoltando musica algerina? Mi rivolgo a quello che ha gli auricolari e un berretto con copriorecchie in testa. «No, francese», mi dice il nome del gruppo ma non lo conosco.
    In questi giorni le scuole sono chiuse per il Mouloud. Ma voi andate a scuola? Alcuni rispondono di sì, uno dice di no, da quattro anni. Perché? «Non mi interessa». «È stato buttato fuori, dicono gli altri». E voi? «Noi andiamo a scuola», rispondono, ma non sembrano molto interessati allo studio. E al lavoro pensate? «No, noi vogliamo divertirci, non ci interessa lavorare». Ma per divertirsi occorrono soldi.. «Un po' li prendiamo in casa...» dicono e uno aggiunge «altrimenti li rubo». Dopo aver scattato qualche foto alle quali non si sottraggono - solo la ragazza si gira -, mi allontano chiedendomi perché sono così sorpresa da questa scoperta.
    Il collegamento con i ragazzi che sabato erano alla manifestazione per sostenere Bouteflika contro i manifestanti è inevitabile. Erano proprio ragazzini come questi, giovani con casquette e scarpe da tennis. Sabato, prima quei ragazzi erano abbarbicati sulle pensiline delle fermate degli autobus, ma poi erano scesi per scontrarsi con la folla dei manifestanti. Ad un certo punto si erano trovati davanti a un gruppo di donne. Lo scontro di slogan si è fatto aggressivo, finché una militante ha fatto loro un gesto toccandosi il naso, era usato durante le rivolte in Kabilya per rivendicare la dignità, e loro in risposta hanno agitato le banconote ricevute per manifestare a favore del presidente e aggiungendo che così si fanno la droga gratis.
    Poi nella loro sfida estrema hanno cominciato anche a confondere gli slogan, assumendo quelli dei manifestanti. Sono proprio loro che hanno continuato a presidiare la piazza anche quando gli altri se ne sono andati e di fronte ai poliziotti, che fino ad allora li avevano protetti ma poi volevano cacciarli, si sono ribellati lanciando sassi. Così sono finiti anche loro al commissariato e poi si sono lamentati di non essere stati aiutati dai manifestanti.
    Si potrebbe pensare a una richiesta eccessiva visto il loro ruolo, ma gli organizzatori della manifestazione hanno discusso a lungo facendo autocritica per aver abbandonato dei giovani nelle mani delle forze dell'ordine.
    Sarà forse la preoccupazione di recuperare il rapporto con i giovani, auspicato nella riunione del Coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia (Cncd) di domenica, a suscitare tanta attenzione. Bisogna mantenere la mobilitazione, l'ha deciso il Cncd.
    Alla riunione c'erano tutti: rappresentanti di partiti, di sindacati autonomi, associazioni (di donne, di vittime del terrorismo, di scomparsi), di comitati della «cittadinanza», sorta di comitati di quartiere o di villaggio, e blogger. Una testa un voto. Un'esperienza importante nella politica algerina. I presenti alla riunione, dopo una valutazione positiva della manifestazione, hanno sottolineato la carenza di organizzazione, per dare indicazione ai manifestanti e occuparsi delle centinaia di manifestanti trascinati in commissariato.
    Il prossimo sabato occorrerà riparare a queste mancanze. E soprattutto occorre una sensibilizzazione della popolazione, per questo il Cncd ha deciso di creare una commissione che si occupi dell'informazione capillare nei quartieri, porta a porta. Saranno anche creati comitati di coordinamento a livello regionale per organizzare il movimento a livello locale.
    In alcuni casi, come a Orano, già esiste. Altre proposte come quella di uno sciopero generale devono invece essere approfondite e discusse con i sindacati. Anche se l'Algeria è già in ebollizione e molti settori sono in sciopero, come gli studenti delle università e delle scuole superiori, e il settore sanitario. Mentre ad Annaba migliaia di giovani disoccupati hanno preso d'assalto la sede del comune.
    «L'Algeria non è la Tunisia, l'Algeria non è l'Egitto» dice il ministro degli esteri algerino, Mourad Medelci, ma l'esplosione sembra inevitabile.


I COMMENTI:
  • La confusione culturale e sociale che regna in Algeria poteva già essere colta in un bel reportage sul Nouvel Observateur dell' ottobre scorso sull'Algeria.
    Pare rimpiangano i tempi della colonizzazione francese, e non quellli della Resistenza - tanto per intenderci - Oggi vanno a ruba gli oggetti dell'epoca.
    Buona parte degli algerini non esiteva all'epoca, ma ha invece memoria della guerra civile degli anni 90.
    Il francese è la lingua dei quotidiani più influenti, non l'arabo. Oggi ad Algeri se ne stampano 27 edizioni diverse, contro le 5 dell'epoca coloniale.
    Il pres. Bouteflika ha sintetizzato in una frase molto significativa il senso della crisi, che non ha nulla a che vedere con velleitarismi rivoluzionari : "Non sappiamo più se siamo, Arabi, Berberi o Francesi "! 16-02-2011 06:50 - carlo
  • Chi ancora è convinto che queste rivoluzioni sono solo nazionali,non ha ancora capito quello che sta accadendo.
    Dopo il muro di Berlino ora tocca all'imperialismo economico soccombere.
    Una vera implosione.
    Tutto il mondo è stanco del metro che misura la vita sociale del mondo.
    Un metro sbilanciato e fuori una misura per tutti.
    Un dollaro che non vale nulla e che impone al mercato i prezzi e i valori.
    Stiamo in un momento storico.Io sono anni che lo scrivo e qualcuno di quegli intellettuali che non scrivono mai sgrammaticato,mi hanno preso per una simpatica macchietta.
    Oggi che cadono come un effetto domino tutti i governi di questo mondo imperiale,qualcuno comincia a leggermi con più attenzione.Come facevo a sapere questo?
    Ma io sto nel popolo.
    Io non vado la sera nei salotti borghesi o nelle birrerie dove vive una sola entità sociale.Io vivo con i neri,gli albanesi i mussulmani e sento quello che si dicono.
    Io non bazzico solo i centri sociali o la gente del mio gruppo.
    Sono un proletario del mondo.
    Un italiano aperto al mondo e del mondo.
    Ho lavorato con egiziani e marocchini e vi posso dire che sono proprio come noi.
    Perchè solo i bianchi,figli del mondo capitalista devono contestare? ora comincia la grande rivoluzione mondiale.
    Operai di tutto il mondo,uniamoci!
    Questo slogan si è concretizzato e ora tutto il mondo trema!
    Spero che gli intellettuali capiscano prima che capiranno anche gli imbecilli! 15-02-2011 18:42 - maurizio mariani
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