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Micaela Bongi
«Un pluralismo alla Breznev»
L'Isola dei famosi parte malissimo su Raidue, con il 12.36% di share, nonostante la naufraga papi-girl Raffaella Fico e nonostante l'impegno di Mauro Masi (ha telefonato anche a Simona Ventura, in questo caso per complimentarsi). Il festival di Sanremo è partito ieri sera, e a Raiuno si metteva in conto anche la concorrenza di Ballarò, su Raitre, in onda nel giorno della decisione sul rito immediato per Silvio Berlusconi. Per l'Annozero di domani sera Michele Santoro vorrebbe fare un collegamento con il festivalone per intervistare Emma, la cantante in gara con i Moda che domenica è stata in piazza del Popolo. E forse anche di questo il giornalista ha parlato con il dg Masi, incontrato ieri in via riservata per una mezz'ora. Facile immaginare la reazione del direttore generale all'idea. Ma gli sforzi del vertice Rai e del Pdl per tenere il Rubygate, la bufera politica, lo scontro istituzionale lontani dai palinsesti - per inzepparli con una realtà parallela - per ora si stanno dimostrando vani, se non controproducenti.
Il Pdl però non demorde e tiene il punto sulla sua bozza presentata in commissione di vigilanza e che potrebbe diventare ufficialmente l'atto di indirizzo sul pluralismo nella tv pubblica. Un testo delirante che prevede tra l'altro la doppia conduzione (per tenere sotto controllo i faziosi, ovviamente), il divieto per i talk show di affrontare un tema già trattato da un altro programma (si immaginano almeno otto giorni di black out), un giro di vite addirittura su servizi, schede e tabelle informative (quelle che potrebbero illustrare «tesi precostituite»), l'assegnazione dei tempi alle forze politiche su base proporzionale, riscrivendo la legge sulla par condicio, stretta sorveglianza sulla satira (è previsto il contraddittorio persino per i comici).E ancora il divieto di condurre programmi di approfondimento per chi «abbia interrotto la professione giornalistica per assumere ruoli politici», tipo Michele Santoro. Solo in questo modo, secondo il relatore del Pdl Alessio Butti, «il servizio pubblico rappresenterà il Paese reale, non le èlites culturali né i cosiddetti poteri forti».
Dopo giorni di polemiche e, ieri, la manifestazione di protesta del Comitato per la libertà di informazione davanti palazzo San Macuto, sede della commissione parlamentare di vigilanza, si fa allora sentire anche il presidente Rai Paolo Garimberti. Al quale più che il paese reale la bozza Butti ricorda «l'Unione Sovietica di Breznev», dove «ho fatto il corrispondente tanti anni fa». Per Garimberti «certe regole, che per ora ci vengono solo prospettate, renderebbero impossibile fare del buon giornalismo, renderebbero il giornalismo omologato e uniforme. Non entro nel merito - aggiunge - rispetto il parlamento, ma ci sono dei limiti che non possono essere valicati. Ho fiducia nel presidente Sergio Zavoli che si è impegnato in un lavoro di mediazione».
Ma Alessio Butti non si spaventa, anzi preferisce prenderla a ridere (dicendo di conoscere «lo spirito ironico» del presidente della Rai) altrimenti dovrebbe preoccuparsi perché «non è mai accaduto che il presidente della concessionaria commentasse atti di indirizzo non solo non ancora completamente valutati, ma neanche votati». Non erano accadute tante cose, prima di Silvio Berlusconi, ma tant'è.Oggi di informazione e pluralismo si discuterà anche nel consiglio d'amministrazione di viale Mazzini, che ha all'ordine del giorno la questione. Sempre oggi il Pdl depositerà il suo testo (con emendamenti) nell'ufficio di presidenza della vigilanza. E la maggioranza intende votare l'atto di indirizzo entro la prossima settimana.
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Da manicomio.
Solo in un paese sganganato come il nostro, possono avvenire cose così ridicole.
Un paese che non trattò con le br quando Moro era nella loro prigione.Principi che non si potevano barattare,neanche per la vita dello statista.
Scolpiti nel marmo , ora che questi principi sono stati riscolpiti nel fango,tutto è possibile!
Persino che un governo metta una regola ai comici e alla satira.
Ma che mondo è questo,che mette il bavaglio alle idee.
Non me la prendo con il nano e con il suo partito di giocoglieri,maghi e ballerine,ma me la prendo con chi nel parlamento ci sta da generazioni.
Me la prendo con i filosofi,i storici e gli accademici del mio paese.
Ho vergogna a dire all'estero che sono italiano.
quando vado a Cuba da mia moglie,mi vergogno a dire che sono un italiano e mi confondo con gli indigeni.
Meglio essere preso per un figlio della rivoluzione cubana che un figlio di buona donna come il nano! 16-02-2011 18:37 - maurizio mariani