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FUORIPAGINA
17/02/2011
  •   |   Matteo Bartocci
    L'alleanza nazionale

    Più che baciare il rospo, stavolta l'ha proprio ingoiato. Nichi Vendola conferma di prendere «molto sul serio lo spirito di chi nel Pd propone una coalizione allargata» a Gianfranco Fini. Al punto che la fa direttamente sua. Con un distinguo: la guidi una democratica come Rosi Bindi e non un tecnocrate moderato o neo-liberista. La proposta di Vendola è stringata: un governo di scopo transitorio da Fini a Di Pietro che cambi la legge elettorale, risolva il conflitto di interessi e garantisca il pluralismo informativo. Poi tutti nemici come prima, Fini a destra e il centrosinistra per la sua strada. L'unica condizione è che non si possono «affidare le redini di questa 'grande coalizione' a Mario Monti o a Luca Cordero di Montezemolo».
    La svolta «frontista» del presidente pugliese lascia attonita la cosiddetta «base» e lascia freddo anche il Pd. Certo, il feeling tra Bindi e Vendola non è una novità. La stessa presidente del Pd a settembre alla festa di Torino disse che «su certe cose vado più d'accordo con lui che con persone del mio partito». Ma l'ipotesi di una sua candidatura non è nelle cose. «Lo ringrazio per le parole di stima ma noi dobbiamo ripartire dalla politica, senza condizionare il nostro confronto con nomi e candidature, come dimostra lui stesso facendo un passo indietro». Poi porge il suo tiepido benvenuto nel campo dei responsabili: «Finalmente Vendola riconosce che c'è bisogno di una larga coalizione democratica, di responsabilità nazionale. Il Pd lo sostiene da tempo».
    Più algido ancora Massimo D'Alema sul Tg3: «Voglio ringraziare Nichi Vendola per aver indicato una persona di grande valore come Rosy Bindi. Naturalmente, visto che si parla di una grande coalizione, il candidato deve essere concordato e non imposto da nessuna parte». Saluti e baci, accomodati in panchina e addio «Obama bianco».
    Perfino sul profilo Facebook del governatore i commenti sono discordi. Nessun problema su Bindi ma certo archiviare due anni di «narrazione» basata su primarie, cambiamento e «cantiere dell'alternativa» lascia basiti i più. Improvvisamente la fine del berlusconismo diventa una questione emergenziale. Politicista. E non invece il frutto profondo di un paese, appunto, che cerca un'altra «storia».
    La «svolta» vendoliana nasce da una difficoltà condivisa almeno con la sua cerchia ristrettissima con l'imprimatur di Fausto Bertinotti. Per sfuggire alla «trappola» di un governo emergenziale ma in realtà tutto politico e iper-moderato, ecco la classica «mossa del cavallo». Ricordando gli incubi del '98, il timore di farsi massacrare in caso di vittoria di Berlusconi per la mancata alleanza, meglio intestarsi l'apertura a Fini e Casini ma candidando la Bindi, in modo da massimizzare le divisioni nel Pd. Tatticismo allo stato puro. Un'apertura a Fini peraltro nel giorno in cui i finiani spariscono perfino dal senato.
    Fini alleato di Vendola è «sconcertante», «un'armatina Brancaleone», gongolano nel Pdl. Un'ipotesi che o è un bluff e spera nel no del «terzo polo» oppure è come minimo di impervia attuazione. Un consiglio dei ministri aperto a Tremaglia, alla Binetti o allo sponsor dell'acqua privata Andrea Ronchi può far sorridere. Ma chiedere i voti per tornare a votare dopo un anno è una proposta demenziale. Senza contare che Pd e Idv interpretano la «mossa del cavallo» come una rinuncia di Vendola sia alle primarie che alla premiership.
    In un colpo solo Vendola sembra ritirare la sola carta vincente che aveva come leader di un partito piccolo e fuori dal parlamento: la credibilità alla guida di una coalizione ampia (almeno in Puglia) e il desiderio di cambiare le carte dal basso per «riaprire la partita» (come prometteva il congresso di Sel a Firenze). Acqua passata: con questo Pd non si romperà mai (niente polo autonomo con Di Pietro).
    A prenderla sul serio c'è un'obiezione più di fondo. Se il cuore del presunto «governo di scopo» è cambiare la legge elettorale, c'è almeno un'ipotesi di accordo tra le forze che ne farebbero parte? Se c'è, non ve n'è traccia. D'altronde se ci fosse, perché aspettare la prossima legislatura e non provare a discuterla già adesso? Fini e Veltroni sono bipolaristi, Casini e D'Alema no. Vendola non si sa. Di Pietro nemmeno. Con una preoccupazione in più. Portare in campagna elettorale soprattutto il tema delle riforme (e il lavoro? e l'ambiente? etc.) potrebbe polarizzare il voto su eventuali ipotesi presidenzialiste o iperfederaliste avanzate da Bossi e Berlusconi. Si aprirebbe un vaso di Pandora di difficile ricomposizione dopo il voto. Di cui bisognerebbe spiegare quale sarebbe il vantaggio per la sinistra o la sua eventuale forza di interdizione.


I COMMENTI:
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  • Cari Marco e Dario, siete rimasti fermi al 1989 e prigionieri/consumatori della teoria reazionaria della "fine della storia" preconizzata da Francis Fukujama.Profezia del tutto smentita dalla storia presente: vi siete accorti che in questi giorni tutto il mondo arabo è in subbuglio e in rivolta e che queste insorgenze possono cambiare qualcosa di più della geopolitica? Quando il protagonismo torna ai popoli, prima o poi la questione sociale, cioè la questione delle disuguaglianze e dei meccanismi che le riproducono, si impone all'ordine del giorno. Parafrasando un detto evangelico, la storia non paga al sabato, gli effetti ed i contraccolpi di certi fenomeni, per i non malati di "presentismo" e per i non imbottigliati nella cultura dell'"in tempo reale", si vedono nel medio, lungo periodo; voi vi illudete di averli già visti ed archiviati. Voi, se foste vissuti all'epoca della Restaurazione del primo Ottocento, avreste giurato che la Rivoluzione Francese era definitivamente sconfitta : ed invece poi é successo il '48. Definire i comunisti come "residuali" é solo una manifestazione di spocchia borghese che fa tanto moda: non tenete conto del fatto che il comunismo non è un modello nè un'ideologia e si può presentare sotto forme storiche diverse. E' (semplicemente!)"il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". 19-02-2011 18:41 - giacomo casarino
  • commenti come quello di Marca quasi mi fanno piangere di gioia...ci sono ancora tracce di vita intelligente su questo martoriato pianeta. E chissà, forse tra qualche anno qualcuno dei comunisti residuali potrebbe perfino arrivare a sospettare che vi sia un qualche rapporto di causa-effetto fra la mossa di Vendola e l'intervista alla Padania di Bersani...chissà, chissà. 19-02-2011 13:52 - dario gasparini
  • cara Laura perche' voler sempre tutto o niente?
    Non e' qui la sede per analizzare il togliattismo ma solo per capire come uscire da una situazione oramai paragonabile agli anni della formazione del CNL.
    Occorre realismo tanto realismo perche la posta in gioco e' altissima.
    Da allora occorre trarre qualche utile insegnamento facendo seguire all' analisi proposte concrete e fattibili
    Mi pare che la proposta di Vendola vada in questa direzione ,il reso io credo sia inutile retorica e gravissima sottovalutazione di cio' che potrebbe succedere e che in parte sta gia' succedendo. 19-02-2011 13:49 - gigio
  • Ma di cosa parliamo? Con l'FdS strangolata nella culla da quel grande stratega di Diliberto e dal suo neo-PCI; con l'opportunista Ferrero pronto a rivendersi un'altra volta al PD (cioè al partito di Marchionne... ma senza Fini, mi raccomando!); con l'affabulatore bertinottiano, messia della SX secondo il manifesto (a proposito, consiglio di cambiare la dicitura: non più "quotidiano comunista", ma "organo ufficiale di SEL"), che un giorno dice proprio a questo giornale che no, con i fascisti mai, e il giorno dopo sostiene la tesi opposta: miracoli della narraFione alternativa!
    Qualche commento che ci spiega perchè la proposta di Vendola sia esaltante l'abbiamo letto. Ora, certi che non tarderà, attendiamo qualche dotto editoriale manifestino che faccia altrettanto.
    Compagni, l'unica vera alternativa per chi continua a dirsi comunista e a credere nella vera alternativa è solo il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI! Poi, è chiaro, tutto dipende dalla volontà o meno di essere ancora comunisti...
    W il PCL, W la rivoluzione! 19-02-2011 10:16 - il cinno
  • Ho iniziato a leggere e comprare quotidianamente il Manifesto nel 1976 ed ho smesso di farlo dopo le ultime elezioni politiche. Ora sono sempre più convinto della scelta. La spocchia ed il "politicamente scorreto" sembra applicarsi sempre e solo in una direzione e per simpatie/antipatie. La deriva da duri e puri, di una parte della direzione e di una consistente fetta degli elettori con la vocazione alla sconfitta permanente (si evidenzia la grande capacità di modificare i rapporti di potere dall'opposizione (sic!)svela la tendenza ad impallinare coloro che dovrebbero esserci più prossimi politicamente. L'insulto (il tradimento) condensa l'analisi. Non si apre un confronto politico sulle proposte, le si stronca. Resto sempre più convinto della scelta di non comprare il giornale. Coltiviamo il nostro piccolo orticello, i frutti avvelenati sono davanti agli occhi. Posso non condividere la proposta di Vendola di aprire l'alleanza alle componenti di centrodestra in rotta con il berlusconismo ma, siamo seri, non è la stroncatura interessata di qualche residuale "comunista" a dettare la linea. Saluti, comunque, comunisti 19-02-2011 08:33 - marco
  • Caro Gigio,
    Ferrero non viene dal PCI e lo sanno tutti. E meno male, perché uno dei mali della sinistra italiana é proprio il togliattismo, da cui non ci siamo mai liberati, come ha scritto più volta anche Rossana Rossanda. Senza negare anche dei meriti a Togliatti, egli fu il predecessore del dialogo con la DC come partito popolare mentre era il partito dei monopoli, e ispiratore quindi della poltiica di compromesso storico di Berlinguer e di tutto il resto. Inoltre, le sue analisi sulla natura dello stato borghese erano sbagliate
    Liberiamoci da Togliatti e forse faremo meglio. 18-02-2011 23:10 - Laura
  • FARE COME IN TUNISIA E IN EGITTO: UNA MARCIA NAZIONALE SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE A BERLUSCONI LE DIMISSIONI!
    Mentre le classi dirigenti del Paese scatenano una guerra sociale contro il mondo del lavoro e la giovane generazione, precipita la crisi politica e istituzionale della seconda Repubblica. Senza che le opposizioni parlamentari sappiano indicare una via d'uscita positiva per le ragioni dei lavoratori, dei giovani, delle donne.

    Il governo Berlusconi cerca di sopravvivere alla propria crisi accentuando tutti i suoi aspetti più reazionari: le pose bonapartiste del Capo, il disprezzo delle formalità democratiche, la corruzione più sfrontata dei parlamentari, sullo sfondo della prostituzione di regime. Mentre Confindustria ottiene il sostegno alle peggiori misure contro i lavoratori, la scuola pubblica , i diritti sindacali. E il Vaticano incassa ulteriori regalie in cambio dell' assoluzione del Sultano e dei suoi “peccati”.

    A loro volta le opposizioni parlamentari appaiono paralizzate dalla propria crisi e dal proprio stesso disegno: volendo rimpiazzare Berlusconi con un governo affidabile per gli industriali, i banchieri, i vescovi, non possono mobilitare contro Berlusconi le energie dei lavoratori e delle masse. Per questo si oppongono ad ogni sciopero generale, e progettano grandi alleanze trasformiste estese addirittura a partiti clericali, a settori della destra, eventualmente persino alla Lega.

    Il risultato è che Berlusconi resta in sella, col rischio di un ulteriore slittamento reazionario dell'intero quadro politico e sociale.

    E' necessaria una svolta. Sono i lavoratori e le grandi masse popolari che possono porre fine al governo Berlusconi aprendo la via di una vera alternativa.

    In questi mesi nelle strade e nelle piazze di tutta Italia- seppur in modo discontinuo- si è manifestata un'opposizione di massa. Le mobilitazioni dei metalmeccanici e della Fiom ad Ottobre e a Gennaio. Le lotte degli studenti a Dicembre. Le manifestazioni delle donne il 13 Febbraio, hanno rivelato, in forme diverse, un potenziale enorme di ribellione. Questo potenziale non deve essere disperso, né subordinato alle manovre di palazzo. E' giunto il momento di unificarlo in una grande azione di massa, di carattere straordinario, capace di imporre una svolta:

    UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE DI LAVORATORI, GIOVANI, DONNE, SU PALAZZO CHIGI, CON L'ASSEDIO PROLUNGATO E DI MASSA DEI PALAZZI DEL POTERE, SINO ALLA CADUTA DEL GOVERNO.

    Le sollevazioni popolari di Tunisia ed Egitto hanno dimostrato una volta di più che la forza delle grandi masse è capace di rovesciare in poche settimane regimi trentennali: sbaragliando la loro reazione, dividendo sul campo le loro forze, costringendoli infine alla resa. Il governo Berlusconi, tanto più oggi, non è certo più forte del regime di Ben Alì o di Mubarak. I lavoratori, i giovani, le donne del nostro Paese- se uniti- non sono certo più deboli dei lavoratori e dei giovani di Tunisia ed Egitto.

    E' il momento di rompere il muro dello scetticismo o della rassegnazione. E' il momento di uscire dalla logica delle pure manifestazioni di denuncia e di propaganda. E' il momento di fare come in Tunisia e in Egitto. Persino costituzioni liberali riconoscono il diritto popolare alla sollevazione contro governi corrotti e reazionari. Nulla è più democratico che rovesciare un governo basato sulla menzogna e sulla corruzione.

    Non serve chiedere a Berlusconi le dimissioni. Occorre imporgliele. Per questo ci rivolgiamo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento; a tutte le forze dell'associazionismo democratico; a tutte le strutture popolari impegnate quotidianamente nella battaglia sociale e democratica , per promuovere insieme la marcia nazionale sul governo e aprire dal basso una pagina nuova: che rimuova finalmente le classi dirigenti del Paese.


    PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 18-02-2011 21:26 - Appello alle sinistre
  • Così Vendola potrà vendere l'Italia come ha venduto la Puglia. La sanità la diamo come a Taranto a Don Verzè. I termovalirizzatori alla marcegaglia e poi l'Ilva, l'acqua ecc. 18-02-2011 21:12 - Mirko 84
  • certo che la proposta di aperture verso la Lega di Bersani è scandalosa... ma qui si parla anche di tentare di percorrere la strada in compagnia di Politici e Partiti che non hanno nulla a che fare con la sinistra e nemmeno con Vendola, almeno pensavo. Con la Lega mai, va bene, sicuramente. E mettersi con Fini e la sua marmaglia allora?
    La Lega è un partito indigeribile, Fini è un Fascista e Casini un cattolico degno del miglior Mastella.
    Si vede prorpio che i calci nelle palle che abbiamo preso dopo le alleanze farsa degli ultimi anni non hanno portato a nulla. Ora Vendola, che ha sete di successo personale, vuole allearsi con il Terzo Diavolo e a tutti va bene, solo perchè lo dice lui.

    no dai, non scherziamo 18-02-2011 20:44 - Simone
  • Accusate gli altri di indossare i paraocchi ma neanche riuscite a vedere che nel caso in cui dovesse andare in porto "la cosa" i propositi Vendolini rimarrebbero stritolati sotto la morsa dei dirigenti del PD che non vogliono opposizione ne dentro ne fuori, per continuare così ad appoggiare gli interessi forti del paese di confidustria e banche. Tradizione del PCI si ma quella del peggior trasformismo e del virate a destra del compromessista Berlinguer. PCI-PDS-PD PDD e adesso questo mostro. Insomma sempre a peggiorare: Bisognerebbe scrivere un libro dal titolo "Storia della sinistra "1978-2011 dagli accordi con la Dc stragista a quelli con i post fascisti". Berlusconi si butta giu con la rivolta sociale! in questo modo si costrusce un'alternativa di sinistra e di popolo. L'opposizione si costruisce con le lotte e mi pare che di motivi per farlo ce ne siano abbastanza. 18-02-2011 18:51 - giuseppe
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