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Andrea Palladino
Veleni italiani in Andalusia
Il portolano dei grandi broker dei rifiuti italiani è in fase di aggiornamento. Cambiano le rotte, si rinnovano gli accordi, ma i metodi sono gli stessi da un tempo ormai immemorabile. La nuova rotta delle navi dei veleni porta verso la Spagna: attraversa il mediterraneo, supera Gibilterra, per poi risalire il fiume Guadalquivir, fino al porto di Siviglia. Un percorso utilizzato in queste ore dalle navi che trasportano 80.000 tonnellate di terre di bonifica arrivate dalla ex Sisas di Pioltello, sito industriale alle porte di Milano, la cui bonifica è coordinata direttamente dal ministero dell'Ambiente. Un'operazione da fare in fretta, perché tra pochi giorni arriverà la commissione europea con in tasca pronta l'ennesima multa milionaria per l'Italia, se l'area non sarà stata ripulita.
Siviglia è solo il porto di arrivo per le navi partite da Genova, cariche di rifiuti pericolosi. La meta finale dei container e dei big bags bianchi riempiti con nerofumo contaminato da mercurio è l'enorme e terrificante discarica di Nerva, gestita dall'azienda spagnola Befesa. Una conca stipata di rifiuti pericolosi, un deposito costruito in una zona oggi economicamente depressa dell'Andalusia: da almeno un anno qui vengono stipati i veleni della Liguria e della Lombardia.
Scorrendo l'elenco delle autorizzazioni rilasciate dalla provincia di Genova - le uniche facilmente disponibili online - appare un nome che spaventa chi conosce il mondo sotterraneo dei veleni e delle bonifiche, l'area della Stoppani. «Sono terre dove il cromo esavalente, la vera bestia nera per chi si occupa di scorie industriali, è penetrato in profondità», raccontano esperti del settore appena sentono nominare il nome dell'ex industria chimica situata tra Cogoleto e Arenzano. Dove sono finite quelle terre contaminate, residuo della bonifica?
I conti che non tornano
I primi di luglio dello scorso anno una colonna di camion si mette in fila davanti ai cancelli del deposito di rifiuti pericolosi di Nerva. Trasportano parte di quei resti della bonifica dell'area della Stoppani realizzata dalla società di Parma Riccoboni Spa. Tre mesi prima la provincia di Genova aveva autorizzato l'esportazione di 8.000 tonnellate di rifiuti provenienti dall'ex fabbrica, chiedendo la presentazione delle fideiussioni necessarie a garantire il corretto smaltimento. I rifiuti non possono infatti essere buttati in discarica senza prima subire un processo che li renda inerti. Sulla carta quel carico venne trattato dalla società spagnola Befesa - prima di entrare a Nerva - negli impianti di Palos de la Frontera, a qualche chilometro di distanza. Ma qualcosa non torna.
Izquierda Unida dell'Andalusia nei giorni scorsi ha presentato un esposto dettagliato alla Fiscalia spagnola, chiedendo l'apertura di un'indagine sui rifiuti italiani. Secondo alcuni documenti allegati alla denuncia, il trattamento sarebbe stato solo virtuale. «Nei registri informatici dell'impianto di inertizzazione di Palos - si legge nel dossier che i magistrati spagnoli stanno esaminando - i camion della Riccoboni appaiono senza ora di entrata e uscita». Non solo. Analizzando altri movimenti di quei giorni, Izquierda Unida ha evidenziato altre stranezze nei movimenti dei mezzi: «Ventitré camion vengono caricati con una media di 25.000 chilogrammi di materiale netto ciascuno, pesati e dotati di documentazione in un tempo complessivo di 35 minuti. Questo è impossibile e dimostra la falsità di questi dati». Un'accusa netta e pesante. Per la Riccoboni si tratta di «una questione locale, che verificheremo quanto prima». I tecnici dell'azienda di Parma assicurano in ogni caso di avere in mano tutte le certificazioni previste e di aver visitato personalmente gli impianti: «Non ricordo quando ci sono stato - ha spiegato a il manifesto un dirigente - ma era tutto regolare».
Le navi della Prestigiacomo
La conferma che la discarica spagnola di Nerva piace tanto all'Italia arriva dalla gigantesca operazione in corso in questi giorni a Pioltello. Come nel caso della Stoppani la gestione della bonifica e, di conseguenza, dell'intera filiera che termina in Andalusia è stata affidata direttamente alla struttura commissariale del ministero dell'Ambiente. Nel caso dell'ex Sisas di Pioltello la gestione è in mano all'avvocato Luigi Pelaggi, braccio destro del ministro Stefania Prestigiacomo. «A lui vi dovete rivolgere per ogni informazione», spiega il portavoce dell'assessorato all'ambiente della regione Lombardia. Ma l'avvocato Pelaggi - cercato più volte da il manifesto - di questa storia non ha voluto parlare.
Gli uffici delle autorità portuali di Siviglia hanno confermato il puntuale arrivo delle navi partite da Genova con i residui di Pioltello. La Zeeland, ad esempio, partita il 2 febbraio è arrivata in porto la sera del 6. La spola tra Genova e il porto andaluso è continuo, raccontano. Dalle navi vengono scaricati i container, che partono verso Nerva, attraversando le strade montuose - e a volte dissestate - del sud della Spagna. E non sempre le cose vanno bene: alla fine di gennaio un carico di nerofumo arrivato dall'Italia (il numero di serie del container risulta in carico a Fs Logistica Spa) si è ribaltato, arrivando a sfiorare un torrente che alimenta la falda acquifera della zona. Ma il vero dubbio è se e come vengono trattati i rifiuti pericolosi. E soprattutto cosa c'è scritto nella documentazione che ritornerà in Italia attestando il regolare smaltimento, che dovrà essere controllata e presentata per svincolare le fideiussioni milionarie presentate dalla società che ha vinto l'appalto della bonifica, la Daneco dei fratelli Colucci.
L'impianto di Nerva - secondo Izquierda Unida - non avrebbe la tecnologia necessaria per processare le scorie. Anche in questo caso il sospetto - che la magistratura dovrà verificare - è che tutto finisca in discarica senza nessun trattamento. Una preoccupazione che viene confermata anche da uno degli storici consulenti di Greenpeace, un esperto che si occupa di traffico di rifiuti tossici da almeno una decina di anni.
La scelta della Spagna nasce dai bassi costi che questo tipo di impianti ha rispetto a quelli tedeschi. Secondo alcuni operatori del settore - che chiedono l'anonimato - smaltire a Nerva costa all'incirca 60-70 euro a tonnellata, contro i 90 euro medi degli impianti del nord Europa. Non solo. Il trasporto via mare è sempre stato quello preferito dai broker dei rifiuti tossici, perché più discreto ed economico. «Far partire un cargo di 3000 tonnellate - racconta chi conosce il settore - costa meno di trentamila euro. Cifra decisamente più conveniente rispetto alla via terrestre verso la Germania». Ecco quindi che rispuntano i container contaminati e le navi cariche di veleni, dirette verso discariche lontane dagli occhi dell'Italia, dove si possono gestire le operazioni con la discrezione necessaria. Tutto sotto l'alta egida del ministero dell'Ambiente.
- cos'è? il nord non aveva più spazio da usare come pattumiera al sud italia, e allora comincia a esportare? ma zapatero non è berlusconi, e mi sa che là ci finiscono male. 18-02-2011 22:07 - roberto
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