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Adriana Pollice
Pomigliano: partono le cause legali
Come fosse la santa messa. Ieri, all'Unione industriali di Napoli, Uilm, Fim, Ugl, Fismic, Fiom e Slai Cobas sono stati convocati dalla Fiat per ascoltare passi scelti dedicati a Pomigliano, tratti dalla relazione fatta da Sergio Marchionne la scorsa settimana a Palazzo Chigi, più la versione integrale della lettera con cui l'azienda, a inizio febbraio, comunicava l'avvio delle procedure per la cessione del Gian Battista Vico alla newco Fabbrica Italia Pomigliano. Per il Lingotto erano presenti l'attuale direttore dello stabilimento, Salvatore Garofalo, che si trasformerà in amministratore delegato con un semplice tocco di bacchetta, e il responsabile delle relazioni istituzionali Fiat, Giorgio Giva. Che fosse un rito e non una discussione lo dimostra il fatto che nessuna risposta è arrivata alle richieste dei sindacati del no, che a fine mattinata hanno abbandonato l'incontro.
Fuori Palazzo Partanna le Rsu Slai Cobas hanno raccontato di un Giva molto nervoso che, alla consegna di una richiesta di informativa sulle modalità di passaggio dei lavoratori alla newco, l'entità dell'organico previsto e le prospettive per i lavoratori di stanza a Nola (nel famoso reparto confino), ha replicato strappando il foglio. E a un botto che da fuori risuona nelle stanze aggiunge «si vede che siamo a Napoli». Mentre il sindacato di base si appresta a denunciare la Fiat per comportamento antisindacale, si attrezzano sul piano legale anche alla Fiom: «Siamo dinanzi a una violazione della legge, si tratta si una evidente cessione di ramo d'azienda, non altro - spiega il segretario provinciale dei metalmeccanici Cgil, Andrea Amendola -, previsto dall'articolo 2212 del codice civile. La produzione avverrà nello stesso stabilimento, con gli stessi operai e si produrranno auto, la Panda anziché l'Alfa. Per questo presenteremo ricorso».
Del resto il Lingotto ha impostato tutta la trattativa sul registro dell'ambiguità, come dimostra il capitolo esuberi. Se ci saranno oppure no «dipenderà dalla nuova azienda» la risposta, che sarebbe ridicola se non suonasse minacciosa. Sicuri, invece, di non superare tutti indenni il travaso in newco i 1300 lavoratori della Plastic Components (ex Ergom), azienda del gruppo Fiat con sedi a Napoli, Marcianise e Caivano, fornitrice di materiale plastico, plance, paraurti. Per loro già annunciati tagli al personale (previsto un incontro separato l'11 marzo). Anche per la cassa integrazione le notizie non sono buone: «la riduzione dell'impatto della cig - spiegano i rappresentanti Fiat - sarà esclusivamente sul personale impiegato a Pomigliano».
I 4.700 lavoratori del Vico dovranno dare le dimissioni per poi essere individualmente riassunti, dal 7 marzo, sulla base del contratto sottoscritto il 29 dicembre scorso con le organizzazioni sindacali del sì che ieri, alla ripresa dei lavori, hanno rapidamente siglato un accordo integrativo sulla contrattazione di secondo livello e i premi di risultato. Otto i lavoratori qualificati assunti per primi, ma la maggior parte sarà assorbita tra luglio e ottobre. In autunno si prevedono le prime vetture.
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in bocca al lipo a qualunque lotta dei compagni operai metalmeccanici!!! 18-02-2011 23:52 - fabiomba
Prima ti licenziano e pòi se porti tua sorella a Marchionne,verrai riassunto.
Certo che così in basso non ci siamo mai arrivati!
Abbiamo avuto venti anni di fascismo,ma mai padroni cosi sfacciati!
Forse neanche con il fascismo si sarebbero permessi tanta infamia.Scommetto che se oggi ci fossero gli uomini di destra di venti anni fa,nemmeno con loro si sarebbero allargati a tanto.
Siamo in un regime.Come ha detto bene Pannella ieri,non è solo Berlusconi a fare il berlusconismo.
Quì il berlusconismo è cominciato con la sinistra.
D'Alema ha iniziato con le infamie e nessuno gli ha mai rinfacciato la cosa.
Quando ha mandato i bombardieri a massacrare i slavi,era un berlusconista.Oggi che fa il pesce in barile,mentre Marchionne con i suoi ombrelloni da spiaggia li infila nelle chiappe dei nostri compagni è ancora un berlusconista.Se una rivolta ci deve essere,in Italia,questa non deve salvare questa sinistra.No i Fassino,i D'Alema e tutti i berlusconisti d'Italia devono fare la stessa fine di Berlusconi.
Gattopardi,che tirano i sassi e nascondono la mano.
Niki e la Bindi sono persone pulite che devono guidare le nostre lotte.
Il berlusconismo invece non è solo un prodotto di destra,ma è un sistema sociale da abbattere.
Se non ci riusciamo con la politica,ci riusciremo con le piazze.
La gente è stanca del berlusconismo.
Siamo incazzati e non vogliamo vedere i nostri compagni licenziati e se sono servili e portano le loro mogli a chiedere di lavorare,potranno rientrare in fabbrica.
No signori,vi siete sbagliati di grosso.Stanno nascendo i nuovi partigiani! 18-02-2011 18:42 - mariani maurizio