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Abi Elkafi
Libia nel caos, decine di morti
A Bengasi è una carneficina pianificata. Dopo la debacle delle forze di sicurezza nella gestione delle piazze, il regime in un primo momento ha deciso di mandare all'assalto forze mercenarie, i berretti gialli, come li chiama la gente per il colore del loro copricapo. Si tratta di civili stranieri mandati nella mischia armati di pistole o all'arma bianca. Ma non ha funzionato. Il figlio di Gheddafi, Saady, è stato spedito a Bengasi, già prima del «Giovedì della Rabbia», per proporre ai notabili della città un piano economico di investimenti. La protesta lo ha sorpreso nel suo albergo nella zona dei sette laghi, il centro moderno della città. Per salvarlo il colonnello ha deciso di usare i militari, ma le truppe si sono rifiutate di fare il lavoro sporco. I comandanti locali hanno espresso la loro disponibilità a sorvegliare le strade, non ad intervenire.
Tre carri armati sono entrati nella città provenienti dalla caserma di Kiesh, periferia sud ovest della città, ma sono stati affrontati dai gruppi di giovani armati di pietre e bastoni. L'ufficiale - racconta uno dei giovani partecipanti - è sceso dal mezzo militare e ha spiegato agli insorti di aver ricevuto l'ordine di scortare una macchina civile, che non aveva nessuna intenzione di sparare ai suoi fratelli. Ha ordinato all'equipaggio di arrendersi e hanno consegnato le armi. I tre carri armati sono stati dati alle fiamme.
Nella scorsa notte alle 2, le truppe scelte, provenienti dal Fezzan e da Tripoli, hanno attaccato il presidio degli avvocati davanti al Tribunale di Bengasi. Sul piazzale sono rimaste decine di corpi esanimi e molti feriti. La maggior parte dei manifestati sono stati dispersi da quella che era la piazza Tahrir della Libia. Testimoni oculari li hanno descritti come «soldati stranieri, di paesi africani». Secondo la tv al Arabiyah, sarebbero del Benin. Dall'ospedale Jalaa lanciano l'allarme: ci sono 800 feriti e manca il sangue per salvarli. Nell'obitorio ci sono oltre cento morti.
Altri reparti hanno attaccato i manifestanti che asserragliavano l'albergo Ouzu, nella parte moderna della città, la zona dei sette laghi, dove risiedeva Saady. Il figlio del rais è stato portato nella caserma della brigata di Fadeel Bou Omar, luogo del massacro più cruento. Sull'asfalto secondo fonti degli insorti, sono rimasti 70 corpi. Contro i manifestanti i militari avrebbero usato le mitragliatrici anti aeree, montate sulle jeep.
Nel primo pomeriggio si sono tenuti i funerali di 42 vittime, tra le quali una donna colpita da cecchini mentre era affacciata al balcone, a guardare gli scontri. Ma nemmeno il funerale è stato rispettato. Dopo l'arrivo delle bare nel cimitero di Slimanieh, ci sono state incursioni che hanno causato altre vittime. Elicotteri hanno sorvolato la città per tutto il giorno.
Nel tardo pomeriggio è scatta una caccia all'uomo. La casa di Fethi Terbil è stata assaltata, ma l'avvocato non era in casa. Fethi Terbil è il legale delle famiglie del massacro del carcere di Abu Selim, del 1996. È stato arrestato invece l'ex presidente dell'ordine degli avvocati, Abdel Hafiz Ghouga, uno dei capi della mobilitazione degli avvocati che hanno chiesto una Costituzione e la libertà d'espressione. In serata nella zona del porto di Bengasi si sono tenuti dei comizi: gli imam delle moschee nominati dal ministero degli affari religiosi, gli Awqaf, hanno «condannato la violenza dei militari contro i figli inermi del popolo».
La protesta è ancora forte in tutte le città della regione orientale del paese, quella che una volta si chiamava Cirenaica. Da Tubrok a Ajdabiya, la popolazione è riuscita a mettere in scacco le forze di sicurezza. A Tobruk, la città più orientale del paese, al confine con l'Egitto, è stato completamente demolito il monumento al Libro Verde. Secondo fonti della protesta, il comandante della caserma militare ha promesso alla popolazione che non avrebbe sparato una sola pallottola contro la sua gente. Non solo, ma ha fatto in modo che l'aeroporto della base fosse occupato per non permettere l'arrivo di rinforzi. La popolazione avrebbe occupato il porto dove sarebbe stato fermato il terminale petrolifero. A Derna, Bayda, Shahhat, Marje, nella Montagna Verde, la popolazione si è organizzata per impedire il ritorno delle forze di sicurezza. Le caserme sono state svuotate dalle armi e dalle munizioni. La città di Bayda è accerchiata dalle forze speciali giunte da Tripoli. Il figlio di Gheddafi Khamis ha lasciato la guida dell'assalto ed è tornato su un aereo a Sebha, prima che la popolazione prendesse possesso dell'aeroporto di Shahhat. La città è stata esclusa dalla linea telefonica nazionale. Il centro abitato è completamente in mano agli insorti.
Anche ad Ajdabyia la situazione rimane saldamente in mano agli oppositori. Dopo i tre morti di giovedì e i quattro di venerdì, sarà difficile ristabilire i rapporti tra il potere centrale e la città fortemente rilegata ai rapporti di carattere tribale.
Ma le sollevazioni della popolazione non si limitano soltanto alla regione orientale del paese. Anche nelle città attorno a Tripoli ci sono molte azioni di protesta. Cinque città sono oramai senza controllo di sicurezza. Oltre a Sliten e Zentan dei giorni scorsi, si sono aggiunte Zawia, Tagiura e ieri sera anche Mesrata, dove c'è un importante porto militare.
Dopo l'oscuramento di Internet e delle tv satellitari, in molte città della rivolta sta mancando l'elettricità. E' una vendetta del regime contro la rivendicazione di democrazia.
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Qual' é la caratteristica dei paesi in "rivolta"?Sono governati da rais autocratici con consenso popolare in caduta libera che volevano organizzare la propria successione in maniera dinastica.L'altro elemento che ha caratterizzato entrambe le rivolte é stato la stringente supervisione dell' esercito che non ha mai perso il controllo della piazza e che oggi governa,in virtù della"rivolta", in quei paesi.Da ultimo ma non per ultimo, il ruolo dell' amministrazione Obama, nel sostenere, qualcuno dice preparare visto il ruolo avuto dalle ong USA,,quelle rivolte col risultato di impedire il consolidarsi di leadership jadiste, e di assicurarsi riconoscenza e fedeltà degli eserciti di quei paesi.
Doppio risultato,nuovi alleati e cambio di strategia con i paesi mussulmani dal dialogo con l'islam moderato al sostegno della democrazia e i diritti in quei paesi.
La Libia sta fuori di questo schema. Le ong USA sono completamente assenti in Libia e l'esercito é l'ispiratore della "rivolta". Gheddafi da buon vecchio golpista, non si è mai fidato del suo esercito ed ha sempre avuto dalla sua una piccola parte di truppe scelte e milizie private.
Risultato, sarà un bagno di sangue.
PS A tutti gli indignati a buon mercato che la buttano sul Cav e le veline islamiche del Rais, gli ricordo che sono in ballo gran parte delle ns forniture energetiche e 140 md di euro di interessi italiani nell’area. 22-02-2011 12:30 - tiny tove
W la Democrazia
"Conoscevamo il Gheddafi provocatore, arringatore di folle, profeta; qui ci si rivela, in una dozzina di sorprendenti novelle, un Gheddafi scrittore e poeta, dalla personalità complessa e profondamente riflessiva. In queste storie, tra la favola moderna e la parabola morale, emerge, forse più che nei suoi interventi politici, il carattere particolarissimo di questo personaggio del nostro tempo, tanto attento alle trasformazioni portate dalla modernità quanto legato all'antica cultura beduina con le sue radici nomadi e con il suo attaccamento alla natura solitaria del deserto. Lontani dall'immediatezza della politica, questi racconti non mancano tuttavia, in forma metaforica e visionaria, di bersagli polemici come certi potentati musulmani legati mani e piedi agli Stati Uniti o come gli integralisti, cui Gheddafi imputa un carattere retrogrado e criminale. Alla fine di questa lettura avremo scoperto un personaggio davvero fuori dal comune".
http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=375 22-02-2011 12:06 - agorapolitica
nostro Paese ed ora mi sembra puerile attaccarlo per i suoi rapporti con Gheddafi. 22-02-2011 09:58 - pietro ancona
Cio' detto vorrei fare alcune osservazioni sui fatti degli ultimi giorni dei paesi del sud-mediterraneo. Ieri guardando il TG1 non ho potuto fare a meno di notare che c'era nei servizi un finto dispiacere che lasciava trapelare in maniera neanche larvata la " soddisfazione" per aver trovato ancora una volta la notizia atroce per riempire il giornale televisivo. Intanto per Berlusconi è una fortuna che tali notizie spostino l'attenzione dai suoi "grattacapi" ad altro. E' una fortuna anche per gli speculatori finanziari che potranno "sfruttare" i "gap" dei prezzi dovuti all'instabilità geopolitica. Infine una fortuna per I vari Rais che potranno sfruttare il caos per liberarsi di qualche " nemico" scomodo. Insomma queste rivolte civili scoppiate a caso si stanno rivelando per taluni inopportune. A meno che non si voglia sospettare che i boss del pianeta si aiutino sollevando polveroni quando qualcuno di loro è nelle grane... 22-02-2011 09:48 - bore2001
A chi vuole partecipare a questa iniziativa di protesta spontanea lascio l'indirizzo e-mail dell'ambasciata libica: info-ambasciata@amb-libia.it 22-02-2011 09:10 - Enrico Monzatti
Se Gheddafi cadrà vi accorgerete cosa significherà abbandonare il nord africa nelle mani dei fondamentalisti islamici... 21-02-2011 22:36 - Marco Torriero
Il popolo libico, in queste ore, sta pagando un grande tributo di sangue; non è solo fatto bersaglio dal piombo delle truppe mercenarie, ma viene addirittura bombardato con raid aerei: si tratta, spesso, di armi italiane, fornite con accordi commerciali siglati anche sotto la famosa tenda beduina piazzata nel centro di Roma.
Per essere a fianco del Popolo Libico, dobbiamo chiedere la massima trasparenza circa gli accordi siglati a Roma, in particolare:
• L'esatta natura degli scambi commerciali stipulati;
• Quali e quante forniture militari il governo italiano ha autorizzato;
• Quali altri accordi, di natura politica ed economica, sono stati conclusi;
• Che sia valutata la possibilità di avviare un'inchiesta giudiziaria;
• Respingere ogni presa di posizione pilatesca;
• Pretendere una netta codanna politica da parte dell'opposizione. 21-02-2011 20:33 - Pasquale Buongiovanni