domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
20/02/2011
  •   |   Alberto Mario Banti
    Benigni e «Fratelli d'Italia», dubbi su una lezione di storia

    Roberto Benigni a Sanremo: ma certo, quello che voleva bene a Berlinguer! Quello che - con gentile soavità - insieme a Troisi scherzava su Fratelli d'Italia ... Che trasformazione! Sorprendente! Eh sì, giacché giovedì 17 febbraio «sul palco dell'Ariston», come si dice in queste circostanze, non ha fatto solo l'esegesi dell'Inno di Mameli. Ha fatto di più. Ha fatto un'apologia appassionata dei valori politici e morali proposti dall'Inno. E - come ha detto qualcuno - ci ha anche impartito una lezione di storia. Una «memorabile» lezione di storia, se volessimo usare il lessico del comico.
    Bene. E che cosa abbiamo imparato da questa lezione di storia? Che noi italiani e italiane del 2011 discendiamo addirittura dai Romani, i quali si sono distinti per aver posseduto un esercito bellissimo, che incuteva paura a tutti. Che discendiamo anche dai combattenti della Lega lombarda (1176); dai palermitani che si sono ribellati agli angioini nel Vespro del lunedì di Pasqua del 1282; da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; e da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci. Interessante. Da storico, francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt'altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell'Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l'infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po' che si va a scoprire in una sola serata televisiva.
    Ma c'è dell'altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori - stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli. E anche questa è una nozione interessante, una di quelle che cancellano in un colpo solo i sentimenti di apertura all'Europa e al mondo che hanno positivamente caratterizzato l'azione politica degli ultimi quarant'anni.
    Poi abbiamo anche capito che dobbiamo sentire un brivido di emozione speciale quando, passeggiando per il Louvre o per qualche altro museo straniero, ci troviamo di fronte a un quadro, che so, di Tiziano o di Tintoretto: e questo perché quelli sono pittori «italiani» e noi, in qualche modo, discendiamo da loro. Che strano: questa mi è sembrata una nozione veramente curiosa: io mi emoziono anche di fronte alle tele di altri, di Dürer, di Goya o di Manet, per dire: che sia irriducibilmente anti-patriottico?
    E infine abbiamo capito qual è il valore fondamentale che ci rende italiani e italiane, e che ci deve far amare i combattenti del Risorgimento: la mistica del sacrificio eroico, la morte data ai nemici, la morte di se stessi sull'altare della madre-patria, la militarizzazione bellicista della politica. Ecco. Da tempo sostengo che il recupero acritico del Risorgimento come mito fondativo della Repubblica italiana fa correre il rischio di rimettere in circuito valori pericolosi come sono quelli incorporati dal nazionalismo ottocentesco: l'idea della nazione come comunità di discendenza; una nazione che esiste se non ab aeterno, almeno dalla notte dei tempi; l'idea della guerra come valore fondamentale della maschilità patriottica; l'idea della comunità politica come sistema di differenze: «noi» siamo «noi» e siamo uniti, perché contrapposti a «quegli altri», gli stranieri, che sono diversi da noi, e per questo sono pericolosi per l'integrità della nostra comunità.
    Ciascuna di queste idee messa nel circuito di una società com'è la nostra, attraversata da intensi processi migratori, può diventare veramente tossica: può indurre a pensare che difendere l'identità italiana implichi difendersi dagli «altri», che - in quanto diversi - sono anche pericolosi; può indurre a fantasticare di una speciale peculiarità, se non di una superiorità, della cultura italiana; invita ad avere una visione chiusa ed esclusiva della comunità politica alla quale apparteniamo; e soprattutto induce a valorizzare ideali bellici che, nel contesto attuale, mi sembrano quanto meno fuori luogo.
    Ecco, con la performance di Benigni mi sembra che il rischio di una riattualizzazione del peggior nazionalismo stia diventando reale: tanto più in considerazione della reazione entusiastica che ha accolto l'esibizione del comico, quasi come se Benigni avesse detto cose che tutti avevano nel cuore da chissà quanto tempo. Ora se questi qualcuno sono i ministri La Russa o Meloni, la cosa non può sorprendere, venendo questi due politici da una militanza che ha sempre coltivato i valori nazionalisti. Ma quando a costoro si uniscono anche innumerevoli politici e commentatori di sinistra, molti dei quali anche ex comunisti, ebbene c'è da restare veramente stupefatti.
    Verrebbe da chieder loro: ma che ne è stato dell'internazionalismo, del pacifismo, dell'europeismo, dell'apertura solidale che ha caratterizzato la migliore cultura democratica dei decenni passati? Perché non credo proprio che un simile bagaglio di valori sia conciliabile con queste forme di neo-nazionalismo. Con il suo lunghissimo monologo, infatti, Benigni - pur essendosi dichiarato contrario al nazionalismo - sembra in sostanza averci invitato a contrastare il nazionalismo padano rispolverando un nazionalismo italiano uguale a quello leghista nel sistema dei valori e contrario a quello solo per ciò che concerne l'area geopolitica di riferimento.
    Beh, speriamo che il successo di Benigni sia il successo di una sera. Perché abbracciare la soluzione di un neo-nazionalismo italiano vorrebbe dire infilarsi dritti dritti nella più perniciosa delle culture politiche che hanno popolato la storia dell'Italia dal Risorgimento al fascismo.


I COMMENTI:
  pagina:  2/37  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Lei scrive di contrapposizione del nazionalismo all'internazionalismo, all'europeismo, ai valori pacifisti e paventa addirittura la possibilità di guerre contro chi e' fuori e dentro i confini nazionali. Forse le sfugge il passaggio di Benigni dove citando Churcill spiega come un gruppetto di persone abbiano dato la vita per permettere a persone come lei di avere la liberta' oggi di dissentire e scrivere a mio modo di vedere certe scemenze. 26-02-2011 05:06 - Marco Galanti
  • Agli amici anarchici, che hanno paura perfino di parole come patria, bandiera ecc., ricordo che uno che certamente ne sapeva più di loro, tale Bakunin, scrisse che "dalla vittoria dell'Italia sull'Austria datava l'esistenza in Europa di un numero di popoli solleciti della loro libertà e capaci di creare una civiltà nuova fondata sulla libertà" (citato da B. Croce, Storia d'Europa nel secolo XIX, Bari, Laterza, 1972, p. 201). Certo, in confronto ai ribelli del nostro tempo e a uno storico come Banti (al quale è l'esistenza dell'Austria è del tutto ignota) Bakunin è una nullità; e sbaglia chi li crede marxisti, materialisti storici, gramsciani o altro: semplicemente è gente che non ha studiato, e però pretende di pontificare su argomenti che non conosce. E' gente che vede il nazionalismo italiano dove non c'è e trascura l'imperialismo dove c'è (ad es. in Inghilterra, i cui storici non a caso spesso applaudono a queste tesi). 26-02-2011 00:14 - giuseppe
  • Caro Banti, leggere tutto quello che Benigni ha detto con un'ottica di malafede e, in alcuni passaggi (come quello sulle opere d'arte o sulla mistica del sacrificio eroico) vedere concetti che non c'entravano nulla col SENSO delle parole di Benigni denota un ego considerevole e anche una spocchia che francamente non serve al dibattito. Si liberi della sua sapienza e usi maggiormente la sua intelligenza aprendo, oltre alla mente di storico, anche il cuore. Vedrà che starà meglio. Lei e noi che non leggeremo corbellerie del genere. 25-02-2011 21:44 - Stefano
  • sono molto contenta che ci sia qualcuno che possa ancora ricordarci chi siamo e da dove veniamo perchè le mille parole che si sprecano per ogni dove e il contrario del contrario ci rende instabili e senza personalità. 25-02-2011 20:59 - maria rosaria
  • Daccordo con tutti quelli che hanno giudicato benevolmente pessimo questo articolo.
    Faccio però i complimenti al giornalista che in pochissime righe è riuscito a distruggere tutte le sfumature linguistiche della lingua italiana per cui amor di patria è uguale a nazionalismo. Ebbene si lo ammetto: quando sento il nostro inno mi emoziono e se questo significa essere nazionalista, ebbene lo sono!! Come ho sempre detto che se professare l'uguaglianza tra gli uomini significava essere comunista, ebbene lo ero e lo sono tutt'ora!! Giro tutto il mondo e mi ritengo un cittadino del mondo, ma sono italiano, e ne sono assolutamente fiero, per i valori che la storia e la cultura italiana mi hanno dato. Grazie a questi valori mi rendo però conto che la stessa storia e la stessa cultura qualcuno può anche leggerala sottosopra. Questa è la grande conquista della libertà e dell'uguaglianza cari signori!! C'è da chiedersi allora: se questo gentile giornalista fosse vissuto nel veneto durante l'occupazione austriaca senza poter esprimere ciò che pensava, cosa sarebbe stato: un patriota (come venivano chiamati all'epoca) o cosa altro? La storia, cari signori, non può essere letta solo con lo sguardo dell'oggi, ma va vista anche con gli occhi dell'epoca. Al giornalista inoltre faccio notare che siamo spettatori attenti e non tanto facilmente malleabili come coloro che lavorano nei media pensano. Abbiamo capacità di vedere, leggere, capire, non siamo menti da proteggere da possibili turbe fasciste o di qualsivoglia idea malsana. Di revisionismo storico ne abbiamo abbastanza ed è proprio questo revisionismo (sotto certi aspetti anche quello illustrato nell'articolo) che cerca in tutti modi di plagiare le masse e spingerle verso una direzione o un'altra. 25-02-2011 20:54 - enzo
  • MI sono commosso a sentire Benigni in quella occasione e per la prima volta ho ascoltato il nostri inno in ....Italiano !!!! Grazie Roberto sei un Grande!!!!!!!
    P.S. Articolo deprimente e assolutamente sterile. 25-02-2011 20:46 - Roberto
  • Non ho nemmeno ascoltato Benigni, mentre rimango colpito dall'autore di questo articolo, mi sembra che rinneghi completamente lo stato Italiano la sua storia e la sua cultura, forse questo giornalista nutre anche dell' odio ma sarà taliano ?( sarà forse un giovane alle prime armi raccomandato da qualche casta ) forse è pagato da qualcuno per scrivere queste stupidaggini, mi sembra che voglia generalizzare annullare i valori di un popolo, precedenza all'unita europea delle nazioni cancellando la storia la cultura e anche la religione di un ogni singolo popolo, per quale fine ? di controllare con regole uguali per tutti, soprattutto quando si parla di creare i debiti e riscuoterli.
    Viva l' Italia degli Italiani !
    No ! a globalizzare e omogenizzare i popoli per renderli schiavi di un consumismo di oggetti inutili. 25-02-2011 20:31 - Antonio
  • mi è piaciuto tantissimo il grande Benigni ,e mi fa piacere che la sinistra sia diventata nazionalista Credo però che un professore di storia anche universitario ci avrebbe spiegato le stesse cose ad un prezzo più basso 25-02-2011 20:05 - stefania
  • è notorio che su questo giornale ci sia sempre il contro del contro...ma qui tocchiamo il fondo...questa non è una voce critica, questo è parlare senza aver visto benigni! parla di patriottismo dicendo di stare attenti al nazionalismo e il banti? dice che invece non lo ha detto..e poi caro banti perchè dobbiamo emozionarci per gente che solo lei conosce e non per gli italianissimi caravaggio o leonardo? io quando sono entrato al louvre mi sentivo fiero, sembrava la succursale degli uffizi!!! ma vogliamo paragonare Tiziano o di Tintoretto a goya o monet? ma mi faccia il piacere:) diceva il pricipe..dire che i francesi hanno rubacchiato o gli austriaci hanno fatto qualche porcheria non è antieuropeo è storia..antistorico sarebbe affermare il contrario....ma comunque non si capisce il perchè di questa arringa...non si capisce perchè se applaudono la russa e meloni dovremmo preoccuparci..anzi...sono felice che in questo paese si riesca per una volta ad andare oltre! oltre destra e sinistra, nord e sud...il problema e l' assurdo è che c'è una certa sinistra, extraparlamentare che si cruogiola su se stessa, antiitaliana, anti tutto...anti pd..che preferisce essere opposizione sempre anche nelle idee..che brutta cosa ..che brutta vita....banti in italia a tutto ciò di cui ha bisogno, la liberta di dire fesserie, liberamente, i più grandi artisti, poeti, santi, tutto..la storia ha premiato questo lembo di terra..se lo goda!! e viva benigni, tintoretto, leonardo e l' ITALIA ITALIANISSIMA 25-02-2011 20:01 - nicola
  • Cara Annamaria che hai scritto questo:

    "Benigni mi ha solo restituito l'orgoglio di essere italiana. Mi ha ricordato che esiste anche un'altra Italia, di cui non vergognarsi ma di cui andare fieri."

    Hai dato piena ragione a Banti con queste parole tanto che:

    "tanto più in considerazione della reazione entusiastica che ha accolto l'esibizione del comico, quasi come se Benigni avesse detto cose che tutti avevano nel cuore da chissà quanto tempo."

    Che tristezza. Valori e sentimenti che scompaiono e riappaiono per quattro parole da un comico. 25-02-2011 19:59 - Mirco
I COMMENTI:
  pagina:  2/37  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI