giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
20/02/2011
  •   |   Alberto Mario Banti
    Benigni e «Fratelli d'Italia», dubbi su una lezione di storia

    Roberto Benigni a Sanremo: ma certo, quello che voleva bene a Berlinguer! Quello che - con gentile soavità - insieme a Troisi scherzava su Fratelli d'Italia ... Che trasformazione! Sorprendente! Eh sì, giacché giovedì 17 febbraio «sul palco dell'Ariston», come si dice in queste circostanze, non ha fatto solo l'esegesi dell'Inno di Mameli. Ha fatto di più. Ha fatto un'apologia appassionata dei valori politici e morali proposti dall'Inno. E - come ha detto qualcuno - ci ha anche impartito una lezione di storia. Una «memorabile» lezione di storia, se volessimo usare il lessico del comico.
    Bene. E che cosa abbiamo imparato da questa lezione di storia? Che noi italiani e italiane del 2011 discendiamo addirittura dai Romani, i quali si sono distinti per aver posseduto un esercito bellissimo, che incuteva paura a tutti. Che discendiamo anche dai combattenti della Lega lombarda (1176); dai palermitani che si sono ribellati agli angioini nel Vespro del lunedì di Pasqua del 1282; da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; e da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci. Interessante. Da storico, francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt'altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell'Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l'infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po' che si va a scoprire in una sola serata televisiva.
    Ma c'è dell'altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori - stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli. E anche questa è una nozione interessante, una di quelle che cancellano in un colpo solo i sentimenti di apertura all'Europa e al mondo che hanno positivamente caratterizzato l'azione politica degli ultimi quarant'anni.
    Poi abbiamo anche capito che dobbiamo sentire un brivido di emozione speciale quando, passeggiando per il Louvre o per qualche altro museo straniero, ci troviamo di fronte a un quadro, che so, di Tiziano o di Tintoretto: e questo perché quelli sono pittori «italiani» e noi, in qualche modo, discendiamo da loro. Che strano: questa mi è sembrata una nozione veramente curiosa: io mi emoziono anche di fronte alle tele di altri, di Dürer, di Goya o di Manet, per dire: che sia irriducibilmente anti-patriottico?
    E infine abbiamo capito qual è il valore fondamentale che ci rende italiani e italiane, e che ci deve far amare i combattenti del Risorgimento: la mistica del sacrificio eroico, la morte data ai nemici, la morte di se stessi sull'altare della madre-patria, la militarizzazione bellicista della politica. Ecco. Da tempo sostengo che il recupero acritico del Risorgimento come mito fondativo della Repubblica italiana fa correre il rischio di rimettere in circuito valori pericolosi come sono quelli incorporati dal nazionalismo ottocentesco: l'idea della nazione come comunità di discendenza; una nazione che esiste se non ab aeterno, almeno dalla notte dei tempi; l'idea della guerra come valore fondamentale della maschilità patriottica; l'idea della comunità politica come sistema di differenze: «noi» siamo «noi» e siamo uniti, perché contrapposti a «quegli altri», gli stranieri, che sono diversi da noi, e per questo sono pericolosi per l'integrità della nostra comunità.
    Ciascuna di queste idee messa nel circuito di una società com'è la nostra, attraversata da intensi processi migratori, può diventare veramente tossica: può indurre a pensare che difendere l'identità italiana implichi difendersi dagli «altri», che - in quanto diversi - sono anche pericolosi; può indurre a fantasticare di una speciale peculiarità, se non di una superiorità, della cultura italiana; invita ad avere una visione chiusa ed esclusiva della comunità politica alla quale apparteniamo; e soprattutto induce a valorizzare ideali bellici che, nel contesto attuale, mi sembrano quanto meno fuori luogo.
    Ecco, con la performance di Benigni mi sembra che il rischio di una riattualizzazione del peggior nazionalismo stia diventando reale: tanto più in considerazione della reazione entusiastica che ha accolto l'esibizione del comico, quasi come se Benigni avesse detto cose che tutti avevano nel cuore da chissà quanto tempo. Ora se questi qualcuno sono i ministri La Russa o Meloni, la cosa non può sorprendere, venendo questi due politici da una militanza che ha sempre coltivato i valori nazionalisti. Ma quando a costoro si uniscono anche innumerevoli politici e commentatori di sinistra, molti dei quali anche ex comunisti, ebbene c'è da restare veramente stupefatti.
    Verrebbe da chieder loro: ma che ne è stato dell'internazionalismo, del pacifismo, dell'europeismo, dell'apertura solidale che ha caratterizzato la migliore cultura democratica dei decenni passati? Perché non credo proprio che un simile bagaglio di valori sia conciliabile con queste forme di neo-nazionalismo. Con il suo lunghissimo monologo, infatti, Benigni - pur essendosi dichiarato contrario al nazionalismo - sembra in sostanza averci invitato a contrastare il nazionalismo padano rispolverando un nazionalismo italiano uguale a quello leghista nel sistema dei valori e contrario a quello solo per ciò che concerne l'area geopolitica di riferimento.
    Beh, speriamo che il successo di Benigni sia il successo di una sera. Perché abbracciare la soluzione di un neo-nazionalismo italiano vorrebbe dire infilarsi dritti dritti nella più perniciosa delle culture politiche che hanno popolato la storia dell'Italia dal Risorgimento al fascismo.


I COMMENTI:
  pagina:  4/37  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Pienamente d'accordo con Banti. Il risorgimento di Benigni è il fratello gemello di quello che studiavo alle elementari negli anni cinquanta: tutti buoni, tutti eroici, tutti fratelli, tutti mossi dallo stesso afflato... Non credo che il modo più efficace per rispondere ai revisionismi reazionari e ai beceri localismi sia la riproposizione di un'immagine edulcorata, che fa a pugni con la contradditorietà e la ruvidezza della storia. 25-02-2011 18:55 - Guido Armellini
  • E' proprio vero, anche le pulci hanno la tosse. Scriva d'altro che forse è meglio. 25-02-2011 18:51 - Nanni
  • Caro Banti tu diresti NO anche se qualcuno affermasse che sei figlio di tua madre. Ricordati che noi siamo un POPOLO ELETTO, BACIATO DAL SIGNORE; evito di farti l'elenco delle nostre invenzioni. Senza di noi il mondo sarebbe ancora al MEDIOEVO.Fatemi il piacere tu e i tuoi amici andatevene via.Giuseppe 25-02-2011 18:44 - giuseppe turacchio
  • Di solito non commento mai alcun articolo ma in questo caso man mano che la lettura andava avanti, nasceva questo forte desiderio con la curiosità di leggere le reazioni di altri utenti. Ebbene, non aggiungo altro perché sono felice delle risposte che mi hanno preceduto. Benigni è riuscito a mettere tutti d'accordo (va bene, quasi tutti).
    Personalmente non ho avvertito nessun sentimento di odio o di chiusura verso il resto d'europa, semmai ho avvertito una forte presa di coscienza e di orgoglio nazionale verso quegli stessi italiani che ci governano senza alcun ideale di giustizia, ma piuttosto alla stregua dello straniero di turno che storicamente soggiogava invece di far crescere questa bellissima nazione. 25-02-2011 18:27 - Mikele108
  • Banti lascia perdere..non è il tuo campo.. 25-02-2011 17:54 - Frank
  • a mio modestissimo parere l'autore dell'articolo, pur dicendo cose condivisibili dal punto di vista dell'analisi storica, fallisce completamente nel capire che una cosa è amare la propria famiglia e avere un senso di appartenenza e una cosa è odiare il prossimo e la sua famiglia, sono due cose ben distinte e Benigni nel suo discorso ha detto chiaramente che una cosa è essere "patriottici" e una cosa è essere nazionalisti. Ovviamente poi nemmeno Benigni si prendeva troppo sul serio e l'ha fatto capire, c'era un po' di retorica ma alla fine pur essendo un premio oscar sempre un attore/regista rimane. cosa ci si aspettava? il pezzo in se era buono e cercava di commuovere (difficile farlo nella totale mancanza di retorica) le imprecisioni si possono far notare ma alla fine il contesto le giustifica un pochino. sempre a mio parere 25-02-2011 17:24 - medes
  • Triste, triste...
    infinitamente triste questo articolo...
    Che pena.. 25-02-2011 16:51 - Davide
  • Caro Alberto Mario, evidentemente sei tu che travisi e c'è la possibilità cche tu sia del Pdl o della Lega per distorcere così. I valori della guerra non sono più gli stessi, ma del passato, eppure per cose sbagliate e altre no, alla fine siamo diventati una nazione e tale deve ormai rimanere, non lambiccarti il cervello, abbiamo tutti pensato che nel risorgimento durante l'unificazione ci sono stati eccidi, ma attraverso la televisione difatti come dici tu "Non doveva esserci una lezione di storia" ma una presa di posizione contro lo strapotere della destra che usa la Lega per ingannarci come pivelli e come te che sei un povero pivello. 25-02-2011 16:47 - manu
  • Purtroppo il Manifesto da ennesima prova nella diffusione di una ideologia vetero-marxista nella lettura del Risorgimento italiano.
    Banti da buon giovane-vetero accademico fa a pezzi il discorso di Benigni e tutta la sua esegesi dell'Inno...invocando un realismo dei fatti che spesso non ha alcun senso neppure nella ricerca storica.
    Banti - che ha anche dato alle stampe un piccolo libro sul Risorgimento - non tiene nel minimo conto che Mameli scrivendo l'inno dava corpo agli ideali che animarono una generazione.
    Quella cultura "esisteva" a prescindere dalla veridicità della filogenesi ricostruita da Mameli.
    E con tali fatti fanno i conti gli storici.
    Nei libri di storia e credo anche nel "risorgimento" di Banti non c'è nulla quasi di tutta una generazione di giovani che animati da ideali potenti e "di sinistra" davano la vita per ottenere una nazione democratica e costituzionale.
    Cosa c'è nei nostri libri di quel reticolo democratico che era la Carboneria? Cosa c'è nei libri dei nostri storici delle centinaia di rivolte scoppiate nel regno di napoli e animate dai Carbonari, dai filadelfi et similia? Chi sa oggi - attraverso i libri dei nostri storici di prestigio - delle teste tagliate dal borbone e appese in graticole nei paesi di origine dei settari e dei rivoltosi? Chi sa che fu proprio
    Garibaldi tentando di liberare l'"Italia" dall'assolutismo e dallo straniero, liberò quei paesi dalle teste tagliate e appese all'ingresso dei paesi monito dei settari e dei rivoltosi che li avevano avuto i natali.
    Oggi gli storici del Manifesto (e mi riferisco alla filosofia della conquista dietro alla interpretazione del Risorgimento) vedono quella storia ancora con le categorie del marxismo che ricostruiva con categorie presentiste la storia ddi quei uomini senza i quali mai sarebbero sorte le società operaie, la prima internazionale e quindi la sinistra con tutti i suoi anche tragici risvolti.
    Mameli è morto a Roma,ventenne, credeva in una Repubblica democratica, laica, dove fosse abolita la pena di morte, e egualitaria.
    Questi sono i fatti dietro al nazionalismo dell'Inno di Mameli.
    Quel nazionalismo è cosa ben diversa dal nazionalismo prefascista e fascista.
    Comunque dalle argomentazioni di Banti non c'è altro che aspettarsi che la susseguente apologia del brigantaggio come guerra civile o rivoluzione mancata...non che allo storico vetero-marxista venga in mente che pure Gramsci prese più di qualche cantonata? 25-02-2011 16:43 - Leonida Montanari
  • Beh, complimenti Sig. Banti, lei è riuscito a scrivere un articolo che mi sarei aspettato di veder pubblicato su "Libero". Ha travisato completamente, e a mio parere intenzionalmente, il discorso di Benigni.
    Ma mentre di "Libero" riesco facilmente a capirne la strategia, non ho altrettanta fortuna in questo caso. L' unica motivazione plausibile che mi viene in mente è una sua personale antipatia per l' artista. Saluti 25-02-2011 16:41 - Simone
I COMMENTI:
  pagina:  4/37  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI