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Federico D'Ambrosio
Berlusconi avanti tutta
Le idee restano confuse, soprattutto non è chiaro come si possa evitare l'imminentissimo e «immediato» processo Ruby. Ma il Cavaliere continua a ripetere ai suoi la stessa linea. Accelerare sulla giustizia, ora che Fli appare davvero in difficoltà, calendarizzando una offensiva politicamente pesante anche se al momento non efficacissima contro il Ruby gate. Sul processo più imminente, l'avvocato Ghedini ha preferito la strada vecchia alla strada nuova: al momento si punta sul legittimo impedimento per allungare i tempi e dimostrare che i troppi processi del premier si sovrappongono gli uni agli altri. Poi si vedrà.
Intanto, si susseguono le riunioni ad Arcore, come a Milano, a via Arenula come a palazzo Grazioli. I tecnici del dicastero della Giustizia continuano a lavorare senza sosta alla stesura del testo del disegno di legge sul riordino del sistema giudiziario. Questa, riferiscono fonti parlamentari, potrebbe essere la settimana giusta anche per l'ulteriore allargamento della maggioranza a quota 325 (primo test sarà il Milleproroghe) e per la successiva ridiscussione della composizione della conferenza dei capigruppo e della fondamentalissima commissione bilancio. Se forzatura sarà, lo si capirà alla capigruppo convocata per mercoledì prossimo, quando la maggioranza potrebbe proporre di portare in aula il processo breve. Il delfino Alfano a Porta a porta sembrava già allineato: «La Corte costituzionale fa parte dell'assetto delle garanzie. Siccome avremo anche una riforma della forma di stato di governo valuteremo se la riforma della Corte Costituzionale vada inserita in questo contesto».
Contemporaneamente, il premier ha passato il pomeriggio ad Arcore con i suoi più stretti collaboratori per studiare la strategia giudiziaria sul caso Ruby e gli altri processi milanesi attesi a fine mese (Mediatrade, Mediaset e Mills) e per preparare i prossimi 'ritocchi' alla squadra di palazzo Chigi. E contemporaneamente si sono visti a Milano gli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Giorgio Perroni per una lunga riunione al termine della quale non sarebbero però state prese decisioni definitive su quali «mosse» impostare per prime, detto che il legittimo impedimento sembra al momento il percorso migliore per rallentare e spedire su un binario morto almeno il processo Mediaset, vicino alla prescrizione, e quello Mediatrade, ancora in udienza preliminare.
Strategie di lungo corso al momento non ce ne sono. Finché possibile, Berlusconi vuole provare a parlare d'altro, magari di riforme, visto che la maggioranza alla camera intanto si sta rafforzando. L'intesa con la Lega, come sempre è fondamentale. La base del Carroccio è in fibrillazione dopo il no al federalismo e la continua pubblicazione di carte sul premier. Tanto che Matteo Salvini ha faticato ieri a spiegare il perché della puntata con Lucia Annunziata saltata domenica pomeriggio. «Essendoci la settimana prossima alcuni passaggi delicati in Parlamento - ha detto l'europarlamentare che è anche responsabile delle trasmissioni - abbiamo preferito rimandare questo telefono aperto ad altra occasione». Bossi è deciso a dare ai suoi un primo segnale già oggi, quando riferirà al Senato sul federalismo municipale bocciato dalla bicameralina. Con l'obiettivo di non cambiar nulla dell'ultimo testo e metterlo in votazione così com'è già mercoledì e spedirlo alla Camera mentre la bicamerale sul federalismo fiscale - al momento nella vecchia composizione, non è chiaro fino a quando - discute di federalismo regionale. Se la Lega placa i suoi, il governo potrebbe tenere.
Mentre appare sempre più difficile ipotizzare che con l'opposizione si possa discutere di un accordo sull'immunità parlamentare. L'ipotesi che sia questa la via per accordarsi su un salvacondotto al premier, in cambio di un passo indietro, convince poco. E al momento, dopo giorni di tentennamenti, la linea l'ha dettata il segretario del Pd Pierluigi Bersani:«Il Pd è assolutamente contrario al ripristino dell'immunità», punto e basta con obbligo di rientro di alcuni aperturisti. L'unico ancora possibilista è il cattolico Beppe Fioroni. Mercoledì l'ex ministro riunirà i quarantacinque parlamentari che dentro a Modem fanno riferimento a lui. «Decideremo in quella sede», ha spiegato.
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da domani tutti quelli che vogliono giustizia,scendano in piazza! 22-02-2011 18:07 - mariani maurizio