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FUORIPAGINA
22/02/2011
  •   |   s.d.q.
    Gheddafi: «Non mollerò, piuttosto morirò da martire»

    Il colonnello Muammar Gheddafi, di cui la tv Al Arabyia (la concorrente di Al Jazeera con sede nel Dubai) aveva più volte annunciato un discorso, è infine apparso alla televisione statale libica e ha parlato. A lungo.
    Ha parlato mentre Tripoli, per il secondo giorno, è descritta come un sanguinoso campo di battaglia e all’aeroporto ci sono file interminabili degli stranieri in attesa di un volo che li porti via dall’inferno libico.
    Ripreso outdoor, di fronte alle macerie provocate dall’attacco con cui il presidente Usa Reagan provò a liquidarlo nell’86 (sotto le bombe rimase uccisa una sua figlia adottiva) – una scelta già di per sé simbolica -, il leader ha usato toni forti, aggressivi, di sfida, in certi casi assai minacciosi. Dice che lui non mollerà né se ne andrà, che se necessario morirà «da martire», ha rivendicato i suoi meriti e le differenze fra la rivolta libica e quelle tunisina ed egiziana, ha attaccato la comunità internazionale e le tv straniere, ha discolpato «i giovani» che si sono uniti alla rivolta sotto l’influsso «di droghe» e di persone «malvage» definite «mercenari», ha lanciato l’anatema sui «maledetti» che seminano zizzania in Libia, ha negato di aver usato la violenza nel reprimere la rivolta e ha minacciato di «ripulire la Libia casa per casa».
    Dopo l’intervento televisivo del figlio Saif al-Islam di domenica notte, Gheddafi era apparso brevemente in tv già lunedì sera, ma solo il tempo di smentire le voci che lo volevano già in fuga verso il Venezuela di Chavez. Ha detto di più. «Sono un guerriero beduino che ha portato gloria alla Libia e morirà come un martire»;  «Non sono il presidente, sono il leader della rivoluzione» per cui non mi dimetterò né abbandonerò il campo «come hanno fatto altri»  (il tunisino Ben Ali e l’egiziano Mubarak); «Questo è il nostro paese, il paese dei nostri antenati, non lasceremo che lo distruggano»; i giovani che protestano «hanno cercato di imitare» quel che è accaduto in Tunisia e in Egitto, ma la Libia non è la Tunisia e l’Egitto; «non sono colpevoli» ma fra i manifestanti ci sono «mercenari» e gente «malvagia» che distribuiscono «soldi e droga» ai giovani e che hanno coperto di vergogna i loro clan e le loro famiglie; quelli che «si sono alzati in armi contro il paese pagheranno con la vita»; la comunità internazionale (con particolare citazione a Italia e Stati uniti) e le tv straniere hanno distorto la realtà delle cose e «lavorano per il diavolo». Infine l’ultimo appello, il più disperato: «Se amate Muammar Gheddafi, uscite fuori e assicurate la sicurezza delle strade», «ripulite la Libia casa per casa».
    Si vedrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni se le parole di Gheddafi, molto diverse – più orgogliose e dignitose – di quelle di Mubarak e Ben Ali sono solo parole o davvero il «guerriero beduino che ha portato gloria alla Libia» sarà pronto a «morire come un martire», anziché fuggire in qualche rifugio dorato all’estero.
    Militarmente, forse, la guerra è ancora aperta ma politicamente il regime gheddafiano sembra aver perso la partita. E per Gheddafi sarà difficilissimo evitare di essere il terzo di una lista destinata (sperabilmente) ad allungarsi, magari uscendo di scena in modo più dignitoso degli altri due.
    Per il secondo giorno consecutivo la guerra è continuata a Tripoli, anche se il blocco delle informazioni e i tentativi di ostacolare le comunicazioni attraverso il telefono e internet (l’unica a resistere è Al Jazeera), rendono quasi impossibile verificare la veridicità delle informazioni, spesso­ dovute ai settori dell’opposizione anti-gheddafiana all’estero che, dopo molti anni in cui ha avuto poco spazio e poca credibilità, ora vede avvicinarsi l’ora del riscatto (e della vendetta).
    Al Jazeera afferma che sono ripresi i bombardamenti dagli aerei e dagli elicotteri su diversi quartieri di Tripoli, e anche i raid dei «mercenari» (spesso iedntificati come «negri»: forse i miliziani africani della «legione islamica» di Gheddafi) che percorrono le strade della capitale a bordo di 4x4 e sparano a vista. Anche il numero dei morti impazza: Human Rights Watch parla di una sessantina, a Tripoli da domenica notte, e di 233 in tutta la Libia da giovedì scorso quando la rivolta è cominciata nella indocile Cirenaica, la regione orientale. Ma in questi due giorni le vittime sono salite, secondo altre fonti poco controllabili, a «centinaia», ieri addirittura a «mille».
    Le città della Cirenaica sono nella mani dei rivoltosi, a cominciare da Bengasi, dove esercito e polizia sono spariti dalle strade (o si sono uniti ai rivoltosi) e l’ordine pubblico è gestito da gruppi di civili armati. I rivoltosi sembra controllino anche il delicatissimo confine con l’Egitto, che ha rinforzato la frontiera. L’aeroporto di Bengasi è distrutto e uscire dalla città, per gli stranieri che vi sono intrappolati (fra cui anche italiani) è difficile perché è assolutamente sconsigliabile viaggiare per strada.
    Anche a Tripoli si sta cercando di organizzare un piano per l’evacuazione degli stranieri e all’aeroporto stazionano interminabili file in attesa. La situazione è ancora molto fluida e per questo ancor più pericolosa.


I COMMENTI:
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  • sono d'accordo con Vito, anche se quello che sta succedendo in Lbia mi fa orrore(e NON SO, anzi NON SAPPIAMO quali sono le dinamiche di ciò che sta succedendo), è troppo facile liquidare il discorso di Gheddafi come delirio e accodarsi al coro senza alcuna analisi; in questo caso il manifesto fa una scelta giornalisticamente coraggiosa, ovviamente impopolare perchè non grida SOLO "fermate ilmassacro, cacciate il beduino" 24-02-2011 03:21 - Maria
  • un altro piccolo muro di berlino che cade,
    per alcuni non deve esser facile dopo un tifo da stadio per i vari comunismi, siocialismi tirranici, ma si diceva così migliori delle grigie democrazie 23-02-2011 17:48 - marco
  • Ma chi è l'autore di questo articolo pro-Gheddafi che esalta il massacratore che ammazza inermi manifestanti sparandogli con aerei e carriarmati come mosche? fatti così li avevo letti solo sui libri di storia, che li facevano i nazisti.Continuate a prendere cantonate e a confonder il male col bene. Uno che ammazza 10000 persone e li chiama ratti è semplimente un nazista. Altro che discorsi dignitosi. Ma l'autore evidentemente ha i riflessi condizionati dal fatto che gheddafi era con l'urss contro gli usa. 10000 morti sono 10000 bare. Siete accecati dall'ideologia. Fuori tempo. Per questo non vi compro più. 23-02-2011 17:38 - angelo
  • purtroppo l'estremismo becero ha invaso questo glorioso giornale: non solo sulla libia e sul criminale gheddafi (orgoglio e dignità del rais? fatevi visitare da uno bravo!), ma anche su quasi ogni altro argomento, da marchionne a berlusconi.
    ogni mattina un'incazzatura, nel triste ricordo dei verdi anni quando vendevo questo foglio al semaforo di prati fiscali. 23-02-2011 17:20 - valerio caciagli
  • Siamo messi proprio male noi Italiani: per questioni economiche, dobbiamo fare bel viso ad uno come Gheddafi! 23-02-2011 17:04 - Prialo
  • I giudizi sui leader politici lasciamoli alla storia, Gheddafi non e` stato solo un dittatore sanguinario, cosi` come Castro e` stato un grande leader politico. Poi se stai al potere per 30 anni e` chiaro che ti da di volta il cervello.

    Quindi, cari amici del manifesto, per aumentare le vendite dovete semplicemente gridare che Gheddafi e` un matto e lo e` sempre stato. Senza andare nei dettagli, il popolo vi chiede questo, per questo in molti leggono quella schifezza de Il Fatto Quotidiano. 23-02-2011 17:00 - Vito
  • Sono d'accordo con Giuseppe: come si possono definire parole orgogliose e dignitose quelle di Gheddafi? Ma siete impazziti? questo sarebbe il giornale che ho letto con ammirazione tutti questi anni, che mi raccontava così bene il mondo??? A proposito, chi è sdq? per favore riprendetevi, altrimenti addio. Una delusione enorme 23-02-2011 15:26 - gabriele
  • cadranno i dittatori del Magreb, per la gioia dei tanti; degli integralisti islamici, di israele, dell'occidente... poi i coloni arriveranno e toglieranno immediatamente la terra al popolo libico; un che non troverà mai pace. Una storia già vista altrove. 23-02-2011 13:36 - Simone
  • condivido in pieno quanto scrive Ahmed;mariani,lascia stare i discorsi violenti e bellicosi,che proprio nom ti si addicono! 23-02-2011 12:35 - claudiouno
  • Per anni il Manifesto ha lodato il leader rivoluzionario,( ma di che se ha fatto un colpo di Stato...) l'amico e sostenitore dei Palestinesi e della causa araba mentre tutto il mondo conosceva il suo appoggio ad ogni organizzazione terroristica e il suo pugno di ferro in Patria. Aspettiamo la caduta di altri miti di una sinistra comunista e cieca, l'ultimo ad esempio Chaves, un altro buffone, e finalemente Castro. A quando una vera condanna di questi personaggi fuori dalla Storia? 23-02-2011 09:38 - antonio
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