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FUORIPAGINA
24/02/2011
  •   |   Alberto D'Argenzio
    L'Ue non sanziona e attende i migranti

    La parola sanzioni è rimbalzata per tutta la giornata di ieri nei corridoi delle istituzioni comunitarie, ma alla fine, dopo due riunioni fiume degli ambasciatori dei 27, l'opzione è caduta nel vuoto, risucchiata da altre preoccupazioni. Vuoi quella per i 5-10 mila europei che sono ancora sul territorio libico o vuoi, anche se i diplomatici lo smentiscono, quella per i giochi di realpolitik da quattro soldi (intesi come pesanti interessi economici che alcuni stati Ue hanno in Libia) e la conseguente efficacia di una misura che non convince tutti o, infine, per i timori di una valanga di immigrati. Di questa che per ora è solo un'eventualità per l'Europa, parleranno oggi i ministri degli interni dei 27 con Maroni chiamato a fare rapporto sulla situazione attuale ed i suoi possibili sviluppi.
    Ieri l'antipasto a Roma con i responsabili di Spagna, Francia, Grecia, Malta e Cipro invitati a Villa Pamphili dallo stesso Maroni ha prodotto una linea comune dei paesi mediterranei, una linea attesa alla prova delle disponibilità concrete. «Vogliamo - ha detto al termine dell'incontro il ministro del Carroccio - dare voce alla richiesta che viene da nostri cittadini, dai paesi, di sollecitare un ruolo attivo ai massimi livelli politici e istituzionali europei perché l'Europa giochi un ruolo da protagonista in questa vicenda», con scelte e aiuti concreti. Il ministro francese Hortefeux ha fatto la voce grossa contro i clandestini, indicando che «non c'è futuro per loro in Europa», ma si è ben guardato dal dire se Parigi si prenderà qualche richiedente asilo, mettendo così in pratica quella suddivisione del peso che invoca l'Italia.
    Su questo punto, che poi è quello centrale, non c'è intesa tra i 27.
    In linea teorica si potrebbe evocare un articolo del regolamento di Dublino che in casi eccezionali permette di indicare come potenziali richiedenti asilo tutte le persone che scappano da una situazione di crisi, e quindi suddividerli. Ma non è questa l'aria e le parole di Hortefeux lo dimostrano chiaramente.
    I soci del club preferiscono stare alla finestra a guardare l'evolversi della situazione prima di prendere decisioni operative che vadano oltre l'invio di mezzi e personale di Frontex a Lampedusa. Nell'isola al momento operano 20-25 esperti dell'Agenzia Ue, mentre non è ancora giunta dall'Italia la richiesta di mezzi navali di perlustrazione. Oggi Maroni sarà chiamato ad illustrare ai colleghi le informazioni in mano al governo italiano e sulla base di questo rapporto, di quello di Frontex e di quello della Commissione, i 27 dovrebbero prendere delle decisioni operative. Quanto alle cifre, c'è una certa discrepanza tra quanto dice Frattini, che parla di 2,5 milioni di immigrati stranieri in Libia, e i tecnici comunitari che abbassano l'asticella ad un forchetta variabile tra i 500 mila ed il milione e mezzo. Nessuna indicazione invece sul numero dei possibili partenti: «Non possiamo speculare sulle cifre, la responsabilità è troppo importante», afferma una fonte della Presidenza ungherese. Frattini parla di 300 mila.
    Quanto alla diplomazia, sul tavolo dei 27 rimane solo la decisione, peraltro già anticipata martedì sera dall'Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton dal Cairo, di «sospendere i negoziati» per l'Accordo Ue-Libia e una lista di buone intenzioni riassunte dietro la formula «siamo pronti a prendere ulteriori misure». Tra queste si ipotizzavano ieri proprio le sanzioni al regime di Gheddafi o un blocco dei beni del rais e della sua famiglia (e in Italia non mancano), come già successo per il tunisino Ben Alì, ma «si è pensato che non era opportuno stigmatizzarsi su un termine che poteva rivelarsi controproducente per la sua efficacia finché dura questa fase di incertezza», spiega una fonte diplomatica. «Quello che abbiamo preferito fare, e sui cui tutti sono stati d'accordo, è dare un segnale chiaro che siamo pronti a prendere qualsiasi misura appropriata». Ambiguità anche sul ruolo di Gheddafi come interlocutore legittimo degli europei: per la Commissione ce l'ha ancora, per qualche paese meno, però mancano altri interlocutori con cui parlare.
    E dire che ieri mattina il Presidente del Parlamento Ue Jerzy Buzek, uno che normalmente non si esprime se non ha le spalle ben coperte (soprattutto da qualche influente premier popolare), aveva speso parole pesanti, parlando di «punto di non ritorno» per la Libia e disegnando un'Europa «pronta ad agire» sostenendo il popolo e «introducendo sanzioni efficaci contro gli autori della violenta repressione». Forse sarà la volta buona oggi, con gli ambasciatori dei 27 si ritrovano di nuovo per parlare della Libia, o forse bisognerà attendere che le operazioni di evacuazione degli europei siano portate a termine. In fondo ogni scusa è buona per non contare.


I COMMENTI:
  • ..............Sanzioni?L'unica valida è la requisizione dei beni di Gheddafi che devono essere restituiti tutti al popolo Libico, tutto il resto sarebbe un modo per non sporcarsi le mani............... 25-02-2011 09:12 - Cane sciolto
  • Lo schifo del mondo occidentale: un paese e` in fiamme e si pensa a null'altro che evitare esodi di rifugiati e a tenersi stretto il petrolio.
    Gran lezione per le generazioni future. Complimenti. 24-02-2011 18:18 - Vito
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