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Sara Menafra
Stringere il bavaglio
Tornare al bavaglio, entro aprile o maggio. Quello strettissimo, capace sia di tappare la bocca ai giornalisti, sia di impedire ai magistrati di usare gli ascolti per indagare.
La richiesta è arrivata da Berlusconi in persona l'altra sera, durante la consulta sulla giustizia del Pdl. A incaricarsi di spiegare la vicenda ai colleghi, Niccolò Ghedini in persona, che ha aperto la riunione anche ieri mattina.
Riallacciare il bavaglio a stampa e magistrati potrebbe essere più difficile del previsto, ribattono i tecnici. Perché la parte del testo che ha già passato una doppia lettura conforme, sia alla camera sia al senato, non può più essere modificata. Dunque, la strada che si apre alla maggioranza è duplice: o si accetta il testo com'è, infilando delle strette in un maxiemendamento proposto dal governo a cui collegare l'ennesima mozione di fiducia. Oppure si cestina completamente il testo e qualche parlamentare si incarica di presentare un nuovo disegno di legge, durissimo, che riprenda daccapo il percorso affrontato. La mette in questi termini Corsaro, il vicecapogruppo del Pdl: "Non è esclusa l'ipotesi di tagliare tutto e presentare un nuovo testo", dice al tg3.L'iniziativa sulle intercettazioni fa parte di un pacchetto complessivo sulla giustizia. Che mette assieme anche il processo breve, una leggina per la prescrizione brevissima agli incensurati - probabilmente un testo snello ed autonomo - eppoi conflitto di attribuzioni e forse improcedibilità per il caso Ruby. Un pacchetto di leggi ordinarie, parallelo alla riforma anche costituzionale su cui lavora Alfano, da incardinare e tenere pronto tutto assieme. Per usarlo o cestinarlo, neppure Berlusconi lo sa con certezza.
L'attuale testo sulle intercettazioni già vieta di pubblicare gli ascolti «anche parzialmente, per riassunto o nel contenuto». Non c'è il carcere per i cronisti - ma si potrebbe sempre inserire, visto che non se ne parla né nel testo alla camera né in quello al senato - ma c'è in lettura conforme la sospensione dall'ordine dei giornalisti fino a tre mesi. Senza grandi sforzi, poi, sarebbe possibile, tornare al limite di durata di 30 giorni, con la proroga di un altro mese per tutti i reati eccetto mafia e terrorismo, eliminando la possibilità di proroghe ulteriori inserita in questi mesi dalla commissione giustizia della camera. Ad esplorare le tecniche necessarie all'uopo, penserà il senatore Pdl Roberto Centaro. Mentre ad Alfonso Papa è stato dato l'incarico di verificare come e quanto modificare il testo sul processo breve seguendo - come lui stesso ha spiegato durante la riunione - l'esempio europeo che ha tempi limitatissimi, anche se i processi ovviamente funzionano molto più celermente. Infine, la prescrizione brevissima per gli incensurati.
Su quale forma dare alla difesa del premier nel caso Ruby, le idee divergono e di parecchio. Maurizio Paniz spinge per votare velocissimamente il conflitto di attribuzioni, il sottosegretario Giacomo Caliendo insiste con la carta dell'improcedibilità. E, non trovando un'intesa, durante la riunione aggiornata a ieri mattina la consulta sulla giustizia ha stabilito di proseguire su entrambi i binari in parallelo. Poi si vedrà.
I progetti sono stati tutti messi in cantiere in due giornate convulse, con Berlusconi chiuso quasi sempre a palazzo Grazioli, fermo sulla linea del «niente voto» e preoccupatissimo per la situazione in Libia.
Ieri, all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola carabinieri Berlusconi ha scherzato: «Vi faccio gli auguri più sinceri» per il vostro futuro, auguri «di un padre e di un nonno che se non avesse fatto ciò che ha fatto gli sarebbe piaciuto fare il carabiniere». Sulla giustizia niente, «tralascio, per amor di patria, i tempi della giustizia civile e penale».
Tornerà ad occuparsene, ovviamente, ma ha pure deciso di rubare al rivale Fini l'idea dell'offensiva mediatica. Il suggerimento anche stavolta, è di Giuliano Ferrara. Che gli ha proposto di partecipare ad una di quelle trasmissioni in seconda serata che ha sempre fuggito, facendo qualche eccezione giusto per Porta a porta dell'amico Vespa.
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Perche voleva essere il protagonista di tutte quelle legende metropolitane che si raccontano sull'arma!
Scommetto che la divisa da carabiniere gli sarebbe stata un pò larga.
Me lo immagino vestito così che corre a presso a quel ladro di polli,come Totò.
Voleva fare i carabiniere e invece è diventato il padrone di tutta l'Italia.
Invece di arrestare e portare in tribunale i ladri,ha preferito scappare e non andare neanche lui in quei tribunali.
Però,Berlusconi,anche se avesse fatto la carriera militare,sarebbe stato come minimo generale come Dalla Chiesa.
Quando un uomo e unto dal Signore,qualunque carriera intraprenda, sarà un successo!
Lui ha una marcia in più.Uno normale come noi ha quattro marce,lui di marcio ne ha senzaltro una in più!
Quando inserisce quella marcia,i milioni diventano miliardi e tutto fila liscio come una rapina con la complicità del direttore di banca.
Berlusconi anche come carabiniere avrebbe fatto miracoli e con la sua maghetta,avrebbe fatto ville e terreni!
Quando si nasce Berlusconi...! 25-02-2011 20:41 - mariani maurizio