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FUORIPAGINA
26/02/2011
  •   |   Maurizio Matteuzzi, inviato a Tripoli
    Gheddafi in piazza: «Combatteremo»

    Il morto ha parlato e sulla Piazza verde di Tripoli ha detto di nuovo: «Combatteremo e li sconfiggeremo». Il colonnello Gheddafi, dato per morto nel primo pomeriggio di ieri da due emittenti arabe del Dubai, la Arabiya e la Mbc, nel tardo pomeriggio di ieri è resuscitato ed è arrivato inatteso nella storica piazza tripolina per ripetere a una folla di suoi sostenitori (molto entusiasta ma non oceanica per la verità) che da ore l'occupavano gridando slogan e inanellando caroselli a tutto clacson, che lui non mollerà, che aprirà gli arsenali per dare «armi al popolo» e stroncare la rivolta interna e le eventuali tentazioni «dell'Europa e dell'America» verso un intervento armato, per quanto indorato come «umanitario», incredibilmente «non escluso» a priori dal portavoce del presidente Obama.
    A meno di colpi di scena improvvisi, sempre possibili in una situazione così magmatica, la crisi libica rischia di avvitarsi in scenari sempre più drammatici.
    Su Tripoli ieri soffiava un vento gelido che agita il mare e ritarda la partenza dei boat people verso l'Italia. Forse è questo lo stesso vento del Maghreb che ha già spazzato via il tunisino Ben Ali e l'egiziano Mubarak dopo epiche rivolte popolari (peraltro risolte dall'esercito), e che probabilmente spazzerà via anche Gheddafi dalla Libia.
    Perché Muammar Gheddafi oltre ai suoi errori e prima di aver perso la guerra sul campo - che lui dice essere ispirata da «al Qaeda» e diretta a fare della Libia «un nuovo Afghanistan» alle porte dell'Europa -, sembra aver perso la guerra dell'informazione.
    Qui i libici, molti libici, ti fermano per la strada per denunciare il ruolo giocato, soprattutto da Al Jazeera e da Al Arabiya (che oltretutto non hanno neanche una redazione qui) nelle guerra dell'informazione. O della disinformazione. Al Jazeera, liquidata come il portavoce di bin Laden dagli occidentali quando lavorava sulla guerra americana in Iraq, «eroe» della rivolta popolare nella piazza Tahir del Cairo, sulla Libia si è prodotta in una serie di scoop a senso unico e spesso inventati. Ma non per questo meno presi per buoni e rilanciati come oro colato dai media scritti e televisivi dell'Occidente (basta vedere i principali giornali italiani...).
    Alcuni esempi di questi giorni o di ieri, rivelatori.
    Nel primo pomeriggio l'annuncio della morte di Gheddafi, di cui si è detto. Poi la storia dei bombardamenti che l'aviazione del Colonnello avrebbe compiuto a più riprese, anche in questi giorni, sui quartieri ribelli di Tripoli, suscitando la (giusta) indignazione internazionale. Le bombe fanno rumore, quando scoppiano si sentono. E nessuno, non solo i libici di parte gheddafiana, ha sentito esplodere bombe in città. Badria Bargawi, una ginecologa libica, che ha studiato italiano e vede le tv italiane, dice che quel giorno le hanno telefonato allarmatissimi dei suoi familiari che stavano sentendo la notizia delle bombe scaricate sul quartiere tripolino di Fascilum, nel centro della capitale, proprio mentre lei se ne stava seduta a prendere una bibita in un caffé di... Fascilum.
    L'altro scoop delle «fosse comuni», le cui foto hanno fatto il giro del mondo sulle prime pagine di (quasi) tutti i giornali. Ieri siamo stati anche noi, giornalisti italiani, sul luogo del delitto, a Tagiura, un quartiere periferico di Tripoli, sul lungomare. Le fosse comuni - almeno lì - semplicemente non esistono, si tratta di un normale cimitero islamico con lavori in corso sulle normali tombe.
    Terzo scoop, di ieri. Un flash d'agenzia, rilanciato con grande evidenza sulle pagine online dei giornali, afferma che i rivoltosi hanno espugnato «l'aeroporto militare di Mitiga», sul lungomare, nella loro avanzata ormai alle porte della capitale. Siamo stati anche noi, giornalisti italiani, all'aeroporto militare di Mitiga, a fianco della grande base di Wheelus, costruita dagli italiani, passata poi agli inglesi e finita agli americani che dovettero lasciarla dopo l'avvento di Gheddafi. L'aeroporto appare del tutto tranquillo e sorvegliato fuori dai militari di guardia, dei ribelli non c'è traccia.
    Ora è chiaro che noi in qualche misura siamo embedded e vediamo quel che i libici vogliono che vediamo (è sconsigliabile muoversi da soli), ma queste sono cose difficili da non vedere e impossibili da smentire. Questo non significa che non si trovino domani fosse comuni, o che l'aviazione di Gheddafi non bombardi quartieri della capitale, o che quell'aeroporto non cada prima o poi nelle mani dei ribelli. Ma, per il momento, quelle fosse comuni di Tagiura non sono fosse comuni, quel quartiere di Fascilum o altri quartieri della città non sono stati bombardati, quell'aeroporto di Mitiga non è stato espugnato dai ribelli. Lo confermano anche, come si suol dire in questi casi, «alte fonti diplomatiche» italiane qui a Tripoli (impegnatissime nelle operazioni di evacuazione di nostri connazionali), interrogandosi anche loro sui perché e percome di questa campagna di disinformazione.
    Ragioni per cui i libici di parte gheddafiana si chiedono cosa ci sia dietro alla campagna mediatica e rispondono, forse con un po' troppo di semplificazione: il petrolio e al Qaeda, ossia i fondamentalisti islamici che sarebbero dietro alla rivolta di Bengasi, oltre che l'odio inveterato che Gheddafi si è «conquistato» in tanti, troppi anni di potere eterodosso, che era stato messo in sordina per via del suo «rinsavimento» nell'ultimo decennio quando è stato riammesso in società, che è riesploso ora in tutta la sua violenza.
    Questo porta al risultato bizzarro che l'Italia è invisa a entrambe le parti libiche in guerra. Ai ribelli perché prima gli italiani sono stati «complici» e poi, adesso, «spettatori»; ai governativi perché prima abbiamo fatto gli amiconi (che fa rima con Berlusconi ma non solo) e adesso che Gheddafi è alle corde lo ricopriamo di insulti e anatemi (beduino, pagliaccio, buffone, assassino...) a tutto campo: politico («ha superato ogni standard di umana decenza», ha detto Obama) e umanitario (per via del trattamento ai potenziali migranti imposto dai nostri governi), fino al razzismo più becero.
    La situazione, come si diceva, è estremamente magmatica. Qui a Tripoli dicono che nel paese c'è «qualche problema» ma la situazione non è sull'orlo del precipizio come viene dipinta e il leader alla fine riprenderà il pieno controllo politico e militare. In fin dei conti non si tratta che di quattro gatti seguagi di bin Laden, quattro nostalgici che hanno rispolverato addirittura la bandiera di re Idris, lo zimbello degli inglesi, di quattro ragazzini «drogati» da facebook e «da pillole allucinogene nel nescafé».
    Non sembra proprio che sia così. Ma è difficile sapere con un minimo di fondamento come stiano davvero le cose, se ci siano margini o possa tutto sprofondare ancor di più all'inferno.
    Ieri hanno portato noi giornalisti italiani nella grande moschea dalla Predicazione islamica, una ex basilica cattolica nella Piazza Algeria, a due passi dalla Piazza verde. Era il giorno e l'ora della preghiera, un giorno difficile in cui poteva succedere di tutto e si vociferava di possibili «sfondamenti» dei rivoltosi anche qui nella capitale. Siamo andati alla moschea della Piazza Algeri, che era gremita di fedeli e si sentivano le parole di un predicatore che, ci è stato detto, era abbastanza asettico e invocava la pace fra i libici. Nessun problema. Ma all'uscita un 100-150 fedeli si sono raggruppati sulle scale fra la moschea e la piazza e hanno cominciato a gridare a squarciagola slogan che noi non capivamo ma che i nostri accompagnatori stentavano a tradurci: contro Gheddafi? No, invocazioni ad Allah Akbar. Sarà. Però poi quei 100-150 si sono diretti in corteo verso la vicinissima Piazza verde, già presidiata dai militanti di Gheddafi e allora si è cominciato a sentire il crepitio dei colpi di kalashnikov. Via tutti di corsa sul bus, i nostri accompagnatori ci hanno riportato subito in albergo. Hanno sparato in aria per impedire che i due gruppi venissero a contatto, la spiegazione ufficiale (ma c'è anche chi dice che ci sono stati uno o tre morti).
    Oggi sarà di certo un'altra giornata di scoop. Una campagna così di disinformazione, grossolana e scientifica insieme, «l'avevo vista solo con Saddam Hussein e le sue armi di distruzione di massa», dice la ginecologa Badria Bargawi, sconsolata e indignata.
    E si è visto come è finita in Iraq.


I COMMENTI:
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  • Kahddafi e' un vecchio arnese e la sua famiglia ha saccheggiato la Lybia. Merita anche lui di andarsene dal paese, insieme ai suoi figli cannibali.
    La struttura sociale della Jamahiriya e' stata pero' interessante ed ha prodotto discreti risultati in termini di benessere sociale. Certo il modello (una sorta di auto-gestione Yugoslava in salsa Africana) e' superato, producendo scarsi risultati economici ed essendo oppresso da un asfissiante mancanza di liberta'.
    E'anche vero, pero', che la Muslim Brotherhood controlla Al Jazeera, imponendo un'agenda islamista. Stiamo attenti a passare dalle menzogne delle veline della CIA a quelle degli islamisti. 27-02-2011 15:22 - Ahmed
  • concordo con l'articolo: a prescindere dal fatto che il governo di Gheddafi non sia democratico ( ma le democrazie formali tunisine e egiziane erano peggio) e il controllo poliziesco asfissiante mi indigna questa disinformazione sparata sui giornali e le televisioni: la balla dei bombardamenti sui civili e' troppo grossa per essere credibile, le tombe sulla spiaggia poi ...( come se un governo che fa una strage non sapesse come nascondere i cadaveri)
    La verità e' che contro Gheddafi cospirano sia la volonta' americana di sbarazzarsi di ostacoli nella propria politica di approvigionamenti petroliferi sia l'influsso dei fondamentalisti islamici
    Mi ricorda quello che e successo nei paesi dell'est ( almeno i regimi più presentabili DDR e cecoslovacchia)..dopo di loro e' arrivato il capitalismo piu' sfrenato... 27-02-2011 14:00 - pietro
  • Mi sembra che l'articolo di Matteuzzi sia corretto e metta in guardia da alcune deformazioni dell'informazione, a mio avviso volontarie. Una ulteriore riprova é la traduzione della frase di Gheddafi in piazza "chi non mi ama merita di morire", in realtà la traduzione corretta é "se il popolo non mi ama merito di morire". Frase da tribuno, ma dal senso ben diverso dalla prima. Possibile che i giornali e le tv non abbiano dei traduttori arabo-italiano decenti? Molto strano per una lingua assai diffusa 27-02-2011 13:36 - Maurizio
  • E' francamente sorprendente che l'articolo Matteuzi suciti tanti commenti negativi. A me sembra giusto che un giornalista racconti quello che vede e nel caso specifico vede a Tripoli una situazione meno drammatica di quella descritta da alcune emittenti arabe. Ciò non toglie nulla alla realtà di una dittatura spietata e agonizzante che spara sul proprio popolo. In questo Gaddafi è il miglior testimone di se stesso, con le sue tragicomiche apparizioni televisive. Mi sembra molto più rilevante, nell'attuale situazione, comprendere la portata della posizione dell'Amministrazione Obama a proposito di un ennesima "guerra umanitaria", che consentirebbe a Gaddafi come consentì a Saddam, di morire da eroe e non da criminale qual'é. 27-02-2011 12:18 - Valter Di Nunzio
  • Sono semplicemente allibito dalla posizione del Manifesto sulla “vicenda libica”. Prima devo leggere un articolo delirante della Rossanda che si domanda come sia possibile che uomini e movimenti sui cui si erano riposte tante speranze hanno finito per creare insopportabili regimi. Se dopo il fallimento dei paesi socialistici, l’esperienza di Cuba e quella cinese, dove il partito comunista pur di mantenere il potere a dato vita ad uno dei sistemi capitalistici più irrispettosi dei diritti umani e dei lavoratori che per fare qualche paragone con altre esperienza bisogna riportare indietro l’orologio della storia di 200 anni, la Rossanda si pone ancora questa domanda si deve desumere che non sia arrivata ancora a formulare qualche risposta soddisfacente. Da una intellettuale di professione che riflette su questi temi da più 40 anni ci saremmo qual cosina di più. Non gli è ad esempio venuto alla mente che la dove vengono negate forme di democrazie, di esistenza del pluralismo nelle concezioni del bene, negati i diritti di base dei cittadini, la società si trasforma in un regime intollerabile “fino la punto di sollevare il rancore di tanta parte del loro popolo ?”
    Alla Rossanda non gli deve essere venuto alla mente. La negazione della democrazia, quella democrazia per cui i ceti intellettuali e gli studenti stanno scendendo in piazza morendo in Libia. E adesso in questo articolo devo leggere i grandi “scoop” del vostro inviato a Tripoli. Che delle fossi comuni non c’è traccia o evidenza di bombardamenti sulle folle. Non si capisce su che basi possa fare queste affermazioni, visto che non credo possa viaggiare liberamente nel paese. E anche se così fosse, anzi auguriamoci che sia cosi’, cosa cambierebbe? Sparare ad altezza d’uomo su protestanti disarmati non è forse sufficiente per dichiarare un governo criminale? Sono sconcertato e disgustato dalle posizioni di questo giornale. 27-02-2011 10:01 - lorenzo
  • Bah...francamente, io Aljazeera la guardo tutti i giorni, mattino e sera, non mi pare abbia annunciato la morte di Gheddafi. Tra l'altro per alcuni aspetti come TV-informazione e' anche meglio di CNN e BCC, considera pero' che e' nata piu' recentmente...campagna mediatica da parte di Aljazeera? No, direi di no..secondo me ve la siete inventata. Non condivdo l'articolo...saluti 27-02-2011 08:29 - Lore69
  • Anch'io rimango stupefatto rispetto a questo articolo. Se il povero Gheddafi fosse veramente la vittima di un'ingiusta campagna d'informazione, non avrebbe interesse ad aprire il Paese alla stampa internazionale, per permettere ai giornalisti di farsi un'idea precisa di quello che sta succededno, invece di affidarsi alla perfida Al Jazzera? Mi piacerebbe leggere sul Manifesto che il regime di Gheddafi e' un'indecenza e che le societa' europee dovrebbero mobilitarsi a fianco di tutti coloro che si battano per liberarsi una volta per tutte delle dittature che hanno devestato i peasi arabi in questi decenni. 27-02-2011 00:39 - capbon
  • Vorrei fare una domanda: che differenza c'è tra cento morti e diecimila morti? E' davvero diverso se la repressione di Gheddafi ha visto bombardamenti aerei e fosse comuni, o se ha "soltanto" riguardato cariche violente dell'esercito contro i manifestanti? Che ci siano stati dei morti è certo: quanti siano, ancora non si sa, e temo che lo si saprà presto. Sono assolutamente annichilita dai toni con cui la rivolta in Libia viene trattata sul vostro giornale, che compro ininterrottamente da quando ho imparato a comparmi da sola i giornali. E' davvero un'attività edificante fare la conta dei morti? E soprattutto, soprattutto: ve lo ricordate che Gheddafi, prima ancora di queste giornate terribili, era quello che lasciava marcire migliaia di migranti africani nelle sue carceri, lasciando che la polizia li vendesse e li rivendesse per ricavarci più soldi possibili, salvo poi nei consessi europei minacciare di "aprire i rubinetti" e lasciare che l'Europa diventasse una colonia africana? Ma ci avete mai parlato con un migrante che è passato per le carceri libiche? E' sempre lo stesso uomo, altro che "vecchio leone libico". E' sempre lo stesso mostro opportunista.
    Sono davvero disgustata 27-02-2011 00:28 - Giusy
  • Il 'manifesto' ovviamente non sa che pesci prendere in questa situazione, perché ha scoprto, oramai credo da tempo non oggi, che Gheddafi , che era tanto simpatico perché arcinemico degli USA e liberatore della Libia dagli ultiu i zozzi fascisti rimasti (Italiani), non era poi così carino. Adesso il probvelam di tutti , Manifesto in testa, è capire chi sono quelli che stanno combattendo contro Gheddafi, e se vale la pena sbilanciarsi 'in loro appoggio'. Saranno giuovani Arabi spinti da ideali socialisti? Magari! Potrebbero però essere fondamentalisti islamici? Già meno bene, ma comunque saranno sempre una spina nel fgianco delle corrotte e imperialiste democrazie occidentali (USA in testa e Berlusconi a seguire...) ! ma alla fine potrebbero essere dei rivoltosi che fanno solo da sponda a poteri esterni, che cercano di trovare nuovi giacimenti di risorse fossili a prezzi migliori ... duciamo la versione più abile della smaccata invasione dell'Irak. Allora sarebbero problemi se il manifesto li avesse presi in simpatia troppo presto. Quindi sta alla finestra e aspetta come tutti di capire qualcosa di questo rebus... 26-02-2011 19:36 - Paolo
  • se e vero che anche le formiche nel suo piccolo sincazzano,e auspicabile che il popolo Libico riscatti la sua libertà,tutto il resto del mondo sta comodamente seduto in salotto ad apettare che la storia faccia il suo corso ,dimenticando che il macellaio Libico e stato armato da tutti vergognatevi . 26-02-2011 18:32 - veleno
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