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Micaela Bongi
Giuliano Ferrara nel bunker Rai
L'ammiraglia Rai si avvia alla nuova stagione nel segno del Cavaliere. Non saranno più consentite falle. Al berlusconismo felpato e «aziendalista» di Bruno Vespa (che su Raiuno avrà la prima serata), alla faziosità «da coatto» e ben poco istituzionale di Augusto Minzolini, si aggiunge l'estro dell'Elefantino, tornato a essere, nel momento più difficile, il consigliere di punta e il centravanti di sfondamento di Silvio Berlusconi. Giuliano Ferrara comparirà con una striscia quotidiana dopo il tg-Minzo della sera, nello spazio che fu di Enzo Biagi.
«Sono strafelice, mi sentirò meno solo» a contrastare «terzopolisti, vecchi naviganti partitocratici e la faziosità di sempre», gongola il direttore del Tg1. In effetti è una faziosità molto più articolata, quella che prossimamente animerà il primo canale Rai. Nel giro di due settimane Ferrara condurrà una striscia di 4-5 minuti in diretta dopo il tg delle 20. Una riedizione di Radio Londra, il programma che per il direttore del Foglio segnò il passaggio, tra la fine degli anni '80 e i primi '90, dal craxismo al berlusconismo. Si interruppe infatti nel 1994 perche il giornalista divenne ministro dei rapporti col parlamento.
Alla formazione di Raiuno si unisce un uomo in perenne sfida intellettuale anche con se stesso nel sostenere le sue battaglie ideologiche, capace di gettare la spugna e riacciuffarla per divertimento o convinzione. Un giornalista che la televisione l'ha fatta con Carlo Guglielmi e Carlo Freccero. Che sulla 7 è riuscito a condurre per anni un talk-show politico che non era certo un «pollaio» (come il premier chiama i programmi di informazione), lui che aveva coniato il termine «tv spazzatura» (nello spot dell'Istruttoria, su Italia 1, usciva da un bidone con una lisca di pesce e un osso nelle mani) e quanto a telerisse ha fatto la storia del piccolo schermo, con il match tra Vittorio Sgarbi e Roberto D'Agostino, sempre all'Istruttoria (finì con un bicchiere d'acqua tirato e uno schiaffo di risposta).
Tornato in campo per contrastare a colpi di mutande i «neopuritani» e la persecuzione giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi, Ferrara i processi li faceva in tv, dai tempi di Linea rovente. Ma l'«imputato», che in studio illustrava la sua difesa, veniva giudicato dal pubblico sovrano, con il televoto. A proposito di Vittorio Sgarbi, anche lui è pronto con un programma su Raiuno in prima serata, che per il momento slitta da marzo a aprile e che nell'intenzione del conduttore dovrebbe avere come perla «l'angolo di Zorro», rubrica affidata al forse ancora per poco direttore generale Rai Mauro Masi.
Coincidenze. Proprio Masi, dato in caduta libera dalla plancia di comando di viale Mazzini, ieri veniva intervistato sul Foglio. Domanda: come mai quelli di sinistra sono più bravi di quelli di destra a far programmi capaci di promuovere opinioni? Risposta del dg: «C'è una tradizione che risale alla nascita di Raitre». Altra domanda: c'è chi propone la doppia conduzione (il Pdl, ndr). Risposta: «Il pluralismo si fa meglio aggiungendo che togliendo». Ed ecco che alla Rai si aggiunge Ferrara, nato televisivamente sulla terza rete. Del resto a condurre la trattativa è stato proprio Masi, con il direttore di Raiuno Mauro Mazza. L'incontro decisivo si è svolto proprio l'altroieri: Ferrara è andato a viale Mazzini accompagnato da un redattore del suo giornale, che poi ha fatto l'intervista al dg.
Non che in questo modo il direttore generale pensi di salvare la poltrona. Più che altro cercherebbe un'uscita di scena, con altro prestigioso incarico, più favorevole possibile. L'incarico non sarebbe ancora stato trovato (la grossa partita delle nomine governative si chiude a fine mese), ma l'addio a viale Mazzini sarebbe imminente.
Ma per giovedì prossimo il direttore generale vuole riferire al consiglio d'amministrazione sul programma di Ferrara, anche se il cda non dovrà votare ma solo prendere atto della proposta di palinsesto, perché la spesa di produzione prevista sarebbe molto al di sotto dei due milioni e mezzo oltre i quali il cda deve votare.
Dunque. Sono in arrivo su Raiuno, mutande e invettive pro-Cav? «Non sarà né un programma facinoroso né fazioso. Ne ho fatti ma non voglio più farne, ora sono vecchio, maturo», giura l'Elefantino al Tg3. Basta intemperanze giovanili, quel saper essere più realista del re fino al punto di mettere in difficoltà a far arrabbiare persino il re, come capitò con Craxi? Difficile credere che Ferrara affronterà i temi di attualità con spirito equanime. Era già maturo quando, due settimane fa, si riuniva a palazzo Grazioli insieme a Sallusti, Claudio Brachino e altri direttori berlusconiani per preparare la controffensiva del capo. Meno male che il Pdl della commissione di vigilanza vorrebbe escludere dalle conduzioni sulla Rai chi ha avuto incarichi politici.Loris Mazzetti, che fu stretto collaboratore di Biagi, ancora non crede che Ferrara accetterà il posto che fu del Fatto, con un Tg1 molto più debole negli ascolti di allora: «E' troppo intelligente per commettere un errore del genere».
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Ferrara è un carroarmato.Personalmente lo ricordo fin da ragazzo quando con il suo trencione bianco pieno di bottiglie, correva con noi a Valle Giulia!
Un vero carro armato e da quando si è messo a far politica con le parole,lo è attrettanto.
Quando combatteva con noi, lo mettavamo sempre avanti a tutti noi che con il suo corpo possente e voluminoso ci copriva a tutti noi.
Peccato che sia diventato un D'Alemiano e come D'Alema abbia preferito la vita ricca e comoda ai sacrifici e le lotte sociali.
Quando era uno di noi,aveva un coraggio da leone.
Si buttava a capofitto in braccio alle guardie e le faceva volare come friuscelli.
Ottimo russo.
Quelle quattro parole che conosco di russo, me le ha imparate lui.
Berlusconi ha fatto un ottimo aquisto comprando questo omone.Quando smetterà di fare politica,lo può sempre utilizzare come comico o sostituirlo con Platinet,se questo vanta troppi diritti! 26-02-2011 14:02 - mariani maurizio