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Adriana Pollice
De Magistris: il Pd mi sostenga
Eurodeputato da 500mila voti, responsabile giustizia per Idv, Luigi De Magistris sembrava interessato più al proscenio nazionale che alla riconquista di Palazzo San Giacomo. Dopo le primarie il cambio di rotta: «Un'uscita democratica da un'emergenza, una decisione maturata velocemente ma non improvvisata». Quattro anni di lavoro presso la Procura di Napoli, due anni in politica e - da partenopeo - il quadro delle difficoltà è chiaro: «Amministrare Napoli non significa relegarsi in secondo piano. Apriamo una grande stagione per il sud, diventiamo un laboratorio per tutto il centrosinistra». Senza candidato unitario, al primo turno il suo nome sarà sulle schede.
De Magistris, da dove si comincia per cambiare la politica a Napoli?
Costruiamo il programma e la squadra di governo partendo dalle forze sociali protagoniste della politica attiva. Penso ai movimenti, che hanno lottato per difendere l'ambiente dalle discariche e dalla minaccia degli inceneritori selvaggi. Ma anche a realtà come il «Welfare non è un lusso», che riunisce il terzo settore dalla psichiatria ai migranti, il mondo cattolico progressista da Libera ad Alex Zanotelli. Aspetto da loro contributi per costruire una Napoli partecipata. Poi naturalmente ci sono i partiti a cominciare da Idv e poi quelli che sento più vicini, come Federazione delle sinistre e Sel e in corso è il dialogo con Vendola. Infine il Pd, quello con il maggior peso in termini di voti. Senza giudicare il passato.
Un passato che pesa, soprattutto negli insuccessi.
Bassolino è stato molto abile quando ha agito sulla sovrastruttura, sulla cultura, sul turismo, sull'ammodernamento della città. Quando si doveva agire sulla struttura, le periferie, la distribuzione più equa del reddito, lo sviluppo, allora si è finiti nelle mani delle clientele con i disastri della sanità, Bagnoli, i rifiuti. Bagnoli ha ricevuto il più grande finanziamento mai erogato dalla Comunità europea, una parlamentare finlandese mi ha detto «Se lo avessero dato a noi avremmo la piena occupazione». Il primo impegno sarà liberare la spesa pubblica dalle cricche e dalla criminalità organizzata.
Difficile agire quando le casse sono vuote e dal governo il flusso dei soldi va verso il nord.
Se guardassi solo il bilancio comunale dovrei scappare. Pure in questo stato, si possono liberare risorse impiegate male per favorire lo sviluppo sostenibile, a partire da più legalità e più diritti per tutti. Incassiamo davvero le tasse, miglioriamo l'efficienza di settori virtuosi come turismo, cultura, commercio, università...e poi ci sono il Forum delle culture e i fondi europei fino al 2013, un settore che conosco bene. Persino quelli per l'ambiente, bloccati a Bruxelles per le sanzioni sui rifiuti, si possono rimettere in circolo con un piano credibile, completamente diverso da quello di regione e provincia, basato sulla differenziata spinta. Una cosa che i napoletani hanno già dimostrato di saper fare. L'inceneritore a Napoli est si può rimettere in discussione.
Anche per le politiche culturali la regione dovrà dialogare.
Perché la sua candidatura non piace al Pd?
Dopo le primarie, i segretari nazionali dei partiti avrebbero dovuto chiedere con forza a Raffaele Cantone di presentarsi, invece è stato fatto un appello generico. Poi mi sono fatto avanti, allora è scattato il pressing tardivo, fino a trasformare il «no» in un «ni» solo per prendere tempo. I cittadini sono schiacciati tra un centrosinistra che li delude e la paura delle truppe di Cesaro e Cosentino. Non voglio dividere, non sono il giudice delle precedenti amministrazioni, non sono disposto a compromessi morali ma sono pronto al confronto. Ci sono stati irrigidimenti da parte di tutti, ma ora non è più utile. Se un altro candidato non c'è, allora perché non dialogare con me?
Superato il primo turno, è ipotizzabile un accordo con il Terzo polo?
Non credo che per vincere basti imbarcare più partiti possibile. Però voglio parlare a tutti, anche agli elettori moderati che non si riconoscono nella destra di Cosentino e Berlusconi, ma nei diritti.
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"...Bassolino è stato molto abile quando ha agito sulla sovrastruttura, sulla cultura, sul turismo, sull'ammodernamento della città..."
Peccato che alla risposta successiva De Magistris ripropone ciò che giustamente considera un limite del vicerè Bassolino:
"...Incassiamo davvero le tasse, miglioriamo l'efficienza di settori virtuosi come turismo, cultura, commercio, università..."
Sarebbe interessante incalzare De Magistris per sapere quali progetti concreti ha messo a fuoco per questa città. Le questioni che rendono a mio avviso una 'rinascita' di Napoli impossibile sono due: la prima è, come osserva l'intervistatrice, i debiti del comune. Come fai a mandare le ruspe contro l'abusivismo, a intonacare tutti quei palazzi dalle scabrose facciate vuote, a mettere verde (parchi, giardini), a bonificare aria, terra, mare e lungomare, a creare eventi (il turismo manca soprattutto perchè Napoli è povera di eventi), a rifare i manti stradali (ma Napoli andrebbe quasi completamente pedonalizzata), a ridar fiato alla sanità e ad aprire consultori, a combattere i tassi record di analfabetismo, a ristrutturare interi edifici, nuovi o storici, chè quando piove si hanno sempre folle che devono fuggire dai crolli etc etc etc, se le casse del comune sono vuote?
Il secondo ostacolo a un'amministrazione virtuosa della città ha connotati quasi antropologici. Ossia, a Napoli c'è una 'complicità di massa' (a cui in parte si è costretti). Quando Bassolino (alla regione) mandò qualche ruspa per abbattere edifici abusivi creò problemi probabilmente enormi a chi aveva già sborsato soldi per l'acquisto di un appartamento. Il mattone è un modo per valorizzare la rendita fondiaria da parte dei proprietari terrieri. A parte il rammentare, en passant, il condono edilizio di Berlusconi ad uso e consumo delle imprese edilizie (un giro d'affari della camorra), è chiaro che in questa realtà masse di napoletani accettano la situazione così com'è perchè si tratta delle loro case e in fin dei conti sostengono un sistema di disordine e corruttela perchè è inestricabilmente intrecciato agli elementari interessi della sopravvivenza. Si pensi a quel mostruoso fenomeno abusivistico che ha dato vita a quel cancro edilizio post-terremoto che è l'hinterland, una città che è un'escrescenza sulla città vera e propria. Si pensi all'avanzata dell'abusivismo financo a Ischia e a Procida. Un'intera provincia che si autoperpetua nella claustrofobia senza quasi ovunque luoghi di aggregazione (quanto questo urbanismo da 'vicolo' alimenti quella eccessiva mentalità individualistica e antisociale che spesso viene rimproverata ai napoletani non è difficile comprenderlo). Ci sono elementi strutturali, certo, che degradano il vivere comune: lo smantellamento di Bagnoli e la depressione della Fiat (Pomigliano), cioè la dismissione dell'industria e quindi di una classe cosciente dei diritti, assenza che in regime capitalista sfarina ancor di più il tessuto sociale. L'arte di arrangiarsi quindi si traduce, quando va bene, nell'aprirsi l'attività economica in proprio, spesso e volentieri a nome di un nullatenente per non avere problemi con le tasse ("chi so' in Italia i putient'? 'o papa, 'o re e chi nun tiene nient'"). Ma si pensi a un livello ancora più elementare alla scelta di diventare pusher o alle masse di falsi invalidi perchè lavori pagati dignitosamente e con le necessarie tutele sono rarissimi. Napoli s'aggrappa al malcostume. E uscirne sullo sfondo della crisi economica...mmmah!
Il cattolicesimo pressochè totale della cittadinanza diventa un'amplificazione dell'identità antisociale, patriarcale (boss a imatio christi) ed essenzialmente 'leghista' dei napoletani (...il "trauma" della prestigiosa ex-capitale europea saccheggiata dai piemontesi...vaglielo a spiegare che se fossero rimasti i Borboni adesso Napoli era lo Zimbawe, con tutto il rispetto per gli abitanti dello Zimbawe).
Naturalmente ai ceti delle professioni e dell'imprenditoria fa comodo riprodurre il 'buon senso' campanilista perchè ci profitta sopra in modo strepitoso.
E quindi "Napoli è la città più bella del mondo", "simmo gente 'e core", "la colpa di tutto è Roma ('o palazzo)".
Insomma, personalmente sono morbosamente affascinato da questo disastro che è "Neapolis" e moltissimo altro ci sarebbe da dire. Concludo dicendo solo che se De Magistris queste questioncine non se le pone è meglio che vada a fare l'amministratore di condominio al Vomero, unico modo per riuscire probabilmente in un'amministrazione virtuosa. 28-02-2011 18:56 - Acci