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Sabina Ambrogi
Matrix e le donne, mistificazioni a gogò
Matrix, trasmissione morente di canale Cinque, ha dedicato giovedì scorso una intera puntata al “Corpo delle donne 2”. L'obiettivo era di far passare il noto web documentario il Corpo delle Donne fabbricato con zero euro nel tinello della casa di Lorella Zanardo, come un'operazione ipocrita e mistificatoria. Il tutto ovviamente in rigorosa assenza dell'autrice. Il lavoro di Zanardo ha fatto il giro del mondo (potere della rete e del patetico Berlusconi) ed è una rassegna pensata sul creato femminile televisivo, Rai e Mediaset, cioè di una parte sostanziale dell' immaginario culturale e sessuale della nazione imposto dal servizio pubblico e dai media del cavaliere che ha appena incassato 118 milioni di utili in un anno. La cosa più importante però è che Lorella porta il suo documentario nelle scuole, quelle che “non educano”, come è stato appena detto dal premier, con un bel po' di faccia flaccida. Se gli insegnanti si sentono inermi a contrastare lo tsunami mediatico, gli adolescenti per primi hanno voglia di capire perché gli viene imposta una simile ossessiva sollecitazione sessuale compulsiva. Oltre a voler capire l'avvenuto spostamento simbolico: il loro apprendimento è inutile giacché essere come quelle donne decorative e senza formazione, è diventato modo vincente di accesso al lavoro e alle carriere pubbliche. Per i ragazzi, invece, la vita ancora si fa ben più grama. Il documentario di Lorella ha dunque rotto equilibri monolitici. Ne è testimonianza una stroncatura di Aldo Grasso, giorni fa, che si rallegrava che Gad Lerner non l'avesse chiamata a testimoniare sul legame tra bunga bunga e sottocultura che come Guru Unico si era però scordato di analizzare. Antonio Ricci invece in quanto inventore delle veline di carne del Min. Cul. Pop, si deve essere sentito come Alessandro Vinci, punto nell'orgoglio aziendale. Perciò ha voluto punire Lorella, confezionando per la puntata di Matrix, un documentario dal titolo il Corpo delle donne 2 che usa le sue stesse identiche parole, la sua stessa voce, solo sostituendo le immagini con i video (sessisti, è verissimo) di quotidiani progressisti, facendo un polpettone disonesto tra quelli e le inserzioni pubblicitarie. Ha fatto poi dire a una finta Lorella Zanardo: «e perciò fino ad oggi ho compiuto un'operazione mistificatoria». Tanto che migliaia di persone che seguono la sua attività hanno pensato che fosse una presa di distanza dal suo impegno quotidiano per lo più gratuito (diversamente dai miliardi di Ricci), talmente la voce e le parole usate erano le stesse. Le ragazze Coccodé come le Fastfood di Ricci erano gli anticorpi dell' invasione di marketing degli '80. Senonché una volta che la parodia s'è capita, quando diventano veline o altre ine e dura tutti i giorni per 30 anni, non è una parodia ma una paranoia. Se si ripete all'infinito, senza rinnovarsi, perde totalmente l'aspetto di sovvertimento e conferma quello che aveva voluto sovvertire. Se Pulcinella diventasse Presidente del Consiglio, ad esempio, nessuno vedrebbe più Pulcinella in lui, ma un capo di governo. Anzi tutti vorrebbero essere come lui. Chi sovverte o vorrebbe sovvertire e ribaltare canoni non può coincidere col potere o con quello che fa il potere. La triste riflessione di Matrix è continuata con tutti gli stereotipi possibili che affliggono da anni la tv italiana: l'invidia tra donne, le donne che si fanno la guerra tra loro, fino a un must da portinaio fascista: “si devono denunciare le colleghe che si vestono discinte per rimorchiarsi il capo”. Il migliore in studio, oltre a una surreale Mussolini, era Gianluca Nicoletti che non sapendo quale altra accusa muovere a Lorella, l'ha accusata di avercela a morte con le donne e di odiarle per averle mostrate così. Nella stupidità, senza volerlo, ha colto un punto centrale: Lorella riportando ciò che mostra la tv italiana delle donne ha messo in luce che Rai e Mediaset, come tutto il marketing attuale e la politica, le donne le disprezza. Ma certo non sarà mai Matrix all'altezza di un approfondimento.
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Però una critica al voyeurismo tipico di un settimanale come "L'Espresso" va condotta, anche in modo aspro. Il problema è chi la porta avanti. 28-02-2011 23:09 - stefano
Grazie dell'articolo sul quale mi sento perfettamente in linea 28-02-2011 19:22 - Emmanuelle