sabato 16 febbraio 2013
FUORIPAGINA
31/03/2011
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Massimo Giannetti, inviato a Lampedusa
Berlusconi si compra l'isola
La tragedia in corso da due mesi a Lampedusa scompare in appena venti minuti di comizio. Tanti ne impiega Silvio Berlusconi per annientare le proteste dei cittadini che da tre giorni occupano il comune «contro il governo che li ha abbandonati». Sembra un film già visto a L'Aquila e a Napoli, e anche stavolta il premier si accredita il successo, rovesciando i pronostici della vigilia. Incassa infatti gli applausi scroscianti di un pubblico che fino a poche ore prima era pronto a sommergerlo di fischi. È andato tutto secondo copione, le sbavature sono state abilmente represse.
Sono le 13 e 30 in punto. E mentre giù al porto ci sono migliaia di immigrati ammassati per terra come animali che aspettano di sapere che fine faranno, il premier prende tempo, si fa attendere. Vuole essere certo che tutto fili liscio, ad uso e consumo delle molte televisioni presenti. Ai lampedusani ha promesso che sarebbe venuto, ma non vuole mugugni di nessun genere. Al sindaco dell'isola ha fatto giurare che non ci saranno contestazioni, solo applausi e baciamani. Il primo cittadino, Dino De Rubeis (Mpa) è agitatissimo sin dal mattino, dice che non dorme da due giorni, ma esegue l'ordine di Roma come un soldato.
È sul palco da più di tre ore e alla folla che man mano si ingrossa non fa altro che raccomandare «contegno, rispetto per il presidente, non per l'uomo ma per l'istituzione che rappresenta». Definisce quello che sta per accadere un «evento storico, perché avremo per la prima volta un presidente del consiglio che mette piede nella terra di Lampedusa», quindi, sottolinea, prega e invoca «vi chiedo prudenza», fino a spingersi a dire ai malintenzionati che «qui, oggi, non è ammesso fare politica». Proprio così dice: «non sono gradite manifestazioni politiche». Roba da dittatura, commentano alcuni, ma è ciò che avverrà. Per onorare il suo impegno con il Cavaliere, il sindaco confida nei muscoli di alcune teste calde che eseguono a loro volta l'ordine impartito: alzano le mani, tentano di picchiare gli oppositori, strappano striscioni e cartelli non graditi. Ce ne sono tanti tra la folla e appesi ai muri del comune. Altri li portano i ragazzi delle scuole, i giovani di Lampedusa, i militanti di Legambiente. Questi ultimi, accompagnati dai senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, vengono aggrediti, mortificati e ammutoliti dai più facinorosi amici del sindaco.
Il trambusto sta per diventare rissa e dura una mezz'oretta. C'è alta tensione davanti al municipio. Potrebbe accadere di tutto, ma poi gli animi si placano.
Sul palco, oltre al sindaco, a fare gli onori di casa c'è anche il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, che elenca prima le cose non fatte dal governo di Roma in questi sessanta giorni di emergenza, e poi invita Berlusconi a dire ora cosa intende fare per chiudere questa brutta pagina, per il futuro di Lampedusa. Per il Cavaliere è un invito a nozze. L'«evento storico» può finalmente cominciare. Il messia nelle emergenze ci sguazza, e come sempre è incontenibile. Stavolta però supera se stesso. Promette ai lampedusani mare e monti, di tutto e di più, senza alcun ritegno. Con un finale a effetto. Chiude infatti la sua performance isolana annunciando di aver deciso di comprare una villa a Lampedusa. «Così potrò onorare meglio gli impegni che ho preso oggi con voi», dice alla folla in delirio.
«Non sono venuto prima - è l'esordio del premier - perché il vostro presidente del consiglio ha il vezzo di risolvere i problemi. Fino a ieri non avevo ben chiaro quale fosse la situazione. Oggi, dopo aver parlato con tante persone, con Tremonti soprattutto, posso dire di avere un piano da sottoporvi». È il piano «per la liberazione di Lampedusa dai migranti». «È già operativo dalla mezzanotte scorsa» sostiene il premier (anche se nessuno se n'è ancora accorto) e prevede come già annunciato «l'arrivo di sei, anzi sette navi che trasferiranno in 48-60 ore tutti gli immigrati in altre regioni». «Entro due giorni e mezzo - garantisce - Lampedusa sarà completamente ripulita, compresa quella che chiamate la collina della vergogna (l'accampamento degli immigrati tra i rifiuti, ndr), dove ci sono già 100 uomini dell'esercito in azione». La folla si scalda e invoca: Silvio, Silvio, Silvio. Ma è solo un assaggio di ciò che sentiranno tra poco. Il premier è vestito tutto di nero, un po' goffo tra le guardie del corpo, ma a sentirlo mentre esalta la piazza con progetti mirabolanti fa una certa impressione.
«Vi comunico - prosegue - che abbiamo trattato con il nuovo governo tunisino per controllare i loro porti e impedire così altre partenze, e deciso inoltre di mettere una nave fissa a Lampedusa in modo che se ci saranno altri sbarchi potremmo portare subito via gli immigrati che arrivano».
Qualcuno si aspetta un accenno di autocritica al pessimo comportamento tenuto dal governo in questi due mesi, ma è tempo sprecato. Il premier vola alto. «L'isola - dice per farsi perdonare - deve essere rimborsata per tutti i disagi cha ha subito», quindi «c'è l'impegno del governo e il mio personale per stanziare le cifre che servono per fare strade, fognature e illuminazione». Ma il bello deve ancora venire. «Per riparare i danni subìti dal turismo a causa degli immigrati, il governo ha anche deciso un piano straordinario di promozione turistica». Sulle reti Rai e Mediaset trasmetteremo spot «che illustreranno le formidabili bellezze di Lampedusa».
Il pubblico si spella le mani: «Vai Silvio, sei grande, sei il numero uno», grida un signore tra la folla entusiasta. Tra una battuta spiritosa e l'altra, il premier si permette poi di dare qualche consiglio agli isolani, che evidentemente non hanno il suo stesso gusto dell'estetica. «Vorrei suggerirvi - dice - di dare un po' più di colore alle strade e alle palazzine. Io a Milano l'ho fatto, fatelo pure voi». È la proposta di «piano colore alla Portofino» avanzata dal Cavaliere ai lampedusani che si aggiunge all'impegno del governo a finanziare anche «un piano verde per Lampedusa», consistente in rimboschimenti e quant'altro.
Sarebbe già abbastanza per chiudere un comizio che ha tutta l'aria di una mezza presa in giro. Ma non è così, Berlusconi parla di impegni veri. Ma i lampedusani ci credono davvero? Sì, molti ci credono e visto che ci sono chiedono di più. «Vogliamo lo sconto sul gasolio» grida un altro signore del pubblico, si presume pescatore. E Berlusconi risponde pronto: «Già fatto: abbiamo parlato con l'Eni per un gasolio a basso prezzo». Ma il pezzo forte è anche un altro, è una specie di asso nella manica, e riguarda il fisco: «L'Europa - prosegue il premier - ci consente di creare delle zone franche in cui non si pagano le tasse». Lampedusa sarà una di queste. La piazza a questo punto esplode in un boato «bravo, bravo, bravo».
La scena è imbarazzante, ma non è ancora finita perché prima ancora che annunciasse l'intenzione di voler comprare una villa anche a Lampedusa, Berlusconi se ne inventa un'altra delle sue: «Al prossimo consiglio dei ministri proporrò Lampedusa Premio Nobel per la pace». La conclusione è debole ma degna di nota: «Dal comune mi dicono che ci sarebbero altre cose da fare come la realizzazione di un campo da golf e una nuova scuola. Su questo però non mi posso impegnare, di sicuro ne discuteremo».
Quanto agli immigrati, in serata sono cominciati i trasferimenti via nave dei primi 1400 immigrati tunisini: destinazione Taranto. Ma gli sbarchi non si fermano: ieri sera sono arrivati quattro barconi carichi di migranti e altri ne sono previsti per le prossime ore.
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