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Cinzia Gubbini
«Tutti con tutti», la piazza del 12 marzo
Si torna in piazza, sabato. Questa volta a chiedersi «Se non ora quando?» saranno migliaia di cittadini che manifesteranno, a Roma e almeno in altre ottanta città, per difendere la Costituzione. Ma dopo la famosa frase di Berlusconi - «la scuola pubblica inculca principi diversi da quelli delle famiglie» - il collegamento è stato immediato: la scuola pubblica se inculca qualcosa inculca i valori della Costituzione che, tra l'altro, all'articolo 33 difende la libertà di insegnamento. Dunque la manifestazione, che a Roma parte alle 14 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza del Popolo (www.adifesadellacostituzione.it), con il tempo ha cambiato tono: difesa della Costituzione e difesa della scuola. Quella pubblica, quella che forma - e dovrebbe continuare a formare - i cittadini e la classe dirigente di questo paese, quella che accoglie e fa crescere chi domani metterà nell'urna la scheda per un partito di destra o per un partito di sinistra. Questa l'idea di chi ha convocato l'iniziativa.
Le adesioni sono a valanga: dal Pd a Farefuturo, dall'Idv a Sel e alla Federazione della sinistra. E poi Cgil, Legambiente, Libera e Emrgency. Gli organizzatori, esattamente come per la piazza delle donne del 13 febbraio - identica la veste dei siti - chiede la partecipazione di tutti, aldilà delle contrapposizioni politiche. Tant'è che uno degli slogan è «tutti con tutti». Divertente, ma problematica sul piano politico. La «trama» intessuta dalle piazza dei «Se non ora quando», d'altronde è chiara. Mobilitazione permanente contro il premier Berlusconi e tutto ciò che rappresenta della cultura di questo paese. Scatti di indignazione. Speranza che la maggioranza di governo - rattoppata con metodi poco cristallini - finalmente vada giù. Ma per fare cosa, dopo? Non c'è nulla di programmatico. E questo, dicono in molti, in fondo è un bene. Ma è anche vero che la suddetta trama mira a qualcosa di ben specifico: preparare il terreno per un governo delle «larghe intese», contro cui però - si sospetta - sarebbero pronti a schierarsi molte delle persone che scenderanno in piazza, e che sono scese in piazza il 13.
Stavolta però la questione della scuola pubblica si piega difficilmente a un «tutti con tutti». Si va a toccare una ferita ancora calda, aperta, sanguinante. La riforma dell'università, appena passata con i voti convinti di Futuro e Libertà che domani sfilerà insiema a Cgil, Pd e tanta parte della società civile. E i tagli drammatici della scuola - che quest'anno dovrà passare sotto le forche caudine della «terza tranche» di tagli - contro cui sì, si oppose anche Fini che però nulla disse quando si è trattato di spendere i pochi soldi disponibili a favore delle scuole private.
Contraddizioni che pesano, per quanto piazza della Repubblica sarà piena, colorata, convinta e determinata. Tant'è che gli studenti universitari non ci stanno. E hanno deciso di sfilare altrove. Rete della conoscensa, Link Uds, Uniriot, Atenei in rivolta - insomma la parte più consistente dell'Onda - si danno appuntamento alla Sapienza, a piazzale Aldo Moro, alle 12,30. Da lì partiranno con un corteo che ancora non si sa dove finirà. «Nessuna contrapposizione con chi scenderà in piazza per difendere la Costituzione e contro le parole di Silvio Berlusconi - spiega Claudio Riccio della Rete della conoscenza - ma non siamo d'accordo nel metodo e nel merito. Leggiamo in un editoriale di Repubblica che "torna l'Onda". Ma quando mai? Lo decide Repubblica? I luoghi della democrazia esistono ancora, per esempio nelle assemblee studentesche dove prima di decidere si discute. Ma soprattutto - continua Riccio - riteniamo che la scuola pubblica non sia uno slogan, è qualcosa che vive ogni giorno sulla pelle di studenti e insegnanti. Non riteniamo opportuno sfilare con Fabio Granata, che ha votato a favore della riforma Gelmini. Ciò che ci stupisce è che ci sono sigle di studenti che hanno partecipato al movimento e che poi aderiscono a una manifestazione che neanche chiede esplicitamente più soldi per scuola e università».Il riferimento è a Udu e Rete degli studenti, le uniche due sigle studentesche che aderiscono al corteo «ufficiale». Intanto l'Unione degli studenti, facendo il verso a Repubblica, ha pubblicato dieci domande per provare a definire cosa significhi, nel concreto difendere al scuola pubblica. Ad esempio: «I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell'edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l'adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?», oppure: «A scuola l'unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?» . Chissà se tutti, ma proprio tutti, decideranno di rispondere?
- Nonostante la mia lettera che avete pubblicato, i giornalisti del manifesto insistono nel riferire come segue la scellerata frase di Berlusconi, addirittura tra virgolette «la scuola pubblica inculca principi diversi da quelli delle famiglie». Dalla quale si deduce che la scuola inculca, e le famiglie che fanno? Si può supporre che insegnino o suggeriscano amorevolmente, ma si astengano dal fare una cosa odiosa come "inculcare". E invece, come ho già avuto occasione di dire, la frase esatta usato da Berlusconi è: «la scuola pubblica inculca principi diversi da quelli INCULCATI dalle famiglie». 12-03-2011 13:30 - Giorgio Cadoni
- @giulio: al manifesto si lavora senza padrini nè padroni con 4 soldi e liberissimo da condizionamenti a differenza di Travaglio &compari (legati mani e piedi a Di Pietro). Cmq hai sbagliato sito vai dai fighetti del Fatto&Repubblica.... 12-03-2011 12:40 - Ernesto
- Sono d'accordo con Ricci , fanno bene a non andare in manifestazione con cacca e piscia, si sta , come al solito facendo lotte che sono economiciste e non risolvono il problema, si continuano a buttare via tutte le energie per fare veramente i conti chi siamo e cosa vogliamo! Le solite parole come : non vogliamo colori di bandiere? Ma stiamo scherzando? Andare in manifestazione senza idee politiche a cosa serve? facciamo una scampagnbata? preferisco andare al mare o in montagna che manifestare con gente che strumentalizza lo slogan : senza fede politica!!scusate ma : che cazzate!!Bravi che non andate insieme a questi ciarlatani!Adesso si preoccupano tutti di non avere idee politiche e anche per questo dobbiamo ringraziare il PD.Snaturare una situazione che è politica e darla in mano al qualunquismo e all'individualismo è stato un omicidio! L'omicidio di una speranza per cambiare veramente. 12-03-2011 11:17 - Aion
- ...la politica bifronte di futuro e libertà, che ha promosso ed approvato la controriforma Gelmini. Non facciamoci ingannare... e diciamolo apertamente : non saremmo qui se voi... ecc. ecc. 12-03-2011 05:46 - almagemme
- ma lo sai che molti dei " poveracci che lavorano 45 ore a settimana" votano per berlusconi? lo sai che andare con una minorenne è reato? Repubblica sono anni che denuncia il pericolo di berlusconi, "il fatto" è stato un successo editoriale, non ha finanziamenti dallo stato e si può permettere di dire quello che pensa perchè i suoi giornalisti sono liberi da condizionamenti,Travaglio è uno dei pochi che ha il coraggio di scrivere certe cose, dovrebbe lavorare gratis?. Fare opposizione sociale non è compito dei giornalisti ma sarebbe compito dei politici e dei sindacati, chiediti se questi lo hanno fatto bene il loro lavoro compresa la cosiddetta sinistra radicale. 11-03-2011 22:23 - giulio
- la verità è che non se ne puo' piu' di questa finta opposizione fatta da giornali conformisti e banali. Come Repubblica, come l'unità, come il Fatto che si fa le pippe per sapere l'anagrafe di Ruby. Ma che diavolo frega ai poveracci che lavorano 45 ore a settimana quanti anni ha Ruby? Forse a Travaglio che guadagna milioni per scrivere queste cose inutili. Ma non ai precari, ai migranti, agli studenti, agli operai di Mirafiori, alle operaie della OMSA, AI CASSINTEGRATI DELL'ASINARA, a chi subisce i soprusi delle mafie. Opposizione sociale ci vuole non pippe con gi editoriali della Repubblica o con le menate della Conchita 11-03-2011 18:22 - Ernesto
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